Homo sapiens

 

         

 

Circa la presenza di Homo con caratteristiche tipicamente moderne, pur con tratti arcaici, si hanno numerosi ritrovamenti in Africa datati tra i 260 e 130 mila anni fa, che rivelano una grande varietà morfologica: a Ngaloba, vicino a Laetoli, in Tanzania; a Florisbad, in Sud Africa; a Eliyge Springs, in Kenia; a Omo Kibish, Etiopia; a Singa, nel Sudan; a Jebel Irhoud, nel Marocco; a Skule e Qafreh, in Israele. I tratti arcaici dei fossili Palestinesi derivano da contatti con il Neandertal. Nella grotta di Skhul sono stati ritrovati strati con fossili di Homo neanderthalensis, e strati con Homo arcaicus sapiens, che si ornava di collane di conchiglie e di perle. L'avvicendarsi è il segno di lotte reciproche.

L'esemplare più moderno di Homo sapiens è stato ritrovato a Herto, nella valle dell'Afar, in Etiopia, a circa 200 km nord-est da Addis Abeba, alla datazione di 160 mila anni fa. Si tratta di un cranio di adulto, di un cranio meno completo appartenente ad un giovane, e di altri frammenti appartenenti a un individuo più robusto; industria litica prossima all'Acheulana. La scoperta è dovuta a Berhane Asfaw, del gruppo dei ricercatori che ha cominciato i lavori di scavo nel 1997. La pubblicazione dei risultati è stata data nel Giugno del 2003.

Tre mesi dopo (Settembre 2003) è stata comunicata la notizia del ritrovamento di fossili di Homo sapiens in Romania, nella grotta di Pestera cu Oase ("cava di ossa"), datati a 34/36 mila anni fa. E' la datazione più antica di un rinvenimento di Homo sapiens in Europa. La mascella dell'adulto ha rivelato caratteri primitivi risalenti a 200.000 anni fa; probabilmente una traccia di contatti con il Neanderthal.

La presenza dell'Homo sapiens in Europa è ampiamente attestata nel Paleolitico superiore. Homo sapiens passò in Europa e in Asia del sud, seguendo la "teoria africana" (Jan Tattersal, della Columbia University; Tim Whitw, dell'Università di Berkeley in California, lo scopritore di Lucy; Chris Stringer, del Natural history museum; e altri), attraverso il Medio Oriente; ma non va dimenticato l'antichissimo precedente di Homo antecessor (circa 880), che con molta probabilità giunse in Spagna con una navigazione fortunosa attraverso lo stretto di Gibilterra. Antecessor, di tratti moderni accanto ad arcaici (reperto fossile della grotta di Gran Dolina ad Atapuerca, datato a 800 mila anni fa) dovette subire la pressione dell'Heidelbergensis, e in seguito anche del Neanderthalensis, entrambi di tratti più arcaici di Antecessor. Neanderthalesis giunse ad essere praticamente il padrone del territorio Europeo. Non vanno dimenticati i reperti litici (chopper, chopping tools, schegge, ecc.) presenti in Europa in date antichissime, poiché l'Europa venne abitata già da Homo erectus. 

Presente nelle regioni centro-orientali dell'Europa, l'Homo sapiens, non di tipo europeo, lo ritroviamo in Giappone a 30 mila anni fa, ed anche nel sud-est asiatico, con forme affini agli aborigeni australiani, come si vede dai reperti di Lago Mungo (1974), nella regione del Willandra, datati a 36/40 mila anni fa.

I resti più antichi in Europa, dopo quelli della grotta di Pestera cu Oase ("cava di ossa"), sono quelli dell'Uomo di Combe Capelle, presso Monferrand in Francia, alla data di 34 mila anni fa. Il ritrovamento avvenne nel 1909. Lo scheletro, di un uomo di 40/50 anni, era ornato con una collana di conchiglie. La faccia è alta, le arcate sopraciliari sono piuttosto sviluppate, la fronte è alta, il mento non molto pronunciato, cranio lungo e stretto, ossa non molto robuste, elevata la cultura litica. E' la più antica varietà di uomo moderno. Per alcune migliaia di anni visse contemporaneamente al Neandertal, ormai prossimo a scomparire.

Del tipo di Combe Capelle, con varianti, si hanno ritrovamenti in Moravia (25 mila), in Russia (25 mila), in Liguria e nel Salento (18 mila). E' stato ritrovato un tipo in Giappone collegabile all'uomo di Combe Capelle. Ha lontani riferimenti con gli aborigeni dell'Australia, che vi giunsero circa 50 mila anni fa.

Segue l'uomo di Cro Magnon, in Dordogna. La statura del tipo cromagnonico è in media di 1,8 m. La faccia è larga e bassa, orbite basse con fronte alta, arcate sovraorbitarie accennate. Capacità cranica di 1650 cc. Il tipo cromagnonico lo si ritrova, con varianti locali, presso i Mechta-Afalou, in Nord Africa (Berberi). Tra i pellerossa del Dakota, tra i Guanci delle Canarie; tracce si ritrovano nella Russia meridionale, e nella Siberia.

Quello che si può dire circa i ritrovamenti di fossili umani, è che il genere umano, dopo la prima frammentazione territoriale in gruppi ristretti, che finirono per essere geneticamente chiusi, giunse col tempo ad uscire dagli stretti confini dei gruppi, sia a causa di guerre territoriali, sia a causa di pacifiche convivenze. Il contatto tra i gruppi - non va dimenticato che l'Homo ergaster era molto alto, che molto robusto era Erectus, e che non mancavano tratti moderni nell'Homo rudolfensis e nessuno può escludere nuove sorprese - produsse una trasmissione positiva di caratteri, sotto la spinta di un fisiologico recupero genetico, che oggi vediamo chiaramente dal momento che negli ultimi anni l'uomo è cresciuto in altezza e anche in bellezza, a causa delle migliori condizioni di vita. Il contatto tra le popolazioni, nel contempo, accelerò la tragica selezione fondata sulla prevalenza del migliore.

E' quell'innalzamento regionale sostenuto da vari autori (Milford Wolpoff, dell'Università del Michigan; Alan Thorne, dell'Australian National University di Canberra; e altri).

Per il monogenismo, la storia dell'uomo è sempre stata dell’uomo sapiens, che invece di essere tale tante e tante volte è stato insipiens.