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La genesi del modello Big Bang
Albert Einstein (1879-1955) quando
presentò nel 1916 la sua teoria della
relatività generale aveva alle spalle la
certezza dell'inesistenza dell'etere
data dall'esperimento del 1887 condotto
da Albert Abraham (1852-1931) e Edward
Morley (1838-1923), cioè quell'ipotetico
mezzo rigido che si pensava facesse da
supporto al viaggiare della luce e della
gravità, e che, essendo statico,
diventava il riferimento assoluto del
moto dei corpi. Einstein si trovò di
fronte al vuoto, ma non lo
considerò precisamente tale, poiché lo
pensò come spazio, inteso non come pura
estensione, ma come qualcosa
soggetto a prodursi in campo
gravitazionale o elettromagnetico.
Einstein delineò un Universo con spazio
quadrimensionale, dove la quarta
dimensione era il tempo, giungendo con
ciò ad una geometria non euclidea, il
che voleva dire che due linee parallele
nell'Universo non rimanevano separate
all'infinito, ma venivano a confluire in
un punto e per viceversa si aprivano.
Con ciò l'universo non poteva essere
pensato statico, ma in contrazione o in
espansione, e lo spazio, in presenza di
una massa di attrazione, viene inteso
come spazio gravitazionale,
diventa curvilineo. La luce che ha
traiettoria lineare quando passa per un
campo gravitazionale risente della
curvatura spazio-tempo e subisce un
deflessione.
Va detto subito che lo spazio
quadrimensionale fornisce solo un
modello di facilitazione del calcolo in
sede gravitazionale, poiché il tempo ha
carattere ben distinto dallo spazio.
Un Universo in contrazione o in
espansione rese però perplesso Einstein
che introdusse una costante cosmologica
alle sue equazioni per rendere il suo
Universo stazionario, cioè non in
espansione né in contrazione.
Albert Einstein
Nel 1917 l'astronomo Vesto Slipher
(1875-1969) del Lowel observatory notò
che le sue osservazioni su alcune
nebulose evidenziavano l’esistenza di
spettri di luce con spostamento verso il
rosso, cioè verso frequenze minori.
Successivamente, nel 1918, l'astronomo
Carl Wirtz (1876-1939) dell'osservatorio
di Strasburgo, notò lo stesso fenomeno e
trovò una relazione lineare tra il
red shift (spostamento verso il
rosso) delle nebulose e la loro distanza
da terra misurata con una serie di
calcoli sulla base di metri di paragone
detti “candele standard”,
ingegnosamente elaborate considerando la
luminosità degli oggetti siderei.
Ovviamente, queste distanze non sono
distanze assolute, cioè non esenti da
margini di errore.
La teoria di Vesto Slipher e di Carl
Wirtz nonché la Teoria della Relatività
di Einstein portarono il fisico belga
Georges Eduard Lemaitre (1894-1966),
indipendentemente dal fisico russo
Alexander Friedman che giunse alle
medesime ipotesi, a prospettare
l'esistenza di un Universo in
espansione.
Lemaitre formulò una legge di
proporzionalità fra la distanza delle
formazioni celesti e la loro velocità di
recessione, cioè la velocità con la
quale le galassie sembrano allontanarsi
a causa dell'Universo in espansione. A
tale legge approdò anche,
indipendentemente dalle conclusioni di
Lemaitre, Edwin Powell Hubble
(1889-1953) con le sue osservazioni,
rese pubbliche nel 1926, e venne
conosciuta come Legge di Hubble. Hubble
ipotizzò che l'Universo fosse omogeneo,
cioè presentasse pressoché lo stesso
volto in tutte le direzioni, e con ciò
non ebbe difficoltà a pensare ad un
Universo in espansione come se fosse un
pallone gonfiato.
In seguito alle osservazioni di Hubble,
Albert Einstein non introdusse più nelle
equazioni la costante cosmologica.
Lemaitre nel 1931 giunse a prospettare
l'esistenza di un “atomo primevo”
che sarebbe esploso dando origine
all'Universo. Lemaitre valutò l'età
dell'Universo come risalente a 10/20
miliardi di anni fa.
La teoria di Lemaitre venne chiamata del
Big Bang (grande esplosione) da Fred
Hoyle (1915-2001) nel 1948-50. Fred
Hoyle fu il promotore di un modello di
Universo stazionario dove la
materia mancante per l'espansione veniva
continuamente creata.
Negli anni 40, sulla base del modello
Big Bang, George Antonovich Gamow
(1904-1968) prospettò l'esistenza di una
radiazione fossile presente
nell'Universo, ciò in base al pensiero
che la materia nei primi istanti
dell'espansione fosse talmente densa da
impedire il passaggio della radiazione
prodotta dal Big Bang. In seguito,
rarefacendosi la materia, la radiazione
poté filtrare inondando l'Universo
quando già era molto espanso. Si noti
che l'espansione dell'Universo non viene
considerata dalla teoria come materia
lanciata nel vuoto, ma come materia che
forma lo spazio. Gamow stimò che la
temperatura della radiazione fosse di 50
gradi Kelvin; in seguito rettificò
questo dato portandolo a 5 gradi Kelvin,
un dato di previsione che si rivelerà
inesatto per eccesso di circa il doppio.
Queste considerazioni determinarono
l'ingresso nella comunità scientifica
della teoria del Big Bang, pur
presentando aspetti tutti da motivare.
Il Big Bang, in particolare, parla di
una grande esplosione a partire
dalla materia concentrata in un solo
punto a temperatura elevatissima. Una
situazione di singolarità che deroga da
tutte le leggi della fisica, senza
essere o, meglio, poter essere,
sostenuta da nessuna prova.
Acceleratore di particelle LHC
Nessun acceleratore di particelle,
neppure il gigantesco LHC (Large Hadron
Collider) di Ginevra può riprodurre tale
singolarità iniziale, ma solo lo stato
di plasma della materia. LHC per gli
aderenti al Big Bang può essere definito
una macchina del tempo, una corsa verso
le condizioni del plasma iniziale, ma
non può andare oltre. In realtà, se si
guardano le sperimentazioni di LHC in se
stesse, non sono altro che il sondaggio
della realtà della materia, ovviamente
per quello che è accessibile all'uomo.
La singolarità iniziale risulta così non
verificabile da nessuna esperienza
possibile e perciò non rientra
precisamente nella dignità di teoria, ma
solo di un artificio matematico fondato
sull’applicazione della teoria della
Relatività Generale alle dimensioni
globali dell’Universo. Si invoca una
nuova teoria la “gravità quantistica”,
ma non potrà che muoversi su di una pura
astrazione matematica, non verificabile
col metodo Galileiano dell'esperimento.
La radiazione cosmica di fondo
Nel 1964 due fisici, Arno Penzias e
Robert Woodrov Wilson, mentre attuavano
delle rilevazioni di controllo con un
nuovo ricevitore a microonde della Bell
Thelephone Laboratories, rilevarono una
radiazione a microonde sconosciuta.
Successivamente, il gruppo facente capo
a Phillip James Peebles dell'Università
di Princeton, che si era messo a
ricercare tale radiazione pensandola
come la radiazione cosmica di fondo (CMBR:
Cosmic Microwave Background Radiation),
la ritrovò. La radiazione si presentava
isotropa, cioè di temperatura uguale in
ogni direzione, e ciò contrastava con il
pensiero che l'Universo non è così
omogeneo. Inoltre, il livellamento della
temperatura esigeva lo scambio tra le
varie zone in espansione, infatti se
l'espansione fosse avvenuta a velocità
maggiore della radiazione
elettromagnetica non sarebbe stato
possibile lo scambio e quindi la CMBR
avrebbe dovuto essere molto anisostropa.
Per spiegare questo, e non veder
annullarsi la teoria del Big Bang, si
ricorse alla “teoria inflazionistica”
il cui nome deriva da to inflate
(gonfiarsi), secondo la quale subito
dopo il Big Bang ci fu un momento nel
quale agì “una densità negativa
dell'energia di pressione di espansione”.
Per questo Alan Guth, artefice del
modello inflazionario (1979-1981), si
inventò una particella ipotizzata in
azione in quegli istanti: l'Inflatone.
Con ciò si sarebbe avuto all'inizio una
singolare espansione velocissima
(stiramento dello spazio), con embrioni
cosmici, dovuti all'azione
gravitazionale e alle onde di pressione
dell'esplosione e alla ipotetica
energia oscura, tanto vicini da
permettere l'omogeneizzazione della
temperatura. L'esperimento (1998-1999)
Boomerang (Balloon observation of
milimetric extagalactis radiation
anisotropy and geophisics; un pallone
elevato nell'Antartide per sfruttare un
varco presente nella nostra galassia)
approdò ad affermare che l'Universo ha
attualmente una geometria euclidea
(universo piatto) sulla base di una “densità
critica” dell'Universo. Se
l'Universo fosse composto solo da stelle
si avrebbe lo spazio non euclideo, ma
ciò non è.
Il lancio del pallone Boomerang
Il pallone Boomerang, nella cui navetta
era collocato un telescopio e un serie
di strumenti di misurazione della
radiazione cosmica di fondo, rilevò la
radiazione spingendosi a misure cento
volte inferiori di quelle del satellite
COBE (Cosmic Background Explorer), che,
messo in orbita nel 1989, registrò
anisotropia con variazioni di
temperatura dell'ordine del milionesimo
di grado Kelvin sul dato di 2,726 gradi
Kelvin.
Nel 2003 i dati del satellite WMAP
(Wilkinson Microwave Anisotropy Probe)
segnalavano differenze di temperatura da
punto a punto dell'ordine di alcuni
milionesimi di grado Kelvin.
I dati del satellite WMAP esaminati a
lungo fornirono la sorpresa che c'era
una zona oscura, nella direzione della
costellazione di Eridano, da cui non
proveniva radiazione cosmica. Era una
zona larga 900 milioni di anni luce. I
radiotelescopi del VLA (Very Large Array)
nel 2007 confermarono che da quella zona
oscura non proveniva alcuna radiazione.
L'isotropia (sempre salva una certa
anisotropia con la quale il to
inflate è allineato) della
radiazione di fondo necessaria per
pensare all'inizio dello spazio-tempo ne
viene profondamente scossa. Nuove
misurazioni più approfondite saranno
fatte dal satellite Plank collocato su
di un orbita particolare ad 1 milione e
mezzo di km dalla terra, dove le
attrazioni del sole e della terra
agiscono in posizione di equilibrio sul
satellite (punto lagrangiano L2).
La posizione in direzione opposta al
sole permetterà al satellite di essere
nella zona d'ombra generata dalla terra
e dalla luna. Le nuove misurazione
probabilmente riveleranno anche per la
zona oscura un minimo di radiazione, ma
fin da ora bisogna necessariamente
pensare che al momento della to
inflate l'Universo era disomogeneo.
Del resto già Margaret Geller,
unitamente a John Huchra e Louis
Nicolaci Da Costa, nel 1989 aveva
segnalato disomogeneità nella
distribuzione delle galassie, cioè la
presenza di grumi di galassie. La
cosa venne confermata nel 1996-98 da un
team internazionale guidato da Jean
Einasto e Maret Einasto.
Glen Starkman, docente di fisica e
astronomia all'Università di Stanford,
nella sua conferenza al convegno di
Moncao (Portogallo, estate 2003),
prospettava che la CMBR, piuttosto che
essere vista come il resto energetico
del Big Bang, era da considerare come
proveniente dai corpi stellari
attraverso la mediazione delle nubi di
gas e polvere cosmica presenti nel cosmo
giungendo infine all'integrazione col
sistema della nostra galassia, e da qui
la nostra registrazione strumentale di
isotropia e anisotropia.
Il red shift
Le varie sostanze generano o assorbono
determinati colori, così ad esempio, un
gas di sodio produce luce gialla se
riscaldato, come si vede nei lampioni
stradali. Ora, Hubble vide che i colori
negli spettri di luce che registrava
guardando le galassie erano spostati
verso il rosso, dalla loro posizione
normale. Hubble pensò che questo
spostamento fosse dovuto all'effetto
Doppler per il quale la luce o il suono,
emessi da un corpo in movimento,
subiscono uno stiramento o una
compressione. Tutti hanno notato che un
treno in avvicinamento veloce emette un
suono acuto (compressione delle onde
sonore) e poi dopo il passaggio un
suono grave (stiramento delle onde
sonore). Hubble pensò così al red
shift.
Ma il red shift è stato
considerato proveniente anche da altri
fenomeni.
Si è pensato ad uno spostamento verso il
rosso di tipo gravitazionale, ma ciò
bisogna dire che implica masse enormi e
quindi curvatura dello spazio-tempo con
conseguente abbandono della geometria
euclidea.
C'è poi il cosiddetto “effetto
Doppler trasversale” che nasce dalla
rotazione dell'oggetto celeste sul suo
asse, ma questo si accompagna nella zona
opposta al blue shift, cioè allo
spostamento verso il blu, e non rende
ragione del red shift globale di
un oggetto celeste.
C'è la teoria della “luce stanca”,
cioè della luce che nel percorrere gli
spazi siderali attenua la sua energia
spostandosi verso il rosso. La teoria
della luce stanca è stata poco
esaminata, ma lo meriterebbe.
C'è poi il pensiero che la luce
attraversando campi magnetici fortissimi
si sposti verso il rosso. Questo effetto
è stato previsto teoricamente da Albert
Einstein e verificato sperimentalmente
da Walter Sydney Adams (1875-1956),
direttore dell'osservatorio di Monte
Wilson.
.
Lo scompiglio portato dai quasar al
red shift
Telescopio orbitante Hubble
Il dato valido che porta alla
considerazione dell'esistenza di un
fenomeno non ancora spiegato proviene da
una stella quasar (quasi-stellar
radio source; radiosorgente quasi
stellare) posta dinanzi al nucleo della
galassia NGC 7319. Tale galassia ha
dense nubi che nascondono gli oggetti
siderei al di là del suo nucleo.
L'evento è stato fotografato il 3
ottobre 2003 dal telescopio orbitante
Hubble ed è stato notato da Pasquale
Galianni dell'Università di Lecce, e
verificato come quasar, con il
telescopio Kech I, da Halton Christian
Arp e da Margaret Burbidge. Ora, le
stelle quasar presentano un
red shift tanto alto che vengono
collocate agli estremi confini
dell'Universo. Quella stella quasar,
luminosissima come tutte i quasar,
stando al suo red shift,
avrebbe dovuto trovarsi 90 volte più in
profondità.
Quasar posto davanti alla galassia NGC
7319. Foto dal telescopio orbitante
Hubble
Il red shift, dunque, non può
essere indizio esclusivo della velocità
di allontanamento degli oggetti astrali.
Questo fatto si accompagna ad altre
osservazioni dell'astronomo Halton
Christian Arp, operante presso il
Max-Planch Institute di Monaco. Arp è un
grande esperto di distanze astronomiche
e dei quasar. Egli vide che in
prossimità di quasi tutte le galassie
attive, quelle con grandi emissioni
lungo quasi tutto lo spettro
elettromagnetico, come infrarossi, onde
radio, ultravioletti, raggi x, raggi
gamma, si ha un numero di quasar
superiore alla media. Arp considerò poi
l'esistenza di collegamenti di stelle
quasar con alcune galassie che
presentavano un basso red shift.
Ovviamente, resta l'effetto Doppler,
e quindi resta il red shift
da velocità degli oggetti celesti, ma
tutto diventa più complesso, cioè più
ricco, e l'approccio all'Universo non
può che diventare molto più cauto e
umile.
Ci sarà da spiegare perché i quasar
hanno un cosi elevato red shift,
ma ciò non potrà più essere interpretato
solo come un effetto Doppler. Una
spiegazione potrebbe essere proprio
quella di Albert Einstein e Walter
Sydney Adams, cioè dovuta
all'interazione della luce con un
fortissimo campo magnetico stellare.
E' stato scoperto anche che le galassie
hanno un loro campo magnetico (campo
magnetico galattico) diverso
dall'addizionarsi dei campi magnetici
delle singole stelle, e questi campi
magnetici galattici hanno il loro peso
nella formazione del red shift
galattico.
Ma esistono anche fenomeni
impressionanti come galassie che
collidono tra di loro rendendo complesso
lo schema del Big Bang, che a questo
punto appare solo come un semplice
abbozzo della realtà.
La cosmologia del plasma
Fortemente alternativa alla teoria del
Big Bang è la cosiddetta cosmologia
del plasma proposta negli anni 60
del XX sec. da Hannes Alfven, premio
Nobel per la fisica nel 1970.
Esperto nel campo della magnetodinamica,
Alfven sostenne che i campi magnetici
hanno avuto e hanno un ruolo
fondamentale nella composizione delle
strutture cosmiche. Fu lui che dimostrò
che la Via Lattea aveva un campo
magnetico che non era la semplice somma
di quelli stellari e ipotizzò che tale
campo magnetico galattico fosse dovuto
ai moti del plasma interstellare. Il
premio Nobel ipotizzò che anche il
plasma intergalattico abbia, con i suoi
moti, la capacità di generare forti
campi magnetici in grado di sovrapporsi
all'azione della forza di gravità.
Propose anche che nel cosmo da lui
congetturato, senza origine e senza
limite di estensione, cioè infinito, ci
fossero immani scontri tra materia e
antimateria che dessero origine a
moltitudini di Big Bang. Benché pensato
eterno, e quindi in un quadro statico,
il cosmo è attraversato dal tempo e
quindi in continua evoluzione, il che
equivale a dire che ha in sé il divenire
e quindi il tempo.
Hannes Alfven vide la sua teoria perdere
di interesse negli anni 90 ma, dopo che
si sono riscontrate difficoltà nel
modello Big Bang, una serie di
scienziati come Eric Lerner ha ripreso
in mano la teoria con toni combattivi,
ed estremizzazioni facilmente
riconoscibili. Infatti, la radiazione
proveniente dai flussi elettrici del
plasma non potrebbe essere che
radiazione di sincrotone e quindi
fortemente polarizzata, ma la radiazione
cosmica di fondo registrata dalle
strumentazioni non è affatto tale. Non
si osservano poi come fatto presente e
costante le grandi annichilazioni di
materia e antimateria congetturate. Ci
sono in orbita laboratori spaziali per
intercettare segni dell'antimateria, ma
non si può concludere che materia e
antimateria siano in una dialettica
costante. Infatti, è la materia che ha
avuto il sopravvento sull'antimateria in
processi cosmici postulati nel passato.
Indubbiamente, sono preziose le
osservazioni scientifiche di Hannes
Alfven, ma l'aver confuso scienza con
filosofia non gli fa nessun onore.
Infatti, la teoria della cosmologia del
plasma dice che l'Universo è in continuo
divenire, ed è costretta a dire questo
dalla realtà delle cose, ma nello stesso
tempo presenta come ciò sia dentro un
quadro statico, che è proprio di ciò che
è eterno. Tanto per fare un esempio, se
in una bacinella piena d'acqua l'acqua
viene agitata o da una scossa, o da una
raffica di vento, o da un vibratore
posto nell'acqua, o da una reazione
chimica, dopo un po' l'acqua si compone
in quiete e non ha in sé la capacità di
tornare in moto, ma lo deve ricevere da
un'azione esterna. Così un Universo
senza causa prima del suo divenire,
perché pensato eterno e infinito, non
solo cessa ad un certo punto di avere
moto in se stesso, ma neppure lo può
avere dal principio, proprio perché
essendo eterno non ha principio. In
definitiva, la teoria della cosmologia
del plasma, almeno così come viene
divulgata, si presenta con i tratti
dell'ideologia materialista e
trasferisce nella materia la dialettica
tesi-antitesi e sintesi. Ma la materia e
l'antimateria non sono in opposizione,
ma sono funzionali all'insieme
dell'Universo; l'antimateria è entrata,
infatti, a far parte della materia.
La cosmologia del plasma ha tuttavia
posto il dito sull'inconsistenza
dell'astratto punto singolare iniziale,
ha evidenziato che si avrebbero leggi
fisiche ignote e scardinanti tutte le
conoscenze della fisica. Hannes Alfven
ha per questo affermato che il plasma
prodotto nei laboratori è uguale a
quello dello spazio interstellare,
uguale a quello delle reazioni nucleari
delle stelle. Ha detto che non c'è un
cambio di leggi fisiche per cui esse
siano mutate. Molto probabilmente,
proprio ponendosi contro "l'astratto
punto singolare iniziale" Hannes
Alfven è finito nell'affermazione di un
Universo eterno.
La nucleosintesi problema dei problemi
Le visioni cosmologiche moderne non
possono sostenere, se non verbalmente,
che la nucleosintesi, cioè la
formazione dei primi nuclei di materia
capaci di attirare attorno a sé la
materia cosmica, per poi dare inizio e
formazione agli oggetti cosmici, sia
avvenuta per autoevoluzione. Infatti, il
dinamismo di espansione dell'Universo,
affermato dalla teoria del Big Bang,
avrebbe dovuto conoscere delle barriere
di frenamento della materia per
raddensarla nel pieno della velocità di
espansione. Il gioco tra l'ipotetica
forza oscura (l'idea risale al 1915;
la denominazione al 1988), che sarebbe
la forza antagonista alla forza di
gravità e quindi responsabile della
surplus di accelerazione -
ipotizzato esso stesso da calcoli -
dell'espansione dell'Universo e la forza
di gravità, mettendo in gioco anche le
iniziali pressioni acustiche del Big
Bang, annulla l'affermazione della
possibilità che il processo di
nucleosintesi sia avvenuto per
autoevoluzione, infatti ciò non produce
alcun tipo di frenamento, ma anzi
il contrario. Per questo i cosmologi del
Big Bang ammettono di non avere alcuna
idea sulla formazione delle strutture
cosmiche.
Il termine nucleosintesi è poi
elegante, ma impotente ad esprimere la
formazione delle grandi strutture
sideree, perché fa riferimento solo alla
formazione delle stelle. La realtà
invece è ben più complessa perché le
stelle fanno parte di grandiose
strutture quali sono le galassie, e la
complessità della nucleosintesi
sale ancora immensamente di grado se si
pensa che gruppi di galassie sono in
concatenazione gravitazionale attorno ad
un loro centro galattico ruotando
attorno ad esso, mentre ognuna ruota
attorno al proprio centro
gravitazionale; e infine la complessità
sale ancora immensamente se si pensa che
tutto l'Universo è in mirabile
concatenazione gravitazionale.
E impotente più che mai è la cosmologia
del plasma a spiegare la
nucleosintesi, anche perché
l'ideologia materialista ne deforma il
cammino scientifico.
La materia oscura è stata rintracciata
Il primo astronomo che ipotizzò
l'esistenza di una quantità di materia
maggiore di quella visibile fu Fritz
Zwicky nel 1933. L'astronomo studiò il
comportamento gravitazionale di due
ammassi di galassie, quello della
Vergine e quello del Cigno giungendo
alla conclusione che per spiegare la
gravitazione occorreva la presenza di
una grande quantità di materia (disse
400 volte quella visibile).
Fu tuttavia negli anni 70 che si impose
il dubbio che la materia dell'Universo
fosse decisamente maggiore di quella che
si poteva osservare se si applicavano le
leggi della gravitazione di Newton. Ad
esempio, le stelle della via Lattea
senza una grande massa di materia che
non appariva si sarebbero sparse per
l'universo a causa della forza
centrifuga. Si notò pure che le stelle
del centro galassie orbitavano con una
forte velocità, mentre nelle zone
periferiche le stelle non avevano una
velocità bassa come avrebbero postulato
i calcoli gravitazionali, ma erano più
veloci (Tutti sappiamo che i pianeti
vicino al sole ruotano più velocemente
di quello lontani). Anche in questo caso
bisognava ipotizzare la presenza di
grandi masse di materia extragalattica
capace di dare ragione gravitazionale
del comportamento delle stelle
periferiche che avevano una velocità
maggiore di quella dei calcoli.
Questa materia che i calcoli postulavano
venne detta “materia oscura”,
cioè non visibile. Essa è costituita da
circa il doppio di quella osservata.
L'esistenza della “materia oscura”
venne tuttavia negata in particolare
dall'astronomo Mordehai Milgrom
postulando che le leggi di Newton non
fossero più valide in scala galattica.
Tuttavia si cercò di rintracciare la
“materia oscura” sfruttando il fatto che
un raggio di luce subisce una
deflessione gravitazionale. Il
procedimento complesso venne definito di
“lente gravitazionale”. In poche
parole, senza alcuna pretesa di spiegare
il procedimento, che si avvaleva del
confronto di migliaia di foto, se un
raggio di luce proveniente da una
galassia subiva una flessione di
traiettoria anche in assenza di massa
visibile voleva dire che c'era la “materia
oscura”. Gli astrofisici nel
frattempo postularono che la “materia
oscura” doveva essere di gas molto
rarefatto con temperature altissime di
un milione di gradi Celsius. Tale
materia era nelle condizioni di emettere
dei raggi X, che dovevano essere
rintracciati dalle strumentazioni. Di
fatto furono rintracciati dalle
strumentazioni, ma con risultato oltre
le loro programmazioni, e nessuno li
rintracciò nelle raccolte dei dati. A
rintracciarli nelle raccolte dei dati è
stata una signorina di 22 anni, Amelia
Fraser-McKelvie, studentessa di
ingegneria aerospaziale dell'Università
Monash di Melbourne, durante uno stage
presso la School of Phisics
dell'Università. L'osservazione attenta
delle documentazioni ha fatto si che la
giovane in soli tre mesi risolvesse il
rompicapo di due decenni degli astronomi
e degli astrofici: la “materia oscura”
esiste. Ha le caratteristiche generali
preconizzate, e fuori delle galassie si
presenta in giganteschi filamenti. I
risultati ottenuti da Amelia
Fraser-McKelvie sono stati pubblicizzati
il 4 e il 6 aprile del 2011 e sono stati
pubblicati nella prestigiosa rivista “Monthly
Notices of the Royal Astronomical
Society”.
Il risultato è che viene annullata la
teoria che ipotizzava la non validità
delle leggi di Newton in scala cosmica.
Ma cosa si può dire di fronte a tanti
dati, tante osservazioni? Personalmente
dico: Dio
Personalmente penso alla creazione
iniziale di un universo in stato di
caos, dove gli elementi erano in
urto, in esplosione, in stato di plasma
e di immani moti. Il cosmo in stato di
caos, non va affatto inteso come
privo di un ordine implicito, immanente,
di un ordine pronto ad essere
mirabilmente espresso.
Il Caos era pronto a ricevere da Dio un
impulso onnipotente per l'attuarsi della
nucleosintesi.

Dunque evoluzione, ma non
autoevoluzione, ed è questa la
sostanza del discorso che papa Ratzinger
ha rivolto alla Pontificia Commissione
per le Scienze (Osservatore Romano, 1
novembre 2008): “Per svilupparsi ed
evolversi il mondo deve prima essere, e
quindi essere passato dal nulla
all'essere. Deve essere creato, in altre
parole, dal primo Essere che è tale per
essenza.
Affermare che il fondamento del cosmo e
dei suoi sviluppi è la sapienza provvida
del Creatore non è dire che la creazione
ha a che fare soltanto con l'inizio
della storia del mondo e della vita. Ciò
implica, piuttosto, che il Creatore
fonda questi sviluppi e li sostiene, li
fissa e li mantiene costantemente. (...)
Il mondo, lungi dall'essere stato
originato dal caos, assomiglia a un
libro ordinato. È un cosmo. Nonostante
elementi irrazionali, caotici e
distruttivi nei lunghi processi di
cambiamento del cosmo, la materia in
quanto tale è "leggibile". Possiede una
"matematica" innata. La mente umana,
quindi, può impegnarsi non solo in una
"cosmografia" che studia fenomeni
misurabili, ma anche in una "cosmologia"
che discerne la logica interna visibile
del cosmo”.
Non fa problema pensare ad un Universo
che abbia conosciuto espansioni, fa
problema pensare che tutto derivi da
un'unica sorgente, perché è difficile
dare ragione di galassie che si
avvicinano (la galassia Andromeda si
avvicina alla Via lattea e si ipotizza
che tra 4 miliardi di anni potrebbero
entrare in collisione e fondersi in una
sola galassia) e poi si collidono
diventando un'unica galassia, come il
telescopio orbitante Hubble ci ha fatto
vedere.
Galassie prossime alla collisione. Dal
telescopio orbitante Hubble
Un universo allo stato di caos non è
affatto incompatibile con la narrazione
della Genesi, dove la creazione delle
cose è vista procedere per tappe e nello
stesso tempo senza discontinuità perché,
fin dall'inizio, la materia era stata
creata atta a formare, con atto creatore
di Dio, le piante, gli animali, e infine
il corpo dell'uomo, dotato di un'anima
spirituale.
La narrazione della Genesi
Indubbiamente, nella Bibbia è presente
la nozione di un Universo di partenza
per giungere all'attuale, come si può
vedere nella narrazione della Genesi
(1,1 - 2,4). Questo Universo di partenza
lo si può chiamare con il nome classico
di caos.
Il testo dice che Dio in principio
creò, il cielo e la terra. Il tempo
comincia con l'atto creatore che produce
tutte le cose dal nulla, cioè non a
partire da una materia eterna
preesistente.
Il testo prosegue dicendo che la terra
era avvolta dalle acque e che le tenebre
ricoprivano l'abisso. L'abisso (tehom)
indica usualmente le profondità
dell'oceano, oppure le acque sotterranee
in quanto sono nelle profondità. Ma il
testo lascia intendere che le acque
dell'abisso non esistono ancora, esiste
un'unica massa indifferenziata che
ricopre la terra, per cui per abisso
deve intendersi la massa gassosa che
ricopre le acque. Il cielo, dove saranno
poste stelle e sole, è come un panno
tenebroso che ricopre l'abisso; manca la
luce.
La terra è presentata antecedente alla
creazione della luce e alla creazione
del sole e delle stelle. Il fatto è
estremamente singolare, e non può
considerarsi una semplice deroga
all'esperienza comune della luce
proveniente dagli astri dal sole e dalla
luna, tanto per introdurre la serie dei
giorni.
La creazione della luce è così un evento
nuovo, cardine, che determina il
passaggio dall'Universo di partenza
all'Universo attuale. La sorgente di
questa luce la si deve vedere,
considerando la visione degli antichi (Cf.
Gb 38,19), in serbatoi dai quali esce e
rientra. Si ha così il giorno-notte,
che viene sostituito dal giorno-notte
determinato dalla luce delle stelle e
del sole.
Il testo così configura un Universo di
partenza. Retrocedendo si può pensare ad
un caos primordiale, dove gli elementi
sono in urto, in esplosione, così
l'Universo di partenza assume la
configurazione di tappa verso l'universo
attuale.
L'uomo al vertice di tutto
L'uomo è certo in relazione con la terra
perché l'abita, perché ne trae alimenti
e mezzi per la sua vita, ma con la terra
è pure in una relazione costituzionale
perché da essa è stato tratto, come dice
la narrazione della Genesi (Gn 2,7)
circa il suo corpo, essendo che la sua
anima viene da Dio: “Allora il
Signore Dio plasmò l'uomo con polvere
del suolo e soffiò nelle sue narici un
alito di vita e l'uomo divenne un essere
vivente”.
Non è precisamente esatto dire che Dio
ha posto l'uomo sulla terra,
poiché Dio l'ha tratto dalla terra. La
Bibbia dice così che prima viene il
corpo e poi, immediatamente, l'anima che
dà vita al corpo; e così è sempre: prima
la formazione dell'embrione poi,
immediatamente, l'infusione dell'anima
creata all'istante.
Si ha esattamente il contrario nella
dottrina della reincarnazione: prima c'è
l'anima e poi il corpo che la immette in
un cammino di espiazione di peccati
antecedenti. La dottrina della
reincarnazione è chiaramente erronea
anche se si considera il solo fatto che
spezza l'unità uomo, riducendo il corpo
dell'uomo a realtà esterna, accidentale.
Il testo biblico (Gn 1,1s) presenta
l'uomo come il vertice dell'opera
creatrice di Dio. L'uomo è al vertice
delle cose create, ed è perfettamente
conseguente che esse siano poste sotto i
suoi piedi (Ps 8,7).
Collocazione del sistema solare nella
Via Lattea
Nel secolo scorso molti si sono sentiti
sconfortati nel sapere che la terra non
è al centro della Via Lattea. Per essi
il non essere al centro costituiva
motivo per registrare un vulnus
in se stessi, che traducevano in
pessimismo sul valore dell'uomo, ma
dimenticavano che l'uomo è al vertice
delle opere di Dio, ed essere al
vertice vuol dire essere al centro
di un disegno di Dio, che Dio ci ha
fatto conoscere con Cristo che è il
vertice assoluto.
Il pensiero che su altri pianeti ci sia
vita vegetale e animale, non è senza
fondamento, poiché una lunga, immane,
storia di forme di vita animale e
vegetale già era stata sulla terra prima
che l'uomo fosse creato. Non è pensiero
deviante poiché è pensiero che rende
gloria a Dio creatore di un Universo
degno di lui.
Il disegno di Dio è disegno d'amore, e
l'amore gratuito di Dio chiede che
l'amore dell'uomo per lui cresca
nell'esistenza terrena affinché si abbia
poi l'apoteosi nell'eterno abbraccio con
lui nel cielo; in quel cielo che è al di
sopra di ogni cielo sidereo.
L'essere al vertice delle opere di Dio
allora si esprimerà, nell'eterno
abbraccio con Dio, nel fruire delle
bellezze del cosmo, delle meraviglie di
tante e tante vite vegetali e animali
poste nei pianeti adatti alla vita.
L'essere al vertice coinciderà allora
con l'essere veramente al centro di
tutto, poiché Dio darà a chi ha
corrisposto al suo amore il possesso di
tutto.
Poi il cosmo sarà sconvolto e ne
emergerà ad opera di Dio l'ultima forma,
quella eterna e gloriosa (Cf. Rm 8,21;
2Pt 3,10).
"In Cristo furono create tutte le cose nei cieli e
sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati
e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono" (Col 1,16-17).
Lui è il vertice di ogni vertice. Lui il disegno del Padre.
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