L'albero genealogico - Conference des Eveques de France  
 
     

Traduzione in italiano della seconda parte del documento della Conference des Eveques de Frances.
Nota dottrinale: 19/01/2007.


Testo originale completo in francese.

Seconda parte: Valutazione Teologica.    

Questa analisi si colloca sul piano delle competenze della teologia dogmatica per fornire una stima su ciò che riguarda le pratiche di guarigione dell’albero genealogico, soprattutto attraverso l’offerta della messa applicata ai defunti. La varietà di queste pratiche sembra molto vasta, cosi che la nostra analisi ha scelto di fondarsi sui dati di un libro che pare costituire nel campo francese un riferimento dottrinale in materia. Si tratta di J. HAMPSCH, c.m.f. (Claretian Teaching Ministry), “La guarigione delle vostre radici familiari,…una soluzione divina per i problemi difficili da risolvere” (sic), 1986-1989 [9]. Questo libro dipende senza dubbio da molti altri, tra cui quello del dott. Mac All (Episcopaliano, ndr: “congregazionista”, 1910-2001), tuttavia la forte presenza dell’eucarestia in queste pratiche suggerisce di dirigere la riflessione sulla teologia cattolica della messa e del purgatorio.

1. Di cosa si tratta esattamente?
Occorre innanzitutto applicarsi a cogliere le caratteristiche specifiche di una pratica di guarigione che, di suo, ha la tendenza a confondere più ambiti, carismatico, sacramentale, per ottenere un medesimo effetto: il benessere delle persone [10]. L’idea principale è che molte persone soffrono nelle loro coscienze delle conseguenze dei peccati commessi dai loro antenati, e che possono ricorrere a diversi metodi spirituali di guarigione per ristabilire un equilibrio psichico compromesso da colpe che non sono le proprie. Questo libro evoca a più riprese la preghiera personale e comunitaria, ma anche la pratica dell’esorcismo, delle preghiere di liberazione (senza che si sappia se si tratta dell’azione dell’esorcista delegato dal vescovo), la pratica del sacramento della riconciliazione, e infine l’applicazione dell’offerta della messa per l’albero genealogico in questione, fino a quando il dolore intimo del soggetto non sarà allievato o guarito. Dentro l'insieme degli esercizi spirituali orientati alla guarigione dell'uomo interiore, la nostra attenzione si restringe a questa pratica. Tenendo presente che i diversi ambiti siano ben distinti, e che in particolare non si mischino azioni di esorcismo con la liturgia dell’eucaristia, noi non ritorneremo qui sulla nozione di guarigione spirituale considerata in generale, e sulle precauzioni che esige nella pratica. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha prodotto su quest’argomento un documento dottrinale molto preciso [11]. La definizione ristretta della pratica di cui noi intendiamo fare l’analisi consiste nel modo di considerare la condizione sovrannaturale degli antenati defunti, e il rapporto di questa situazione (purgatorio / beatitudine) con la situazione sovrannaturale dei loro discendenti. Brevemente, la posizione teologica discutibile, che abbiamo creduto dover esaminare, riguarda questa convinzione, che gli antenati siano un legame attualmente necessario per la costituzione di una personalità spirituale sana in un vivente sulla terra. In effetti, secondo la teoria in causa, l’applicazione dell’offerta della messa per l’albero genealogico riguarderà certo l’accesso pieno alla pace eterna delle anime, - seguendo l’impulso di carità autentica che la Tradizione cattolica ha sempre raccomandato -; ma, inoltre, il soggetto in vita, che richiede la celebrazione di una intenzione di messa, per un effetto di rimbalzo, di riflesso se vogliamo, a ottenere un cambio un miglioramento della propria situazione sovrannaturale, la quale sarebbe gravemente annodata dai peccati degli antenati. Non appare, diciamolo subito, che questa nozione di rimbalzo/riflesso abbia dalla sua parte un minimo di appiglio nella Tradizione [12].

2. Elementi della dimostrazione.
A dire il vero, il principale argomento di P. Hampsch, come già del dott. Mac All, è la costatazione nell’esperienza che tali offerte di messe applicate ai defunti scioglievano gli ostacoli di situazioni spirituali nei loro discendenti. Questo libro, insieme ad altri, ama citare numerose liberazioni viste anche con effetti di carattere miracoloso, durante la stessa celebrazione della messa. Ci si può giustamente stupire che delle celebrazioni anglicane, la cui validità non è considerata tra i cattolici, siano tenute da P. Hampsch cosi efficaci quanto le messe cattoliche… Il dott. Mac All cita tutto sommato più fatti miracolosi, come le apparizioni di antenati durante la messa, che P. Hampsch. E’ molto difficile contestare frontalmente tali testimonianze senza prestare attenzione all’onestà intellettuale degli autori la cui buona volontà è evidente. Ad aggravare la difficoltà di ricevere tali prove testimoniate è l’opzione metodica, che consiste, negli ambienti in questione, nel mischiare i piani degli accadimenti [13] sarebbe ben sorprendente, per esempio, che una persona che si stima guarita da una sofferenza interiore non abbia ricevuto un sollievo dalla propria partecipazione all’eucaristia, o dal sacramento della riconciliazione al quale si è presentata di tutto cuore, invece attribuisca ciò al rilascio da parte dell'antenato, ottenuto per mezzo dell'applicazione dell’offerta. Opportunamente, prenderemo in esame una serie di argomenti teologici messi al servizio della tesi. Noi lasceremo qui da parte gli altri argomenti scientifici o statistici, presi dalla genetica o della psicologia, benché la loro indagine senza alcun dubbio è capace di togliere molto alla dimostrazione di P. Hampsch.

Il disequilibrio della prova esegetica.
La maggior parte delle citazioni bibliche che vengono adottate quali prove della trasmissione dell’iniquità come male oggettivo ed ereditato - certamente ben altrimenti del peccato in se stesso quale colpa, quale fatto soggettivo - sono estrapolati dal Vecchio Testamento. Citiamo in particolare Es 20,5-6: “Perché sono io tuo Dio, un Dio geloso che insegue le colpe dei padri presso i figli su tre o quattro generazioni”. Ma curiosamente, si aggira (HAMPSCH, p. 37) l’insegnamento di Ezechiele 18 sulla rottura di queste solidarietà ataviche, rinviando la sua validità ai tempi della liberazione escatologica. In altre parole, si sottrae dalla differenza tra Es 20 e Ez 18 il valore di uno sviluppo della rivelazione circa il rapporto tra Dio e la responsabilità personale. E’ vero anche che il medesimo (p. 35) ha aggirato il testo più chiaro del Nuovo Testamento sulla questione, il racconto del cieco nato in Gv 9,2. A proposito di questo testo, l’autore non vuole negare la parola di Gesù (“Nè lui né i suoi genitori hanno peccato”), ma stranamente, Hampsch capovolge la verità densa dell’episodio, che ben sembra condurre il fatto dell’infermità a una ipotesi neutra rispetto alla colpevolezza personale e soprattutto ereditata, per definirla alla fine come una verità d’eccezione nel presente corso della storia della salvezza: “Gesù mostrerà loro (agli ebrei) che avevano torto nel generalizzare questa conclusione (che l’infermità proviene sempre da un peccato ereditato)” (Ibid., p. 35). Il libro continua pertanto a far valere la verità considerata la più frequente, se non quella generale, che Dio permette la trasmissione delle disgrazie di generazione in generazione.

Il disequilibrio nell’applicazione dell’offerta eucaristica alle anime del purgatorio.
Naturalmente la nostra analisi non può non riconoscere i segni, qui evidenziati, di un grande attaccamento alla dottrina tradizionale della Chiesa, che le pene temporali del purgatorio possono essere diminuite o annullate per un tale defunto attraverso i meriti di Cristo e dei Santi. La pratica discutibile della guarigione dell’albero genealogico sarà già assolta dai suoi più grandi inconvenienti, se dovesse avere la conseguenza tra i fedeli cattolici di riportare l’attenzione a questa verità di fede, e a questo gesto di carità fraterna. Ma evidenziamo qui un equivoco molto imbarazzante e un vero disequilibrio dottrinale: le anime del purgatorio, è nostra certezza nella fede, sono delle anime salve per quello che riguarda la relazione della loro libertà con il Signore. Questo si ha almeno con una contrizione dei peccati al momento della morte, a imitazione del buon ladrone; saranno “oggi stesso con Gesù”, se non “in cielo”, almeno nella condizione di accedervi sicuramente (Cf. Lc 23,43). A loro resta di attuare una purificazione oggettiva per la quale noi possiamo intervenire con le nostre preghiere. Ma ognuno converrà che, in confronto all’eventualità dell’inferno, la loro situazione sovrannaturale è chiaramente dalla parte del Salvatore e della salvezza. Non si comprende quindi l’insistenza del P. Hampsch e dei sostenitori della guarigione dell’albero genealogico, a guardarli come degli antenati oggettivamente nocivi alle persone viventi, nocivi e capaci di intralciare non in superfice o in periferia la salute spirituale di una persona vivente, ma capace di nutrirla in profondità e fino a contraddire il buono proposito verso il Cristo di una persona battezzata [14].
Ancor peggio se ci si domanda, secondo questa logica della solidarietà atavica, che cosa impedirebbe a un antenato, supposto collocato nell’inferno, di comunicare il suo rifiuto del Salvatore ai suoi discendenti. Sembra che queste pratiche conducano a minimizzare la potenza della salvezza e singolarmente del battesimo di ciascun soggetto sovrannaturale nella sua relazione immediata con Cristo.

3. Un’obiezione: la relazione salvifica con il Salvatore è per ogni battezzato immediata, nell’appartenenza al corpo mistico.
Tra tutti i mezzi offerti alle coscienze per aiutarle nella loro sofferenza - alcuni sono abitualmente poco citati - l’autore cita a malapena il mezzo decisivo, il mezzo inaugurale che è il battesimo, come se non avesse abbastanza potere per liberare un’anima radicalmente (= “alla radice”), come se potesse lasciarla in condizionamenti di morte spirituale mentre gli comunica la via del Risorto, come se la potesse abbandonare ancora al potere di Satana, anche se degli esorcismi trovano il loro posto, certo secondario, nella celebrazione della Pasqua del Signore applicata a ogni soggetto.

Il potere della grazia battesimale.
E’, sotto questo punto di vista, molto significativo il fatto che una delle rare menzioni del battesimo di P. Hampsch (p. 62) parli solo di “diritti battesimali”, al posto di affermare fermamente il potere della grazia battesimale: “Ridonare la vita di Dio alle zone soffocate del suo albero genealogico, è semplicemente applicare i nostri diritti battesimali”. Una delle due cose: o “i buoni ladroni” delle nostre genealogie stanno dalla parte del Salvatore, e la “soddispassione” (Garrigou-Lagrange) delle pene del Purgatorio, ottiene loro progressivamente e irreversibilmente una dilatazione della vita divina, in nome del loro proprio battesimo, prima ancora che la nostra carità intervenga con la “soddisfazione” delle pratiche d’indulgenza; oppure, dovremmo disperare della efficacia in noi della grazia del nostro battesimo, ben prima che le offerte eucaristiche, applicate alla situazione dei nostri antenati, compensino, di rimbalzo, il difetto di vita divina in noi stessi, dovendo mettere in dubbio il potere battesimale. Ora, tutte le ferite causate dalla nostra eredità hanno sede in noi, ed è in noi che il Signore le può guarire tutte insieme, supponendo che lui lo voglia (Cf. 2 Cor 12,7) [15]. Come pure, è molto possibile e auspicabile che i vivi facciano dire delle messe per loro stessi, quando affrontano i limiti oggettivi della propria carne nelle lotte che lo Spirito Santo sostiene nell’intimo del loro spirito (ndr: Cf. Gal 5,17-24). E’ certamente giusto valutare la forza di condizionamento delle “strutture del peccato” (Giovanni Paolo II) [16] su una persona creata libera a immagine e somiglianza di Dio; ma il battesimo è il sacramento della liberazione totale da tutte le strutture di iniquità cominciando dalla struttura del peccato originale. Ciò che resta in fondo a noi di “concupiscenza” (“fomes peccati”), ciò che resta della vetustas del “vecchio uomo”, non serve che a mettere in allerta la persona libera e regale che la grazia erige in noi, e non a far dubitare “l’uomo nuovo” della novitas del vincitore della Pasqua di cui si è rivestito.

Il personalismo della causalità sacramentale.
Il personalismo del Vangelo, così magnificamente rappresentato negli incontri del Cristo giovanneo, dimostra l’immediatezza della relazione salvifica attraverso l’umanità del Verbo incarnato: “Nessuno ti ha condannato? […]. Nemmeno io ti condanno. Va e non peccare più” (Gv 8,10-11). La causalità propriamente sacramentale, la più rimarcabile della Nuova Alleanza, mette in grande rilievo, nella vita della Chiesa, questa verità cardinale del Vangelo: “[Il Cristo] è presente attraverso la sua, virtù nei sacramenti al punto che quando qualcuno battezza, è il Cristo stesso che battezza” [17]. Altre causalità più mediate - pensiamo alle causalità educative e di disposizione - potranno intervenire a loro modo e nella loro misura nei sacramenti, oppure per aiutare il costituirsi della personalità sovrannaturale del soggetto. Di là a riconoscere agli antenati una posizione di tramite attualmente necessario, e di tramite negativo a meno della loro purificazione completa,… In ogni caso, non siamo in grado di proporre un “programma di guarigione” - questa espressione curiosa ritorna senza tregua in P. Hampsch per riassumere la sua teoria in qualche modo monopolista - che deve connettere il primato della relazione immediata con Cristo al vantaggio di rimbalzi inverosimili. Del resto, si rischia di relegare il carattere intimo della libertà personale, stabilito d'ora in poi al centro delle operazioni dell’esistenza cristiana, al beneficio incerto di essere sottratti alle causalità condizionanti [18], ma il centro di gravità del Vangelo di Gesù Cristo è la redenzione dei peccatori, più che la guarigione dei malati. Il Crocifisso perdona: non si occupa prima di tutto di scagionare, e più che verso il suo dare salute, è verso la sua santità che noi ci rivolgiamo, per accedere alla felicità.

In conclusione.
Una valutazione dottrinale non può asserire la sua coerenza che sull’oggettività di un documento, ed è per questo che la nostra analisi ha scelto di restringere la sua prospettiva alle narrazioni e ai ragionamenti sviluppati nel libro di P. Hampsch. Il punto emergente dell’intenzione avanzata è parso in contrasto con la dottrina cattolica del battesimo, e con quella del purgatorio e delle indulgenze, e infine l’intenzione, ben intesa, che è stabilità nella carità che noi dobbiamo ai nostri fratelli defunti, applicando l’offerta eucaristica a loro vantaggio.

Inoltre, l’idea di una solidarietà nel peccato ha trovato le sue prove nelle fonti veterotestamentarie prese alla lettera, in termini che misconoscono, in questo ambito, lo sviluppo della Rivelazione, fino al caso esemplare del cieco nato nel Vangelo di Giovanni.

Che le strutture di peccato (“il peccato sociale”) pesino in certa misura sulla santificazione delle persone, sotto forma di causalità: è un fatto. Che le anime dei defunti ancora in purgatorio possano nuocere con azione attuale e decisiva alla salute spirituale dei loro discendenti, e che nel rilascio di alcuni possano attualmente guarire gli altri, subito apparirebbe come una novella verità nella Chiesa Cattolica e nella Tradizione: essa non può né riconoscerla né metterla in pratica.

[9] Traduzione francese 2002, Saint-Benoît du Sault, Editions Bénédictines, 270 pagine.
[10] Il libro di Dott. Mac All, ad esempio, racconta a più ripresa delle eucaristie episcopali celebrate per la guarigione dell’albero genealogico, di cui srotolamento sacramentale a priori, si aumenta di molti effetti miracolosi, visioni, apparizioni etc.
[11] Istruzione sulle preghiere della guarigione, 23 novembre 2000. Cf. DC, n° 2238, 17 dicembre 2000, pp. 1061-1066.
[12] Si può verificare nell’opera classica di P. R. Garrigou-Lagrange, O.P., sulla fine : La vita eterna oppure la profondità dell’anima, Paris, Desclée de Brouwer, 1950, esempio capitolo VII: “La carità verso le anime del Purgatorio e la comunione dei santi”, p. 273 s.
[13] Molti generi di azione sono praticati simultaneamente, dell’ordine sacramentale o paraliturgica o carismatica ecc. Nel processo di beatificazione, l’attribuzione di un miracolo per intercezione del servitore di Dio presuppone che sia stata formalmente indirizzata la propria preghiera a Dio attraverso il proprio intercessore, a esclusione degli altri santi del Cielo.
[14] Certo, atavismi organici, genetici, possono nuocere gravemente le condizioni di vita di un discendente. Questa eredità sfortunata è insita. Ma Dio sonda le reni, i condizionamenti dal basso se vogliamo, così come i cuori in cui la grazia opera
[15] "E poiché queste rivelazioni sono state straordinarie, per evitare che mi inorgoglissi, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo incaricato di colpirmi. Per questo per tre volte ho pregato il Signore di allontanarlo da me. Ma lui mi ha detto: La mia grazia ti è sufficiente. La mia potenza manifesta la sua grandezza nella debolezza".
[16] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 1869.
[17] VATICANO II, Sacrosanctum Concilium, n° 7.
[18] La teologia morale ha definito da molto tempo la situazione degli "abitudinari".


Testi di riferimento.
Mc All Kenneth, “Fino alle radici. Guarigione dell’albero genealogico”, ed. Ancora, 1998, a cura del RnS. John H. Hampsch, “Healing Your Family Tree”, ed. Queenship, 1989.
Gustave Jung, “Ma vie”, 1955

Gustave Jung pose l’inconscio collettivo anche nei limiti di un albero genealogico di famiglia.
Così, nella sua autobiografia “Ma vie” redatta quando aveva ottanta anni:
“Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, dai miei bisnonni e dai miei antenati. Mi sembra spesso che ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli”. Jung parla di un immaginario karma genetico. E’ quello che si chiama ombra junghiana.
L’ombra Junghiana ha dato il via alla fittizia “Psicogenealogia". Bert Hellinger, nato nel 1925 in Germania, psicologo e sacerdote cattolico si è posto sostanzialmente su questa linea, che divulgò dal 1980. Bert Hellinger considera l’albero genealogico pensando a un fantomatico "campo energetico" di influenze nel sistema familiare in questione.
L’ombra Junghiana è entrata in campo religioso dando il via alla pratica di guarigione dell’albero genealogico, prima con il Congregazionista (anglicano) Kenneth Mc All (1). Poi ad opera del Claretiano John Hampsch (2), del Gesuita Robert De Grandis, che dipende sia da Kenneth Mc All, sia da John Hampsh (3), e altri diffusori, in campo carismatico. L’ombra junghiana è vista da Kenneth Mc All come influsso delle anime degli antenati di un albero genealogico. In concreto se uno sta male, la causa deve essere ricercata nell’albero genealogico, dove s’individueranno situazioni traumatiche di antenati, i quali influiscono sui viventi determinando malesseri, quali segnalazioni del loro disagio ultraterreno. Sono anime vaganti, in uno stato di pena (non esiste la menzione né del Purgatorio, né dell’Inferno), che cercano un atto d’amore per essere liberate e accedere al cielo, con la conseguenza che vengono liberati - per rimbalzo - coloro che danno loro amore, mediante preghiera, celebrazione eucaristica. Biblicamente Kenneth Mc All cita il testo di Esodo (20,5-6) dove si dice che Dio colpisce i discendenti degli empi fino alla quarta generazione. Così Dio farebbe sì che le anime vaganti nell’aldilà possano far sentire traumaticamente il loro disagio. Ma Esodo dice ben altrimenti, trattandosi di un quadro di alleanza tra Dio e tutto il popolo. I violatori dell’alleanza non avranno discendenza stabile, perché senza le benedizioni dell’alleanza. Padre Hampsch vizia il contenuto di Ezechiele (18,1s) ponendo il brano nell’orizzonte messianico, per cui i padri sono liberati dalla pietà dei figli stabiliti in Cristo e i figli, in tal modo, sono liberi dagli influssi dei padri, giunti nell’aldilà.