Testo e commento

Capitolo     1    2    3    4    5    6    7    8    9    10    11    12    13    14

Daniele profeta, il protagonista del libro    

Il nome Daniele compare in 1Cr 3,1; Esd 8,2; Nm 10,7, e significa in ebraico “Giudice è il mio Dio”; secondo testi cuneiformi di Ur vuol dire “potente è il mio Dio
Il profeta Daniele compare nei testi biblici di 1Mac 2,60 e di Mt 24,15.
Il Daniele che compare in Ez 14,14-20; 28,3 non è il Daniele profeta, ma probabilmente è il saggio re della narrazione che ha come protagonista l’eroe Aqhat; testo ritrovato a Ras-Shama-Ugarit (sec. XIV), dove Dn’l “El giudica” è presentato come “colui che giudica il processo della vedova; giudica il giudizio dell'orfano”.
Non bisogna considerare Daniele come un personaggio fittizio, haggadico, poiché mai la tradizione esegetica lo ha ritenuto tale; piuttosto va detto subito che l’estensore del libro non coincide con lui.
Il testo dà molte notizie su di lui. Era della tribù di Giuda (1,6) e apparteneva a famiglia nobile o reale (1,3). Venne deportato a Babilonia quando era adolescente, nel terzo anno del re Joakim (?) (1,1). Nella corte babilonese si distinse per sapienza e veggenza (2,48; 5,11s; 6,2). Visse il tramonto dell’impero babilonese e l’avvento del re Ciro (539). Ciro lo ebbe poi in grande considerazione (6,29; 14,1).

Il valore agiografico e profetico del libro
Nella Bibbia ebraica e nel Talmud (II - III sec. d.C.), nonché nel Prologo Galeato di san Girolamo, il libro di Daniele è collocato tra gli “Scritti” o “Agiografi” (Ketubìm), ma originariamente il libro era tra i profeti come si ricava sia dal catalogo di Giuseppe Flavio, sia da Mt 24,15, sia dai codici biblici più antichi come l'Alessandrino, e sia da cataloghi dei padri della Chiesa: ad es. Melitone di Sardi, Atanasio, Epifanio.
Mettere il libro di Daniele tra i Ketubìm non vuol dire mettere in secondo piano la sua portata profetica e apocalittica, ma sottolineare la presenza di un valore storico-agiografico.

Il prologo storico
La linea esegetica che coglie gli errori storici e darne una ragione nella trasmissione orale degli eventi, sta riprendendo quota di fronte a quella che vuole indicare nelle imprecisioni storiche la volontà dell’autore di comunicare che percorreva il genere letterario dell’haggadah. Ricorrere all’haggadah porta, però, a ridurre il libro a un insieme di materiale gestibile da oratori e conferenzieri, senza vero vincolo alla Parola. L’haggadah ebraica era precisamente questo.
Viene riconosciuto da tutti che nel libro ci sono sezioni di un antesignano genere letterario apocalittico.

Il prologo storico subito ci impone di osservare che la cronologia del libro non è precisa e che perciò l’autore si avvalse di tradizioni orali, dove è facile che si introduca un certo tasso di errori storici, come del resto amplificazioni. Nabucodonosor diventò re di Babilonia nel 605 e rimase tale fino al 562. l’assedio di Gerusalemme da parte di Nabucodonosr avvenne nel 597, essendo re Ioachin, che si arrese a Nabucodonosor dopo tre anni, che sono poi in effetti solo 3 mesi di regno (facile la confusione tra Ioakim (re dal 609) e Ioachin; facile poi, per la lunga trasmissione orale, scambiare tre mesi con tre anni). Alla conquista della città seguì la prima deportazione a Babilonia.
Daniele venne così deportato a Babilonia nel 597.

Il re Baldassar
Baldassar non è il figlio di Nabucodonosor (5,1), ma di Nabonide (caldeo-babilonese che regnò dal 556 al 539, sconfitto da Ciro il Grande), e non ha avuto il preciso titolo di re. Il titolo di re potrebbe però averlo avuto per partecipazione alla regalità del padre, come preparazione alla successione. Il primo anno di reggenza di Baldassar (7,1) seguendo il testo biblico sarebbe un anno prima della conquista di Babilonia.

Dario re dei Medi
L’archeologia non conosce un Dario il Medo, figlio di Serse, della progenie dei Medi (9,1); non lo conosce, ma neppure lo può escludere data la scarsa documentazione di quel tempo.
Dario, secondo il testo di Daniele, ricevette il regno (6,1) alla morte di Badassar, cioè non lo conquistò, né lo ebbe per discendenza ereditaria. Aveva circa 62 anni nel suo primo anno di regno (6,1). E’ uno statista (6,2). Detiene il potere legislativo che deve uniformarsi all’irreversibilità delle leggi della Media uguali a della Persia, viste come una entità unica (6,9). Media e Persia furono conquistare da Ciro prima di Babilonia.
Se Dario al momento della conquista di Babilonia aveva circa 62 anni, computando questo dal 539 si ha che nacque nel 601. Con ciò assimilare il padre di Dario il Medo con Serse I re dei Medi e dei Persiani non torna perché Serse I (519 - 465) non era ancora nato. Così Serse padre di Dario è una figura che ci sfugge, data la carenza di dati archeologici di quel periodo.
Seguendo il testo biblico, Dario il Medo ricevette il regno dopo la morte di Baldassar.
In un cilindro accadico, esposto nel British Museum di Londra, si narra la conquista della città di Babilonia (539) avvenuta senza difficoltà di sorta ed è annotata dell’uccisione di un figlio del re, che potrebbe essere Baldassar.

I documenti archeologici più importanti riguardo la conquista di Babilonia presentano un certo Gobryas chiamato pihat, che significa governatore. E’ vero che Dario il Medo è detto re, ma non c’è da bloccarsi perché la sostanza dei due titoli è la medesima, avendo precisato che “ricevette il regno”, cioè lo ricevette da Ciro, già conquistatore della Persia e la Media.
Già, questo personaggio, diventato pihat di Babilonia subito dopo la conquista, era pihat dell’ampia regione di Gutium, che includeva Ectabana, capitarle del regno di Media, e altre regioni fino all’Arabia. La vastità dei territori giustifica che provvedesse a strutturare l’amministrazione con 120 satrapie, e di fatto Gobryas oltre che un militare fu un organizzatore amministrativo.
Il punto cruciale sarebbe il nome, ma il nome Dario è di origine iraniana ed è un antico titolo reale della dinastia degli Achemenidi. Dārayavahush, significa “che possiede il bene" o "che mantiene il bene“ . In greco per trasformazione linguistica si ha Darêios. Gobryas ricevendo l’investitura a pihat poteva benissimo essere chiamato con il titolo, che divenne un nome.

Dario il Medo, figlio di Serse, non può essere confuso con Dario I (550 - 486), figlio di Istape (un dignitario persiano). Dario I, infatti, fu re di Persia dal 521 al 486, cioè anni dopo la conquista di Babilonia e ancora più anni in rapporto alla morte di Ciro (590 - 529), e in una regione diversa da quella degli avvenimenti di Daniele. L’autore del libro di Daniele non poteva fare tale errore, compromettendosi fino a dargli l’età di circa 62 anni.

Il capitolo 11
Il cap. 11 è una sezione profetica attribuibile a un profeta diverso da Daniele, poiché la focalizzazione profetica riguarda la prossimità dei giorni difficili durante l'ellenizzazione forzata iniziata con Alessandro Magno. E' impossibile, però, pensare che questa composizione profetica sia postuma ai fatti, come sostenuto da diversi razionalisti, preoccupati per la maggiore focalizzazione degli eventi, che non sarebbe in armonia con il tenore delle profezie che si riscontra nella Bibbia. La profezia non è poi così dettagliata, come viene sostenuto, non ponendo nomi e tempi, e in effetti noi oggi possiamo coglierla nei dettagli solo conoscendo la storia avvenuta, ma allora la profezia non metteva il profeta e il lettore nelle nostre condizioni. Allora aiutava a identificare, man mano, le varie vicende che accadevano, senza sentirsi smarriti: il disegno di Dio rimaneva fermo pur nell’agitarsi degli eventi.

Autore del libro
L’autore è ignoto, ma certo possedeva fonti scritte o orali che si rifacevano a Daniele.

Il libro di Daniele ha in sé tre lingue: l'ebraico (1,1-2,3; 8,1-12,13), l'aramaico - allora lingua internazionale - (2,4-7,28) e il greco (3,24-90: che però è su traduzione da un originale ebraico o aramaico) (13,1-14,42).
La parte greca è chiaramente più tarda. La comunanza di stile è tanta che è possibile pensare a parti originali scritte in aramaico, poi tradotte in ebraico.
Il libro di Daniele fu di grande sostegno durante la lotta dei Maccabei contro gli ellenisti. La visione del montone e del capro (8,1s) è precisamente quella che interessava i Maccabei.
Le visioni del cap. 7 riguardano i tempi più lontani, precisamente quelli messianici.
Probabilmente il libretto in ebraico cominciava col cap. 1, poi passava al cap 8. Una parte del libro è scritta in prima persona (7,2-9,27; 10,2-12,12), presentandosi così scritta dal profeta stesso, mentre l'altra parte usa la terza persona rivelando la presenza di un compilatore (Cf. 1,1; 2,2; 3,1; 4,1; 5,1; 61; 7,1; 10,1; 13,1).

La data della composizione del libro
La data è fissata dal contenuto del cap. 11 che è in stile profetico, ma per la sua focalizzazione degli eventi si deve collocare nella prossimità degli eventi. La profezia si collega alla visione del montone e del capro che Daniele intese per mezzo dell’angelo che riguardava il tempo della fine (8,5-27). La datazione va ricercata in prossimità dell’avvento di Antiaco Epifane. Considerando che l’ebraico usato è comparabile con quello dei due libri delle Cronache si potrebbe datare la composizione del libro attorno al 300 a.C., quando il processo dell’ellenismo era già in atto.

Parti deuterocanoniche
Le parti deuterocanoniche del libro sono: la preghiera di Azaria e il cantico dei tre giovani nella fornace (3,24-100), l’episodio di Susanna (13), l’episodio di Bel e il drago (14). Queste parti sono in lingua greca, Il greco tuttavia proviene da un originale scritto in aramaico o ebraico. Il Canone giudaico-alessardrino (Versione dei LXX) giudicava ispirate queste parti del libro. Vennero sempre considerate ispirate dalla tradizione della Chiesa. Furono dichiarate, con definizione dogmatica, ispirate dal Concilio di Trento, sessione 8 aprile 1546.

I ragazzi ebrei alla corte di Nabucòdonosor
1 1 L'anno terzo del regno di Ioiakìm re di Giuda, Nabucodònosor, re di Babilonia, marciò su Gerusalemme e la cinse d'assedio. 2 Il Signore diede Ioiakìm, re di Giuda, nelle sue mani, insieme con una parte degli arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò nel paese di Sinar, nel tempio del suo dio.
3 Il re ordinò ad Asfenàz, capo dei suoi funzionari di corte, di condurgli giovani israeliti di stirpe reale o di famiglia nobile, 4 senza difetti, di bell'aspetto, dotati di ogni sapienza, istruiti, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, e di insegnare loro la scrittura e la lingua dei Caldei. 5 Il re assegnò loro una razione giornaliera delle sue vivande e del vino che egli beveva; dovevano esser educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero entrati al servizio del re. 6 Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Anania, Misaele e Azaria; 7 però il capo dei funzionari di corte diede loro altri nomi, chiamando Daniele Baltassàr, Anania Sadràc, Misaele Mesàc e Azaria Abdènego.
8 Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande del re e con il vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei funzionari di non obbligarlo a contaminarsi.
9 Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari. 10 Però egli disse a Daniele: “Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri giovani della vostra età e io così mi rendereste responsabile davanti al re”. 11 Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato Daniele, Anania, Misaele e Azaria: 12 “Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare verdure e da bere acqua, 13 poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi deciderai di fare con noi tuoi servi come avrai constatato”. 14 Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni 15 al termine dei quali si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re. 16 Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l'assegnazione delle vivande e del vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure.
17 Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere ogni scrittura e ogni sapienza, e rese Daniele interprete di visioni e di sogni.
18 Terminato il tempo, stabilito dal re, entro il quale i giovani dovevano essergli presentati, il capo dei funzionari li portò a Nabucodònosor. 19 Il re parlò con loro, ma fra tutti non si trovò nessuno pari a Daniele, Anania, Misaele e Azaria, i quali rimasero al servizio del re; 20 su qualunque argomento in fatto di sapienza e intelligenza il re li interrogasse, li trovava dieci volte superiori a tutti i maghi e indovini che c'erano in tutto il suo regno. 21 Così Daniele vi rimase fino al primo anno del re Ciro.


Ioiakìm divenne vassallo di Nabucodònosor nel 604 e dopo tre anni si ribellò a lui (2Re 24,1; 2Cr 3,6). Contro Ioiakìm si ebbe una campagna militare nel 606 (2Re 24,2), ma non la conquista di Gerusalemme, né la deportazione del re.
L'assedio e la capitolazione di Gerusalemme avvennero sotto Ioiakìn nel 598-597.
Daniele venne scelto per la corte di Nabucodònosor a circa 15 anni. Quando ebbe la visione al terzo anno di Ciro (10,1) doveva averne circa 76. Per l'episodio di Susanna Daniele doveva averne circa 13.
Nel paese di Sinar”, designa la bassa Mesopotamia (Cf. Gn 10,10; Gb 7,21).
I “Caldei” sono gli abitanti della Mesopotamia del sud; in particolare vengono designati i maghi e gli indovini. L'avere giovani Israeliti a corte obbediva ad un programma di assimilazione religioso-culturale dei Giudei; i giovani educati a corte ne dovevano essere l'esempio.
Daniele significa “Il mio giudice è Dio”; Anania “Jahvéh è benigno”; Misaele: “Chi appartiene a Dio?”; Azaria: “Jahvéh ha aiutato”.
Il processo di assimilazione alla corte comincia con il cambio dei nomi, che i quattro devono comunque subire: Baltassàr, Sadràch, Mesàch, Abdenego. La contaminazione con i cibi della mensa del re viene tuttavia rifiutata dai quattro giovani.
Baltassàr comunemente è inteso come “Bel proteggi il re”; Abdenego pare una deformazione di Abdenebo “servitore di Nabu”, per Sadràch e Mesàch non si hanno etimologie sicure.
Il “primo anno del re Ciro” è l'anno 537-538. Anno della conquista di Babilonia da parte di Ciro e anno del suo editto circa il ritorno in Palestina del popolo ebraico.

Il sogno di Nabucodònosor
Nabucodònosor interroga i suoi indovini
2 1 Nel secondo anno del suo regno, Nabucodònosor fece un sogno e il suo animo ne fu tanto agitato da non poter più dormire. 2 Allora il re ordinò che fossero chiamati i maghi, gli indovini, gli incantatori e i Caldei a spiegargli i sogni. Questi vennero e si presentarono al re. 3 Egli disse loro: “Ho fatto un sogno e il mio animo si è tormentato per trovarne la spiegazione”. 4 I Caldei risposero al re : “O re, vivi per sempre. Racconta il sogno ai tuoi servi e noi te ne daremo la spiegazione”. 5 Rispose il re ai Caldei: “La mia decisione è ferma: se voi non mi fate conoscere il sogno e la sua spiegazione sarete fatti a pezzi e le vostre case saranno ridotte a letamai. 6 Se invece mi rivelerete il sogno e la sua spiegazione, riceverete da me doni, regali e grandi onori. Rivelatemi dunque il sogno e la sua spiegazione”. 7 Essi replicarono: “Esponga il re il sogno ai suoi servi e noi ne daremo la spiegazione”. 8 Rispose il re: “Comprendo bene che voi volete guadagnare tempo, perché vedete che la mia decisione è ferma. 9 Se non mi fate conoscere il sogno, una sola sarà la vostra sorte. Vi siete messi d'accordo per darmi risposte astute e false, in attesa che le circostanze mutino. Perciò ditemi il sogno e io saprò che voi siete in grado di darmene anche la spiegazione”. 10 I Caldei risposero davanti al re: “Non c'è nessuno al mondo che possa soddisfare la richiesta del re: difatti nessun re, per quanto potente e grande, ha mai domandato una cosa simile ad un mago, indovino o Caldeo. 11 La richiesta del re è tanto difficile, che nessuno ne può dare al re la risposta, se non gli dei la cui dimora non è tra gli uomini”.
12
Allora il re andò su tutte le furie e, acceso di furore, ordinò che tutti i saggi di Babilonia fossero messi a morte. 13 Il decreto fu pubblicato e già i saggi venivano uccisi; anche Daniele e i suoi compagni erano ricercati per essere messi a morte.


Il “secondo anno” del regno di Nabucodònosor va computato a partire dalla distruzione di Gerusalemme, non dall'inizio della sua ascesa al potere; si ha quindi il 585.

Intervento di Daniele
14 Ma Daniele rivolse parole piene di saggezza e di prudenza ad Ariòc, capo delle guardie del re, che stava per uccidere i saggi di Babilonia, 15 e disse ad Ariòc, ufficiale del re: “Perché il re ha emanato un decreto così severo?”. Ariòc ne spiegò il motivo a Daniele. 16 Egli allora entrò dal re e pregò che gli si concedesse tempo: egli avrebbe dato la spiegazione del sogno al re. 17 Poi Daniele andò a casa e narrò la cosa ai suoi compagni, Anania, Misaele e Azaria, 18 affinché implorassero misericordia dal Dio del cielo riguardo a questo mistero, perché Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte insieme con tutti gli altri saggi di Babilonia.
19 Allora il mistero fu svelato a Daniele in una visione notturna; perciò Daniele benedisse il Dio del cielo:
 
20 “Sia benedetto il nome di Dio di secolo in secolo,
perché a lui appartengono la sapienza e la potenza.
21 Egli alterna tempi e stagioni,
depone i re e li innalza,
concede la sapienza ai saggi,
agli intelligenti il sapere.
22 Svela cose profonde e occulte
e sa quel che è celato nelle tenebre
e presso di lui è la luce.
23 Gloria e lode a te, Dio dei miei padri,
che mi hai concesso la sapienza e la forza,
mi hai manifestato ciò che ti abbiamo domandato
e ci hai fatto conoscere la richiesta del re”.
 

24 Allora Daniele si recò da Ariòc, al quale il re aveva affidato l'incarico di uccidere i saggi di Babilonia, si presentò e gli disse: “Non uccidere i saggi di Babilonia, ma conducimi dal re e io gli rivelerò la spiegazione del sogno”. 25 Ariòc condusse in fretta Daniele alla presenza del re e gli disse: "Ho trovato un uomo fra i Giudei deportati, il quale farà conoscere al re la spiegazione del sogno". 26 Il re disse allora a Daniele, chiamato Baltassàr: “Puoi tu davvero farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua spiegazione?”. 27 Daniele, davanti al re, rispose: “Il mistero di cui il re chiede la spiegazione non può essere spiegato né da saggi né da indovini, né da maghi né da indovini; 28 ma c'è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha fatto conoscere al re Nabucodònosor quello che avverrà al fine dei giorni. Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi nel tuo letto. 29 O re, i pensieri che ti sono venuti mentre eri a letto riguardano il futuro; colui che svela i misteri ha voluto farti conoscere ciò che dovrà avvenire. 30 Se a me è stato svelato questo mistero, non è perché io possieda una sapienza superiore a tutti i viventi, ma perché ne sia data la spiegazione al re e tu possa conoscere i pensieri del tuo cuore. 31 Tu stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una statua enorme, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con terribile aspetto. 32 Aveva la testa d'oro puro, il petto e le braccia d'argento, il ventre e le cosce di bronzo, 33 le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d'argilla. 34 Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma senza intervento di mano d'uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e d'argilla, e li frantumò. 35 Allora si frantumarono anche il ferro, l'argilla, il bronzo, l'argento e l'oro e divennero come la pula sulle aie d'estate; il vento li portò via senza lasciare traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta la terra. 36 Questo è il sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. 37 Tu, o re, sei il re dei re; a te il Dio del cielo ha concesso il regno, la potenza, la forza e la gloria. 38 Dovunque si trovino figli dell'uomo, animali selvatici e uccelli del cielo, egli li ha dati nelle tue mani; tu li domini tutti: tu sei la testa d'oro. 39 Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, quello di bronzo, che dominerà su tutta la terra. 40 Ci sarà poi un quarto regno, duro come il ferro: come il ferro spezza e frantuma tutto, così quel regno spezzerà e frantumerà tutto. 41 Come hai visto, i piedi e le dita erano in parte d'argilla da vasaio e in parte di ferro: ciò significa che il regno sarà diviso, ma avrà ci sarà in esso la durezza del ferro, poiché hai veduto il ferro unito all'argilla fangosa. 42 Se le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d'argilla, ciò significa che una parte del regno sarà forte e l'altra fragile. 43 Il fatto d'aver visto il ferro mescolato all'argilla significa che le due parti si uniranno per via di matrimoni, ma non potranno diventare una cosa sola, come il ferro non si amalgama con l'argilla fangosa. 44 Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre. 45 Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per intervento di una, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro. Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione”.

Dio del cielo” è un'espressione frequente nell'epoca persiana.
La “fine dei giorni” è termine tecnico designante l'avvento del regno messianico.
La statua, di aspetto terribile, era fatta di metalli di progressivo minor valore e nello stesso tempo di crescente durezza, ma nei piedi c'era la fragilità dell'argilla.
La statua è il simbolo dell'imponenza soggiogante che i regni esercitano sugli uomini.
Nabucodònosor è la testa d'oro; il petto e le braccia raffigurano il regno Medo-Persiano, che assorbirà quello babilonese; il ventre e le cosce di bronzo rappresentano il regno di Alessandro Magno, che incamererà il regno Medo e Persiano, che - nominalmente - rimarranno.
I piedi di ferro mescolati ad argilla sono il regno dei generali di Alessandro, poiché egli non lasciò il regno a una successione dinastica di casato. Per quanto interessa l'area Palestinese il regno venne spartito tra i Seleucidi di Siria e i Lagidi d'Egitto.
Con matrimoni cercheranno di stringere alleanze, ma senza risultati.
L'Assiria, l'Armenia, la Mesopotamia conosceranno il dominio dei Romani nel 111-113 d.C.
Il monte da cui si staccò la pietra va ricondotto al monte Sion. La pietra è il simbolo della forza invincibile che uscirà da Sion, cioè Cristo. La pietra diventò una grande montagna, che riempì tutta la terra, segno della presenza del regno di Dio.


Professione di fede del re
46 Allora il re Nabucodònosor si prostrò con la faccia a terra, adorò Daniele e ordinò che gli si offrissero sacrifici e incensi. 47 Quindi rivolto a Daniele, gli disse: “Certo, il vostro Dio è il Dio degli dei, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai potuto svelare questo mistero”. 48 Il re esaltò Daniele e gli fece molti preziosi regali, lo costituì governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo di tutti i saggi di Babilonia; 49 su richiesta di Daniele, il re fece amministratori della provincia di Babilonia Sadràc, Mesàc e Abdènego. Daniele rimase alla corte del re.

Nabucodònosor venne ad avere per il Dio di Daniele un'altissima considerazione e ritenne Daniele un essere semidivino al quale vanno offerti sacrifici e incensi.

L'adorazione della statua d'oro
Nabucodònosor erige una statua d'oro
3 1 Il re Nabucodònosor aveva fatto costruire una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e l'aveva fatta erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia.
2
Quindi il re Nabucodònosor aveva convocato i sàtrapi, i governatori, i prefetti, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province, perché presenziassero all'inaugurazione della statua che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.
3
I sàtrapi, i governatori, i prefetti, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province vennero all'inaugurazione della statua che aveva fatto erigere il re Nabucodònosor. Essi si disposero davanti alla statua fatta erigere da Nabucodònosor.
4
Un banditore gridò ad alta voce: “Popoli, nazioni e lingue, a voi è rivolto questo proclama: 5 Quando voi udrete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d'oro che il re Nabucodònosor ha fatto erigere.
6
Chiunque non si prostrerà e non adorerà, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente”.
7
Perciò tutti i popoli, nazioni e lingue, non appena ebbero udito il suono del corno, del flauto, dell'arpa, del salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono e adorarono la statua d'oro che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.

La statua d'oro è il segno dell'egocentrismo di Nabucodònosor del suo bisogno di incondizionato omaggio fino alla considerazione di essere un semidio. Un tale colosso non era una novità in oriente (Cf. Erodoto, I,183; Diodoro di Sicilia II,9; Plinio St. Nat. 34,39s; Giustino, Storia 39,2).

Denunzia e condanna dei Giudei
8 Però in quel momento alcuni Caldei si fecero avanti per accusare i Giudei 9 e andarono a dire al re Nabucodònosor: “O re, vivi per sempre! 10 Tu hai decretato, o re, che chiunque avrà udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, deve prostrarsi e adorare la statua d'oro: 11 chiunque non si prostrerà e non l'adorerà, sia gettato in mezzo a una fornace fi fuoco ardente.
12
Ora, ci sono alcuni Giudei, che hai fatto amministratori della provincia di Babilonia, cioè Sadràc, Mesàc e Abdènego, che non ti obbediscono, o re: non servono i tuoi dei e non adorano la statua d'oro che tu hai fatto erigere”.
13
Allora Nabucodònosor, sdegnato e adirato, comandò che gli si conducessero Sadràc, Mesàc e Abdènego, e questi comparvero alla presenza del re.
14
Nabucodònosor disse loro: “E' vero, Sadràc, Mesàc e Abdènego, che voi non servite i miei dei e non adorate la statua d'oro che io ho fatto erigere? 15 Ora se voi, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpa, del salterio, della zampogna e di ogni specie di strumenti musicali, sarete pronti a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatto, bene; altrimenti, in quel medesimo istante, sarete gettati in mezzo a una fornace di fuoco ardente. Qual dio vi potrà liberare dalla mia mano?”.
16
Ma Sadràc, Mesàc e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: “Noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; 17 sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace di fuoco ardente e dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto”.
19
AAllora Nabucodònosor fu pieno d'ira e il suo aspetto si alterò nei confronti di Sadràc, Mesàc e Abdènego, e ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. 20 Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràc, Mesàc e Abdènego e gettarli nella fornace di fuoco ardente. 21 Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, i calzari, i copricapi e tutti i loro abiti, e gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente.
22
PPoiché l'ordine del re urgeva e la fornace era ben accesa, la fiamma del fuoco uccise coloro che vi avevano gettato Sadràc, Mesàc e Abdènego. 23 E questi tre, Sadràc, Mesàc e Abdenego, caddero legati nella fornace di fuoco ardente.

I tre giovani vengono condannati a morire dentro una fornace. Il fuoco alimentato in maniera fanatica finì per colpire gli esecutori della condanna.

Cantico di Azaria nella fornace
24 Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.
25 Azaria si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:
 
26 “Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri;
degno di lode e glorioso è il tuo nome per sempre.
27 Tu sei giusto in tutto ciò che hai fatto;
tutte le tue opere sono vere,
rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi.
28 Giusto è stato il tuo giudizio
per quanto hai fatto ricadere su di noi
e sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme.
Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo
a causa dei nostri peccati,
29 poiché noi abbiamo peccato, abbiamo agito da iniqui,
allontanandoci da te, abbiamo mancato in ogni modo.
Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti,

30
non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto
quanto ci avevi ordinato per il nostro bene.

31
Ora, quanto hai fatto ricadere su di noi,
tutto ciò che ci hai fatto,
l'hai fatto con retto giudizio:
32 ci hai dato in potere dei nostri nemici,
ingiusti, i peggiori fra gli empi,
e di un re iniquo, il più malvagio su tutta la terra.
33 Ora non osiamo aprire la bocca:
disonore e disprezzo sono toccati
a quelli che ti servono, a quelli che ti adorano..

34
Non ci abbandonare fino in fondo,
per amore del tuo nome,
non infrangere la tua alleanza;
35 non ritirare da noi la tua misericordia,
per amore di Abramo tuo amico,
di Isacco tuo servo, di Israele tuo santo,
36 ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare
la loro stirpe come le stelle del cielo,
come la sabbia sulla spiaggia del mare.

37
Ora invece, Signore,
noi siamo diventati più piccoli
di qualunque altra nazione,
ora siamo umiliati per tutta la terra
a causa dei nostri peccati.
38 Ora non abbiamo più né principe,
né profeta né capo né olocausto
né sacrificio né oblazione né incenso
né luogo per presentarti le primizie
e trovare misericordia.
39 Potessimo esser accolti con il cuore contrito
e con lo spirito umiliato,
come olocausti di montoni e di tori,
come migliaia di grassi agnelli.
40 Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito,
perché non c'è delusione per coloro che confidano in te.

41
Ora ti seguiamo con tutto il cuore,
ti temiamo e cerchiamo il tuo volto.
42 Fa con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia.
43 Salvaci con i tuoi prodigi,
dà gloria al tuo nome, Signore,.

44
Siano invece confusi quanti fanno il male ai tuoi servi,
siano coperti di vergogna
privati della loro potenza e del loro dominio;
e sia infranta la loro forza!

45
Sappiano che tu sei il Signore,
il Dio unico e glorioso su tutta la terra”.
 

La preghiera di Azaria parte dalla consapevolezza che sono stati i peccati di Israele a meritare le disgrazie dell'esilio e della schiavitù, dunque nessuna accusa a Dio.

46 I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. 47 La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la fornace 48 e uscendo bruciò quei Caldei che si trovavano vicino alla fornace. 49 Ma l'angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco della fornace 50 e rese l'interno della fornace come se vi soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.

Questa descrizione dell'episodio della fornace è una ripetizione di (3,22) con un maggior numero di dettagli e appartiene, originariamente, al documento contenente il cantico che segue.

Cantico dei tre giovani
51 Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo:
 
52 “Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
53 Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.
54 Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
55 Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.
56 Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
57 Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
58 Benedite, angeli del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
59 Benedite, cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
60 Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
61 Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
62 Benedite, sole e luna, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
63 Benedite, stelle del cielo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
64 Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
65 Benedite, o venti tutti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
66 Benedite, fuoco e calore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
67 Benedite, freddo e caldo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
68 Benedite, rugiada e brina, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
69 Benedite, gelo e freddo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
70 Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
71 Benedite, notti e giorni, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
72 Benedite, luce e tenebre, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
73 Benedite, folgori e nubi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
74 Benedica la terra il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
75 Benedite, monti e colline, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
76 Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
77 Benedite, sorgenti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
78 Benedite, mari e fiumi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
79 Benedite, mostri marini e quanto si muove nell'acqua, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
80 Benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
81 Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
82 Benedite, figli dell'uomo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
83 Benedite figli di Israele, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
84 Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
85 Benedite, servi del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
86 Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
87 Benedite, santi e umili di cuore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
88 Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli,
perché ci ha liberati dagl'inferi,
e salvati dalla mano della morte,
ci ha liberati dalla fiamma ardente,
ci ha liberati dal fuoco.
89 Lodate il Signore, perché egli è buono,
perché il suo amore è per sempre.
90 Benedite, voi tutti che temete il Signore, il Dio degli dei,
lodatelo e celebratelo, perché il suo amore è per sempre”.
 

L'inno è in greco, ma gli studiosi vi vedono tratti che lo riportano ad un originale ebraico o aramaico, ora smarrito.
E'E' un invito a tutta la creazione a lodare Dio. Se si pensa che le concezioni pagane divinizzavano gli elementi della natura, negando così l'esistenza di un loro creatore, l'inno risulta un atto di liberazione dalla pressione pagana. L'inno è una professione di fede nell'unico Dio, creatore di tutte le cose.

Riconoscimento del miracolo
91 Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: “Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?”. “Certo, o re”, risposero.
92 Egli soggiunse: “Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell'aspetto a un figlio di dei”.
93 Allora Nabucodònosor si accostò alla bocca della fornace di fuoco ardente e prese a dire: “Sadràc, Mesàc, Abdènego, servi del Dio altissimo, uscite, venite fuori”. Allora Sadràc, Mesàc e Abdènego uscirono dal fuoco.
94 Quindi i satrapi, i governatori, i prefetti e i ministri del re si radunarono e, guardando quegli uomini, videro che sopra i loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere, che neppure un capello del loro capo era stato bruciato e i loro mantelli non erano stati toccati e neppure l'odore del fuoco era penetrato in essi.
95 Nabucodònosor prese a dire: “Benedetto il Dio di Sadràc, Mesàc e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio all'infuori del loro Dio.
96 Perciò io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, proferirà offesa contro il Dio di Sadràc, Mesàc e Abdènego, sia fatto a pezzi e la sua casa sia ridotta a letamaio, poiché non c'è nessun altro dio che possa liberare allo stesso modo”.
97 Da allora il re diede autorità a Sadràc, Mesàc e Abdènego nella provincia di Babilonia.


Di fronte a questo prodigio Nabucodònosor ha un moto di riconoscimento dell'unico Dio. E' un riconoscimento più alto di quello avuto di fronte all'interpretazione del sogno della statua.

Il sogno premonitore e la follia di Nabucodònosor
Nabucodònosor racconta il suo sogno

98 Il re Nabucodònosor a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano in tutta la terra: “Abbondi la vostra pace!”.
99
Mi è parso opportuno rendervi noti i prodigi e le meraviglie che il Dio altissimo ha fatto per me.
 
100 Quanto sono grandi i suoi prodigi
e quanto potenti le sue meraviglie!
Il suo regno è un regno eterno
e il suo dominio di generazione in generazione.

 

4 1 Io, Nabucodònosor, ero tranquillo nella mia casa e felice nel mio palazzo, 2 quando ebbi un sogno che mi spaventò. Mentre ero nel mio letto, le immaginazioni e le visioni della mia mente mi turbarono. 3 Feci un decreto con cui ordinavo che tutti i saggi di Babilonia fossero condotti davanti a me, per farmi conoscere la spiegazione del sogno.
4 Allora vennero i maghi, gli indovini, i Caldei e gli astrologi, ai quali esposi il sogno, ma non me ne potevano dare la spiegazione. 5 Infine mi si presentò Daniele, chiamato Baltassàr dal nome del mio dio, un uomo in cui è lo spirito degli dei santi, e gli raccontai il sogno 6 dicendo: ”Baltassàr, principe dei maghi, poiché io so che lo spirito degli dei santi è in te e che nessun mistero ti è difficile, ecco le visioni che ho avuto in sogno: tu dammene la spiegazione”.
7 Le visioni che mi passarono per la mente, mentre stavo a letto, erano queste:
 
Io stavo guardando
ed ecco un albero di grande altezza in mezzo alla terra.
8 Quell'albero divenne alto, robusto,
la sua cima giungeva al cielo
ed era visibile fino all'estremità della terra.
9 Le sue foglie erano belle e i suoi frutti abbondanti
e vi era in esso da mangiare per tutti.
Le bestie del campo si riparavano alla sua ombra
e gli uccelli del cielo dimoravano fra i suoi rami;
di esso si nutriva ogni vivente.

10
Mentre nel mio letto stavo osservando
le visioni che mi passavano per la mente,
ecco un vigilante, un santo, scese dal cielo

11
e gridò a voce alta:
”Tagliate l'albero e troncate i suoi rami:
scuotete le foglie, disperdetene i frutti:
fuggano le bestie di sotto e gli uccelli dai suoi rami.

12
Lasciate però nella terra il ceppo con le radici,
legato con catene di ferro e di bronzo
sull'erba fresca del campo;
sia bagnato dalla rugiada del cielo
e abbia sorte comune con le bestie sull'erba della terra.

13
Si muti il suo cuore e invece di un cuore umano
gli sia dato un cuore di bestia;
sette tempi passino su di lui.

14
Così è deciso per sentenza dei vigilanti
e secondo la parola dei santi.
 

Così i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo può dare a chi vuole e insediarvi anche il più piccolo degli uomini”.

15
Questo è il sogno, che io, re Nabucodònosor, ho fatto. Ora tu, Baltassàr, dammene la spiegazione. Tu puoi darmela, perché, mentre fra tutti i saggi del mio regno nessuno me ne spiega il significato, in te è lo spirito dei santi.

Daniele interpreta il sogno
16 Allora Daniele, chiamato Baltassàr, rimase per qualche tempo confuso e turbato dai suoi pensieri. Ma il re gli disse: “Baltassàr, il sogno non ti turbi e neppure la sua spiegazione”. Rispose Baltassàr: “Signor mio, valga il sogno per i tuoi nemici e la sua spiegazione per i tuoi avversari. 17 L'albero che tu hai visto, alto e robusto, la cui cima giungeva fino al cielo ed era visibile per tutta la terra 18 e le cui foglie erano belle e i suoi frutti abbondanti e in cui c'era da mangiare per tutti e sotto il quale dimoravano le bestie della terra e sui cui rami abitavano gli uccelli del cielo, 19 sei tu, re, che sei diventato grande e forte; la tua grandezza è cresciuta, è giunta al cielo e il tuo dominio si è esteso fino all'estremità della terra.
20 Che il re abbia visto un vigilante, un santo che scendeva dal cielo e diceva: Tagliate l'albero, spezzatelo, però lasciate nella terra il ceppo delle sue radici, legato con catene di ferro e di bronzo sull'erba fresca del campo; sia bagnato dalla rugiada del cielo e abbia sorte comune con le bestie del campo, finché sette tempi siano passati su di lui, 21 questa, o re, ne è la spiegazione e questo è il decreto dell'Altissimo, che deve essere eseguito sopra il re, mio signore: 22 Tu sarai cacciato dal consorzio umano e la tua dimora sarà con le bestie del campo; ti pascerai di erba come i buoi e sarai bagnato dalla rugiada del cielo; sette tempi passeranno su di te, finché tu riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole.
23 L'ordine che è stato dato di lasciare il ceppo con le radici dell'albero significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, quando avrai riconosciuto che al Cielo appartiene il dominio. 24 Perciò, o re, accetta il mio consiglio: sconta i tuoi peccati con l'elemosina e le tue iniquità con atti di misericordia verso gli afflitti, perché tu possa godere lunga prosperità”.

L'imponenza dell'albero è in relazione all'immenso dominio che faceva capo a Nabucodònosor. L'albero è ricco di frutti e le bestie della terra vi trovano riparo mentre gli uccelli del cielo vi fanno il nido, segno simbolico del prosperità del regno. Nabucodònosor si attribuisce ogni merito, e deve piegarsi a riconoscere che tutto ciò proveniva da Dio, perciò viene umiliato da una malattia. L'albero non viene sradicato, ma solo tagliato lasciando un ceppo vivo, tutelato da catene di ferro e di bronzo, contro le manovre degli avversari di Nabucodònosor
Un vigilante, un santo”; è un angelo, detto “un vigilante” perché osserva continuamente la terra ed è sempre è pronto ad ogni comando di Dio.
Si muti il suo cuore e invece di un cuore umano gli sia dato un cuore di bestia”. Nabucodònosor forse contrasse la lebbra alla quale si accompagnò uno stato depressivo-confusionale. La lebbra comportava l'espulsione dal consorzio umano.
Sette tempi passeranno su di lui”; è un tempo pieno, che viene da Dio, al contrario dei tre tempi e mezzo delle azioni persecutorie (7,25).

Il sogno si realizza
25 Tutte questo accadde al re Nabucodònosor.
26 Dodici mesi dopo, passeggiando sopra la terrazza del palazzo reale di Babilonia, 27 il re prese a dire: “Non è questa la grande Babilonia che io ho costruito come reggia con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?”.
28
Queste parole erano ancora sulle labbra del re, quando una voce venne dal cielo: “A te io parlo, o re Nabucodònosor: il regno ti è tolto! 29 Sarai cacciato dal consorzio umano e la tua dimora sarà con le bestie del campo; ti pascerai di erba come i buoi e passeranno sette tempi su di te, finché tu riconosca che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e che egli lo dà a chi vuole”.
30 In quel momento stesso si adempì la parola sopra Nabucodònosor. Egli fu cacciato dal consorzio umano, mangiò l'erba come i buoi e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, i capelli gli crebbero come le penne alle aquile e le unghie come agli uccelli.
31 “Ma finito quel tempo io, Nabucodònosor, alzai gli occhi al cielo e la ragione tornò in me e benedissi l'Altissimo; lodai e glorificai colui che vive in eterno,
 
Il cui potere è potere eterno
e il cui regno è di generazione in generazione.

32
Tutti gli abitanti della terra sono,
davanti a lui, come un nulla;
egli tratta come vuole le schiere del cielo
e gli abitanti della terra.
Nessuno può fermargli la mano e dirgli: Che cosa fai?
 

33 In quel tempo tornò in me la conoscenza e, con la gloria del regno, mi fu restituita la mia maestà e il mio splendore: i miei ministri e i miei dignitari mi ricercarono e io fui ristabilito nel mio regno e mi fu concesso un potere anche più grande. 34 Ora io, Nabucodònosor, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo: tutte le sue opere sono vere e le sue vie sono giuste; egli ha il potere di umiliare coloro che camminano nella superbia”.

Dio opera su ogni uomo. Alla fine la figura di Nabucodònosor viene vista positivamente.

Il banchetto di Baldassar
5 1 Il re Baldassàr imbandì un grande banchetto a mille dei suoi dignitari e insieme con loro si diede a bere vino. 2 Quando Baldassàr ebbe molto bevuto, comandò che fossero portati i vasi d'oro e d'argento che Nabucodònosor, suo padre, aveva asportato dal tempio di Gerusalemme, perché vi bevessero il re e i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine. 3 Furono quindi portati i vasi d'oro, che erano stati asportati dal tempio di Dio a Gerusalemme, e il re, i suoi dignitari, le sue mogli e le sue concubine li usarono per bere; 4 mentre bevevano il vino, lodavano gli dei d'oro, d'argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra. 5 In quel momento apparvero le dita di una mano d'uomo, che si misero a scrivere sull'intonaco della parete del palazzo reale, di fronte al candelabro, e il re vide il palmo di quella mano che scriveva, 6 Allora il re cambiò colore: spaventosi pensieri lo assalirono, le giunture dei suoi fianchi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l'uno contro l'altro. 7 Allora il re si mise a gridare, ordinando che si convocassero gli indovini, i Caldei e gli astrologi. Appena vennero, il re disse ai saggi di Babilonia: “Chiunque leggerà quella scrittura e me ne darà la spiegazione, sarà vestito di porpora, porterà una collana d'oro al collo e sarà il terzo signore del regno”.

Il re Baldassàr” non è figlio di Nabucodònosor ma di Nabonide (556-539).

8 Allora entrarono tutti i saggi del re, ma non poterono leggere quella scrittura né darne al re la spiegazione.
9 Il re Baldassàr rimase molto turbato e cambiò colore; anche i suoi dignitari restarono sconcertati.
10 La regina, alle parole del re e dei suoi dignitari, entrò nella sala del banchetto e, rivolta al re, gli disse: “O re, vivi in eterno! I tuoi pensieri non ti spaventino né si cambi il colore del tuo volto. 11 C'è nel tuo regno un uomo nel quale è lo spirito degli dei santi. Al tempo di tuo padre si trovò in lui luce, intelligenza e sapienza pari alla sapienza degli dei. Il re Nabucodònosor, tuo padre, lo aveva fatto capo dei maghi, degli indovini, dei Caldei e degli astrologi. 12 Fu riscontrato in questo Daniele, che il re aveva chiamato Baltassàr, uno spirito straordinario, intelligenza e capacità di interpretare sogni, spiegare enigmi, risolvere questioni difficili. Si convochi dunque Daniele ed egli darà la spiegazione”.
13 Fu quindi introdotto Daniele alla presenza del re ed egli gli disse: “Sei tu Daniele, un deportato dei Giudei, che il re, mio padre, ha ha portato qui dalla Giudea?14 Ho inteso dire che tu possiedi lo spirito degli dei santi e che si trova in te luce, intelligenza e sapienza straordinaria. 15 Poco fa sono stati condotti alla mia presenza i saggi e gli indovini per leggere questa scrittura e darmene la spiegazione, ma non sono stati capaci di rivelarne il significato. 16 Ora, mi è stato detto che tu sei esperto nel dare spiegazioni e risolvere questioni difficili. Se quindi potrai leggermi questa scrittura e darmene la spiegazione, tu sarai vestito di porpora, porterai al collo una collana d'oro e sarai terzo nel governo del regno”.
17 Daniele rispose al re: “Tieni pure i tuoi doni per te e dà ad altri i tuoi regali: tuttavia io leggerò la scrittura al re e gliene darò la spiegazione.
18 O re, il Dio altissimo aveva dato a Nabucodònosor, tuo padre, regno, grandezza, gloria e maestà. 19 Per questa grandezza che aveva ricevuto, tutti i popoli, nazioni e lingue lo temevano e tremavano davanti a lui: egli uccideva chi voleva e faceva vivere chi voleva, innalzava chi voleva e abbassava chi voleva.
20 Ma, quando il suo cuore si insuperbì e il suo spirito si ostinò nell'alterigia, fu deposto dal trono e gli fu tolta la sua gloria.
21 Fu cacciato dal consorzio umano e il suo cuore divenne simile a quello delle bestie, la sua dimora fu con gli asini selvatici e mangiò l'erba come i buoi, il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché riconobbe che il Dio altissimo domina sul regno degli uomini, sul quale colloca chi gli piace. 22 Tu, Baldassàr, suo figlio, non hai umiliato il tuo cuore, sebbene tu fossi a conoscenza di tutto questo. 23 Anzi, ti sei innalzato contro il Signore del cielo e sono stati portati davanti a te i vasi del suo tempio e in essi avete bevuto tu, i tuoi dignitari, le tue mogli, le tue concubine: tu hai reso lode agli dei d'argento, d'oro, di bronzo, di ferro, di legno, di pietra, i quali non vedono, non odono e non comprendono, e non hai glorificato Dio, nelle cui mani è la tua vita e a cui appartengono tutte le tue vie. 24 Da lui fu allora mandato il palmo di quella mano che ha tracciato quello scritto.
25 E questo è lo scritto tracciato: Mene, Tekel, Peres, 26 e questa ne è l'interpretazione: Mene: Dio ha contato il tuo regno e gli ha posto fine. 27 Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato insufficiente. 28 Peres: il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani”.
29 Allora, per ordine di Baldassàr, Daniele fu vestito di porpora, ebbe una collana d'oro al collo e con bando pubblico fu dichiarato terzo nel governo del regno.
30 In quella stessa notte Baldassàr, re dei Caldei, fu ucciso

Mene, Tekel, Peres”, sono tre parole che indicano pesi o monete. Esse sono per Baldassàr un enigma.
Daniele scioglie l'enigma di quelle tre parole. Mene (una mina) viene associato per somiglianza al verbo mana (misurare); tekel (un siclo) è associato dalla spiegazione al verbo shaqal (pesare); peres (mezza mina) è associato al verbo parac (dividere).
Baldassar venne ucciso in battaglia a nord della città di Babilonia dall'esercito dei Persiani; “
quella stessa notte”, è una drammatizzazione. Babilonia fu poi presa subito dopo senza colpo ferire.

Daniele nella fossa dei leoni
Gelosia dei satrapi

6 1 Dario il Medo ricevette il regno, all'età di circa sessantadue anni.
2 Dario volle costituire nel suo regno centoventi sàtrapi e ripartirli per tutte le province.

Dario il Medo è sconosciuto agli storici. Il compositore del libro, non avendo a disposizione dati certi d'archivio, dipende da informazioni imprecise. Forse Dario, che non era un Medo, è il nome di un comandante dell'esercito Medo-Persiano che vinse Baldassàr in battaglia.
La divisione in satrapie risale a Dario I re di Persia (521-486).

3 A capo dei sàtrapi mise tre funzionari, di cui uno fu Daniele, ai quali i sàtrapi dovevano rendere conto perché nessun danno ne soffrisse il re. 4 Ora Daniele era superiore agli altri funzionari e ai sàtrapi, perché possedeva uno spirito straordinario, tanto che il re pensava di metterlo a capo di tutto il suo regno. 5 Perciò tanto i funzionari che i sàtrapi cercavano di trovare qualche pretesto contro Daniele nell'amministrazione del regno. 6 Ma non potendo trovare nessun motivo di accusa né colpa, perché egli era fedele e non aveva niente da farsi rimproverare, 6 quegli uomini allora pensarono: “Non possiamo trovare altro pretesto per accusare Daniele, se non nella legge del suo Dio”.
7
Perciò quei funzionari e i sàtrapi si radunarono presso il re e gli dissero: “O re Dario, vivi in eterno! 8 Tutti i funzionari del regno, i governatori, i sàtrapi, i ministri e i prefetti sono del parere che venga pubblicato un severo decreto del re secondo il quale chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica alcuna a qualsiasi dio o uomo all'infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni. 9 Ora, o re, emana il decreto e fallo mettere per iscritto, perché sia immutabile, come sono le leggi di Media e di Persia, che sono irrevocabili”. 10 Allora il re Dario ratificò il decreto scritto.

Preghiera di Daniele
11 Daniele, quando venne a sapere del decreto del re, si ritirò in casa. Le finestre della sua stanza si aprivano verso Gerusalemme e tre volte al giorno si metteva in ginocchio a pregare e lodava il suo Dio, come era solito fare anche prima.
12 Allora quegli uomini accorsero e trovarono Daniele che stava pregando e supplicando il suo Dio. 13 Subito si recarono dal re e gli dissero riguardo al suo decreto: “Non hai approvato il decreto che chiunque, per la durata di trenta giorni, rivolga supplica a qualsiasi dio o uomo all'infuori di te, o re, sia gettato nella fossa dei leoni?”. Il re rispose: “Sì. Il decreto è irrevocabile come lo sono le leggi dei Medi e dei Persiani”. 14 “Ebbene - replicarono al re -, Daniele, quel deportato dalla Giudea, non ha alcun rispetto né di te, o re, né del tuo decreto: tre volte al giorno fa le sue preghiere”.
15 Il re, all'udire queste parole, ne fu molto addolorato e si mise in animo di salvare Daniele e fino al tramonto del sole fece ogni sforzo per liberarlo. 16 Ma quegli uomini si riunirono di nuovo presso il re e gli dissero: “Sappi, o re, che i Medi e i Persiani hanno per legge che qualunque decreto emanato dal re non può essere mutato”.

Daniele nella fossa dei leoni
17 Allora il re ordinò che si prendesse Daniele e lo si gettasse nella fossa dei leoni. Il re, rivolto a Daniele, gli disse: “Quel Dio, che tu servi con perseveranza, ti possa salvare!”. 18 Poi fu portata una pietra e fu posta sopra la bocca della fossa: il re la sigillò con il suo anello e con l'anello dei suoi dignitari, perché niente fosse mutato riguardo a Daniele. 19 Quindi il re ritornò alla reggia, passò la notte digiuno, non gli fu introdotta nessuna concubina e anche il sonno lo abbandonò.
20 La mattina dopo il re si alzò di buon'ora e allo spuntare del giorno andò in fretta alla fossa dei leoni. 21 Quando fu vicino, il re chiamò Daniele con voce mesta: “Daniele, servo del Dio vivente, il tuo Dio che tu servi con perseveranza ti ha potuto salvare dai leoni?”. 22 Daniele rispose: “O re, vivi in eterno!. 23 Il mio Dio ha mandato il suo angelo che ha chiuso le fauci dei leoni ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a lui; ma neppure contro di te, o re, ho commesso alcun male”.
24 Il re fu pieno di gioia e comandò che Daniele fosse tirato fuori dalla fossa. Appena uscito, non si riscontrò in lui lesione alcuna, poiché egli aveva confidato nel suo Dio. 25 Quindi, per ordine del re, fatti venire quegli uomini che avevano accusato Daniele, furono gettati nella fossa dei leoni insieme con i figli e le mogli. Non erano ancora giunti al fondo della fossa, che i leoni avventarono contro di loro e ne stritolarono tutte le ossa.

Professione di fede del re
6
Allora il re Dario scrisse a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano tutta la terra: “Abbondi la vostra pace. 27 Per mio comando viene promulgato questo decreto: In tutto l'impero a me soggetto si tremi e si tema davanti al Dio di Daniele,
 
perché egli è il Dio vivente,
che rimane in eterno;
il suo regno non sarà mai distrutto
e il suo potere non avrà mai fine.
28 Egli salva e libera,
fa prodigi e miracoli in cielo e in terra:
egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni”.
 

9
Questo Daniele fu in grande onore sotto il regno di Dario e il regno di Ciro il Persiano.

A Dio Dario il Medo riconosce un regno di natura tale che non sarà mai distrutto.

Sogno di Daniele: le quattro bestie
La visione delle bestie

7 1 Nel primo anno di Baldassàr, re di Babilonia, Daniele, mentre era a letto, ebbe un sogno e visioni nella sua mente. Egli scrisse il sogno e ne fece la seguente relazione.
2 Io, Daniele, guardavo nella mia visione notturna ed ecco, i quattro venti del cielo si abbattevano impetuosamente sul Mare Grande 3 e quattro grandi bestie, differenti l'una dall'altra, salivano dal mare.
4 La prima era simile ad un leone e aveva ali di aquila. Mentre io stavo guardando, le furono strappate le ali e fu sollevata da terra e fatta stare su due piedi come un uomo e le fu dato un cuore d'uomo.
5 Poi ecco una seconda bestia, simile ad un orso, la quale stava alzata da un lato e aveva tre costole in bocca, fra i denti, e le fu detto: “Su, divora molta carne”.
6 Dopo di questa, mentre stavo guardando, eccone un'altra simile a un leopardo, la quale aveva quattro ali d'uccello sul dorso; quella bestia aveva quattro teste e le fu dato il potere.
7 Dopo di questa, stavo ancora guardando nelle visioni notturne ed ecco una quarta bestia, spaventosa, terribile, d'una forza straordinaria, con grandi denti di ferro; divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava: era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna.
8 Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che proferiva parole arroganti.

Questa visione non è una replica dei contenuti della statua sognata da Nabucodònosor, infatti il regno dell'ultima bestia non presenta l'inconsistenza dei piedi di ferro e di argilla, ma qualcosa di terribilmente compatto.

La visione è di carattere apocalittico e la sua redazione risale al 168 - 164. La lingua è aramaica, lingua del post-esilio. Gli esegeti sono in vera difficoltà nell’interpretare il significato delle quattro bestie. La soluzione comune è che si tratti di quattro regni: Babilonese, Medo, Persiani, Greco (Alessandro Magno e i suoi ufficiali eredi). Tale interpretazione esegetica sottintende che il regno di Alessandro Magno pur diviso tra i suoi ufficiali (11,3) ugualmente avrà forza compatta contro il popolo di Dio, e da esso sorgerà una potenza di violenza feroce che è identificata con Antioco Epifane.
Questa soluzione esegetica ha però il difetto di leggere il brano apocalittico come riguardante il passato, e il presente caratterizzato da Antioco IV, mentre è seguito da una visione di netto carattere messianico, dove la bestia mostruosa, sulla quale s’innalza il corno violento folle di odio viene uccisa. La visione del Figlio dell’uomo fa vedere come la disfatta della quarta bestia e del suo corno avvenga per la potenza del Figlio dell’uomo. Restano le altre tre bestie, ma senza il potere di prima e con un futuro di disfatta.

Il fatto messianico è ben presente nel libro. Infatti quel sasso che staccatosi dal monte distrugge tutta la statua sognata da Nabucodonosor e instaura un nuovo regno rappresentato da una grande montagna che riempiva tutta la terra (2.31-35), è evento messianico.

Messianica è pure la spiegazione della profezia di Geremia (Ger 25,11-12; 29,10) (9,24-27).

Con ciò l’interpretazione della visione delle quattro bestie che vengono dal mare non può essere contratta solo sul passato e sul presente, ma aperta anche al futuro.

I quattro venti impetuosi che si abbattono sul mare procedono dai quattro punti cardinali (Cf. Ger 49,36; Zc 6,5; Ap 7,1). Il “
Mare Grande” è il Mediterraneo, che per gli antichi era parte del grande oceano che circondava la terra.
E' un'immagine di sommovimento per dire che la terra non è luogo di eternità, come si illudono i potenti.

La prima bestia che sale dal mare ha un’evoluzione buia, le altre bestie rimangono tali, anche se l’ultima produce un corno, di potenza terribile.
Inizialmente la prima bestia ha le fattezze di un leone con ali d'aquila; indubbiamente un'immagine di magnificenza: il leone è regale, coraggioso, dominatore, e le ali d'aquila che possiede gli permettono di librarsi in alto verso il sole, come un’aquila. A questa bestia magnifica vengono strappate le ali, e sollevata da terra è fatta stare su due zampe, come un uomo. Al posto del suo cuore di leone, forte e coraggioso, subentra un cuore d'uomo, simbolo di pesantezza carnale.

In questa bestia si può vedere il dramma dell’uomo che creato re della terra e capace di elevarsi da essa con la forza della grazia di Dio, diventa appiattito alla terra, senza le ali, e si innalza verso l’alto non più con le ali, ma per posizione eretta, stando su due piedi come un uomo e ha un cuore privo di saldezza, cioè privo della grazia di Dio.
Il re della terra è ormai della terra e pensa il suo futuro sulla terra, volendo dimenticare la sua vocazione al cielo, il dramma delle violenze del dominio dell’uomo sull’uomo ha così inizio.

Segue un orso divoratore, segno di un'incessante sopraffazione dell'uomo sull'uomo. L'uomo negatore di Dio diventa un orso famelico divorante i suoi simili, considerati semplice carne. La bestia è parzialmente eretta, segno della sua contrapposizione a Dio, mentre per il resto è spietatamente legata al dominio sulla terra. Ha in bocca tre costole segno della sua insaziabile voracità, che ha distrutto altri regni inglobandoli nel suo.

La bestia successiva è quella che riceve “il potere”. Il potere gli viene dato dagli uomini già inglobati nell’opera della seconda bestia e dal drago (Cf. Ap 13,2). Il leopardo è simbolo di astuzia, di abilità negli agguati. Quattro le teste, perché il suo potere vuole esercitarsi nelle quattro direzioni della terra e nulla trascura nel suo affermarsi. Quattro le ali - non di aquila - ma ali per volare sulle prede, per essere ancor più nocivo: ali di morte.

La quarta bestia non ha paragoni in natura e perciò è ben differente dalle altre tre. Ha dieci corna segno di un potere consolidato e capillare sulla terra. Tra le dieci corna emerge un corno che sradica tre corni, segno di una violenta scalata di potere. Tale corno diventa la forza prima di tutta la bestia.
L’esegesi più facile vede in questo corno Antioco Epifane, ma stando bene attenti che si tratta nella visione dell’evoluzione perversa del potere della terra, quel corno rappresenta la più terribile forza contro Dio e gli uomini stessi. Non a caso l’esegesi tradizionale applicava quel corno all’anticristo (Cf. 1Gv 3,18) al falso profeta inglobato nella bestia dell’apocalisse (Ap 13,5). L'Apocalisse (cap. 13) riprende i tratti di queste bestie confermando la lettura escatologica della visione di Daniele.

Visione del vegliardo e del Figlio di uomo
 
9
Io continuavo a guardare,
quand'ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise.
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
10
Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti.
 

Il vegliardo è Dio Padre. La veste candida è segno della sua infinita santità. I capelli candidi come la lana indicano il suo essere l'Eterno. Il suo trono si presenta con riflessi di fuoco (Cf. Ap 4,5), con ruote di fuoco e perciò anche con il valore di un carro pronto a battaglia contro i regni empi della terra, simboleggiati dalle quattro bestie e dal corno che si innalza blasfemo contro Dio e contro i santi. Non è dunque il trono del giudizio universale. Il fiume di fuoco che scende, simboleggia l'ira di Dio, quale fuoco divorante i suoi nemici. Alla sentenza di condanna partecipa la corte celeste seduta su troni (Cf. Ap 20,4): sono i santi. Una moltitudine immensa inneggia al Vegliardo. Indubbiamente il testo parla di un futuro molto lontano dal tempo di Daniele, un futuro nel quale i cieli sono aperti.
“I libri furono aperti”; evidentemente Dio non scrive le nostre azioni su libri, ma qui la visione richiede questo elemento, fa parte dell'assetto giudiziario.

11 Continuai a guardare a causa delle parole arroganti che quel corno proferiva, e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato a bruciare sul fuoco.
12 Alle altre bestie fu tolto il potere e la durata della loro vita fu fissata fino a un termine stabilito.

La quarta bestia viene subito eliminata. Le altre rimangono, ma con un tempo limitato di vita. Gli errori e gli orrori delle tre bestie rimanenti saranno eliminati dalla terra mediante l'opera dei santi.
 
13 Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile ad un figlio d'uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
14 Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
 il suo potere è un potere eterno,
che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.
 

La visione riguarda la consegna dal Padre di ogni potere in cielo e in terra al Cristo glorioso. Il Risorto, è “simile ad un figlio di uomo”; “simile” perché trasfigurato dalla luce della gloria. Egli, il Glorioso che viene “con le nubi del cielo” (Cf. Mt 24,30; 26,64), giunge fino al Vegliardo e viene a lui presentato: è una liturgia di intronizzazione.

Interpretazione della visione
15 Io, Daniele, mi sentii agitato nell'animo, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato; 16 mi accostai a uno dei vicini e gli domandai il vero significato di tutte queste cose ed egli me ne diede questa spiegazione: 17 “Le quattro grandi bestie rappresentano quattro re, che sorgeranno dalla terra; 18 ma i santi dell'Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per sempre, in eterno”.

Il Risorto ha una discendenza sulla terra, sono “i santi dell'Altissimo”, uni col Risorto.
Del regno consegnato al “figlio di uomo” ne sono beneficiari “i santi”.
I quattro re, che rappresentano le mostruosità prodotte ed erette a guida dagli uomini nel loro precipitare nel male, non potranno sopraffare i santi, che avendo in sé il “regno dei cieli ” riceveranno “il regno del mondo” (Ap 11,15), cioè “regneranno sulla terra” (Ap 5,10).

19 Volli poi sapere la verità intorno alla quarta bestia, che era diversa da tutte le altre e molto spaventosa, che aveva denti di ferro e artigli di bronzo, che divorava, stritolava e il rimanente se lo metteva sotto i piedi e lo calpestava, 20 e anche intorno alle dieci corna che aveva sulla testa e intorno a quell'ultimo corno che era spuntato e davanti al quale erano cadute tre corna e del perché quel corno aveva occhi e una bocca che proferiva parole arroganti e appariva maggiore delle altre corna. 21 Io intanto stavo guardando e quel corno muoveva guerra ai santi e li vinceva, 22 finché venne il vegliardo e fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno.

Fu resa giustizia ai santi dell'Altissimo e giunse il tempo in cui i santi dovevano possedere il regno”. La visione del vegliardo su di un trono di vampe di fuoco con ruote come di fuoco ardente, presenta l'azione di Dio che rende giustizia ai santi liberandoli dall'oppressione della quarta bestia e dal corno (l'Anticristo) che “muoveva guerra ai santi e li vinceva”.

23 Egli dunque mi disse: “La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la schiaccerà e la stritolerà.
24 Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno da quel regno e dopo di loro ne seguirà un altro, diverso dai precedenti: abbatterà tre re 25 e proferirà parole contro l'Altissimo e insulterà i santi dell'Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge. I santi gli saranno dati in mano per un tempo, tempi e la metà di un tempo. 26 Si terrà poi il giudizio e gli sarà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. 27 Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dei santi dell'Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno”.
28 Qui finisce il racconto. Io, Daniele, rimasi molto turbato nei pensieri, il colore del mio volto cambiò e conservai tutto questo nel cuore.

Il quarto regno è il regno della dissoluzione di tutti i valori. Esso produce molti re che consolideranno la dissoluzione. Da questa realtà emergerà il regno dell'Anticristo. I santi gli saranno dati in mano “per un tempo, più tempi e la metà di un tempo”, cioè un anno più due anni e metà di un anno, il che vuol dire che la persecuzione dell'Anticristo contro la Chiesa e tutto ciò che si riferisce a Dio non raggiungerà la pienezza, simboleggiata dal numero sette.

Visione di Daniele: il montone e il capro
La visione
8 1 Il terzo anno del regno del re Baldassàr io, Daniele, ebbi un'altra visione dopo quella che mi era apparsa prima. 2 Quand'ebbi questa visione, mi trovavo nella cittadella di Susa, che è nella provincia dell'Elam, e mi sembrava, in visione, di essere presso il fiume Ulài.
3 Alzai gli occhi e guardai. Ecco, un montone, in piedi, stava di fronte al fiume. Aveva due corna alte, ma un corno era più alto dell'altro, sebbene fosse spuntato dopo. 4 Io vidi che quel montone cozzava verso l'occidente, il settentrione e il mezzogiorno e nessuna bestia gli poteva resistere, né alcuno era in grado di liberare dal suo potere: faceva quel che gli pareva e divenne grande.

Daniele era a Babilonia quando ebbe la visione di essere nella cittadella di Susa, la futura capitale dell'impero Persiano. Il montone rappresenta la potenza di un nuovo regno, quello Medo-Persiano: il regno Medo (corno minore) venne unito a quello Persiano (corno maggiore). La forza di quel montone divenne imponente e travolse l'impero Babilonese. Il corno, per i semiti, è un simbolo di potenza.

5 Io stavo attento, ed ecco un capro venire da occidente, sulla terra, senza toccarne il suolo: aveva fra gli occhi un grande corno. 6 Si avvicinò al montone dalle due corna, che avevo visto in piedi di fronte al fiume, e gli si scagliò contro con tutta la forza. 7 Dopo averlo assalito, lo vidi imbizzarrirsi e cozzare contro di lui e spezzargli le due corna, senza che il montone avesse la forza di resistergli; poi lo gettò a terra e lo calpestò e nessuno liberava il montone dal suo potere.
8 Il capro divenne molto potente; ma al culmine della sua forza quel suo grande corno si spezzò e al posto di quello sorsero altre quattro corna, verso i quattro venti del cielo.

Il capro che velocissimo, senza toccare terra, viene da occidente, rappresenta il regno di Alessandro Magno, che annienterà il regno Medo-Persiano.
Alessandro magno morì in giovane età (il corno che si spezza), e divise il suo regno tra i suoi generali (le quattro corna), non dando quindi origine a una dinastia familiare.

9 Da uno di quelli uscì un piccolo corno, che crebbe molto verso il mezzogiorno, l'oriente e verso la magnifica terra: 10 s'innalzò fin contro l'esercito celeste e gettò a terra una parte di quella schiera e una parte delle stelle e le calpestò.
11
S'innalzò fino al capo dell'esercito e gli tolse il sacrificio quotidiano e fu rovesciata la santa dimora.
12
A causa del peccato un esercito gli fu dato in luogo del sacrificio quotidiano e la verità fu gettata a terra; ciò esso fece e vi riuscì.
13
Udii parlare un santo e un altro santo dire a quello che parlava: “Fino a quando durerà questa visione: il sacrificio quotidiano abolito, la trasgressione devastante, il santuario e la milizia calpestati?”. 14 Gli rispose: “Fino a duemilatrecento sere e mattine: poi al santuario sarà resa giustizia”.


Il piccolo corno, che si sviluppa da uno dei quattro corni è Antioco IV Epifane.
S'innalzò fino al capo della milizia”; “La milizia celeste” è il popolo di Dio. Una parte del popolo seguirà la seduzione di Antioco IV Epifane e si troverà da lui calpestato (Cf. Ap 12,4); “il capo” è il sommo sacerdote.
Il tempo della persecuzione (7,25) è di “un tempo, più tempi e metà di un tempo”, cioè tre anni e mezzo, con il significato simbolico che la persecuzione non potrà raggiungere il compimento desiderato, simbolizzato dal numero sette.
Il tempo della profanazione del tempio è misurato con il calendario lunisolare. “Duemilatrecento sere e mattine” corrispondono a tre anni, cioè 36 mesi ai quali va aggiunto un mese per l'equiparazione al calendario solare. Il computo raggiunge i 1110 giorni, ai quali devono essere aggiunti 40 giorni per avere 1150 giorni. I 40 giorni in aggiunta hanno il significato che il tempio verrà riconsacrato dopo un tempo di penitenza, che richiama i 40 anni passati nel deserto. La ragione della profanazione del tempio sta nei peccati del popolo.
I quattro corni dell'altare indicavano la potenza invincibile della regalità di Dio, su tutta la terra.
La profanazione dell'altare segnerà solo un'apparente vittoria contro Dio.

L'Angelo Gabriele spiega la visione
15 Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall'aspetto d'uomo; 16 intesi la voce di un uomo, in mezzo all'Ulài, che gridava e diceva: “Gabriele, spiega a lui la visione”. 17 Egli venne dove io ero e quando giunse io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: “Figlio dell'uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine”. 18 Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi fece alzare.
19 Egli disse: “Ecco io ti faccio conoscere ciò che avverrà al termine dell'ira, poiché al tempo fissato ci sarà la fine. 20 Il montone con due corna, che tu hai visto, significa il re di Media e di Persia; 21 il capro è il re di Iavan e il grande corno, che era in mezzo ai suoi occhi, è il primo re. 22 Che quello sia stato spezzato e quattro ne siano sorti al posto di uno, significa che quattro regni sorgeranno dalla medesima nazione, ma non con la medesima potenza di lui.
23 Alla fine del loro regno, quando l'empietà avrà raggiunto il colmo, sorgerà un re audace, esperto in enigmi. 24 La sua potenza si rafforzerà, ma non per forza propria; causerà inaudite rovine, avrà successo nelle imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi. 25 Per la sua astuzia, la frode prospererà nelle sue mani, si insuperbirà in cuor suo e impunemente farà perire molti: insorgerà contro il principe dei principi, ma verrà spezzato senza intervento di mano d'uomo. 26 La visione di sere e mattine, che è stata spiegata, è vera. Ora tu tieni segreta la visione, perché riguarda cose che avverranno fra molti giorni”.
27 Io, Daniele, rimasi sfinito e mi sentii male per vari giorni: poi mi alzai e sbrigai gli affari del re: ma ero stupefatto della visione, perché non la potevo comprendere.


La visione del montone e del capro fu posta sotto segreto. Sicuramente trovò accoglienza nel movimento di resistenza Maccabaico.

Profezia delle settanta settimane
Preghiera di Daniele
9 1 Nell'anno primo di Dario, figlio di Serse, della progenie dei Medi, il quale era stato costituito re sopra il regno dei Caldei, 2 nel primo anno del suo regno io, Daniele, tentavo di comprendere nei libri il numero degli anni di cui il Signore aveva parlato al profeta Geremia e che si dovevano compiere per le rovine di Gerusalemme, cioè settant'anni.

La profezia dei settanta anni fatta da Geremia (Ger 25,1.11; 29,10) venne pronunciata al tempo della vittoria di Nabucodònosor sull'Egitto (605). I settanta anni sono una data orientativa, di valenza simbolica, visto l'uso del numero sette, indicante la perfezione del piano di Dio.

3 Mi rivolsi al Signore Dio alla ricerca di un responso con preghiera e suppliche, con il digiuno, veste di sacco e cenere 4 e feci la mia preghiera e la mia confessione al Signore, mio Dio: “Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all'alleanza e la benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5 abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! 6 Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. 7 A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancor oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te. 8 Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; 9 al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti. 11 Tutto Israele ha trasgredito la tua legge, si è allontanato per non ascoltare la tua voce; così si è riversata su di noi la maledizione sancita con giuramento, scritto nella legge di Mosè, servo di Dio, perché abbiamo peccato contro di lui.
12 Egli ha messo in atto quelle parole che aveva pronunciato contro di noi e i nostri governanti, mandando su di noi un male così grande, che sotto tutto il cielo mai è accaduto nulla di simile a quello che si è verificato per Gerusalemme. 13 Tutto questo male è venuto su di noi, proprio come sta scritto nella legge di Mosè. Tuttavia noi non abbiamo supplicato il Signore, nostro Dio, convertendoci dalle nostre iniquità e riconoscendo la tua verità. 14 Il Signore ha vegliato sopra questo male, l'ha mandato su di noi, poiché il Signore, nostro Dio, è giusto in tutte le cose che fa, mentre noi non abbiamo ascoltato la sua voce. 15 Signore, nostro Dio, che hai fatto uscire il tuo popolo dall'Egitto con mano forte e ti sei fatto un nome qual è oggi, noi abbiamo peccato, abbiamo agito da empi. 16 Signore, secondo la tua giustizia, si plachi la tua ira e il tuo sdegno verso Gerusalemme, tua città, tuo monte santo, poiché per i nostri peccati e per l'iniquità dei nostri padri Gerusalemme e il tuo popolo sono oggetto di vituperio presso tutti i nostri vicini.
17 Ora ascolta, nostro Dio, la preghiera del tuo servo e le sue suppliche e per amor tuo, o Signore, fa risplendere il tuo volto sopra il tuo santuario, che è devastato. 18 Porgi l'orecchio, mio Dio, e ascolta: apri gli occhi e guarda le nostre distruzioni e la città sulla quale è stato invocato il tuo nome! Non presentiamo le nostre suppliche davanti a te, confidando non sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia.
19 Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poiché il tuo nome è stato invocato sulla tua città e sul tuo popolo”.


L'angelo Gabriele spiega la profezia
20 Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio peccato e quello del mio popolo Israele e presentavo la supplica al Signore, mio Dio, per il monte santo del mio Dio, 21 mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera.
22 Egli, giunto presso di me, mi rivolse la parola e mi disse: “Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. 23 Fin dall'inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunciartela, poiché tu sei un uomo prediletto. Ora sta attento alla parola e comprendi la visione:
 
24 Settanta settimane sono fissate
per il tuo popolo e per la tua santa città
per mettere fine all'empietà,
mettere i sigilli ai peccati,
espiare l'iniquità,
stabilire una giustizia eterna,
suggellare visione e profezia
e ungere il Santo dei santi.
25 Sappi e intendi bene:
da quando uscì la parola
sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme
fino a un principe consacrato,
vi saranno sette settimane.
Durante sessantadue settimane
saranno restaurati, riedificati piazze e fossati,
e ciò in tempi angosciosi.
26 Dopo sessantadue settimane,
un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui.
Il popolo di un principe che verrà
distruggerà la città e il santuario;
la sua fine sarà un'inondazione
e guerra e desolazioni sono decretate fino all'ultimo.
27 Egli stringerà una solida alleanza con molti
per una settimana e, nello spazio di metà settimana,
farà cessare il sacrificio e l'offerta;
sull'ala del tempio porrà l'abominio devastante,
finché un decreto di rovina
non si riversi sul devastatore”.
 

Le settanta settimane consistono in settanta settimane di anni (Cf. Lv 25,8). Esse vanno considerate come la somma di intervalli di tempo, in successione non strettamente consecutiva.
La preghiera di Daniele va collocata nell'anno primo di Dario il Medo, cioè al tempo della conquista dell'impero Babilonese da parte di Ciro (537), quindi poco prima dell'editto del 538 (Esd 6,1).
A partire dal tempo della preghiera di Daniele sono presentate sette settimane di anni. La data di approdo di questo tempo è fissata in un principe consacrato (unto), cioè favorevole ad Israele, come già lo fu Ciro (Cf. Is 45,1s). Computando il tempo secondo il calendario lunisolare si arriva al 487, tempo del re Serse I (486-465), da identificarsi con l'Assuero del libro di Ester. E' il tempo di un suo editto a favore del popolo di Israele, in gran parte non ancora rientrato in Palestina (Est 8,12bs) e ancora esposto a persecuzioni. Serse I è un consacrato in quanto a favore di Israele.
Segue un intervallo di tempo di sessantadue settimane di anni a partire dalla ricostruzione delle mura di Gerusalemme (445-443) durante il regno di Artaserse (465-423) (Cf. Ne 7,1). Sempre computando con il calendario lunisolare si arriva alla data di 446 anni, secondo il calendario solare, il che ci porta al tempo dell'avvento di Cristo.
Segue, dopo la soppressione di “un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui” (Cristo), “una settimana” di anni, che comprende “la metà settimana” di anni, poiché la profezia presenta globalmente settanta settimane.
La “settimana” di anni è segnata dalla distruzione di Gerusalemme e dalla abolizione dei sacrifici nel tempio.
Il punto di partenza della “settimana” di anni parte dalla data della lapidazione di Giacomo eseguita dai Giudei subito dopo la morte di Porzio Festo (60-62), e prima dell'arrivo del nuovo procuratore Lucceio Albino (62-64). L'ostilità dei Romani crebbe in seguito fino all'occupazione del tesoro del tempio di Gerusalemme da parte di Gessio Florio (64-66). Seguirono disordini, insurrezioni, fino alla distruzione totale di Gerusalemme nel settembre del 70. I sacrifici del tempio vennero soppressi dai Romani nell'Agosto del 70, ma già prima i disordini e le repressioni ne avevano intaccato l'esistenza.
Nell'area del tempio vennero offerti sacrifici davanti alle insegne romane e il tempio venne incendiato. Alla fine del 70 la Giudea diventava provincia imperiale. Il tributo del tempio venne versato a Giove Capitolino.
Il “devastatore” avrà una fine, il che vuol dire che cesseranno l'abominio dell'idolo romano posto nel tempio.
Il “sacrificio e l'offerta” sono aboliti e sembra che la regalità di Dio sia stata vinta, ma c'è un nuovo sacrificio, quello che la Chiesa presenta al Padre, quello di Cristo sugli altari.
Ungere il Santo dei santi”, non è il santo dei santi del tempio, ma l'Unto, il Messia, il Re vittorioso sul peccato e sulla morte.

La grande visione: il tempo dell'ira
Visione dell'uomo vestito di lino
10 1 L'anno terzo di Ciro, re dei Persiani, fu rivelata una parola a Daniele, chiamato Baltassàr. Vera è la parola e la lotta è grande. Egli comprese la parola e gli fu dato d'intendere la visione.
2 In quel tempo io, Daniele, feci penitenza per tre settimane, 3 non mangiai cibo prelibato, non mi entrò in bocca né carne né vino e non mi unsi d'unguento, finché non furono compiute tre settimane. 4 Il giorno ventiquattro del primo mese, mentre stavo sulla sponda del gran fiume, cioè il Tigri, 5 alzai gli occhi e guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d'oro di Ufaz; 6 il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l'aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le sue gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine. 7 Soltanto io, Daniele, vidi la visione, mentre gli uomini che erano con me non la videro, ma un grande terrore si impadronì di loro e fuggirono a nascondersi. 8 Io rimasi solo a contemplare quella grande visione, mentre mi sentivo senza forze; il mio colorito si fece smorto e mi vennero meno le forze.

Apparizione dell'angelo
9 Udii il suono delle sue parole, ma, appena udito il suono delle sue parole, caddi stordito con la faccia a terra.
10 Ed ecco, una mano mi toccò e tutto tremante mi fece alzare sulle ginocchia, appoggiato sulla palma delle mani. 11 Poi egli mi disse: “Daniele, uomo prediletto, intendi le parole che io ti rivolgo, alzati in piedi, perché ora sono stato mandato a te”. Quando mi ebbe detto questo, io mi alzai in piedi tremando.
12 Egli mi disse: “Non temere, Daniele, perché fin dal primo giorno in cui ti sei sforzato di intendere, umiliandoti davanti a Dio, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto in risposta alle tue parole. 13 Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei prìncipi supremi, mi è venuto in aiuto e io l'ho lasciato là presso il principe del re di Persia;

C'è una lotta, a noi invisibile, tra gli angeli buoni e i demoni. Il testo dice che Gabriele ha lottato contro il demonio che assedia Ciro re di Persia per renderlo ostile a Israele. Michele interviene contro quel demonio cosicché Gabriele può recarsi da Daniele.

14 ora sono venuto per farti intendere ciò che avverrà al tuo popolo alla fine dei giorni, poiché c'è ancora una visione per quei giorni”. 15 Mentre egli parlava con me in questa maniera, chinai la faccia a terra e ammutolii. 16 Ed ecco, uno con sembianze di uomo mi toccò le labbra: io aprii la bocca e parlai e dissi a colui che era in piedi davanti a me: “Signor mio, nella visione i miei dolori sono tornati su di me e ho perduto tutte le energie. 17 Come potrebbe questo servo del mio signore parlare con il mio signore, dal momento che non è rimasto in me alcun vigore e mi manca anche il respiro?”. 18 Allora di nuovo quella figura d'uomo mi toccò, mi rese le forze 19 e mi disse: “Non temere, uomo prediletto, pace a te, riprendi forza, rinfrancati”. Mentre egli parlava con me, io mi sentii ritornare le forze e dissi: “Parli il mio signore, perché tu mi hai ridato forza”.

L'annunzio profetico
20 Allora mi disse: “Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò, ed ecco, verrà il principe di Iavan. 21 Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe.

Seguirà la lotta contro un altro demonio,“il principe di Iavan”, quello che agirà presso i Greci (Iavan è nome che designa la Grecia) nella loro politica di ellenizzazione di Israele. Questa lotta avverrà con il concorso dell'arcangelo Michele. E' una lotta tanto grande che solo Michele può essere un valido aiuto.

Prime guerre tra Seleucidi e Lagidi
11 1 E io, nell'anno primo di Dario, il Medo, mi tenni presso di lui per dargli rinforzo e sostegno.
2
E ora io ti manifesterò la verità. Ecco, vi saranno ancora tre re in Persia, poi il quarto acquisterà ricchezze superiori a tutti gli altri e, dopo essersi reso potente con le ricchezze, muoverà con tutti i suoi contro il regno di Iavan.


La descrizione di questi eventi è già contenuta in grande sintesi nella visione del montone e del capro (8,5-14) avuta da Daniele, e questa aveva già avuto una spiegazione (9,19).
Probabilmente si tratta della visione alla quale accenna l’angelo Michele (10,14) dopo quella avuta sulla sponda del fiume Tigri, al terzo anno del dominio di Ciro, (probabilmente nel 536); ciò non contraddice il testo (1,21) dove si legge che Daniele rimase a corte fino al primo anno del re Ciro, che va computato al momento della conquista di Babilonia, nel 538.
Essendo stato deportato a Babilonia nel 597, in età adolescenziale, al tempo della visione sul fiume Tigri Daniele aveva circa 73 anni.

I tre re Persiani che succederanno a Ciro sono: Cambise (530-522), Dario I (521-486), Serse I (Assuero) (486-465). Serse I è così il quarto re; egli intraprese una spedizione in Grecia nel 480, conquistò Atene, ma poi venne sconfitto nella battaglia navale di Salamina.

3 Sorgerà quindi un re potente, che dominerà sopra un grande impero e farà ciò che vuole; 4 ma appena si sarà affermato, il suo regno verrà smembrato e diviso ai quattro venti del cielo, ma non fra i suoi discendenti né con la stessa forza che egli possedeva; il suo regno sarà infatti estirpato e dato ad altri anziché ai suoi discendenti.

Il nuovo re è Alessandro Magno (336-323) (8,5-8), che con la vittoria di Arbele pose fine all'impero Persiano. Alessandro poco prima di morire divise il suo immenso impero tra i suoi generali e non tra i suoi discendenti.

5 Il re del mezzogiorno diverrà potente e uno dei suoi capitani sarà più forte di lui e il suo impero sarà grande.

Il re del mezzogiorno” è il Diadoco d'Egitto, il generale Tolomeo I Sotere (306-285), figlio di Lago (323-284). “Uno dei suoi capitani” è Seleuco I Nicanore (305-281), che vinse Tolomeo a Gaza in Siria e diventò fondatore della dinastia dei Seleucidi.
Seleuco I conquistò Babilonia ed estese il suo potere dal Pengjab fino all'Ellesponto.

6 Dopo qualche anno faranno alleanza e la figlia del re del mezzogiorno verrà al re del settentrione per fare la pace, ma non potrà conservare la forza del suo braccio e non resisterà né lei né la sua discendenza e sarà condannata a morte insieme con i suoi seguaci, il figlio e colui che l'ha sostenuta.

Faranno alleanza”; sarà l'alleanza fra Lagidi e Seleucidi, consolidata con il matrimonio di una figlia di Tolomeo II Filadelfo (285-247), Berenice, con Antioco II Theos (261-246). Berenice non riuscirà a mantenere il potere ottenuto sposando Antioco II. Antioco II, istigato da Laodice, sua prima moglie, ripudiò Berenice. Laodice ritornata sul trono fece uccidere Berenice, suo figlio e tutti coloro che facevano parte del suo seguito.

7 In quel tempo da un germoglio delle sue radici sorgerà uno, al posto di costui, e verrà con un esercito e avanzerà contro le fortezze del re del settentrione, le assalirà e se ne impadronirà. 8 Condurrà in Egitto i loro dei con le loro immagini e i loro preziosi oggetti d'argento e d'oro, come preda di guerra; poi per qualche anno si asterrà dal contendere con il re del settentrione. 9 Andrà nel regno del re del mezzogiorno e tornerà nella sua terra.

Un germoglio”; si tratta di Tolomeo III Evergete (247-221), fratello di Berenice. Quasi subito Tolomeo III attaccò Seleuco II Callino (246-226), figlio di Laodice, e lo vinse. Seleuco II tentò una rivalsa su Tolomeo III, ma senza un vero successo, per cui “ritornerà nel suo paese”.

10 Poi suo figlio si preparerà alla guerra, raccogliendo una moltitudine di grandi eserciti, con i quali avanzerà come un'inondazione: attraverserà il paese per attaccare di nuovo battaglia e giungere sino alla sua fortezza.

Suo figlio” è Antioco III il Grande (223-187), figlio di Antioco II. Questi attaccherà Tolomeo III con una campagna militare travolgente (219-217).

11 Il re del mezzogiorno, inasprito, uscirà per combattere contro il re del settentrione, che si muoverà con un grande esercito, ma questo cadrà in potere del re del mezzogiorno, 12 il quale, dopo aver disfatto quell'esercito, si gonfierà d'orgoglio, ma pur avendo abbattuto decine di migliaia, non per questo sarà più forte.

Tolomeo IV Filopatore (221-204) reagì ai successi di Antioco III ridimensionandone la portata, ma senza poter raggiungere un'egemonica potenza, poiché non seppe sfruttare al meglio la vittoria di Rafia del 216.

13 Il re del settentrione di nuovo metterà insieme un grande esercito, più grande di quello di prima, e dopo qualche anno avanzerà con un grande esercito e con grande apparato.

A Tolomeo IV succede il figlio Tolomeo V Epifane (204-181), ancora fanciullo. Antioco III con un potente esercito cercò di cancellare la sconfitta di Rafia. Dopo avere invaso la Celesiria conquistò senza nessuna difficoltà Gaza.

14 In quel tempo molti si alzeranno contro il re del mezzogiorno e uomini violenti del tuo popolo insorgeranno per dare compimento alla visione, ma cadranno.

Antioco III, alleatosi con Filippo V di Macedonia, si spinse verso l'Egitto e i suoi territori in Siria e in Palestina. Gruppi di Ebrei, i Tobiadi, appoggeranno Antioco III. La sommosa antiegiziana venne soffocata per mano dei filoegiziani.

15 Il re del settentrione verrà, costruirà terrapieni e occuperà una città ben fortificata. Le forze del mezzogiorno, con truppe scelte, non potranno resistere; mancherà loro la forza per opporre resistenza. 16 L'invasore farà ciò che vorrà e nessuno gli si potrà opporre; si stabilirà in quella magnifica terra e la distruzione sarà nelle sue mani.

Antioco III sconfiggerà l'esercito Egiziano (198). La “città ben fortificata” è Gaza oppure Sidone. La Palestina è designata come la “magnifica terra”. Essa passerà dal potere dei Tolomei al potere dei Seleucidi.


 Quindi si proporrà di occupare tutto il regno del re del mezzogiorno, stipulerà un'alleanza con lui e gli darà sua figlia per rovinarlo, ma la cosa non riuscirà e non raggiungerà il suo scopo.


Antioco III cercherà con intrighi di rovinare Tolomeo V anche dandogli in moglie la figlia Cleopatra (194), ma non riuscirà nell'intento e anzi Cleopatra si dimostrerà un'ottima reggente dopo la morte del marito (182). Antioco III, arrivato a Coracesio sulla costa della Panfilia, trovò il porto chiuso. Un'ambasciata di Rodesi gli fece capire che se avesse proceduto oltre si sarebbe trovato di fronte alle truppe di Rodi e di Roma.

18 Poi si volgerà verso le isole e ne prenderà molte, ma un comandante farà cessare la sua arroganza, facendola ricadere sopra di lui.

Antioco III, non potendo dirigersi verso il sud, si diresse verso l'occidente. Incontrerà però le legioni romane comandate da Lucio Cornelio Scipione che, vittoriose nella battaglia di Magnesia (190), gli impediranno ogni avanzata. “Verso le isole”, sono così chiamate le coste dell'Asia minore e della Grecia (Cf. Is 20,6; 23,2.6). “Facendola ricadere sopra di lui”, nel senso che l'arroganza di Antioco III che aveva il sogno di ricomporre sotto di lui il regno di Alessandro Magno gli venne ritorta contro: l'esercito romano contava 30.000 veterani e alcune truppe di alleati, e sbaragliò quello di Antioco III che contava 70.000 soldati.

19 Si volgerà poi verso le fortezze del proprio paese, ma inciamperà, cadrà, scomparirà.

Antioco III si diresse verso la Mesopotamia e la Persia, le parti più orientali del suo regno, per cercare di mantenere sottomesse quelle popolazioni, dalle quali doveva trarre il denaro da dare a Roma per soddisfare gli obblighi contratti con la disfatta. Antioco III trovò la morte mentre tentava di espugnare nella notte il santuario di Bel ad Elimaide: la gente accorse e massacrò lui e le sue truppe.

20 Sorgerà quindi al suo posto uno che manderà esattori nella terra che è lo splendore del suo regno, ma in pochi giorni sarà stroncato, non nel furore di una rivolta né in battaglia.

Seleuco IV Filopatore (187-175) spinto dalla necessità di pagare il tributo a Roma mandò esattori “nella terra perla del suo regno”, cioè la Palestina. L'esattore è Eliodoro, che tentò di derubare il tempio di Gerusalemme. Seleuco IV verrà stroncato da un complotto ordito dallo stesso Eliodoro.

Antioco Epifane
21 Gli succederà poi un uomo abbietto, privo di dignità regale: verrà di sorpresa e occuperà il regno con la frode. 22 Le forze armate saranno annientate davanti a lui e sarà stroncato anche il capo dell'alleanza.

E' Antioco IV Epifane (manifestazione della divinità), detto anche Epimane (pazzo), per le sue stravaganze. Ad Antioco III doveva succedere Demetrio I Soter, che però si trovava Roma come ostaggio al posto del suo zio paterno, il futuro Antioco IV. Con intrighi Antioco IV arrivò al trono. Quando venne ucciso suo fratello Seleuco per mano di Eliodoro, Antioco IV venne rapidamente da Atene e aiutato da Eumene e Attalo cacciò Eliodoro e cinse la corona. “Il capo dell'alleanza” è il sommo sacerdote Onia III deposto da Antioco nel 175 e poi assassinato a Dafne nel 170.

23 Non appena sarà stata stipulata un'alleanza con lui, egli agirà con la frode, crescerà e si consoliderà con poca gente.

Attorno ad Antioco IV aumentarono in breve i sostenitori, ottenuti con favoritismi e promesse, inoltre ebbe a disposizione il minuscolo regno di Siria, reso tale dopo gli smembramenti operati dai Romani.

24 Entrerà di sorpresa nei luoghi più fertili della provincia e farà cose che né i suoi padri né i padri dei suoi padri osarono fare; distribuirà alla sua gente preda, spoglie e ricchezze e ordirà progetti contro le fortezze, ma ciò fino ad un certo tempo.

Antioco IV si spinse nei territori più ricchi per razziare ricchezze da dare a templi, città e persone, che si schierarono dalla sua parte. Fece poi progetti di conquista, ma su tutto ciò c'era la sua fine dichiarata da Dio.

25 La sua potenza e il suo ardire lo spingeranno contro il re del mezzogiorno con un grande esercito, e il re del mezzogiorno verrà a battaglia con un grande e potente esercito, ma non potrà resistere, perché si ordiranno congiure contro di lui. 26 I suoi stessi commensali saranno causa della sua rovina; il suo esercito sarà travolto e molti cadranno uccisi. 27 I due re non penseranno che a farsi del male a vicenda e, seduti alla stessa tavola, parleranno con finzione, ma senza riuscire nei reciproci intenti, perché li attenderà la fine, al tempo stabilito.

Morta Cleopatra (174-173), il giovane Tolomeo VI Filometore (18-145), nipote di Tolomeo V, reclamava il possesso della Celesiria che, con la Fenicia, la Giudea e la Samaria era stata donata a Cleopatra, figlia di Antioco III, quando si era unita in matrimonio (193-192) con Tolomeo V Epifane. Allora Antioco IV marciò contro l'Egitto tra il 170-169 per riavere la sovranità su quei territori. Tolomeo VI viene mal consigliato, specialmente dall'eunuco Euleo, fuggì in Samotracia, lasciando allo sbaraglio le sue truppe e la Celesiria nelle mani di Antioco IV.
I due re, Antioco IV e Tolomeo VI cercheranno di ingannarsi l'un l'altro, sedendo alla stessa mensa, cioè fingendo amicizia. Antioco IV cercò di affermare che il regno apparteneva a Tolomeo VII Evergete, fratello di Tolomeo VI, per mettere i due fratelli l'uno contro l'altro. I due fratelli invece si misero d'accordo.

28 Egli ritornerà nel suo paese con grandi ricchezze e con in cuore l'avversione alla santa alleanza: agirà secondo i suoi piani e poi ritornerà nel suo paese.

Antioco IV ritornato verso il nord manifesta i suoi perversi piani contro gli Israeliti che seguivano la “santa alleanza”, cioè l'alleanza del Sinai.

29 Al tempo determinato verrà di nuovo contro il paese del mezzogiorno, ma quest'ultima impresa non riuscirà come la prima. 30 Verranno contro lui navi dei Chittìm ed egli si sentirà scoraggiato e tornerà indietro.

La seconda campagna contro l'Egitto (168) cominciò bene ma si concluse male. Tolomeo Macrone, stratega dell'isola di Cipro per conto di Tolomeo Filometore passò dalla parte di Antioco IV, che s'impossessò dell'isola spingendosi poi fino a Rinocolura, Menfi e Alessandria. “Le navi dei Kittìm” sono le navi dei Romani (Chittìm è nome che designa le regioni adiacenti il Mediterraneo (Gn 10,4; Nm 24,24; Is 23,1.12, ecc.). Pompilio, capo della flotta romana, a pochi chilometri da Alessandria bloccò Antioco IV e lo sottopose alle condizioni di Roma. Antioco dovette fare ritorno in Siria.

Si volgerà infuriato e agirà contro la santa alleanza, e nel suo ritorno se la intenderà con coloro che avranno abbandonato la santa alleanza. 31 Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l'abominio devastante.

Prendendo a pretesto la sollevazione di Giasone contro Menelao (2Mac 5,5-10), infierì contro gli Ebrei fedeli all'Alleanza in maniera crudele. Venne profanato il tempio e aboliti i sacrifici prescritti da Mosé. Nel tempio venne poi innalzato un altare a Zeus Olimpio.

32 Con lusinghe egli sedurrà coloro che avranno tradito l'alleanza, ma quanti riconoscono il proprio Dio si fortificheranno e agiranno.

Antioco IV sarà prodigo di promesse per condurre all'apostasia e costituirà dei promotori dell'apostasia tra gli stessi Ebrei. Il primo libro dei Maccabei (1,52) ci riferisce che molti furono gli apostati. I “Hasidim”, cioè i pii, i fedeli all'Alleanza organizzeranno la resistenza contro l'ellenizzazione.

33 I più saggi tra il popolo ammaestreranno molti, ma cadranno di spada, saranno dati alle fiamme, condotti in schiavitù e saccheggiati per molti giorni.

I più saggi tra il popolo”, i “Hasidim”, manterranno tra il popolo la conoscenza della Legge, pur esposti ad essere condotti in schiavitù o ad essere martirizzati.

34 Mentre così cadranno, riceveranno un piccolo aiuto: molti però si uniranno a loro, ma senza sincerità.

Il movimento Maccabaico conterà all'inizio molte adesioni, ma non tutte sincere. Molti avevano aderito al movimento di resistenza nell'idea di una riscossa facile e rimunerativa.

35 Alcuni saggi cadranno perché fra loro vi siano di quelli purificati, lavati, resi candidi fino al tempo della fine, che dovrà venire al tempo stabilito.

La persecuzione sostenuta fino alla morte è ricca di purificazione. L'azione di Antioco IV ha un tempo fissato, ma non sarà la fine di tutte le persecuzioni: “il tempo della fine” è molto oltre la fine di Antioco IV.

36 Il re dunque farà ciò che vuole, s'innalzerà, si magnificherà sopra ogni dio e proferirà cose inaudite contro il Dio degli dei e avrà successo finché non sarà colma l'ira; poiché ciò che è stato decretato si compirà.

Antioco IV non si esalta solo “sopra ogni dio” cioè ogni divinità pagana, ma si esalterà contro l'unico e vero Dio, ma su di lui giungerà l'ira di Dio.

37 Egli non si curerà neppure degli dei dei suoi padri né del dio amato dalle donne né di altro dio, poiché egli si esalterà sopra tutti. 38 Onorerà invece il dio delle fortezze: onorerà, con oro e argento, con gemme e con cose preziose, un dio che i suoi padri non hanno mai conosciuto.

Il dio delle fortezze” è il greco Zeus Olimpio, equivalente del romano Giove Capitolino, sconosciuto ai suoi padri che coltivavano un culto al dio Apollo e al “dio amato dalle donne”, che probabilmente è Tammuz-Adone.

39 Nel nome di quel dio straniero attaccherà i bastioni delle fortezze e colmerà di onori coloro che lo riconosceranno: darà loro il potere su molti e distribuirà loro terre in ricompensa.

Zeus Olimpio sarà l'emblema delle sue battaglie e della sua oppressione religiosa.

Fine del persecutore
40 Al tempo della fine il re del mezzogiorno si scontrerà con lui e il re del settentrione gli piomberà addosso, come turbine, con carri, con cavalieri e molte navi; entrerà nel suo territorio e attraversandolo lo invaderà. 41 Entrerà anche in quella magnifica terra e molti paesi soccomberanno. Questi però scamperanno dalla sua mano: Edom, Moab e la parte migliore degli Ammoniti. 42 Metterà così la mano su molti paesi; neppure l'Egitto scamperà. 43 S'impadronirà di tesori d'oro e d'argento e di tutte le cose preziose d'Egitto: i Libi e gli Etiopi saranno al suo seguito. 44 Ma notizie dall'oriente e dal settentrione lo turberanno: egli partirà con grande ira per distruggere e disperdere molti. 45 Pianterà le tende reali fra il mare e lo splendore della santa montagna; poi giungerà alla fine e nessuno verrà in suo aiuto.

Antioco IV, “il re del settentrione”, operò una terza campagna contro l'Egitto, ma benché fosse “come turbine, con carri, con cavalieri e molte navi” era condannata in partenza all'insuccesso per la presenza dei Romani nell'area. Si sa che Antioco IV nel 165 fece una spedizione in Armenia, ma dovette ritirarsi a Babilonia. Nel frattempo Antioco IV aveva inviato Lisia in Giudea con l'intento di immettervi stabilmente immigrati che di usanze greche, ma Lisia fu sconfitto di fronte all'azione militare dei Giudei. “Fra il mare e lo splendore della santa montagna”, è il luogo dell'accampamento base di Lisia. “La santa montagna” è Sion. La notizia della sconfitta di Lisia giunse ad Antioco IV, che ne rimase sconvolto morendo poi in Persia nel 164.
Il secondo libro dei Maccabei (1,13-17) presenta la morte di Antioco IV come dovuta ad un complotto dei sacerdoti del tempio di Nanea, dea Mesopotamica assimilata alla dea Artemide di Efeso, ma nel primo libro dei maccabei si legge (6,1s) dice che riuscì a riparare a Babilonia. Lo storico Polibio dice invece che morì nella città persiana di Tabe nel 164.

Il tempo dell'angoscia
12 1 Ora, in quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.

Con il cap. 12 inizia la sezione degli ultimi tempi. Daniele, col vincolo di sigillare il libro (12,4). Il vincolo del segreto è in relazione al non suscitare nella massa degli Israeliti la dannosa curiosità di volerne sapere di più. Anche Daniele, che voleva saperne di più, si trovò di fronte ad uno stop delle sue curiosità sul futuro: gli doveva bastare quanto detto (12,8-9). Ciò non vuol dire che il libro, cioè le parole udite e le visioni di Daniele non potessero essere comunicate ad un certo numero di persone, che le tramandò, fino alla composizione dell’attuale libro.

L'espressione “in quel tempo” riguarda un tempo futuro indefinito. Vi sarà “un tempo di angoscia”, che Gesù ripresenta (Mt 24,21).
Sono le persecuzioni future contro i santi, e qui entrano in campo le quattro bestie salite dal mare (7,2s) (Cf. Mt 24,21).
Israele sarà salvato nel tempo della fine, quando accoglierà il Cristo (Cf. Rm 11,11s).
Michele sorgerà a difesa del popolo di Dio che, unico, ha attualmente due tronchi: vivo l'uno (Chiesa), l'altro sterile (Israele). Alla fine non ci saranno più due tronchi dell'unico popolo, ma nella Chiesa uno solo, vivo in Cristo.

La risurrezione finale
2 Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. 3 I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre. 4 Ora tu, Daniele, chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine: allora molti lo scorreranno e la loro conoscenza sarà accresciuta”.

Molti”, sta per moltitudine. E' la risurrezione e il giudizio universale.
Il tempo della fine” designa qui un tempo molto lontano da Daniele, riguarderà i futuri che saranno ammaestrati dal suo libro, che deve rimanere sigillato, cioè senza ampia divulgazione.
Daniele (12,8) “non comprese” tutto della profezia, ma non poté saperne di più (12,9): il librò sarà compreso da quelli che vivranno gli avvenimenti futuri.
Il libro dell'Apocalisse (22,10) non fu invece sigillato, poiché (22,10) “il tempo è vicino”. La parte della rivelazione che Giovanni ha tenuto sigillata, cioè - nel caso specifico - non scritto (10,4), riguarda una rivelazione il cui peso non era sostenibile da altri.

La profezia sigillata
5 Io, Daniele, stavo guardando ed ecco altri due che stavano in piedi, uno di qua sulla sponda del fiume, l'altro di là sull'altra sponda. 6 Uno disse all'uomo vestito di lino, che era sulle acque del fiume: “Quando si compieranno queste cose meravigliose?”. 7 Udii l'uomo vestito di lino, che era sulle acque del fiume, il quale, alzate la destra e la sinistra al cielo, giurò per colui che vive in eterno che tutte queste cose si sarebbero realizzate fra un tempo, tempi e metà di un tempo, quando fosse giunta a compimento la distruzione della potenza del popolo santo.

La distruzione del popolo santo” , cioè la persecuzione contro il popolo di Dio avrà un termine.
L'Apocalisse (20,1s) dice che Satana verrà incatenato.
Nel tempo della civiltà dell'amore, che è presentata nell'Apocalisse (21,9s) con l'avvento della Gerusalemme messianica, Satana non avrà più presa sulle nazioni, pur tuttavia continuando a tentare gli uomini, per una ripresa di lotta contro Cristo che culminerà con gli eventi drammatici che precederanno la fine del mondo (Cf. Ap 20,10).

8 Io udii bene, ma non compresi, e dissi: “Signore mio, quale sarà la fine di queste cose?”. 9 Egli mi rispose: “Va, Daniele, queste parole sono nascoste e sigillate fino al tempo della fine. 10 Molti saranno purificati, resi candidi, integri, ma gli empi agiranno empiamente: nessuno degli empi intenderà queste cose, ma i saggi le intenderanno. 11 Ora, dal tempo in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l'abominio devastante, passeranno milleduecentonovanta giorni. 12 Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecentotrentacinque giorni. 13 Tu, va pure alla tua fine e riposa: ti alzerai per la tua sorte alla fine dei giorni”.

Anche Antioco Epifane (8,14) abolirà il sacrificio quotidiano, ma sarà solo una parentesi drammatica e non una realtà protraentesi nel tempo e definitiva (9,27).
Un tempo” è un anno, “tempi” sono due anni, “metà di un tempo” sono sei mesi (12,7). Si hanno così 42 mesi di 30 giorni, a cui si deve aggiungere, secondo il calendario lunisolare, un mese. Si hanno così 43 mesi, cioè “milleduecentonovanta giorni”.
Milletrecentotrentacinque giorni”; ai 1290 giorni viene aggiunto un mese e mezzo (un tempo e metà di un tempo); si hanno così 1335 giorni. Il tempo di intervallo, del tutto indicativo, è un tempo di pace (civiltà della verità e dell'amore) che non può essere vissuto senza vigilanza: “Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a millecentotrentacinque giorni”, in attesa dei convulsi eventi della fine del mondo (Ap 20,7s).

Susanna e il giudizio di Daniele
13 1 Abitava in Babilonia un uomo chiamato Ioakìm, 2 il quale aveva sposato una donna chiamata Susanna, figlia di Chelkia, di rara bellezza e timorata di Dio. 3 I suoi genitori, che erano giusti, avevano educato la figlia secondo la legge di Mosè. 4 Ioakìm era molto ricco e possedeva un giardino vicino a casa, ed essendo stimato più di ogni altro, i Giudei andavano da lui.
5
In quell'anno erano stati eletti giudici del popolo due anziani; erano di quelli di cui il Signore ha detto: “L'iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e di giudici, che solo in apparenza sono guide del popolo”. 6 Questi frequentavano la casa di Ioakìm, e tutti quelli che avevano qualche lite da risolvere si recavano da loro. 7 Quando il popolo, verso il mezzogiorno, se ne andava, Susanna era solita recarsi a passeggiare nel giardino del marito. 8 I due anziani, che ogni giorno la vedevano andare a passeggiare, furono presi da un'ardente passione per lei: 9 persero il lume della ragione, distolsero gli occhi per non vedere il Cielo e non ricordare i giusti giudizi. 10 Erano colpiti tutti e due dalla passione per lei, 11 ma l'uno nascondeva all'altro la sua pena, perché si vergognavano di rivelare la brama che avevano di unirsi a lei. 12 Ogni giorno con maggior desiderio cercavano di vederla. Un giorno uno disse all'altro: 13 “Andiamo pure a casa: è l'ora di desinare”. E usciti se ne andarono. 14 Ma ritornati indietro, si ritrovarono di nuovo insieme e, domandandosi a vicenda il motivo, confessarono la propria passione. Allora studiarono il momento opportuno di poterla sorprendere da sola.
15 Mentre aspettavano l'occasione favorevole, Susanna entrò, come al solito, con due sole ancelle, nel giardino per fare il bagno, poiché faceva caldo. 16 Non c'era nessun altro al di fuori dei due anziani, nascosti a spiarla. 17 Susanna disse alle ancelle: “Portatemi l'unguento e i profumi, poi chiudete la porta, perché voglio fare il bagno”. 18 Esse fecero come aveva ordinato: chiusero le porte del giardino e uscirono dalle porte laterali per portare ciò che Susanna chiedeva, senza accorgersi degli anziani, poiché si erano nascosti. 19 Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: 20 “Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. 21 In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle”. 22 Susanna, piangendo, esclamò: “Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. 23 Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!”. 24 Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei 25 e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.
26 I servi di casa, all'udire tale rumore in giardino, si precipitarono dalla porta laterale per vedere che cosa stava accadendo. 27 Quando gli anziani ebbero fatto il loro racconto, i servi si sentirono molto confusi, perché mai era stata detta una simile cosa di Susanna.
28
Il giorno dopo, quando il popolo si radunò nella casa di Ioakìm, suo marito, andarono là anche i due anziani, pieni di perverse intenzioni, per condannare a morte Susanna. 29 Rivolti al popolo dissero: “Si faccia venire Susanna figlia di Chelkia, moglie di Ioakìm”. Mandarono a chiamarla 30 ed ella venne con i genitori, i figli e tutti i suoi parenti. 31 Susanna era assai delicata e bella di aspetto; 32 aveva il velo e quei perversi ordinarono che le fosse tolto, per godere almeno così della sua bellezza. 33 Tutti i suoi familiari e amici piangevano.
34
I due anziani si alzarono in mezzo al popolo e posero le mani sulla sua testa. 35 Ella piangendo alzò gli occhi al cielo, con il cuore pieno di fiducia nel Signore.36 Gli anziani dissero: “Mentre noi stavamo passeggiando soli nel giardino, è venuta con due ancelle, ha chiuso le porte del giardino e poi ha licenziato le ancelle.37 Quindi è entrato da lei un giovane, che era nascosto, e si è unito a lei. 38 Noi, che eravamo in un angolo del giardino, vedendo quella iniquità ci siamo precipitati su di loro. 39 Li abbiamo sorpresi insieme, ma non abbiamo potuto prendere il giovane perché, più forte di noi, ha aperto la porta ed è fuggito. 40 Abbiamo preso lei e le abbiamo domandato chi era quel giovane, ma lei non ce l'ha voluto dire. Di questo noi siamo testimoni”. 41 La moltitudine prestò loro fede, poiché erano anziani e giudici del popolo, e la condannò a morte. 42 Allora Susanna ad alta voce esclamò: “Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, 43 tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me”. 44 E il Signore ascoltò la sua voce.
45
Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, 46 il quale si mise a gridare: “Io sono innocente del sangue di lei!”.
47 Tutti si voltarono verso di lui dicendo: “Che cosa vuoi dire con queste tue parole?”. 48 Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: “Siete così stolti, o figli d'Israele? Avete condannato a morte una figlia d'Israele senza indagare né appurare la verità! 49 Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei”.
50 Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: “Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell'anzianità”. 51 Daniele esclamò: “Separateli bene l'uno dall'altro e io li giudicherò”. 52 Separati che furono, Daniele disse al primo: “O invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, 53 quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l'innocente. 54 Ora, dunque, se tu hai visto costei, dì: sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?”. Rispose: “Sotto un lentisco”. 55 Disse Daniele: “In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l'angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due”. 56 Allontanato questi, fece venire l'altro e gli disse: ”Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! 57 Così facevate con le donne d'Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. 58 Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?”. Rispose: ”Sotto un leccio”. 59 Disse Daniele: “In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l'angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire”.
60
Allora tutta l'assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. 61 Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di aver deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo 62 e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente. 63 Chelkia e sua moglie resero grazie a Dio per la figlia Susanna, insieme con il marito Ioakìm e tutti i suoi parenti, per non aver trovato in lei nulla di vergognoso. 64 Da quel giorno in poi Daniele divenne grande di fronte al popolo.


L'episodio è ambientato a “Babilonia”, ma probabilmente il vero luogo è Samaria, visto che non era possibile ai Giudei tenere dei processi in stato di schiavitù. L'autore forse chiama Samaria Babilonia perché a Samaria vennero inseriti prima stranieri pagani condotti dagli Assiri e poi babilonesi quando la città passò sotto il dominio Babilonese. Se l'osservazione è centrata l'episodio si colloca prima della deportazione a Babilonia del re Ioiakìn.
Ioakìm”, marito di Susanna è un Israelita - non un Giudeo -, un appartenente all'antico regno del Nord costituito da Geroboamo con la scissione da Gerusalemme. Il marito di Susana però aveva frequenti rapporti con i Giudei, che ne frequentavano la casa.
Susanna” è invece una Giudea, cioè originaria della tribù di Giuda, e quindi religiosamente fedele a tempio di Gerusalemme.
I due giudici anziani sono due Israeliti aderenti ai Babilonesi: “L'iniquità è uscita da Babilonia per opera di anziani e giudici”.
L'adulterio veniva punito con la lapidazione (Lv 20,10; Dt 2,22).

Bel e il Drago
Daniele e i sacerdoti di Bel
14 1 Il re Astiage si riunì ai suoi padri e gli succedette nel regno Ciro, il Persiano. 2 Ora Daniele era intimo del re, ed era il più onorato di tutti gli amici del re. 3 I Babilonesi avevano un idolo chiamato Bel, al quale offrivano ogni giorno dodici sacchi di fior di farina, quaranta pecore e sei barili di vino. 4 Anche il re venerava questo idolo e andava ogni giorno ad adorarlo. Daniele però adorava il suo Dio e perciò il re gli disse: “Perché non adori Bel?”. 5 Daniele rispose: “Io non adoro idoli fatti da mani d'uomo, ma soltanto il Dio vivo che ha fatto il cielo e la terra e che ha potere su ogni essere vivente”. 6 “Non credi tu - aggiunse il re - che Bel sia un dio vivo? Non vedi quanto beve e mangia ogni giorno?”. 7 Rispose Daniele ridendo: “Non t'ingannare, o re: quell'idolo di dentro è d'argilla e di fuori è di bronzo e non ha mai mangiato né bevuto”. 8 Il re s'indignò e convocati i sacerdoti di Bel disse loro: “Se voi non mi dite chi è che mangia tutto questo cibo, morirete; se invece mi proverete che è Bel che lo mangia, morirà Daniele, perché ha insultato Bel”. 9 Daniele disse al re: “Sia fatto come tu hai detto”. I sacerdoti di Bel erano settanta, senza contare le mogli e i figli. 10 Il re si recò insieme con Daniele al tempio di Bel 11 e i sacerdoti di Bel gli dissero: “Ecco, noi usciamo di qui e tu, o re, disponi le vivande e mesci il vino temperato; poi chiudi la porta e sigillala con il tuo anello. Se domani mattina, venendo, tu riscontrerai che tutto non è stato mangiato da Bel, moriremo noi, altrimenti morirà Daniele che ci ha calunniati”. 12 Essi però non erano preoccupati, perché avevano praticato un passaggio segreto sotto la tavola, per il quale passavano abitualmente e consumavano tutto.
13 Dopo che essi se ne furono andati, il re fece porre i cibi davanti a Bel. 14 Daniele ordinò ai servi del re di portare un po' di cenere e la sparsero su tutto il pavimento del tempio alla presenza soltanto del re; poi uscirono, chiusero la porta, la sigillarono con l'anello del re e se ne andarono. 15 I sacerdoti vennero di notte, secondo il loro consueto, con le mogli, i figli, e mangiarono e bevvero tutto. 16 Di buon mattino il re si alzò, come anche Daniele. 17 Il re domandò: “Sono intatti i sigilli, Daniele?”. “Intatti, o re” rispose. 18 Aperta la porta, il re guardò la tavola ed esclamò: “Tu sei grande, Bel, e nessun inganno è in te!”. 19 Daniele sorrise e, trattenendo il re perché non entrasse, disse: “Guarda il pavimento ed esamina di chi sono quelle orme”. 20 Il re disse: “Vedo orme di uomini, di donne e di ragazzi!”. 21 Acceso d'ira, fece arrestare i sacerdoti con le mogli e i figli e gli furono mostrate le porte segrete per le quali entravano a consumare quanto si trovava sulla tavola. 22 Quindi il re li fece uccidere, consegnò Bel in potere di Daniele, che lo distrusse insieme con il tempio. 

Questa narrazione ci presenta Ciro orientato al culto di Bel, cioè del dio Marduk, suprema divinità di Babilonia. Conforme al suo atteggiamento verso i vari culti, Ciro non ne impose uno e Daniele potè esprimere la sua obiezione.
Da un'iscrizione ritrovata a Babilonia (“Il cilindro di Ciro”), i sacerdoti di Marduk avevano immediatamente adottato la linea del trasformismo, facendo di Marduk, dio di Babilonia, il dio autore delle vittorie di Ciro: “(Marduk) ha nominato il nome di Ciro e lo ha chiamato al dominio su tutta la terra”. Comprensibile l'attrazione di Ciro per Bel. Ma Daniele non ha dubbi: il cibo posto davanti all'idolo di Bel viene tutte le volte consumato dai sacerdoti del tempio. Questo episodio svela la presenza di trucchi presenti nei templi per strappare il consenso della gente.

Daniele uccide il drago
23 Vi era un grande drago e i Babilonesi lo veneravano. 24 Il re disse a Daniele: “Non potrai dire che questo non è un dio vivente; adoralo, dunque”. 25 Daniele rispose: “Io adoro il Signore, mio Dio, perché egli è il Dio vivente; se tu me lo permetti, o re, io, senza spada e senza bastone, ucciderò il drago”. 26 Soggiunse il re: “Te lo permetto”. 27 Daniele prese allora pece, grasso e peli e li fece cuocere insieme, poi preparò delle polpette e le gettò in bocca al drago che le inghiottì e scoppiò; quindi soggiunse: “Ecco che cosa adoravate!”.
28
Quando i Babilonesi lo seppero, ne furono molto indignati e insorsero contro il re, dicendo: “Il re è diventato giudeo: ha distrutto Bel, ha ucciso il drago, ha messo a morte i sacerdoti”. 29 Andarono da lui dicendo: “Consegnaci Daniele, altrimenti uccidiamo te e la tua famiglia!”. 30 Quando il re vide che lo assalivano con violenza, costretto dalla necessità consegnò loro Daniele.


Questo brano si presenta redazionalmente connesso col precedente. Anche qui Ciro non impone una divinità, ma è, al contrario, disposto alla verifica. Il re ora crede di porre in difficoltà Daniele affermando che il drago, cioè un serpente, è vivo, dunque “un dio vivente”. Daniele dimostra che il drago è solo un animale facile da uccidere con un minimo di astuzia. All'uccisione del serpente corrisponde una sollevazione popolare, che chiede a Ciro la vita di Daniele, con la minaccia di morte per il re e la sua famiglia. Questa sollevazione è del tutto improbabile, come è del tutto improbabile la minaccia di morte al re accusato di essere dalla parte dei Giudei. Gli studiosi affermano che a Babilonia non ci fosse l’adorazione di un serpente. Probabilmente si tratta di un culto rurale, residuo della religione dei Sumeri. L’episodio del serpente - usato per la divinazione - finì per essere inquadrato nel ciclo di Daniele. Il valore della narrazione è quello di un apologo del vero e unico Dio vivente.

Daniele nella fossa dei leoni
31 Ed essi lo gettarono nella fossa dei leoni, dove rimase sei giorni. 32 Nella fossa vi erano sette leoni, ai quali venivano dati ogni giorno due cadaveri e due pecore, ma quella volta non fu dato loro niente, perché divorassero Daniele.
33 Si trovava allora in Giudea il profeta Abacuc, il quale aveva fatto una minestra e aveva spezzettato il pane in un recipiente e ora andava a portarli nel campo ai mietitori. 34 L'angelo del Signore gli disse: “Porta questo cibo a Daniele in Babilonia nella fossa dei leoni”. 35 Ma Abacuc rispose: “Signore, Babilonia non l'ho mai vista e la fossa non la conosco”. 36 Allora l'angelo del Signore lo prese per la cima della testa e sollevandolo per i capelli lo trasportò a Babilonia, sull'orlo della fossa dei leoni, con l'impeto del suo soffio. 37 Gridò Abacuc: “Daniele, Daniele, prendi il cibo che Dio ti ha mandato”. 38 Daniele esclamò: “Dio, ti sei ricordato di me e non hai abbandonato coloro che ti amano”. 39 Alzatosi, Daniele si mise a mangiare. L'angelo di Dio riportò subito Abacuc nella sua terra.
40 Il settimo giorno il re andò per piangere Daniele e, giunto alla fossa, guardò e vide Daniele seduto. 41 Allora esclamò ad alta voce: “Grande tu sei, Signore, Dio di Daniele, e non c'è altro dio all'infuori di te!”. 42 Poi fece uscire Daniele dalla fossa e vi fece gettare coloro che volevano la sua rovina, ed essi furono subito divorati sotto i suoi occhi.

Il profeta Abacuc visse al tempo di Geremia (600), quindi l'Abacuc di cui qui si parla è un altro personaggio.