IL Presepe dei Cappuccini di Porretta Terme

Il  presepe è un’antica e felice tradizione che risale a  san Francesco d’Assisi, che  ispirato dal suo grande amore per il Bambino di Betlemme, volle a Greccio la rappresentazione sacra della Natività. Il presepe di Porretta Terme si sviluppa su di un’area di 200 mq con effetti di luce, di situazioni meteorologiche, di movimenti e di musica. Rimane aperto al pubblico fino alla fine di agosto. Gli autori sono i sig. Francesco Mascagni e Leonardo Antonelli

 

                                                                               

           

Dalle fonti Francescane

(FF. 468-470): E’ degno di perenne  memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore.

C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: <Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello. Appena l’ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l’occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.

La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima. La selva risuona di voci e le rupi imponenti echeggiano i cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore, e la notte sembra tutta un sussulto di gioia.

Il Santo è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile. Poi il sacerdote celebra solennemente l’Eucaristia sul presepio e lui stesso assapora una consolazione mai gustata prima.

Francesco si è rivestito dei paramenti diaconali, perché era diacono, e canta con voce sonora il santo Vangelo: quella voce forte e dolce, limpida e sonora rapisce tutti in desiderio di cielo. Poi parla al popolo e con parole dolcissime rievoca il neonato Re povero e la piccola città di Betlemme. Spesso, quando voleva nominare Cristo Gesù, infervorato di amore celeste lo chiamava <il Bambino di Betlemme>, e quel nome <Betlemme> lo pronunciava riempiendosi la bocca di voce e ancor più di tenero affetto, producendo un suono come belato di pecora. E ogni volta che diceva <Bambino di Betlemme> o <Gesù>, passava la lingua sulle labbra, quasi a gustare e trattenere tutta la dolcezza di quelle parole”.

 

(FF. 2904): Chiara ad Agnese scriveva: “Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli. O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, è adagiato in una mangiatoia”.