Chiesa dei Cappuccini di Porretta Terme
 

La comunità dei frati Cappuccini è stata ritirata dal dicembre 2011, ma un padre cappuccino è presente il sabato e la domenica

 

 

Porretta Terme si trova a circa 60 km da Bologna e 40 da Pistoia ad un'altezza di 360 metri sul livello del mare. Il suo nome deriva secondo Demetrio Lorenzini, farmacista, geologo e botanico, nato e vissuto a Porretta tra il 1834 e il 1910, autore della "Guida ai Bagni della Porretta", da "una misera parrocchia intitolata a Santi Nicolai di Poreda", nome anche di "un antico castello già distrutto nella guerra fra i Bolognesi e quelli della Sambuca Pistoiese". Poreda significherebbe “poveretta”. C’è chi afferma tra le antiche famiglie porrettane (Nanni-Costa) che il nome Poreda derivi dalla presenza di un Lazzaretto per il territorio della montagna, e ivi collocato per la presenza delle acque termali. Comunque sia l'origine del nome, Porretta Terme si è costituita a partire dalla riscoperta, intorno al 1249, delle acque termali, dopo un lunghissimo periodo di oblio. Alcune vestigia di epoca classica ci dicono che nell’antichità le sue acque curative vennero conosciute e usate, come attesta la scala romana in pietra serena trovata nell’area delle Terme “alte” e il mascherone raffigurante il volto di un leone, rinvenuto nel 1888 lungo il greto del Rio Maggiore, e risalente al I secolo dopo Cristo in età romana. Risale a tempi antichi la leggenda del bue malato, che lasciato in libertà dal suo padrone, si abbeverò alle acque termali, ritornando alla stalla perfettamente risanato. La parte più antica di Porretta è quella disposta lungo il corso del Rio Maggiore. L'espansione dell'abitato lungo l'asse fluviale del Reno iniziò nella seconda metà del secolo scorso, dopo l'apertura della strada provinciale Porrettana (1816-1843) e della ferrovia (1862-1863). La presenza dei Cappuccini risale ad una donazione di terreno, firmata il 23 luglio 1857 da parte dei fratelli Francesco e Alfonso Nanni Costa. Il terreno donato non faceva parte del territorio parrocchiale di Porretta Terme, ma di quello della parrocchia di Capugnano. I Cappuccini vennero chiamati come elemento di guida per la gioventù, e per un irraggiamento di testimonianza francescana, augurabile in una città che conosceva grande affluenza e incontri con personalità di spicco. Il convento dei Cappuccini aveva attorno a sé ampi spazi di verde, ma era destinato nel futuro ad essere raggiunto dall’edilizia in espansione. La posa della prima pietra avvenne il 25 luglio 1859 ad opera del Card. Michele Viale Prelà, Arcivescovo di Bologna. La chiesa venne dedicata all’Immacolata Concezione. Parteciparono alla posa della prima pietra anche i Cardinali Giuseppe Milesi Pironi Ferretti, Legato di Bologna, e Luigi Vannicelli Casoni, Arcivescovo di Ferrara, presenti a Porretta per le cure termali. Ma anche il Card. Gustavo de’ Principi d’Hohenlohe, elemosiniere segreto di Pio IX e frequentatore di Porretta Terme, nonché amico della famiglia Nanni Costa, ed ebbe in simpatia la costruzione del convento. Appena si ebbe un minimo di edificio fu fatta una cappella nello scantinato del convento e si cominciò il 2 luglio 1863 a celebrarvi la Messa. La costruzione del convento e della chiesa subirono un arresto pIl grande quadro dell'Immacolataer il decreto di soppressione degli Ordini Religiosi da parte dello Stato italiano entrato in vigore il 31 dicembre 1866. A Porretta, lo Stato non poté incamerare il convento perché la proprietà era dei Nanni Costa. I frati sacerdoti dovettero lasciare il saio per indossare l’abito talare e funzionarono come custodi della chiesa, e i fratelli laici indossarono abiti borghesi. Superato quel triste momento i lavori della chiesa vennero terminati nel 1878 e quelli del convento nel 1882. I frati diedero subito prova di capacità culturale. La bella chiesa venne progettata nel 1858 da un frate cappuccino, padre Filippo Maria Fortini da Cento. Per i quadri della chiesa venne interessato il pittore svizzero Melchior Paul von Deschwanden (1811-1881). Il pregevole pittore, di linea neoclassica con forte sensibilità cromatica e dolcezza di sfumature, presenta la capacità di fissare l’interiore ricchezza spirituale dei personaggi. Lo si vede benissimo nel quadro della Beata Vergine delle Grazie, che gli venne commissionato dalla famiglia dei Nanni Costa per essere poi donato alla chiesa dei cappuccini nel 1865. Il quadro dell’Immacolata Concezione dell’altare maggiore venne dipinto da Melchior Paul a Stans, città capitale del Canton Nidvaldo in Svizzera. Il quadro venne spedito e i frati lo poterono avere nel 1872. Il pittore svizzero dipinse pure un quadro sulla Sacra Famiglia, che si trova sotto il rosone della facciata della chiesa. La presenza dei Cappuccini venne sempre stimata da tutta la vallata dell’Alto Reno, e la chiesa francescana  divenne un punto costantemente attivo, in ogni ora, per il Sacramento della Riconciliazione. Non sono mancate personalità di frati fortemente inserite nella realtà Porrettana, come padre Adeodato Cristoforoni (1912-1976), padre Emanuele Grassi (1912-2002) e padre Corrado Corazza che recentemente ha lasciato la terra per il cielo (1930-2007). Essi sono stati promotori di un incontro con la città fondato su di un rapporto di simpatia, per poi giungere ad una proposta di fede. Oggi è del tutto normale per la popolazione vedere i frati passeggiare nelle sere d’estate lungo il Reno o in Piazza, per un contatto di letizia francescana, in una presentazione di identità senza equivoci.