Un altro libro complottista. Si tratta del “Codice Ratzinger” di Andrea Cionci, ed. BioBlu, 2022  
 
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  Codice Ratzinger  

Il complotto narrato in questo libro ha come orchestratore niente di meno che Benedetto XVI, e ciò per una causa di salvezza per la Chiesa, che secondo l’autore, Andrea Cionci, è in una deriva sistematica.

Il tutto prende le mosse dalla rinuncia al ministero petrino di Benedetto XVI. Per l’autore del libro, non sarebbe una rinuncia effettiva, perché avrebbe rinunciato solo al ministerium, cioè all’esercizio delle facoltà pontificie, ma non al munus petrino.

Nella dichiarazione di rinuncia al pontificato Benedetto XVI avrebbe introdotto una criptata segnalazione che non rinunciava al munus petrino, ma solo al ministerium, producendo così soltanto il caso di “sede impedita”, e non “vacante”. Munus è la qualificazione dell’ufficio in sé stesso, ministerium il suo esercizio.

Andrea Cionci disquisisce dicendo che il ministerium e il munus sono una distinzione introdotta ad arte nel Codice di diritto canonico nel 1983 per indicazione del Card. Ratzinger a Giovanni Paolo II. Ma tale distinzione nel Codice di diritto canonico non c’è, bensì è presente nella Lumen Gentium (n° 332 - 333). Tale distinzione è connessa con la definizione della sacramentalità dell’Episcopato (n°334). Tale definizione dirimeva la questione che l’Episcopato non è costituito soltanto dalla missio pastorale data dal Pontefice, bastando il presbiterato, ma da una specifica consacrazione, quella del grado massimo del Sacerdozio. In concreto, la sacramentalità era riconosciuta, ma il Concilio la rese dogmaticamente definita. A questo si accompagnò la sottolineatura del concetto di Chiesa particolare con a capo il Vescovo, facente parte del collegio episcopale, prosecuzione di quello apostolico, e facente capo al Pontefice. Ancora, a ciò si accompagnò l’introduzione dei limiti di età (75 anni) per l’esercizio del ministerium. Così, cessato per limiti di età il ministerium, rimaneva il munus in quanto inerente alla consacrazione sacramentale episcopale, incancellabile. La conseguenza era che il termine Vescovo emerito previsto dal nuovo Codice di diritto canonico (1983) era perfetto. La designazione di emerito, per ragione di puro legame affettivo, era corredata dal nome della diocesi alla quale il Vescovo aveva rinunciato dopo avervi esercitato il suo ministerium.

Quanto al Pontefice il Diritto canonico del 1983 parla solo di munus, cioè di ufficio specifico petrino, poiché il Pontefice non è oggetto di una consacrazione sacramentale, ma di una elezione, a Vescovo di Roma, del corpo cardinalizio nel conclave e ciò sotto l’azione dello Spirito Santo. Il munus petrino gli spetta automaticamente in quanto Vescovo di Roma.

Detto questo, nella Declaratio del giorno 11 febbraio 2013 in Concistoro, Benedetto XVI motivava la sua rinuncia nel non poter più essere in grado di esercitare il munus petrino in modo adeguato aeque administrandum a causa della sua età e delle situazioni contemporanee che richiedevano vigor quidam corporis et animae necessarius per condurre il ministerio Episcopi Romae.

Tra i due termini, Andrea Cionci, scorge una distinzione per la quale il Papa avrebbe rinunciato solo al ministerium e non al munus petrino. Cosa campata in aria, poiché Benedetto XVI, nella Declaratio chiede, imploramus, a Dio l’assistenza ai Cardinali nell’elezione del nuovo Sommo Pontefice: Patribus Cardinalibus in eligendo novo Summo Pontifice.

Benedetto XVI, nella sua esposizione, voleva porre in evidenza il ministerio Episcopi Romae, poiché non più in grado di compierlo adeguatamente. Rinunciando al Ministerio Episcopi Romae, non lasciava dubbi. L’uso di munus, presente nel Codice di diritto canonico circa il Romano Pontefice (non è presente ministerium; can. 332-333), caratterizza l’ufficio petrino in tutto, mentre nella Declarazio ministerium era una specificazione dello svolgersi del munus, infatti dice ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus petrinum.

Il 13 febbraio nell’aula Paolo VI Benedetto XVI in italiano parlò di ministero petrino. Fuori dubbio che Benedetto XVI ha rinunciato al Pontificato.

Il 28 febbraio avrebbe poi concretamente lasciato il suo ufficio di Pontefice lasciando il palazzo apostolico, e tutti l’abbiamo visto.

Andrea Cionci, mentre celebra Benedetto XVI come vero Papa, non si rende conto che gli toglie trasparenza, limpidezza di testimonianza, aggiungendogli l’assurdità di potere glissare i Cardinali con un distinguo che nella sostanza teologica non esiste. Andrea Cionci lo adombra con metodi da iniziati. Un testimone parla in pieno sole, sui tetti, pronto a dare la vita: Questo è servire la Chiesa.

Andrea Cionci attribuisce a Benedetto XVI un piano B, appunto Bendetetto XVI, per aggirare l’iniquità, l’usupazione del pontificato da parte di papa Francesco. Tale piano B, secondo Andrea Cionci, Benedetto XVI l’ha condotto con un Codice, il Codice Ratzinger, fatto di “Errori voluti e/o apparenti; di ambiguità speculari (anfibologie); di incoerenze superficiali e iniziali fraintendimenti”. Come si può immediatamente notare, un codice segreto per essere tale deve essere conosciuto agli iniziati, come avviene nei codici militari o altro. Ma qui non esiste questo codice di decifrazione, di comunicazione, c’è solo quello che si vuole arbitrariamente leggere negli interventi rari del Papa emerito, in base a una azione antiusurpatoria contro papa Francesco, usurpatore, e degli illegittimi cardinali da lui eletti.

Il titolo di Papa emerito assunto da Benedetto XVI ha suscitato discussioni e per Andrea Cionci è parte del Codice Ratzinger, cioè una dichiarazione criptata, che il papa è lui e l’altro non lo è.

Certo è che il titolo è nuovo e che Benedetto XVI l’ha scelto per ragioni ben diverse da quelle che pensa Andrea Cionci: ritirarsi, rimanere nella preghiera, non avere assalti giornalistici, e poi, il fatto intimo, che un Papa non può cancellare da se stesso di essere stato Papa.

Senza volere dire nulla sulla scelta di Benedetto XVI, che non risulta propriamente magisteriale dal momento che in una lettera al Card. Brandmüller scrive, il 9 novembre 2017: “Lei conosce un modo migliore e quindi ritiene di poter censurare quello che ho scelto, la prego di parlamene. La saluto nel Signore”.

Va notato che Ratzinger nella sua decisione ha considerato anche che Pio XII era pronto a lasciare il Pontificato, se le truppe tedesche avessero circondato il Vaticano, trovando così solo il Card. Pacelli.

Quello che si può dire è che il titolo scelto da Benedetto XVI, unitamente alla conservazione del nome e in buona parte della veste, tocca due fatti. Il primo è che la mens di un Pontefice è formata dallo Spirito Santo in virtù dello specifico munus petrino. Cessato l’ufficio di Pontefice questo rapporto specifico dello Spirito Santo non esiste più, tuttavia resta la mens formata e questo il soggetto lo sa, lo sente. Tale mens è un dono che deve fruttificare nel resto degli anni, ed è un fatto interiore. Il secondo è che il titolo ha un effetto ecclesiale, cioè di ricezione del popolo di Dio. Ciò che ha scelto Benedetto XVI attua tutto questo in maniera immediata senza possibilità di ragionarci troppo sopra? Lascio la domanda a persone ben più in alto di me.

Ma tornando a Andrea Cionci, per lui come andrà a finire il piano B? Lui vede un antipapa nel prossimo futuro e lo vede saltare fuori dai Cardinali illegittimi. Una volta gli antipapi li facevano i potenti della terra per averli al loro servizio, questa volta i potenti della terra possono stare comodi. Ma come se ne uscirebbe dalla prospettiva di un antipapa così ben affiancato? In nessuna maniera, se non con un manipolo di coraggiosi crociati. Prospettando poi che Papa Francesco lasci la terra prima di Benedetto (questo è precisamente nel testo), che così potrebbe dichiarare che per anni è stato solo Papa impedito, dando il via a un Papa non usurpatore. Niente di più fantasioso e grottesco; come fantasiosi, teologicamente sprovveduti, sono gli attacchi contro Papa Francesco.

Benedetto XVI alle ore 9,34 del 31 dicembre 2022 ha lasciato la terra per l’incontro eterno con Cristo. Tutto quello che ho scritto sopra sembrerebbe inutile, anzi è parso anche a me che sia inutile, ormai. Il piano B fantasticato da Andrea Cionci sembrerebbe concluso, ma il piano B ha radici molto velenose e sono quelle di pensare Papa Francesco come un usurpatore, senza il munus petrino, per cui ora non ci sarebbe più un Papa, per quelli che fino a ieri nella Messa nominavano Benedetto XVI. Tra questi don Alessandro Minutella di Palermo, scomunicato per eresia e scisma nel 2018, e privato dell’abito talare, cioè dello stato clericale, dal 18 novembre 2021. Più che mai dobbiamo oggi stringerci a papa Francesco, legittimo nostro Pontefice e al Compatto Collegio Cardinalizio.

Un Giuda e più Giuda, che vogliano agitare le acque, possono sempre esserci, ma i Giuda vengono riconosciuti da quelli che hanno lo Spirito del Signore e grande amore per la Vergine e Immacolata Madre Maria, nonché un grande amore per la Chiesa, contro la quale le porte degli inferi mai prevarranno.

4 Gennaio 2022.