Ricardo Peréz Hernández: Ed. italiano: “Al di là dello spazio e del tempo”; sottotitolo “Il libro di Teneramata”. In spagnolo: “Qué hay más allá de este aquì?
Un Testo Pieno di gravi errori
    Cruzeiro
Libro di Teneramata
Autore e curatore del libretto
Autore del libretto è Ricardo Peréz Hernández (medico di famiglia), morto a Città del Messico il 15 febbraio 1978. La pubblicazione dell’autore è del 15 agosto 1977 (sei mesi prima della morte: 15 Febbraio 1978): “Qué hay más allá de este aqui?”, Città del Messico. Non risulta nessun imprimatur. L’autore, si legge nella prefazione, “era casado y sin hijos. Vivía en Calle de Canela, n. 62, Tlalpan, México 22, Distrito Federal. Saboreandolo, me he permitido añadir algunas notas al piè de la pagina”. La seconda edizione (riporta la stessa data: 15 agosto 1977) fu a cura di padre Pablo Martin Sanguiaio (Agostiniano), L’Agostiniano conosceva il medico o almeno l’indirizzo dell’abitazione del dottore. Del medico non si hanno altre notizie e bisognerebbe fare ricerche a Città del Messico, sperando di trovare qualche testimonianza sulla sua vita. Lo stesso Agostiniano tradusse il testo in italiano nel 1991, con il sottotitolo: “Il libro di Teneramata”.
Padre Pablo Martin Sanguiaio (Spagna-Albacete) è ora presente nella diocesi di Civitavecchia Tarquinia. Ha una forte presenza nei social. Vi sono altri sacerdoti che divulgano il libretto. L’ultima edizione del libretto (marzo 2023) è delle Edizioni Villadiseriane: Villa di Serio (BG).

L’edizione Villadiseriane ha in tutto 176 pagine; 84 in quella in spagnolo. La numerazione delle pagine di questo lavoro segue l’ultima edizione.

La presentazione del libretto è di padre Pablo Martin Sanguiaio. Il religioso avverte il lettore di non fermarsi all’ambientazione come a una “fantacosmologia”, dato che lo sfondo è “sorprendentemente” connesso con la Teoria della Relatività, però, va detto, in parecchia libertà narrativa.

Il lettore, dice il religioso, può ben dire che il tutto ambientale del libretto è un’ipotesi, ma non deve sostare su ciò, poiché non si troverebbe nella posizione di un giusto e utile apprezzamento.

Comunque, il curatore dice che tale visione spazio-tempo, posta dal libretto, non è sperimentabile dalla nostra realtà e che potremmo dirci nella condizione del mito della caverna di Platone. Non siamo nella condizione di vedere, ma oltre c’è una realtà che esiste.

Il religioso pone alcune note a piè pagina: “Saboreandolo, me he permitido añadir algunas notas al piè de la pagina”. Due di queste (cosmologiche) si presentano curiosamente divergenti dal sistema eliocentrico, condiviso dal libretto di Ricardo Peréz Hernández (Pag, 25, N 4; Pag. 29, N 5), ponendo l’interesse per le bibliche valutazioni astronomiche geocentriche di Ferdinand Crombette (Isolato studioso autodidatta francese: 1880 - 1970), che sostenevano la veridicità astronomica dei prodigi solari di Giosuè (10,13) e Isaia (38,21). Le teorie del “cattolico francese” (anonimo suo) sono divulgate dal “Cercle Scientifique et Historique” (Organizzazione creazionista, presso Tournai, Belgique), e non godono di autorità presso la comunità scientifica internazionale.

La presentazione afferma che il libretto ha una “buona sintonia” con la rivelazione cristiana trasmessa dalla Chiesa. Dice pure che i dati cristiani del libro saranno chiariti dallo sviluppo teologico della Chiesa.

Il presentatore è consapevole che si può sollevare la questione del genere letterario, che non potrebbe che essere quello fantascientifico. Questa considerazione del genere letterario il presentatore la ritiene “certamente possibile”, per cui bisogna fermarsi al contenuto e non alla forma. Il presentatore afferma che non ci sono panteismi, o concezioni di nirvana e neppure descrizioni similari al paradiso islamico, segnato nella descrizione coranica da una materialità sublimata.

Il valore degli attestati
Il libretto è corredato di sei attestati, a rigor di logica il frutto dell’invio della prima edizione, a molte persone, da parte di Ricardo Peréz Hernández, oppure dello stesso padre Pablo Martin Sanguiaio,. Tali attestati sono un surrogato dell’assenza dell’Imprimatur da parte della Curia di Città del Messico. Gli attestati presentati sono sei, pochi rispetto alla seminagione che dovette essere fatta a giudicare dai luoghi delle risposte, distanti da Città del Messico. Tre da Curie generalizie di Ordini presenti a Roma; una diocesana da El Salvador e un’altra da Baja California, nel Messico, a confine con la California; poi una Rivista “Caridad”, della quale il Web non dà traccia. Indubbiamente vennero trattenuti solo gli attestati (mancano però gli interi testi delle lettere) con un tenore di cortesia, pur muniti dell’evidenziazione della necessità di seguire la dottrina della Chiesa.
Gli encomi dei due vescovi citati (uno è Oscar Romero, vescovo di El Salvador) vanno attribuiti, fuori dubbio, ed è la conclusione di questo lavoro, da segretari con l’incarico di rispondere liberamente, e provengono dal clima di incauto possibilismo diffuso da molti dopo il Concilio Vaticano II.

"Non posso fare a meno di vedere con simpatia il Suo impegno nel procurare tra i fedeli di oggi il progresso nella perfezione cristiana. Nell'ambiente in cui si vive, sono opportuni quegli orientamenti che si danno in conformità con gli insegnamenti della Chiesa" (P. Costantino Koser, OFM, Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori. Roma).
"Sebbene non mi è dato di seguirla in tutte le Sue affermazioni, trovo quest'opera molto interessante ed originale. In tale senso la prego di accettare i miei auguri in Cristo Nostro Signore" (Fr. Sighardo Kleiner, Abate Generale dell'Ordine dei Cistercensi, Roma).
"Il libricino (...) apre prospettive di speranza al cristiano e ad ogni uomo. Abbiamo bisogno di motivi di gioia e di serenità in questo tempo che viviamo. Lei ha contribuito a svegliare coscienze che ne hanno il bisogno. Auguri" (P. Antonio Leghisa, Superiore Generale della Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, Claretiani).
"Quest'opera acquista particolare interesse in quanto rivela la ricchezza di vita interiore di un laico che vive i criteri di Cristo e che invita tutti a percorrere la via del Regno, nella visione naturale della sua consumazione. Il che significa, a vivere la vita con la 'speranza' che imprime a tutti i nostri atti il valore trascendente" (S.E. Mons. Oscar A. Romero, Arcivescovo di San Salvador. El Salvador, Centro America) (Assassinato).
"Le esprimo il mio augurio per il carisma che Dio Le ha dato per scoprirlo e per fare che altri uomini pure Lo scoprano nei segni dei tempi" (S.E. Mons. Juan Jesús Posadas Ocampo, Vescovo di Tijuana, Baja California, Messico) (Assassinato).
"In ogni caso, le pagine di questo libro (...), pur non essendo affatto dogmi di fede, e senza lasciar d'essere in qualche caso discutibili, allargano il cuore, arricchiscono la fede, approfondiscono il senso della vita e prospettano una profonda comprensione delle possibili vie della Speranza di Dio nei labirinti di questo mondo. Un libro inoltre ben scritto, senza autosufficienza, con semplicità" (Rivista "Caridad", n, 112, pag. 24).


Particolarmente grave è il danno procurato dal trafiletto attribuito a mons, Romero, canonizzato il 14 ottobre 2018. Il trafiletto è fatto passare per imprimatur.

La necessità dell’imprimatur
Rimaneva e rimane anche ora l’obbligo dell’imprimatur per i libri divulganti rivelazioni private In un comunicato stampa della Congregazione per la dottrina della fede sul Bollettino Sala Stampa Santa Sede n° 447 del 29/11/1996 si legge: "Non è assolutamente valida l’interpretazione data da alcuni di una Decisione approvata da Paolo VI il 12 ottobre 1966 e promulgata il 15 novembre dello stesso anno, in virtù della quale potrebbero essere liberamente diffusi nella Chiesa scritti e messaggi provenienti da presunte rivelazioni. Detta decisione si riferiva in realtà all’Abolizione dell’Indice dei libri proibiti, e stabiliva che - tolte le censure relative - rimaneva tuttavia l’obbligo morale di non diffondere e leggere quegli scritti che mettono in pericolo la fede e i costumi. Si richiama che per la diffusione di testi di presunte rivelazioni private, rimane valida la norma del codice vigente (1983) can.823.

In data 19 marzo 1975 la Congregazione per la Dottrina della Fede nel “De ecclesia Pastorum vigilantia circa libros” riprende la necessità dell’imprimatur.


L’indole della composizione
Si tratta di una comunicazione tra l’apparizione di una giovane e lo scrittore per illuminarlo, poiché vittima, come tutti gli uomini, del buio del peccato originale e di quelli attuali. Nel libretto c’è un forte pessimismo per la condizione umana sulla terra per il peccato e il libretto si presenta come comunicatore di un sapere e di una sperimentata iniziazione stimolante la salvezza.
Il risultato, però, è tutt’altro che salvifico, avendo il libretto un forte potenziale destrutturante. Dico tuttavia che il fedele poco formato normalmente lo legge cattolicamente, tuttavia non lo farà crescere nella conformità a Cristo.
Ci si domanda se la composizione sia solo una composizione letteraria a sfondo astrale-sensoriale o la descrizione di un evento accaduto. Ci si domanda ancora se tutto avvenne in un solo tratto temporale oppure no, determinando in questo ultimo caso la necessità di appunti per la memoria, e di una finale cucitura letteraria. Certo che nello stato psicologico vissuto da Ricardo Peréz Hernández non era possibile ricordare, al termine di tutta l’esperienza, in sequenza temporale le parole della comunicazione originale.
Propendo per la soluzione di più eventi, come l’esposizione del libretto lascia intravvedere, raccordati successivamente in una narrazione unica. Quanto a eventi accaduti l’esame del libretto conduce a eventi preternaturali di segno negativo.
Il libretto di Ricardo Peréz Hernández è il frutto di un’impostazione surreale, miscelata con verità cristiane sottilmente equivocate. Tale miscelazione non è nuova, lo testimonia “Il vangelo degli spiriti” di Allan Kardec, conosciuto anche in Messico, poiché a Guadalajara, nel 1868, venne fondato il periodico “La ilustracion esperita” in difesa dello spiritismo, divulgando le dottrine di Kardec.
Va detto subito che il medico di base non dipende dallo spiritismo, ma da una cultura scientifica a livello di divulgazione (Teoria della relatività) con conoscenze lontane di parapsicologia; poi era un cattolico di fede ambientale piuttosto che di maturità personale.

In questo lavoro alcune categorie del libretto vengono accennate prima di essere svolte, questo per il carattere del libretto, dove nelle illustrazioni delle esperienze di Ricardo Peréz Hernández, si trovano delle anticipazioni funzionali alla narrazione.

I vaghi riferimenti alla Teoria della relatività
La Teoria della relatività particolare e generale di Einstein, che alle tre dimensioni (lunghezza, larghezza, altezza) unisce la dimensione del tempo, è quadrimensionale (lunghezza, larghezza, altezza, tempo). Einstein esprime che lo spazio ed il tempo hanno delle mutazioni in prossimità di masse (stelle, ecc.).
La curvatura dello spazio o distorsione posta dalla teoria riguarda la curvatura del percorso della luce accanto alle grandi masse degli astri. Una soluzione che scavalca le difficoltà poste dalla massa del fotone pensata di valore zero e perciò non soggetta ai campi gravitazionali, e, nel vuoto, immutabile nella sua velocità. Sulla massa nulla del fotone non tutti si sono arresi e si sta cercando, se fosse possibile, di sondarla sperimentalmente. La luce viaggia in modo rettilineo alla velocità che conosciamo, ma passando in prossimità di una forte massa astronomica (stella, ecc.) ha una curvatura. Avendo il fotone massa zero non risente del campo gravitazionale, e allora ecco l’idea di un reticolo spaziale curvilineo in concomitanza delle masse, che segnerebbe il percorso della luce, che da rettilineo passa a curvarsi seguendo il reticolo, e quindi ad avere un tempo di percorrenza più lungo perché più lunga è la distanza che deve percorrere.
Ne esce l’idea di spazio quadrimensionale, giungendo con ciò ad una geometria non euclidea. Tuttavia va tenuto presente che lo spazio reale è euclideo.
L'esperimento (1998-1999) Boomerang (Balloon observation of milimetric extagalactis radiation anisotropy and geophisics) consiste in un pallone elevato nell'Antartide per sfruttare un varco presente nella nostra galassia, e quindi senza masse vicine al percorrere della luce. L’esperimento approdò ad affermare che l'Universo presenta una geometria euclidea, quindi del tutto intuitiva.
Ma il libretto non segue la teoria di Einstein se non vagamente ponendo spazi-tempi misteriosi, con un tempo, che come un’onda ha frequenze più o meno lente, fino a essere altissime. Il tempo della terra è lento, a bassa frequenza, quello di altri spazi-tempi sono a frequenza rapidissima in modo che, secondo il libretto, in un intervallo di tempo a una frequenza altissima si possono fare tante cose che richiederebbero molto più tempo nel tempo lento della terra.
Il libretto è cosciente del divario con la teoria della relatività, e sposta tutto sul piano della fede.

Può servire alla filosofia, perché essa renda omaggio alla verità e possa chiarificare alcune idee cosmologiche e altre della sua specialità; e alla Teologia, per meglio intravedere alcuni dogmi della escatologia cristiana, dentro il terreno dell’ipotesi e fino a quando il Magistero non la farà culminare (Pag. 79, N 15).
Le idee che il Signore ti regala e che nella tua mente ho chiarito, possono sembrare delle novità; ma, lo vedrai dal Cielo, come nel secolo venturo saranno prese in considerazione dal Magistero Ecclesiastico (Pag. 112, N 21).
Non ti preoccupare per le apparenti differenze tra la Rivelazione e la scienza terrena. Forse il Creatore è schiavo delle scienze che Lui stesso ha creato? La sua Parola domanda Fede e non tanto dimostrazione oggettiva ed evidente; nemmeno corrispondenza esatta con le meravigliose scoperte moderne. Il nostro Dio prevale. La scienza umana tante volte sbaglia, cambia e viene meno. Un giorno constaterai quanto diverse si vedono le cose terrene viste dal Cielo, dall’alto in basso, anziché dal basso verso l’alto, come avviene qui(Pag. 132, N 25).

È evidente la non chiara la distinzione del libretto tra Rivelazione, filosofia e scienza. La Chiesa non trae la filosofia da rivelazioni, ma dalla ragione. La Rivelazione concerne le realtà non accessibili all’intelletto, pur sapendo che la Rivelazione su certi temi trae partito dalla filosofia autentica, non dall’astrusa e verbale filosofia. La scienza ha poi il suo ambito nella ricerca basata sulla metodologia sperimentale.

Il libretto dimostra di ignorare che le Rivelazioni private non hanno nessun valore aggiuntivo alla Rivelazione pubblica, e come tali la Chiesa le considera.
Certo resta, nel tempo, il progresso teologico sulla base della Rivelazione e della Tradizione della Chiesa, ma la Rivelazione privata trova la necessità della sua autentificazione nella Scrittura e nella Tradizione, nonché nel Magistero. Ciò che può aggiungere una Rivelazione privata sono stimoli di devozione, come è il caso dell’istituzione della festa della Divina Misericordia, nella seconda domenica di Pasqua, da parte di Giovanni Paolo II, sulla scorta di un desiderio di Gesù rivelato a suor Faustina Kowalska.
Il libretto è incalzante e ci chiede di credere alla sua rivelazione, ma quale prova di credibilità ci fornisce? Ovviamente nessuna, se non la sua narrazione, poiché non può presentare sintonia col pensiero della Chiesa.
Ne segue che dovremmo fare un atto di fede in pieno buio. Ma no, invece, perché il libretto sostiene di essere in armonia con quanto dice la Rivelazione (Pag. 62, N 13) e la Chiesa. Ma la Chiesa, la quale ci invita a credere, presenta anche, come è notissimo, delle prove di credibilità.
Il libretto, lo vedremo sempre meglio, non è affatto in armonia con il pensiero della Chiesa, ma ci incalza dicendoci che è perché la Chiesa deve sviluppare ulteriormente la sua teologia. Bene, ma se quello che dice il libretto è in rottura con quello che dice la Chiesa, allora non ci può essere sviluppo del pensiero della Chiesa, ma la confutazione da parte della Chiesa di quello che il libretto dice.

L’Eternità assoluta  
Il libretto riporta (pag.143, N 26): Il Creatore parla dalla sua Eternità Assoluta, non nel tempo e dallo spazio terrestri. Quindi nel linguaggio della quinta dimensione”. Tempo e spazio terrestri fanno parte della quinta dimensione (si vedrà in seguito), non percepita sulla terra a causa dell’oscurità del peccato originale e di quelli attuali. Il tempo terreno, secondo il libretto, è un tempo che ha una bassa frequenza, cioè scorre lentamente. Qui subito si vede l’irrealtà di unire, come lo fa il libretto, lo spazio al tempo. Infatti il tempo l’uomo lo misura su delle realtà dello spazio che lo circonda, usando una clessidra, il moto del sole, un orologio, fino all’orologio atomico.
L’Eternità di Dio è Assoluta, se si intende che non è relativa a un inizio, e questo è corretto, ma non è corretto che “Il Creatore parli dalla sua Eternità Assoluta”, perché egli stesso è l’Eternità, tanto che lo si chiama l’Eterno. Può certo comunicare con un linguaggio umano e ciò sulla terra per mezzo dei profeti, e in modo unico mediante il Figlio (Eb 1,1).
La creatura umana o angelica, che ha avuto inizio nel tempo, è invece nell’eternità, cioè in un tempo senza fine, agendo con azioni che di necessità includono un tempo; per questa si dicono eviterni.
Il libretto presenta una dimensione, oltre le quattro a tutti note in modo immediato, la quinta dimensione, determinante un continuo di spazi-tempi nel quali il tempo è come onde con “molte frequenze, lunghezze e ampiezze” (Pag, 28, N 28), dando anche accesso, alla visita del “passato”; ai passati spazi-tempi nei quali sono collocati gli eventi vissuti dei corpi del “corpo integrale”, formato da sequenza grandissima di corpi vivi, procedenti misteriosamente dal corpo nato in terra (Pag, 108, N 21; Pag. 118, N 23; ecc.). Tali viaggi delle anime separate dal corpo “cadavere”, ma pur rivestite di un corpo vivo, avvengono per “propria capacità” a velocità di migliaia di volte quella della luce (Pag. 53, N 10).
Bisogna specificare che l’anima separata rimane quella che è, non cambia in natura angelica. Le anime separate certamente si muovono, ma per azione di Dio; sono gli angeli che si muovono per virtù propria e a velocità ben superiori a quelle della luce. Teneramata, che apparirà al medico di base, risulta un’anima separata dal corpo terreno, quello nato da un uomo e una donna, ma rivestita di un fantomatico corpo vivo di uno spazio-tempo, il corpo di quando era giovinetta.
Così l’anima separata unita a un corpo vivo di uno spazio-tempo, agisce in proprio, come un angelo, e assolutamente non lo potrebbe. Inoltre un angelo può condensarsi un corpo, l’anima no, e se lo fa è solo per intervento divino.

I mortali lo chiamerebbero miracolo (si riferisce al medico che con il corpo è entrato nella quinta dimensione), perché supera le tecniche della scienza attuale. Invece per i beati non ha niente di prodigioso. È un viaggio celeste molto naturale e molto frequente. Poi vedrai come nella Patria il più piccolo dei glorificati può viaggiare, per propria capacità, alla velocità pari alla velocità della luce elevata alla potenza di un migliaio (Pag. 53, N 10).

Vero è che le anime separate Dio le può far muovere - lui stesso - a velocità inconcepibili, come lo possono gli angeli per loro stessa natura, ma le anime separate e gli angeli sono di natura diversa. Per precisare, le anime sono state create come forme dei corpi degli uomini, gli angeli no: non hanno corpo.
Le molte frequenze delle onde temporali significano una contrazione o dilatazione del tempo e che si possono svolgere nelle alte frequenze moltissime azioni impossibili nel tempo a frequenza bassa come è quello della terra.
Qui non ci sono riferimenti alla scienza e neppure alla fantascienza. La frequenza, che significherebbe la velocità dello scorrere del tempo, la lunghezza del percorso e l’ampiezza della durata del tempo complessivo impiegato. La lunghezza del percorso, l’ampiezza del tempo impiegato sono comprensibili, ma un tempo che scorre per propria frequenza variabile più velocemente o meno non è comprensibile.
Nella quinta dimensione Teneramata presenta il potere di immettersi a suo piacimento in diverse frequenze, della cui natura non fornisce spiegazioni. Possiamo dire che ciò è incomprensibile, ma il libretto ci incalza dicendo che è incomprensibile per noi, ottenebrati dal peccato originale e dai peccati del mondo. Ma nessuno dubita che siamo in grado di comprendere pur peccatori. Comprendiamo come un orologio va più forte in alto dal suolo, per la minore incidenza della gravità sui suoi meccanismi. Comprendiamo, sebbene con difficoltà per i non addetti ai lavori, l'esperimento di Hafele-Keating.

L’Eternità creata
L’Eternità Creata è una definizione del libretto, distante da quanto unicamente potrebbe dirsi, cioè la creazione è eterna perché Dio non la distruggerà mai. Innanzi tutto è una realtà unitaria a una dimensione che va oltre le quattro dimensioni (altezza, lunghezza. Larghezza, tempo), la quinta dimensione data dalle variazioni del tempo, da frequenza diverse dello scorrere del tempo: più veloci o più lente. Ciò costituisce l’ambito nel quale si trova la vita nell’aldilà, cioè la pentadimensionalità (Pag. 100, N 18).
Va osservato subito che le frequenze, variazione della velocità dello scorrere del tempo, sono irreali, poiché il tempo potrà essere misurato con diverse unità di misura, ma non potrà esso stesso mutare la velocità del suo scorrere. Può apparire che scorra più veloce a un osservatore di un’auto in corsa, relativamente a un’altra auto nella corsia opposta, che pare viaggiare con una velocità maggiore di quella che ha in realtà.
L’Eternità Creata avente in sé la quinta dimensione sarebbe, secondo il dire del libretto, già presente in terra, che ha una frequenza temporale (velocità dello scorrere del tempo) molto bassa. La percezione dell’esistenza della quinta dimensione non è possibile all’uomo per il peso oscurante peccati, ma è la pentadimensionalità, cioè l’Eterno Creato, l’ambito del possesso della propria vita, posta in terra e insieme nei corpi vivi del proprio passato negli spazi-tempi dell’Eternità Creata.

E non credere −aggiunse con una leggerissima punta d’ironia nel suo sorriso, leggendo il mio pensiero− che parteciperai all’eternità solo dopo la morte. No, la morte non è il salto dal tempo all’eternità. L’eternità creata, anche se non la senti, è già qui e adesso, in te e con te”. (Pag. 109, N 21).

È l’organismo integrale, che l’uomo non può più percepire nel suo presente per l’oscurità acquisita coi peccati di tutta la Terra. Poi con la risurrezione del cadavere ci sarà il completamento. In tale realtà creata ed eterna, oltre il potere di immettersi nelle innumerevoli frequenze del tempo, e quindi di movimento nel tempo, esiste il movimento libero dell’io dell’anima di percepire l’essere, a livello di coscienza, in uno dei tanti corpi-involucro vivi, o di più corpi o di tutti i corpi insieme per i gradi più alti di glorificazione. Nell’Eternità Creata si ha poi il potere di manipolare la materia trasformandola in altra materia, si ha poi la sensorialità, essendovi il corpo integrale. Nell’Eternità Creata, nella quale è radicata l’anima (Pag. 69, N 14) si danno tali mutazioni. Altre operazioni misteriose si danno in paratempi (Pag. 110, N 21), cioè nelle alte frequenze temporali. Tutto ciò nell’Eternità Assoluta non c’è, per cui è detta Etenità Immutabile.

L’Eternità Creata o quinta dimensione dà fondamento agli altri assi di coordinate dell’Universo e li spiega. È il parametro che insieme con la lunghezza, la larghezza, l’altezza e il tempo, spiega la persistenza definitiva e senza termine di ogni essere, sin dall’inizio della sua esistenza in quanto tale. Ma di tutto l’essere completo, includendo tutto ciò che gli è accaduto nel trascorso del tempo e con tutte le sue tappe evolutive. L’eternità creata è come il magazzino meglio ordinato, che conserva perpetuamente e realmente tutta la storia dell’Universo (Pag. 62, N 13).
Dopo la buona morte, l’uomo glorificato ricupera la libertà «fisica», l’impero sulla natura, perduto a causa del peccato del mondo. E allora succede come se, a un tratto, la locomotiva del treno acquistasse le caratteristiche dell’aereo. Il beato comprende l’eternità creata, la vive in tutta la sua pienezza ed esercita il dominio su di essa; e gode indicibilmente nel sentirsi eterno e nel contemplare eterni i suoi simili, le sue cose amate e l’Universo intero. Non è che la quinta dimensione verrà solamente dopo i tempi; l’eternità creata è già, qui e adesso, nel presente attuale (Pag. 64, N 13).
L’Eternità Creata non può essere il possesso totale, simultaneo e perfetto di una Vita senza termine, ciò corrisponde all’Eternità Immutabile, esclusiva del nostro Dio. Gli esseri creati hanno molte limitazioni. Perdureranno per sempre, ma la nostra esistenza ebbe un inizio e innumerevoli cambiamenti” (Pag. 68, N 13). “E poi, noi glorificati, piccoli dèi, per partecipazione analogica dell’Altissimo, non siamo più soggetti alle leggi naturali della terra; dominiamo il complesso materia–energie– spazio–tempo–eternità creata–sesta dimensione (Pag. 149, N 28).

Quello che il libretto vuole è che quello che dice sull’Eternità Creata, incomprensibile all’uomo sulla terra (Il medico di base di Città del Messico, messaggero dell’Eternità Creata perché poté entrare con Teneramata in paratempi, per un favore di Dio) sia ritenuto nel tempo della terra di grande valore, anche se non può essere sperimentato a causa del buio del peccato. Tale conoscenza è necessaria a una vita fatta di ottimismo e pace.

È necessario, per fomentare il legittimo ottimismo nella tua persona e in quello che ti circonda, cancellare la falsa e angosciosa idea dell’annientamento del passato; ti conviene invece, per suscitare la Speranza nella promessa divina dell’Aldilà e perché tu viva in pace in questo mondo, che apra lo spirito alla nozione dell’eternità creata o magazzino perpetuo del tempo trascorso (pag. 86, N 16).
La conoscenza della quinta dimensione è uno sprone morale per poter perseverare con gioia nella schietta vita cristiana (Pag. 109, N 21).
La quinta dimensione è fonte di ottimismo (Pag. 112, N 21).

L’organismo totale
La quinta dimensione avrebbe, costitutiva di sé, una memoria, non come l’intendeva Rudolf Steiner (1861-1925) in “Aus der Akasha-Chronik”, quale registro occulto, cosmico, memorizzante pensieri, eventi, parole, dati, del presente e del passato, ma come sequenza di innumerevole di corpi vivi, formanti “l’organismo totale”, uniti con una sola anima, quella di una persona, e inoltre di essere animabili per la consustanzialità dell’anima stessa (Pag. 101, N 19).

Così il libretto dice peggio del biologo britannico Rupert Sheldrake (1942 - vivente), nel cui primo testo: “A New Science of Life: The Hypothesis of Morphic Resonance” (1981) e nel successivo: “The Presence of the Past: Morphic Resonance and the Habits of Nature” (1988), presentò la teoria dei “campi morfogenetici o morfici” (morfè = forma; genesi). Teoria, almeno meno strana di quella del libretto perché tracciava un programma cosmico rivolto alla formazione delle forme, come se ci fosse una registrazione a priori nella formazione dei viventi, delle cose, allargando il tutto alle etnie, razze, e famiglie.
Nel libretto di Ricardo Peréz Hernández invece si conservano vitalmente le fasi vissute in terra dopo la nascita e si dice che tutto ciò costituisce il corpo integrale al quale manca l’ultimo involucro (Pag. 76, N15; Pag. 108-110, N 21; Pag. 153, N 29) cioè il “cadavere”, che poi risusciterà.

L’anima umana permane unita al suo organismo totale: corpo biologico di embrione, feto, neonato, bambino, ecc. (Pag. 75, N 15).

Il libretto dice che i corpi sono in spazi tempi avendo con sé le situazioni degli eventi passati.

Ogni essere reale è la somma degli spazi-tempi corrispondenti a tutti i suoi atti di esistenza (Pag. 64, N 16).

Tutto ciò per il libretto forma l’organismo integrale.

Per esempio - spiegò, notando le mie difficoltà per comprendere -, le cellule dell’epidermide che morirono e si squamarono il martedì erano vive il lunedì, e così vive restano per sempre. Siccome tutto perdura senza fine, avviene che le cellule del lunedì e del martedì e quelle di tutta la vita perdurano eternamente vive. Osserva che gli atti di esistenza furono successivi, non simultanei; perciò è possibile distinguerli e situarli secondo l’orologio e il calendario. Ma nell’eterna realtà oggettiva, la materia-energia-biologia dell’essere umano esiste integralmente, sebbene non nello stesso spazio-tempo, ma in una serie di innumerevoli spazi-tempi successivi (Pag. 72, N 14).
Considerando l’organismo umano dalla prospettiva del momento attuale del tempo, non dalla quinta dimensione, esso si rinnova incessantemente. Mediante l’assimilazione esso incorpora continuamente nuova materia che acquista vita; e con l’eliminazione elimina materia che era viva poco prima. I corpi umani cambiano incessantemente, in modo che ogni sette-otto anni, più o meno, quasi tutte le molecole chimiche del viatore si rinnovano. Pensa, allora, che tu stesso, nel corso della tua vita, hai cambiato di corpo materiale sette-otto volte. Tuttavia, la tua anima spirituale, libera ed immortale, continua ad essere sempre la stessa (Pag. 69, N 14).

Facile controbattere che il corpo ha sì mutazioni cellulare, ma organizzate nella morte cellulare e nella moltiplicazione cellulare, per cui il numero delle cellule ha la tendenza a rimanere lo stesso. Si ha sempre un medesimo corpo, numericamente identico a sé stesso, le cui mutazioni nell’età sono accidentali e assolutamente non sostanziali. Come si vede dalla realtà non c’è spazio per i surreali corpi, del cosiddetto corpo integrale.

La giovane apparsa al medico vide nel giudizio il suo corpo integrale:

Dopo la morte reale, nel comparire in giudizio, contemplai la fila interminabile dei miei corpi, dei miei atti di esistenza nei loro rispettivi spazi tempi. Erano come dei fotogrammi (Pag. 109, N 21).

La “morte reale” è la separazione dell’anima dal corpo terreno, che dopo la morte diventa “cadavere”, cioè non animato, ma che nella risurrezione completerà felicemente l’organismo integrale.
Il medico di En Calle de Canela, n. 62, Tlalpan, México 22 trasportato in uno spazio-tempo dalla giovane Teneramata a un certo punto le fa una domanda

Teneramata, possiedi attualmente tutto il tuo organismo integrale? Domandai, desideroso d’indagare l’Aldilà. Quasi tutto; mi manca il mio cadavere. E ne ho bisogno per essere pienamente felice, perché l’istinto d’integrità somatica è molto esigente nel Cielo. È come se a te mancasse un dito. Ti rassegneresti, ma non saresti molto d’accordo con questa mutilazione. Ma grazie al nostro Dio, nella risurrezione finale riacquisterò il cadavere che la morte mi tolse e godrò ancor di più della Gloria che mi ha concesso l’Altissimo (Pag. 108, N 21).

Il “cadavere” verrà riacquistato nella “risurrezione finale”, che non è precisamente alla fine del tempo della terra, a cui subentrerà l’eternità, e la glorificazione della creazione (Rm 8,21; Ap 21,1) secondo l’escatologia cristiana, ma la fine dell’economia cristiana nella terra. Economia non nel disegno di ricapitolare tutte le cose in Cristo (Ef 1,10), ma come una via di emergenza provvisoria. Ciò si pone contro la dottrina cristiana.

Innumerevoli corpi, di innumerevoli persone, nella quinta dimensione e la confusione è del tutto immaginabile, ma il libretto rassicura.

Non c’è confusione tra noi, a causa della persistenza del nostro essere nella quinta dimensione (Pag.85, N 16).

L’Infinito Universo
Il libretto contiene molte trappole per far fallire la sua decifrazione, e così dare spazio a una controffensiva dialettica, e ciò la Chiesa lo sa benissimo.

Subito pare che valga la realtà di infinito spaziale per Infinito Universo.

In tutti gli astri e negli altri luoghi dell’infinito Universo si contempla e si gode quello che in questa terra, annuvolata dal peccato, esso non ci ha permesso, anzi, ha sciupato e ci ha dato fiere, animali nocivi, paure e ripugnanze (Pag. 150, N 28).
Se ciò fosse, comprenderesti un po’ ciò che è veramente l’amore creato, e, per analogia, l’Amore Increato, cioè, l’Amore Personale con cui il nostro Dio Padre e il nostro Dio Figlio Incarnato si amano nella loro Santissima Trinità, aldilà di tutto l’infinito (Pag. 120, N 23).

Il secondo testo porta a una lettura ben diversa dal primo, che parrebbe riguardare un Universo spazialmente infinito.

Nel secondo testo l’Amore increato, detto qui anche Amore Personale, appartiene, secondo verità, a tutte e tre le Persone della Trinità, in quanto una è l’Essenza, ma il secondo testo è lontano dal dire questo. L’amore è indubbiamente personale, quindi esercitato da tutte le tre Persone; ma, ecco, il libretto non intende parlare dello Spirito Santo, cioè l’Amore-Persona, che non è del resto mai citato nel libretto.
Dio non può stare “aldilà di tutto l’infinito”, poiché egli stesso è l’Infinito, e il testo parla di “tutto l’infinito”, e l’infinito non può essere la somma di parti. Se ciò non è, come non è, per il libretto l’Infinito è una qualità insita nell’Eterno Creato.
Avendo l’infinito la caratteristica di qualità l’Eterno Creato viene ad avere una caratteristica divina, cioè l’essere in proprio, quindi non sostenuto da Dio. Così l’espressione “infinito” indica che l’Eterno Creato sussiste di per sé, ha l’essere in proprio, e questo è un errore enorme.

Non si tratta di panteismo (Il libretto si difende in specifico su questo: Pag. 103, N 25) poiché esiste il Creatore, ma il creato, avendo ricevuto l’essere in proprio (una creatura mai può avere l’essere in proprio) si trova ad essere parallelo a Dio, pur procedente da lui.
L’Eternità Assoluta, Dio per il libretto, è concomitante all’Eternità Creata, divinizzata essendo autonoma nell’essere. C’è un indebito pararellismo tra Eternità Creata e Eternità Assoluta, che mina la trascendenza di Dio.

Gli spazi-tempi
Ricardo Peréz Hernández conosceva a livello di divulgazione scientifica la Teoria della relatività (Pag. 52, N 10). Questo fa vedere come l’ambientazione relativistica potesse avere attrazione per lui. Aveva anche conoscenza della parapsicologia, nella quale sperava la spiegazione di quanto gli accadde.

Probabilmente molti fenomeni parapsicologici avranno spiegazione dalla perennità degli esseri nella quinta dimensione. Forse Dio permette, per ragioni che Lui sa, che certi mortali visitino il passato o il futuro ed in un certo qual modo operino su di essi. Sarebbe allora il caso della precognizione e della conoscenza del passato altrui (Pag. 101, N 19).

Per spazi-tempi il libretto presenta non l’idea spazio-tempo della Teoria della relatività, ma come delle bolle nel continuo spaziale dell’Eterno Creato, con il tempo variabile in “frequenza ondulatoria” (Pag. 28, N 4; Pag. 32, N 5) o “onde temporali” (Pag.28, N 4) locali, per cui ci sarebbero paratempi lenti e paratempi veloci in diversi spazi dell’Eterno Creato, e quindi nicchie di spazi-tempi (Pag. 31, N 5).
Sarebbero possibili delle “passeggiate lungo il tempo” (Pag. 28, N 4). Si potrebbero visitare a piacimento, in varie frequenze temporali, tutti i pianeti. Si potrebbe retrocedere nel passato e situarsi in esso, in termini di fisicità, in spazi-tempi.

Ti dicevo che invece di sale cinematografiche, visitiamo qualsiasi epoca della terra o degli altri pianeti. Contempliamo, coi personaggi autentici, i veri eventi della storia dell’Universo. Non occorrono nastri di registrazione, trucchi o finzioni. Ricorda che gli eventi non scompaiono nel nulla; stanno eternamente attuali nella quinta dimensione, per informare il Beato che voglia conoscerli o ricordarli in modo redivivo (Pag. 125, N 24).

Il tempo, la quarta dimensione, risulta come una sorta di viabilità a varie frequenze, che immette ovunque e sosta ovunque, nei pianeti e negli spazi-tempi, dove sono gli organismi integrali (Pag. 64, N 16).

Qui bisogna subito precisare che la verità e che le anime separate contemplano il loro passato nella visione beatifica di Dio, nella completezza di ciò che Dio fece per loro nel tempo. In altre parole se uno scrittore scrivesse la sua biografia con la massima cura e precisione, cose non praticamente possibile, gli rimarrebbe il vuoto di non poter descrive gli interventi di Dio su di lui, ma solo i più eminenti. In cielo questo vuoto conoscitivo viene colmato nella visione beatifica.

Riguardo ai dannati essi pure nel giudizio dovranno vedere la loro completa biografia, vedendola per un solo istante in Dio, che li scaccia da sé per tutta la continua misericordia rifiutata.

La quinta dimensione
Della quinta dimensione si è già visto nel procedere del lavoro. Riassumendo:
L’Eternità Creata ha in sé, insita in sé la quinta dimensione, dotato di un archivio degli eventi del passato, ma non come registrazione, ma come realtà fisica in spazi-tempi.

Nella quinta dimensione non si guardano ritratti; si contempla la realtà stessa, sempre perenne (Pag. 66, N 13).
Qualunque cambiamento dell’uomo, qualsiasi fenomeno fisico, chimico, biologico, sociale, politico, religioso, ecc., perdura vivente, senza fine, nell’imponente archivio del tempo passato o quinta dimensione. Tutto si conserva, finanche il più leggero movimento (Pag. 71, N 14).

Nella quinta dimensione la creatura umana ha il potere su tutto (Pag. 64, N 13), arrivando a padroneggiare un’ulteriore dimensione, la sesta dimensione, che consiste nel potersi vestire contemporaneamente di più corpi-involucro, e nell’abbraccio volontario e compenetrante a livello atomico con ogni essere vivente, compresi animali e piante, poiché anch’essi hanno organismi integrali negli spazi-tempi (Pag. 91, N 17; Pag. 152, N 29).
La quinta dimensione è presente sulla terra, ma non può essere usata a causa del peccato del mondo, che ottenebra le facoltà dell’uomo. Solo per un favore divino transeunte, come nel caso del medico di base ammaliato da Teneramata.

L’uomo mortale non usa mai, in pratica, la quinta dimensione, perché vive con la coscienza legata al momento presente (Pag. 63 N 13).

Nella quinta dimensione si vive di energia atomica
Qui l’unica cosa da fare è citare quanto ha scritto Ricardo Peréz Hernández, riferendo le parole della seducente e irreale giovane donna.

Se ci trovassimo nella frequenza normale del tempo della terra, sia tu che io avremmo bisogno di respirare e di nutrirci. Allora, in questo paratempo il mio organismo sta effettuando l’assimilazione e l’eliminazione? Certo. Acquista l’energia vitale dal tuo ambiente biologico interno, ma la escrezione è quasi nulla. Se tu restassi in questo paratempo l’equivalente a dieci anni, elimineresti appena alcune gocce di sudore. Lo stesso succede con me, ma in un modo sommamente perfetto. Ciò è dovuto a che non si formano scarti chimici, ma viene utilizzata totalmente l’energia ricavata dagli atomi. Ricorda che l’atomo è un grande magazzino di energia”. Questa è bella! Adesso risulta che sto funzionando come un reattore atomico, Funzioni molto meglio, perché utilizzi alcuni atomi, ma li disintegri totalmente e non parzialmente, come succede nelle pile nucleari (Pag. 31, N 5).

La sesta dimensione
La sesta dimensione permette ai glorificati di vestirsi di più corpi. I glorificati più in alto possono vestirsi di tutte le loro fasi corporali. Questi vestirsi di più corpi a livello di coscienza; una totolocazione bel più alta di una bilocazione. Ciò in analogia con l’ubiquità divina.
Tale totolocazione è surreale, ma il libretto vuole che sia creduta, considerata come accessibile, pur non essendo ancora in terra, nella quale al massimo si può sperare in bilocazioni. Tale prospettiva è oggetto di desiderio, che aumentata l’impegno per la salvezza e dà serenità. Una richiesta che costa, come è facile intendere, uno scombinamento di sé.

Un’altra volta, quando ti descriverò un po’ la sesta dimensione, potrai intravedere il prodigio che realizzano i glorificati molto preminenti: sono in grado di vestirsi con tutte le loro fasi corporali nello stesso tempo, in un unico atto di coscienza. Partecipano, analogicamente, della Ubiquità divina (Pag. 71, N 14).

La sesta dimensione comprende quella degli affetti di fusione, quella dell’amore creato, dell’amore universale (Pag. 35, N 6; ecc.) attuato nella fusione dei corpi che si abbracciano compenetrandosi a livello degli atomi, in una immane superficie di contatto atomico, con il massimo delle soddisfazioni.

Dopo il Giudizio Finale, noi Beati opereremo nella quinta dimensione sulla terra e riconosceremo i nostri animali e le nostre piante cui vogliamo bene e gli oggetti che apprezziamo. Ricorda che ogni essere è indistruttibile e che perdura o vive senza fine nei suoi atti di esistenza e nei suoi spazi tempi dell’eternità creata. Questi esseri cari, che in qualche modo ci hanno conosciuto e amato, ci attendono negli eterni spazi-tempi in cui hanno vissuto con noi. Per trattarli nuovamente, sarà sufficiente, come oggi stai constatando, ritornare al passato, adoperando i paratempi come in una gita di piacere, o servendoti della sesta dimensione (Pag. 150/151, N 28).
Grazie all’interpenetrazione reciproca di amore, li godrai fino al più intimo della loro essenza (Pag. 151, N 28).

Se l’organismo integrale è un’astruseria surreale, la compenetrazione atomica va anche contro il dato dell’unità sostanziale di un vivente, introducendo l’idea di aggregato atomico. Idea falsa filosoficamente e falsa anche fisicamente, perché gli atomi non sono microentità aggregate da un qualche collante, poiché essi stessi, per loro costituzione, hanno le forze che li uniscono tra di loro, a formare i corpi.
Per precisare: Gesù entrò a porte chiuse nel cenacolo, cioè con una compenetrazione dei corpi, non disgregando però sé stesso, ma compiendo un potente miracolo sulla materia che attraversava. Il corpo di Gesù risorto non perse la sua unità sostanziale, e fu numericamente uguale a quello prima della risurrezione, a quello nato da Maria.
Il libretto dice che il corpo muta fisicamente e sostanzialmente (Pag. 76, N 15), ma ciò non è, e la mutazione fisica (bambino, ecc.) è accidentale, come è di immediata evidenza.

Il libretto, nella prima frase sopra (Pag. 120, N 23), pone l’amore creato in analogia con l’amore increato, ma l’Amore Increato, l’Amore Personale, è rigorosamente comune alle tre Persone; non designa perciò in specifico la terza Persona; e mai lo Spirito Santo è nominato in tutto il libretto.
La frase fa ben vedere che sono solo il Padre e il Figlio che si amano con il loro reciproco personale amore. Nella frase si legge che “Si amano nella loro Santissima Trinità”, ma per avere la Trinità occorre la Terza Persona, e invece come terza cosa si ha la fusione dei due, la somma dei due; ma la somma dei due non fa la terza Persona.
Tutto ciò è assolutamente inaccettabile.

La gloria accidentale
L’Eternità creata per il libretto è l’ambito della gloria accidentale
L’espressione “Eternità creata”, si è già visto, afferma come la creazione creata dalla volontà di Dio sia dotata di sussistenza in sé stessa e quindi non perché Dio la fa sussistere. L’espressione “Eternità creata” ha anche in sé l’idea che l’atto creatore di Dio, che trae le cose dal nulla, sia avvenuto senza un inizio nel tempo, e ciò vorrebbe dire che Dio non può stare senza l’atto creatore, e quindi lo ha fatto di necessità e non per atto di libertà.
L’Eternità creata e l’ambito della gloria accidentale per le anime nella gloria. Essendo la “gloria essenziale” delle anime separate è costituita dalla visione beatifica di Dio (di ciò il libretto non ne tratta: solo di quella accidentale), e quella accidentale delle anime separate unite ai corpi integrali, senza mai separazione, che non sia quella del “cadavere” che alla fine risorgerà.

È vero che la nostra Gloria essenziale, cioè, la Visione Beatifica e il possesso amoroso del nostro Dio, sarebbe sufficiente per farci assolutamente felici. Ma Lui, per l’Amore indicibile che ci porta, ha disposto che godiamo inoltre la nostra gloria accidentale: di un infinito numero di amori umani, angelici, estetici, scientifici, ed altri ancora, sconosciuti in questa terra. Senza contare gli incalcolabili piaceri della vista, udito, olfatto, gusto e, soprattutto, del tatto, il quale, come poi vedremo, non si limita alle sole papille tattili della pelle, come qui avviene, ma comprende tutte le cellule dell’organismo, le quali godono e ci fanno godere indicibilmente nelle nostre compenetrazioni amorose, alla maniera esultante del Cielo con tutta la Creazione”. Favoloso! Godere senza lavorare! Dilettarsi senza fatiche! Assaporare cibi prelibati senza doverli pagare! Odorare profumi delicati! Contemplare bellezze come quella della mia amata visitatrice e possederle amorosamente, al piacevolissimo modo celeste, mediante l’ineffabile compenetrazione con loro!” (Pag. 37, N 6).

La gloria accidentale o gloria inferiore (Pag. 122, N 24) riguarda i sensi dei corpi dell’anima separata. La gloria accidentale si ha nel potersi spostare con la coscienza in nei vari corpi, fino alla loro totalità, questo nei glorificati nei gradi più alti; immettersi in onde temporali a frequenze velocissime o a frequenze lente, percorrendo il tempo a ritroso come fosse una via. Veramente la fantomatica quinta dimensione o eterno creato o ambito della gloria accidentale è fantascientificamente affascinante quanto concretamente destrutturante la realtà uomo. La gloria accidentale apparterebbe anche alla terra, ma l’oscurità del peccato non la permette.

Alla gloria accidentale appartengono le “compenetrazioni amorose”.

Per poter immaginare un poco cos’è il saluto nella Gloria futura, ti conviene ricordare due qualità del corpo beatificato: la sottigliezza o piena sottomissione del corpo umano allo spirito, e l’impassibilità o assenza di dolore. Inoltre, la materia è eccessivamente porosa; è fatta quasi di spazi vuoti.” (Pag. 130, N 25).
Sì. Esiste un gaudio imparagonabilmente migliore del semplice saluto compenetrativo: l’interpenetrazione ineffabile con loro amorosissimamente, assolutamente totale...! (Pag. 134, N 25).

Eccessivamente”, meglio sarebbe molto porosa, ma il libretto ama i termini sfuggenti.
La compenetrazione amorosa (Pag. 37, N 6; Pag. 151, N 28) il libretto la intende realizzata con l’utilizzo del vuoto - molto impropriamente porosità -, ma il vuoto nei corpi non esite.

Non c’è il vuoto in un atomo, poiché se si intende come solo pieno il nucleo e gli elettroni, si commette l’errore di pensare che i campi energetici dell’atomo siano vuoto, mentre assolutamente questo non è.
Il vuoto il libretto lo pensa, come già visto, negli spazi interatomici. Ma, gli spazi interatomici non sono vuoti, ma pieni dei campi energetici delle forze di legame. anch’essi materia. Già sopra si è visto come il discorso del vuoto nel libretto miri a negare l’unità sostanziale di un corpo, specie vivente, riducendolo ad un aggregato, mediante forze immesse tra gli atomi, mentre non sono forze immesse, ma proprie, insite, degli atomi. Gli atomi si uniscono da sé stessi.

Il discorso del libretto è deviante, perché le anime separate sono appunto separate dal corpo, in attesa della Risurrezione.
Il libretto invece dice che le anime rimangono unite a corpi di materia imponderabile negli spazi- tempi, e il corpo di base è detto “cadavere”, per sottolineare che è morto, mentre quelli del tutto irreali e surreali negli spazi-tempi sono vivi e come tali hanno godimenti corporei, come il sapore di dolci formati dalla manipolazione subatomica della materia; il tatto; gli abbracci di compenetrazione interatomica.

Ma bisogna dire che il libretto è molto distante dall’essere fedele alla Rivelazione, e dall’essere capace di promozione filosofica. Le differenze apparenti (Pag. 132, N 25) non ci sono, ma ci sono differenze di rottura.
L’anima separata secondo la Rivelazione, in accordo con la filosofia, non ha invece nessun corpo se non quello ridotto a spoglie presenti nella tomba. Dunque le anime separate non hanno sensorialità, non hanno la gloria accidentale presentata dal libretto. La loro gloria è data interamente dalla visione di Dio e dalla comunione con i beati e gli angeli,
Nella risurrezione dei corpi nella gloria i corpi in quanto tali avranno sensi, ma gli orizzonti dei sensi saranno i cieli nuovi e la terra nuova. Il libretto non parla affatto di risurrezione gloriosa, perché i corpi degli spazi-tempi, uniti alle anime gloriose, sono già nella gloria e hanno sensi che si saziano in modo terreno, seppur sublimato.
Il libretto pretende di essere conforme alla Rivelazione e dice che i corpi del corpo integrale, hanno “sottigliezza, agilità, impassibilità” (pag. 108, N 21), ma ciò sarà dell’unico corpo dell’uomo, che risorgerà nella gloria come afferma la Rivelazione (1Cor 15,43s).
Il libretto sostiene di non presentare paralleli con il paradiso del Corano poiché là c’è l’amore sensuale con le Uri, ed è vera questa distanza, ma la compenetrazione interatomica è una surreale e malata fantasia. Il libretto afferma che non è neppure il nirvana del panteismo, cioè lo stemperamento del sé nel Brahman (Pag. 134, N 25), ma, pur con tale affermazione, il sé è radicato nella quinta dimensione, nell’Eterno Creato, il quale non ha le caratteristiche del panteismo per il fatto che c’è un Creatore, ma che pure è divino, in quanto si deduce dal libretto ha l’essere in sé stesso, e non sostenuto da Dio (Col 1,17).
La Bibbia, nell’Apocalisse, ci illumina un po’ il mistero della comunione dei risorti, dove non ci si sposerà (Mt 22,30), e ciò dice parecchio. Non dobbiamo essere trascinati dalla fantasia, perché,
Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è" (1Gv 3,2).

La gloria accidentale è presentata dal libretto non come necessaria alla beatitudine, che è quella della visione beatifica, ma data in aggiunta dalla bontà di Dio.

È vero che la nostra Gloria essenziale, cioè, la Visione Beatifica e il possesso amoroso del nostro Dio, sarebbe sufficiente per farci assolutamente felici (Pag. 37, N 6).

Nella Risurrezione secondo la Rivelazione e la Teologia, i sensi dei corpi risorti non si useranno in termini terreni, poiché lo saranno al livello dei cieli nuovi e terra nuovi, senza il mangiare, lo sposarsi, il bere.
Per il resto “Ciò che saremo non è stato ancora rivelato” (1Gv 3,2), ma certo non ci saranno riferimenti terreni poiché il corpo “seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; seminato nella miseria, risorge nella gloria; seminato nella debolezza risorge nella potenza; seminato corpo animale, risorge spirituale”. Non sarà corpo di materia diversa, ma, appunto, corpo glorificato (1Cor 15,44).

L’apparizione corporea della giovane  
L’approccio iniziale con la giovane che gli farà da guida nel “paratempo” (oltre il tempo) è preceduto da un’atmosfera magica, dove le immagini del televisore si fermano su di una sola, dove il fumo della sigaretta non è più volatile, dove ogni rumore cessa e il medico raggela subitamente di freddo sentendosi pesante come il piombo. Poi l’orologio segnerà il tempo a modo suo.

Una giovane lo chiama oltre il cancelletto della porta e il medico cammina, pur pieno di freddo, per andare ad aprire, ma non ode il suono caratteristico dei suoi passi e dei cardini di una prima porta e poi del cancelletto. La giovane è sui venti anni, molto bella, dice di venire da molto lontano e dimostra nel volto simpatia, affetto, da innamorata di lui, medico che ha 56/57 anni.
La fa entrare e le dita del medico, incidentalmente, sfiorarono appena l’avambraccio della giovane. Il medico senti immediatamente una sensazione di calore e di vitalità. La giovane è bella, della bellezza ideale sognata dal medico. Il nome della giovane rimase un segreto, ma si farà conoscere come Teneramata.
Teneramata risulta essere un’anima con un corpo del suo corpo integrale, proveniente dal Cielo. Il corpo è giovanile e posto in uno spazio-tempo. Precisamente la giovane apparsa sarebbe un’anima forma sostanziale e nello stesso tempo consustanziale con quel corpo giovanile; uno della lunga sequenza di corpi avuti nella sua vita. Questo è solo un accenno: la cosa verrà trattata più oltre.
Ricardo Peréz Hernández rimase affascinato, o ancor più precisamente ammaliato, dalla giovane e questo è il punto chiave del potere di comunicazione che la misteriosa donna acquistò su di lui. Il medico alle istruzioni della giovane durante la permanenza nei “paratempi” dimostra di avere note di perplessità e resistenza, ma il fascino della donna prevale sempre su di lui. Al medico non viene mai l’idea di porsi il problema se l’apparizione veniva dal cielo o dall’abisso. Alla fine di tutto si porrà il problema in termini di sogno, o di sonnambulismo, o di vero viaggio nella quinta dimensione (pag. 171, N 33).
La giovane si presenta come quella che suonava il piano con accanto un bambino che l’ammirava estasiato di affetto. Entrando in un “paratempo” il dottore vede la scena e crede che si tratta di una esposizione a film, ma Teneramata sostiene, invece, che quella giovane che anni prima il medico, allora bambino, ha visto al pianoforte è lei, insistendo su questo anche se il dottore dice che frugando nella sua memoria era un’altra persona, pur somigliante. La stessa cosa per il fanciullo innamorato che guardava la pianista: era Ricardo Peréz Hernández da bambino, ma il dottore non si riconosce. Alla fine Teneramata col suo fascino da innamorata gli fa credere tutto questo, e gli dice che non vede una memoria-film, vede, invece, una realtà, che lo coinvolge direttamente in una immedesimazione con il bambino, come se fosse collocato in quel bambino fatto di misteriosa materia, appartenente alla quinta dimensione presentata dal libretto.

L’anima come forma sostanziale dell’organismo totale

Nel corso della tua vita, hai cambiato il corpo materiale sette-otto volte. Tuttavia, la tua anima spirituale, libera e immortale, continua ad essere sempre la stessa (…) continua ad essere la tua unica anima indivisibile, insostituibile, senza parti componenti. Essa è la forma sostanziale del tuo organismo totale, cioè di tutti i tuoi corpi materiali, fin dallo stato di cellula-uovo” (Pag. 69, N 14); “Perché hai una sola anima spirituale, libera, indivisibile ed immortale (Pag. 76, N 15).

Il cambio del “corpo materiale” indica che alcune volte il medico si è trovato a cambiare il suo corpo, per unirsi a uno dei suoi corpi sequenziati in spazi-tempi, Di queste bilocazioni lui non si ricorda.
Sono, ovviamente, delle bilocazioni del tutto diverse da quelle della teologia mistica sui fatti straordinari, poiché nell’ambito delle registrazioni corporee, non su registrazione film, ma poste nella quinta dimensione o eternità creata. Tali bilocazioni non sono percepite dagli uomini sulla terra per l’oscurità posta dal peccato originale e dai peccati.
L’anima, la sola anima del medico, è definita correttamente “indivisibile”, “senza parti componenti” e “forma sostanziale”, ma forma sostanziale in relazione a una surreale sequenza dei suoi corpi, procedenti dal suo corpo nato da uomo e donna.
L’anima è “forma sostanziale”, ma non, come dice il libretto, del corpo uno dell’uomo, bensì di un “organismo totale” fatto di innumerevoli corpi vivi presenti misteriosamente, in automatico, in fantomatici spazi-tempi dell’Eterno Creato, nella sequenza mutevole dei momenti della vita in terra.
È come se il passato fosse memorizzato in un magazzino di corpi vivi. È come la registrazione in una memoria cosmica, l’akasha o etere (Rudolf Steiner; Elena Blavatsky) dell’esoterismo, ma con la differenza che è a 3D, cioè di corpi vivi in spazi-tempi. Questi corpi di materia indefinita, eterea, sono visti come degli involucri dell’anima, così come il corpo terreno è detto involucro dell’anima (Pag. 76, N 15; Pag. 110, N 21; Pag. 153, N 29). La posizione del medico di Città del Messico è nettamente distante dallo spiritismo, ma non del tutto, nel senso che si può dire che le “animazioni” (Pag. 101, N 19) dei corpi eterei sono come un parallelo le reincarnazioni provenienti da nuove nascite, la differenza è che i corpi eterei, formanti l’organismo integrale, provengono da un solo corpo in terra, in sequenza dei momenti di vita.
Le apparizioni di defunti di lontani passati non sono più provenienti da una registrazione cosmica di eventi precedenti, come volle sostenere Rudolf Steiner, che in tal modo credeva di spiegare l’apparizione di Cesare già morto e reincarnato chissà quante volte, e quindi quel Cesare non doveva essere altro che in una registrazione, in una memoria, attivata dal medium. Qua le apparizioni sono dovute alle animazioni dei corpi antecedenti, intesi come involucri non concentrici dell’unica anima.
Il termine “forma sostanziale” non è occasionale, ritorna.

L’anima spirituale, essendo radicata nell’eternità creata ed essendo la forma sostanziale, unificatrice, di tutto l’essere umano, sia nello stato di viatore, che in quello di comprensore (Pag. 69, N 14); Essa è la forma sostanziale del tuo organismo totale, cioè di tutti i tuoi corpi materiali, fin dallo stato di cellula-uovo (Pag 131, N 25);Orbene, la tua anima unifica vitalmente il tuo organismo totale (Pag. 76, N 15).

L’anima come realtà consustanziale (consustancial) all’organismo totale
Il termine “forma sostanziale” nel libretto ha il vago significato di “forma unificatrice”, e quindi non lo usa precisamente nel suo significato tecnico filosofico, cioè di forma sostanziale che dà alla materia l’essere corpo vivo. Risulta così come l’unificante tutti i corpi, in una condizione rapportabile analogicamente all’ubiquità divina (Pag. 71, N 14).
L’anima umana non si separa dalla “materia viva” dei corpi antecedenti.

L’anima si separa dal cadavere; perciò si chiama - anima separata -, ma non si rende indipendente dalla materia viva dei suoi corpi anteriori (…) L’anima e l’organismo intero sono consustanziali (Pag. 111, N 21).

Non separata dalla materia viva dei suoi corpi anteriori, l’anima però non fa con essi unità sostanziale, poiché “anima e organismo sono consustanziali”. Essendo consustanziale, l’anima è libera dall’organismo totale.

L’anima umana, per sé stessa, si trova libera dal trascorrere degli spazi-tempi e dall’organismo che essa sta animando consustanzialmente (Pag.101, N 19).

Una doppia realtà avrebbe quindi l’anima nel surreale corpo integrale, una unificatrice (forma sostanziale), in termini ubiquitari, del corpo integrale e una animatrice dei vari corpi-involucro in quanto consustanziale, cioè nella condizione di un motore che agisce su di un corpo. Come si vede gli errori si annodano, inconciliabili tra di loro, come inconciliabili sono con la dichiarazione che l’anima, e qui in discorso è corretto, è in sé stessa “indivisibile” (Pag. 76, N 15).

La tua unica anima si bilocherà a livello della coscienza (Pag., 90, N 17).

Ciò ponendo in atto l’animazione di un corpo-involucro, e la concentrazione su uno dei tanti, pone in una condizione di dimenticanza di tutto il resto del corpo integrale.

Per esempio, come nella conversazione la tua coscienza è attenta ad essa e si dimentica del dito mignolo, così il beato, nel godere un’esperienza celeste di amore giovanile, non è cosciente delle sue tappe infantili (Pag. 71, N 14).

Il libretto pone così la libertà di muoversi, di bilocarsi, a livello della coscienza, nella percezione della coscienza, operante nell’anima consustanziale. La coscienza, infatti, si troverebbe nella parte consustanziale dell’anima, animante l’organismo totale (Pag.101, N 19). L’animazione dei corpi è suscettibile al passaggio della loro materia eterea a un corpo condensato: è il caso di Teneramata (Pag. 169, N 32)
Questo è ciò che si ricava dalla bilocazione presentata, ma tutto è surreale, destrutturante. Non solo due corpi, ma più corpi a secondo delle capacità accumulate sulla terra, del crescere della perfezione celeste, poiché il glorificati crescono ulteriormente nella gloria.

I glorificati molto preminenti sono in grado di vestirsi con tutte le loro fasi corporali nello stesso tempo, in un unico atto di coscienza. Partecipano, analogicamente, della Ubiquità divina. Ma il beato inferiore dispone di pochi involucri corporali contemporaneamente (Pag. 71 N 14).
La Luce della Gloria («Lumen Gloriae») e il dominio sulla sesta dimensione ci rendono capaci di godere simultaneamente di mille meraviglie. E negli atti celesti non si ostacolano gli spazi-tempi delle fasi di sviluppo corporale (Pag. 71, N 14).

Il libretto dice anche che nella bilocazione opera una “energia biologica”, “consustanziale e inseparabile” dall’anima.

Devo dirti che la bilocazione umana non è esclusivamente spirituale, poiché in essa, oltre l’anima, partecipa anche l’energia biologica del corpo, che all’anima è consustanziale (consustancial) e inseparabile da essa (Pag. 90, N 17).

La frequenza del tempo segna il modo del nutrimento, tratto dalle energie del cosmo.

Se ci trovassimo nella frequenza normale del tempo della terra, sia tu che io avremmo bisogno di respirare e di nutrirci.
Allora, in questo paratempo il mio organismo sta effettuando l’assimilazione e l’eliminazione?
Certo. Acquista l’energia vitale dal tuo ambiente biologico interno, ma la escrezione è quasi nulla. Se tu restassi in questo paratempo l’equivalente a dieci anni, elimineresti appena alcune gocce di sudore. Lo stesso succede con me, ma in un modo sommamente perfetto. Ciò è dovuto a che non si formano scarti chimici, ma viene utilizzata totalmente l’energia ricavata dagli atomi. Ricorda che l’atomo è un grande magazzino di energia.
Questa è bella! Adesso risulta che sto funzionando come un reattore atomico.
Funzioni meglio, perché utilizzi alcuni atomi, ma li disintegri totalmente e non parzialmente, come succede nelle pile nucleari
(Pag. 31, N 5).

In condizioni di paratempo veloce, diverso di quello della terra i glorificati ricevono energia direttamente dall’ambiente e convertita in energia biologica la passano all’anima.

Noi beati, invece, prendiamo l’energia direttamente dall’ambiente dove ci troviamo: luce, calore, elettricità…” (Pag. 33, N 5). Questo per “il loro immenso potere sulla materia e le forze naturali (Pag. 33, N 5).

Con ciò i cibi fatti con il potere di manipolazioni subatomiche sono riservati principalmente ai sapori. Il cellofan trasformato è quello del pacchetto delle sigarette del medico.

È delizioso. Come lo hai fatto?
Ho trasformato le molecole di cellofan in altre sostanze chimiche, sconosciute sulla terra, le quali eccitano armonicamente tutte le papille gustative, e non parzialmente, come i classici dolci terrestri. Peccato che questo stesso bocconcino tu non lo possa degustare nel tempo normale della terra”. “E perché no?” “Perché moriresti di gusto. Godresti un piacere imparagonabile alla vita mortale. In realtà hai assaporato questa piccola ghiottoneria meno che a metà
(Pag. 36, N 6).

Questa fantascienza dell’energia biologica del corpo partecipata all’anima è l’inverso di quello che è filosoficamente e biblicamente (Gn 2,7); infatti è l’anima a porre nel corpo da lei informato le sue potenze vegetative e sensitive.
Il libretto definisce “spirituale” (Pag. 76, N 15) l’anima, ma non nel senso di essenza spirituale, poiché ha in sé una materialità, ricevendo energia biologica dal corpo. Parlerà però anche di “essenza spirituale” dell’anima, ma solo per porne la radice nella Eternità Creata.

L’anima umana, a motivo della sua essenza spirituale, è indipendente dallo spazio, dal tempo, dalla materia e dalle energie. È fondamentalmente radicata nella quinta dimensione o eternità creata (Pag. 114, N 22).

Con ciò si ha uno stato di preesistenza, costituente il nucleo dell’anima, che diverrà in uno sdoppiamento, l’essere forma sostanziale di un corpo e l’essere ente consustanziale allo stesso, proveniente in primis da uomo e donna. Come si vede non mancano alchimie nel libretto.

Il tuo organismo integrale venne all’esistenza con una sola anima spirituale e una cellula-uovo. In questo modo si costituì il tuo essere individuale (Pag. 73, N 14).

La preesistenza delle anime è condannata dalla Chiesa. Vedi gli Anatemismi contro Origene: Denzinger n° 493.

Il libretto vuole far passare l’idea che nella risurrezione il nostro corpo si nutrirà di energia cosmica. Ma, non è così poiché i corpi gloriosi saranno mantenuti fisiologicamente capaci di essere informati dall’anima razionale, dalla quale viene la vita del corpo, non dall’energia cosmica, ma da Dio stesso.
Del resto il corpo glorioso non cessa di essere un corpo di carne e ossa con un suo metabolismo, che ha bisogno di materiale molecolare e non solo di energia-materia, che peraltro è prodotta dallo stesso metabolismo. Il corpo glorioso è vivo per l’anima razionale che lo informa, e il suo metabolismo Dio lo sostiene creando dal nulla in lui quanto occorre alla sua vita. E poiché c’è un metabolismo, ciò che è scarto Dio lo fa ripiombare nel nulla. Esempi di santi che per anni non hanno preso alimenti se non l’Eucarestia ce ne sono tanti, e sono l’indicazione di quello che avverrà nel corpo glorioso. Così santa Angela da Foligno per dieci anni; così santa Caterina da Siena per otto anni; la beata Elisabetta de Reute per 15 anni; ecc. Un caso contemporaneo studiatissimo e inconfutabilmente comprovato è quello della serva di Dio Teresa Neuman (1898 - 1962). San Pio da Pietralcina mangiava pochissimo, questo per la realtà della vita fraterna, ma alla sera non cenava mai.
Il corpo risorto avrà i sensi, ma niente affatto impiegati per le sensorialità della sesta dimensione.

L’anima nella sua unione con i corpi-involucro e detta “spirituale”, decisamente distinta da quella degli animali. Ora ci si aspetterebbe che quella degli animali venisse detta materiale, e invece no, poiché viene definita “immateriale” (Pag. 115, N 22), specificando che l’anima immateriale degli animali è una forma di sopraenergia.

È una forma di sopraenergia, molto superiore nella sua natura alla materia ed energia che tu conosci, ma sommamente inferiore all’anima umana (Pag. 93, N 17).

L’anima umana “spirituale” viene così a essere qualificata come un ente, di grado energetico sommamente superiore all’anima degli animali.
Il termine “immateriale” per gli animali deriva dalla confusione che il libretto fa tra massa e materia. Cosicché la materia, falsando la nota equazione di Einstein, si ridurrebbe a energia, e perciò l’anima dell’animale è “immateriale”, poiché è una “sopraenergia”.
Einstein non ha confuso la massa, proprietà della materia, con la materia, concludendo con l’assurdo che la materia è energia.
L’anima forma sostanziale, come principio di unità del corpo integrale, è anche ente consustanziale allo stesso corpo integrale. L’anima si può porre, a livello di coscienza, in vari corpi, che ovviamente hanno una sensorialità corporea.

Noi beati viviamo come superuomini, con le qualità di sottigliezza, agilità, impassibilità e altre ancora, ma godiamo la vita celeste con tutto il nostro essere umano, tale e quale lo conosci qui, per di più superdotato che sia (Pag. 108, N 21).

Il corpo di Teneramata appare fisico, ma nello stesso tempo è etereo, poiché “organismo materiale analogicamente spiritualizzato” (Pag. 108, N 21). L’etereo poi può condensarsi sotto il potere dell’anima stessa. Condensato poiché il corpo di Teneramata scomparirà gradualmente alla vista del medico, ritornando all’essere etereo. Il libretto non fornisce queste parole, ma esse sono appropriate al suo dire.

Il bel corpo di Teneramata incominciava a diventare trasparente e la mia tristezza si trasformava in angustiosa impotenza. ‹Aspetta, aspetta!›, la supplicai, per trattenere il suo vaporoso corpo che svaniva (Pag. 169, N 32).

Questo svanire del corpo vaporoso comporta il trasferimento della coscienza di Teneramata in un altro corpo del suo corpo integrale.

È certo che il mio corpo integro si trova totalmente sottomesso alla mia anima, funzionando come un organismo materiale analogicamente spiritualizzato, ma io conservo tutti i miei atti di esistenza, tutti i miei cambiamenti terreni, nei rispettivi spazi-tempi che mi è toccato vivere nel mondo. La risurrezione consisterà nel ricupero del cadavere tornato alla vita e nel proseguimento del processo vitale, evolutivo e perfettissimo, nel Cielo (Pag. 108, N 21).
Nella risurrezione finale riacquisterò il cadavere che la morte mi tolse e godrò ancor di più della gloria che mi ha concessa l’Altissimo. Non deve meravigliarti che io, essendo una Glorificata, abbia un corpo umano reale e vero come il tuo. Ti ho già detto che l’organismo integrale dell’uomo è eterno sin dal concepimento (Pag. 108, N 21).

Il libretto è del tutto contrario alla reincarnazione sulla base della eterna impossibilità dell’anima di essere indipendente dal suo corpo integrale.

L’anima mai si rende indipendente dal suo organismo integrale, quindi è impossibile che si reincarni ciò che mai si disincarna (Pag. 99, N 18).
L’anima non si rende indipendente dall’organismo integrale, cioè, dall’insieme di stadi corporali del passato e degli spazi-tempi corrispondenti agli atti di esistenza ormai trascorsi” (Pag. 109, N 21).

La dottrina della Chiesa circa l’unione dell’anima con il corpo
Il Concilio di Vienne (1311-1312) ratificato da papa Clemente V, ha definito circa l’unione dell’anima con il corpo la dottrina dogmatica indubitabile.

Riproviamo come erronea e contraria alla verità della fede cattolica, ogni dottrina o tesi che asserisce temerariamente o suggerisce sotto forma di dubbio che la sostanza dell’anima razionale o intellettiva non è veramente e per sé la forma del corpo umano; e definiamo, perché sia nota a tutti la verità della pura fede e sia sbarrata la via ad ogni errore, che chiunque, in futuro, oserà asserire, difendere o sostenere con pertinacia che l’anima razionale o intellettiva, non è la forma del corpo umano per sé ed essenzialmente, debba ritenersi come eretico. (Denzinger n° 902)

Il Catechismo della Chiesa Cattolica n° 365 afferma contro ogni concezione duale dell’uomo:

L’unità dell’anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l’anima come la forma del corpo; ciò significa che grazie all’anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell’uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un’unica natura.

I termini dell’iniziazione cristiana sono posti in ombra
Non si menziona mai nel libretto il sacramento del Battesimo, per cui il peccato originale e i peccati attuali sono visti come un peso abnorme, gettando sulla mente una coltre di oscurità. Viene usata una sola volta la parola sacramento in connessione al “sacramento della riconciliazione" (Pag. 166, N. 31). Si parla di “Santa Comunione”, ma “come annuncio di quella del cielo” tra i beati (Pag. 134, N 25), e non di quella sacramentale; per il testo è precisamente “la comunione dei santi” (Pag,154, N. 29).
L’Eucaristia viene citata dal medico una sola volta (Pag. 88, N 16), con l’espressione “eternità dell’Eucaristia”, che riduce la presenza di Cristo con la presenza negli stati di vita degli esseri nei vari spazi-tempi: lo si vedrà in seguito. Viene perciò fallita in pieno tutta la dottrina sulla reale presenza di Cristo, poiché vi è presente tutto Cristo, che si immola riattuando gli stati interni che ebbe sulla croce. La verità è che nell’Eucaristia non si ha un frammento dell’esistenza di Cristo.
Assente il sacramento del matrimonio, assente l’ordine sacerdotale, se non implicitamente nella citazione del sacramento della riconciliazione.
Si parla di “matrimonio cristiano” e lo si afferma correttamente “monogamico” (pag. 137, N 26), ma nell’aldilà questo l’amore sarà molteplice, poiché incontrerà altre donne conosciute con attrazione, posta indelebilmente in tale situazione da Dio, anche quelle con le quali c’è stato un proseguo.

In questo mondo hai appena conosciuto alcune poche donne che t’interessarono, delle moltissime che il nostro Dio ti ha destinato per la tua gloria (Pag. 80, N 15).

Come si vede il testo presenta una poligamia sui generis decisa da Dio, ma non percepibile in tutto in terra, poiché tale percezione si ha nella quinta dimensione, presente anche in terra, ma obliterata a causa dell’oscurità del peccato. Il matrimonio cristiano risulta così una disposizione della volontà divina, che non esclude altri accesi amori, che in terra si possono percepire, ma che per la maggior parte sono oscurati.

Il medico ha conosciuto molte donne e ancor più non le ha conosciute, ma che per decisione divina erano a lui destinate.
Come si vede è una poligamia sui generis decisa da Dio, non percepibile, se non raramente in terra, ma sarà visibile nella quinta dimensione, nell’aldilà.
La quinta dimensione è presente anche in terra, ma sfugge alla percezione a causa dell’oscurità del peccato.
Queste preordinazioni vengono a togliere all’uomo la libertà delle scelte in campo sponsale, dei termini del fidanzamento come mutua conoscenza per un progetto di vita insieme. Pare di essere al tempo dei matrimoni decisi dalle famiglie, o delle monacazioni forzate. La volontà divina va riconosciuta nel cammino di conoscenza, ma non è una volontà di programmazione.
Anche per le amicizie si ha la preordinazione.

Ignoravo che le antipatie sono dovute all’opacità dei vincoli di amicizia, programmati in anticipo dal Creatore (…) Meravigliosi vincoli reciproci di attrattiva e complementarietà che, a volte, quasi si cancellano in questa vita a causa del peccato (Pag. 156, N 30).

L’economia salvifica cristiana è intesa come semplice economia disciplinare
Dio decide molteplici incontri d’amore, che però ora non si possono attuare in terra, ma ugualmente esistono e si vedranno nell’eternità creata:

Naturalmente, questa molteplicità non vige nel matrimonio cristiano, che per Volere Divino deve essere esclusivamente monogamico (Pag. 147, N 26).

La stessa cosa per le compenetrazioni atomiche (Pag. 130; 134, N 25; vedi sotto) con animali:

Ti sei compenetrata amorosamente con qualche animale tuo domestico? Non ancora, a causa dello stato d’interdizione attualmente in vigore sulla terra (Pag. 151, N 28).
Il libretto parla anche di
attuale regime della fede (Pag. 77, N 15),

Il regime è fatto di regole, e non di incontro con il Signore.
Nel libretto non si parla mai di Adamo e del nuovo Adamo, della creazione intera colta dalla caducità a causa dell’uomo (Rm 8,20). Non c’è nel libretto un’economia rivolta a restaurare in Cristo tutte le cose, ma solo come disciplina da seguire sulla terra.
Non finirà la presenza dell’uomo sulla terra attuale, e vi sarà il pianeta eterno, cioè l’insieme di tutti i pianeti. Non ci saranno, dunque, cieli e terra nuovi.

“Vuoi dire che i beati ritorneranno a trovarsi e a convivere sulla terra dopo il Giudizio Finale? Sì, proprio così. Ma non solo sulla terra attuale, ma sul pianeta eterno fin dalla sua creazione” (Pag. 80, N 15).

I comandamenti

Non confondere il primo comandamento della Legge del nostro Dio col semplice umanesimo! Non mi sto riferendo all’elemosina materiale, né alla pura filantropia. Parlo della Carità cristiana. La Carità è l’amore con cui aderiamo all’Altissimo innanzi tutto, e poi, insieme con Lui, ai nostri simili (Pag. 46, N 9).

Il cristianesimo del medico di base doveva essere molto blando se si pone l’esortazione di non fare confusione tra il primo comandamento e l’umanesimo, ecc.
La definizione della carità è viziata, perché parte dalla creatura verso Dio, e poi insieme a Dio si indirizza al prossimo.
La verità è ben diversa. La carità giunge a noi, viventi in Cristo, per mezzo di Cristo nel dono dello Spirito Santo (Rm 5,5; 1Gv 4,10), ed elevandoci all’amore verso Dio e il prossimo.

In Cielo non sono più in vigore i Comandamenti terreni del Signore. Noi Beati siamo impeccabili; non abbiamo bisogno di leggi morali. Il fatto è che sulla terra l’odio è cattivo perché allontana dal Creatore; ma in Cielo l’odio ben orientato ci rende solidali con Lui (Pag. 160, N 30).

Al contrario in cielo la volontà di Dio che vuole amore in Cristo, con Cristo, per Cristo, a lui e al prossimo si attua in cielo come in terra (Padre Nostro).
I Comandamenti sono essenzialmente due ed entrambi sono perfettissimamente vissuti in cielo, e dobbiamo viverli in terra. Gli altri otto comandamenti non sono altro che delle esplicitazioni dei due, e certamente non valgono in cielo per i beati.
L’impeccabilità in cielo è data dalla visione beatifica di Dio, che appaga infinitamente, e non dà una qualità intrinseca dei beati per il fatto che sono in cielo, oppure perché in cielo non ci sono cose che possono fare deviare.

‹Non ruberai›: perché è stupido rubare ciò che in fin dei conti è nostro nel Cielo. Già lo disse San Paolo: ‹Tutte le cose sono vostre; ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio›. ‹Non mentirai›: perché incominci ad abituarti alla veracità assoluta e gradevolissima, in vigore nella Patria. ‹Non desidererai le cose di altri›. Perché invidiarle, se in Cielo non ci sono cose di altri? (Pag. 166, N 31).

E non basta alla beatitudine dei santi vedere Dio così come egli è (1Gv 3,2), perché divampa nella visione beatifica l’amore che la creatura dà a Dio. Amare Dio è gioia (Gv 15,11), ed è anche gioia amare i fratelli nella comunione beata della Chiesa trionfante, purgante in Purgatorio e militante in terra. Amore che include tutti gli uomini della terra, che sono e che saranno, nel desiderio che tutti siano “in comunione con noi” (1Gv 1,3).
In cielo non esiste l’odio, neppure “l’odio ben orientato” di cui parla il libretto.
Esiste invece la giustizia contemplata nell’azione di Dio e anche partecipata dai santi nel giudizio finale.

Siederete con me a giudicare le dodici tribù di Israele (Mt 19,28).

Anche i demoni saranno giudicati nel giudizio finale, per tutte le azioni di istigazione degli uomini contro Dio, al fine farli diventare irriconoscibili, cioè odio gli uni verso gli altri.
I santi vi parteciperanno (1Cor 6,3).

"Compiere sempre i Comandamenti e i Consigli Divini, che non sono capricci del Signore, ma corrispondono invece a ciò che ti è più conveniente sulla terra e nel Cielo (Pag. 165, N 31).

Circa i comandamenti si parla di compierli, quasi fossero un compito scolastico a cui corrisponde un voto.

Che perseveriamo nel fedele compimento dei suoi comandamenti (Pag. 163, N 30).

I comandamenti dettano i comportamenti convenienti in terra e in Cielo. Si ha qui un modo di esprimersi che lascia spazio a pensare che si tratti di buone maniere civili, quando la verità è che i Comandamenti sono legge d’amore e l’amore viene prima dei comportamenti o costumi o buone maniere, poiché l’amore ne è l’ispiratore e la guida. Poco prima, però, il libretto aveva scritto correttamente circa il Purgatorio che “non si volle obbedire per amore” (Pag. 161, N 30); ma poi il libretto ha preferito un linguaggio non univoco, creando un inciampo all’interiorizzazione, e ciò non è un fatto isolato nel libretto. Si noti questa espressione successiva sul Purgatorio: “acquistare i costumi celesti” (Pag. 162, N 30). Il libretto si riferisce quindi ai comportamenti convenienti da avere nella Patria celeste, che è poi l’Eternità Creata.
Se non si sono acquisiti sulla terra i comportamenti convenienti si dovranno acquisire in Purgatorio, che si trova in quegli spazi-tempi dell’organismo totale segnati dalle mancanze. Lì, nel dolore, si “imparano i buoni comportamenti della Patria” (Pag. 155, N 30). Il libretto dice che “solo il dolore purifica” (Pag. 161, N 30), non specificando. Ma la teologia dice che è l’amore che purifica, e che è il rimorso unito all’amore, che dà dolore.

Ma siamo pure capaci di sentire, orientati come è dovuto, l’odio, il timore e l’ira (Pag. 159, N 30).

Il timore è vinto dall’amore e perciò nella perfezione del cielo non può esserci (1Gv 4,18).
L’ira non può esserci nei santi, ma solo il disgusto, come la Scrittura presenta in Dio.

Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato (Ps 95/94, 10).

L’ira è detta essere in Dio come il livello più alto del disgusto che pone il castigo, come invito estremo alla conversione.

Perciò ho giurato nel mio sdegno: non entreranno nel mio riposo (Ps 95/94,11).

Dio è un Dio geloso (Es 20,5) e il tradimento della sua alleanza ha la reazione di dolore che è l’ira, ma l’ira del Signore non è un’esplosione improvvisa perché egli è “tardo all’ira” (Es 34,6; Nm 14,18; Gl 2,13). L’ira estrema di Dio è quando lascia l’uomo in preda al suo consiglio, perciò all’autocastigo (Ps 82/80,12). Ma i santi non danno castighi, essi in Cristo intercedono presso Dio, affinché gli uomini cessino di meritarli convertendosi.
L’odio poi non ci può essere in Dio e nei santi.

Teneramata, hai sentito l’odio nel Cielo? Sì, anche. Odio tutti i reprobi dell’inferno. E se si trovasse lì qualche tuo parente, lo odieresti lo stesso? Ci stanno alcuni, e li odio lo stesso o più (Pag. 160, N 30).

L’odio non esiste in Dio e neppure nei beati, ma circa l’inferno esiste il rigetto secondo giustizia verso chi ha rifiutato la somma della somma della misericordia di Dio. Per cui dall’odio scelto sarà tormentato in eterno (il verme non muore mai.) in cielo non si gode delle pene del dannato, ma se ne riconosce la giustizia. Tali pene sono la conseguenza del rifiuto di Dio, e non sono la vendetta di Dio.

Il libretto circa l’Inferno si limita ad affermarne l’esistenza, e la pena eterna (Pag. 46, N 9; Pag. 161, N 30).

La “Summa Teologica” si pone la domanda se i beati godano delle pene dei dannati (Suppl., q. 94, aa. 2-3) e la risposta è data da un distinguo tra godimento diretto delle pene che non può esserci, e godimento “per accidens”, per la presenza in esse della giustizia di Dio. Ma ripeto che le pene sono tutte conseguenza della scelta di rifiutare Dio, ora perso per sempre, e poi dell’essere tormentati dai demoni, voluti come aiuti credendo di poter condurre il gioco, mentre sono loro che l’hanno condotto. Poi il fuoco come caos materico dove nulla vi è se non fuoco.

Il ritorno alla realtà

Di nuovo sentii il rumore che veniva dalla cucina. Mi sembrò di essermi appena svegliato da un lungo e piacevole sogno. Invocai Teneramata, ma fu inutile. Avvenne quello che lei mi aveva predetto. Dedussi che tutto era stato un magnifico sogno. Tuttavia, il suo influsso su di me era troppo vigoroso, per relegarla come una semplice conclusione. Guardai il pacco di sigarette e mancava il cellofan. Ero stato io stesso a toglierlo in un atto di sonnambulismo? E se l’avevo fatto, in che momento era stato? I disegni animati della televisione non si erano interrotti. Davvero mi ero addormentato? O invece avevo realizzato un fantastico viaggio nella quinta dimensione? Inoltre, la suola delle mie pantofole era bagnata: forse per le pozze d’acqua del cortile dell’Università? E ancora, qualcosa di sconcertante: il mio caffè era ancora caldo. Mi misi a riflettere su quello che avevo sognato. Che bella, Teneramata! (Pag171, N 33).

CONCLUSIONI
Il libretto non è il frutto di un’unica esperienza medianica, ma di molte, poi utilizzate per la stesura del libretto.
La composizione è curata nell’alternanza domanda-risposta, e le domande sono molto precise, competenti, e sono offerte per essere destrutturate, e non per mettere in discussione tutto, troncando il fascino ammaliante della giovane donna.
I fenomeni sono riferibili a quelli dello sciamanesimo e delle esperienze dei medium.
I fenomeni del fumo reso fermo, dei rumori non più sentiti. Il freddo intenso percepito, il blocco del televisore su di una immagine, gli scherzi dell’orologio, l’apparizione della giovane donna, va detto che non sorpassano affatto l’azione dell’angelo dell’Abisso.
Comunque il medico, alla fine, si interrogò se tutto fosse stato un sogno, e a questo proposito si può dire che un sogno percepito come lungo, ricco di svolte, in realtà si svolge nel tempo di pochi secondi a 15 minuti o poco più (fase REM). Nel sogno, come è noto si ritrovano rielaborate in modi a volte miscelati, esperienze precedenti, memorizzate.
Anche riguardo ai sogni, non infusi, ma elaborati su immagini della memoria, può agire l’angelo dell’Abisso.
L’ambientazione generale è secondo un vago riferimento alla Teoria della relatività, che era negli interessi del medico, anche se da lui conosciuta superficialmente.

Il rapporto del libretto con la dottrina cattolica è del tutto infelice, sia per errori, sia per un linguaggio equivoco che contamina il processo di interiorizzazione. Tale rapporto con la dottrina cattolica e cristiana in genere, non può essere invocato come base di autenticità per il libretto, né tanto meno come stimolo al progresso della Teologia e dello stesso Magistero.
L’uso del nome di Oscar Romero come garanzia di autenticità è del tutto inaccettabile.
In breve il libretto in qualsiasi modo lo si voglia valutare non è secondo il pensiero e il sentire della Chiesa.