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Sono ormai lontani i tempi della sentenza che la Sindone risalga
al Medioevo. La sentenza era stata pronunciata dalle analisi del carbonio C14
presente nei prelievi del
tessuto, ma in seguito si è visto che il dato non poteva reggere perché le
analisi non avevano tenuto conto del carbonio depositato dal fumo delle candele
votive e dell’alta temperatura raggiunta durante l'incendio di Chambéry (la
cassetta con la Sindone fu avvolta dalle fiamme nell'incendio del 4 dicembre
1532) che ha provocato scambi di isotopi che hanno portato ad un arricchimento
di carbonio radioattivo, facendo risultare in proporzione più
"giovane" il tessuto (la reazione è stata favorita dalla presenza
dell'argento che ricopriva la cassetta), nonché dalla presenza di fili posti in
rammendi eseguiti in seguito all’incendio. La notizia delle ricerche degli 007 russi viene ora ad
aggiungersi a tanti altri dati positivi che rendono serena la convinzione che
la Sindone risalga al tempo di Gesù. Ovviamente l’identificazione stretta tra
Gesù e l’uomo della Sindone non può essere oggetto di pronunciamento
scientifico o dogmatico, tuttavia possiede la base di una venerazione costante
nei secoli di quell’arcano reperto archeologico. Ecco quanto riportato su “il Giornale” del 14 settembre 2006: Gli 007 russi: autentica la Sacra Sindone
"La
Sacra Sindone è autentica, parola di servizi segreti ex sovietici. Gli 007
dell’Fsb, erede del famigerato Kgb, hanno svolto un’indagine criminologica a
partire dalla foto del sudario. Secondo il quotidiano russo “Zhisn”, gli
esperti hanno invecchiato per mesi stoffe di lino, concludendo che la reliquia
di Torino ha davvero 2.000 anni e proviene dalla zona di Gerusalemme. L’esame
della forma umana impressa sulla tela confermerebbe che l’uomo fu battuto con
una frusta piombata a cinque fili, del tipo usata dai romani. Una larga macchia
sulla spalla destra fa pensare che abbia trasportato a lungo un oggetto molto
pesante, come la croce. Le ossa del naso sono spezzate da una botta, che ha fatto
gonfiare una guancia. L’asimmetria dei tratti indica una profonda sofferenza
fisica. Mani e piedi sono feriti come dal passaggio di chiodi, le spalle un po’
sollevate indicano una morte per asfissia, sopravvenuta prima del colpo di
lancia. Gli agenti hanno anche fatto fare ginnastica a un volontario, per farlo
sudare, poi l’hanno coperto per ore con un telo di lino. E’ rimasta impressa la
sagoma". Ecco quanto riferisce “La Stampa Web”: Indagini sulle foto del sudario
14/9/2006
di Marco Bobbio
"Gli scienziati hanno condotto un accurato test d’indagine criminologica,
basata su prove di laboratorio, ricavate dalle fotografie del sudario
conservato a Torino. Lo ha rivelato ieri il quotidiano Zhisn, secondo il quale
i cervelloni del «Fsb», l’erede russo del «Kgb» sovietico, hanno eseguito, a
partire dalle immagini della Sindone, una serie di esperimenti volti
innanzitutto ad accertare l’autenticità del tessuto, sia per epoca che per zona
geografica. Hanno passato mesi a invecchiare stoffe di lino in varie
situazioni, arrivando alla conclusione che il sudario conservato a Torino ha
davvero duemila anni e proviene dalla regione di Gerusalemme.
Chiarito questo primo punto
fondamentale, i criminologi del «Fsb» hanno preso in considerazione le tracce
lasciate sulla Sindone dal corpo che vi impresse la sua immagine. Hanno così
constatato che coincidono pienamente con la tradizione che vuole Gesù
flagellato, crocifisso e colpito al costato da una lancia. L’uomo dell’impronta
sulla tela fu battuto con una frusta piombata a cinque fili, del tipo usato dai
romani in quell’epoca. Una larga macchia sulla spalla destra fa pensare che
abbia trasportato a lungo un oggetto molto pesante, probabilmente la croce. Le
ossa del naso sono spezzate da una botta, che ha provocato anche un gonfiore a
una guancia.
L’asimmetria dei tratti
indica una profonda sofferenza fisica al momento della morte. Mani e piedi sono
feriti come dal passaggio di chiodi. Le spalle un po’ sollevate e il petto
indicano una morte per asfissia, sopravvenuta prima del colpo di lancia - che
ha provocato infatti poca emorragia - evidente sul costato.
Gli agenti del «Fsb» hanno
anche chiarito in via sperimentale il mistero dell’impronta sulla Sindone.
Hanno fatto fare ginnastica a un volontario, per procuragli una sudorazione
abbondante, poi lo hanno coperto per alcune ore con un telo di lino analogo a
quello di Torino. Sulla stoffa è rimasta impressa l’immagine del soggetto. Pochi giorni prima dello studio sovietico, un’altra pubblicazione scientifica, firmata dall’australiano Brendan Whiting, era arrivata a conclusioni simili. Il nocciolo del problema, ancora una volta, è la questione della datazione. Secondo Whiting, infatti, le analisi con il carbonio 14 che sostengono che la Sindone sia un reperto di epoca medioevale sarebbero state effettuate su campioni di tessuto spuri. Ovvero, su invisibili rammendi posticci presenti all’interno del tessuto di epoca romana. La teoria si appoggia sugli studi effettuati nel 2005 dal chimico americano Raymond Rogers, che aveva dimostrato come l’angolo del drappo da cui il campione era stato prelevato fosse di composizione chimica totalmente differente dal resto del tessuto".
Intervista a Giulio Fanti dell'Università di Padova, capo di un gruppo “Shroud Science” di un centinaio di studiosi che discutono sulla copiabilità della Sindone Su “Il Giornale”, mercoledì 19 marzo 2008. Articolo di Andrea Tornielli. “Sfido chiunque a riprodurre l'immagine sindonica. Nessuno è in grado di farlo...”. Il prof Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova è convinto dell'inattendibilità della datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. E lo intende dimostrare, portando nuovi elementi sulla modalità con cui la misteriosa immagine si è formata, con il volume “La Sindone. Una sfida alla scienza moderna”, Ed. Aracne, pp. 608. “Il Giornale” l'ha intervistato, alla vigilia del documentario che la BBC manderà in onda il Sabato santo. Nel filmato uno degli scienziati che fecero la datazione al carbonio 14 stabilendo che la Sindone risaliva al Medioevo, Christopher Ramsey, ha sostenuto che quei risultati potrebbero essere messi in discussione dagli “effetti ambientali”.
Partiamo dalla datazione. Che cosa ha scoperto? “Non è una scoperta solo mia. Rifacendo i calcoli, sulla base dei dati forniti dai tre laboratori che eseguirono l'esame al radiocarbonio nel 1988, ci si rende conto che è stato commesso un errore. L'attendibilità della datazione medioevale è pari soltanto all'1,2%. Cioè assolutamente inattendibile.
Com'è potuto accadere un errore di questo genere? “Diversi studiosi hanno dimostrato già da tempo che i risultati della datazione, in base al test statistico cosidetto di Pearson, hanno una probalità superiore al 95% di non corrispondere a quelli della Sindone. E' stato inserito nella formula un numero sbagliato, che ha falsato il risultato finale, un 31 è stato sostituito con un 17. Questo farebbe pensare persino a una manomissione finalizzata a ottenere il risultato desiderato”.
E' un'accusa grave... “I numeri sono numeri. E sono inattendibili. Queste confutazioni sono scritte da scienziati. Forse c'è una lobby che teme la verità su quei calcoli, teme di doversi rimangiare il risultato sulla Sindone di origine medioevale, quando tutto, invece, lascia pensare che sia molto più antica e che risalga al primo secolo”.
Perché, allora, quella data medioevale? “Nel mio libro pubblico i risultati di una recentissima ricerca fatta dal ricercatore Gerardo Ballabio: riesaminando il dato delle età dei tre campioni presi dai laboratori si nota una variazione che arriva anche a 200 anni nello stesso piccolo brandello di tessuto. In pochi centimetri quadrati, una variazione enorme. Questo indica inequivocabilmente che c'è stata una contaminazione esterna e dimostra l'inattendibilità del risultato”.
Quali contaminazioni potrebbero aver falsato l'età della Sindone? “Sono diverse. Dal sudore delle mani di chi stendeva il lenzuolo, tenendolo proprio nella zona da cui sono stati prelevati i campioni, all'incendio avvenuto nel 1532 a Chabery (...). Sfidi chiunque a rifare una copia della Sindone con le stesse caratteristiche microscopiche e macroscopiche. Sono a capo di un gruppo di un centinaio di studiosi che discute su questo argomento, “Shroud Science”: abbiamo stilato un elenco di 100 caratteristiche che ha la Sindone e che dovrebbe avere un'eventuale riproduzione. Nessuno però è in grado di farla”.
L'ultima sulla Sindone Seguendo un suo procedere, alquanto immaginativo-soggettivo ("Firme e date celate nei dipinti da Leonardo in poi"; ed. Duch), un pittore-restauratore trevigiano, Luciano Buso, sostiene di aver trovato una tecnica di firma criptate tramandate da bottega a bottega per evitare l'azione di falsari. Per Luciano Buso la Sindone sarebbe stata "restaurata" (si noti non composta) da Giotto di Bondone che vi avrebbe lasciato la sua firma (anzi più firme) criptata e anche il numero 15 che corrisponde al 1315 data che si accorderebbe con le indagini al radiocarbonio. L'indagine il pittore- restauratore trevigiano l'ha condotte guardando foto della Sindone molto accurate. Dunque, nessun esame diretto del telo, nessuna indagine sul materiale pittorico dell'eventuale Giotto. Se il procedere del signor Luciano Buso ha qualcosa di accettabile per qualche pittura, assolutamente non ha nulla di accettabile per la Sindone. Riporto l'articolo
del vaticanologo Andrea Tornielli apparso su La Stampa.it il 7 giugno 2011: Quell’immagine, pur essendo molto debole, a bassissimo contrasto e senza contorni netti, è indelebile: vi sono stati applicati, senza successo, 25 tipi di solventi di laboratorio. Inoltre, nell’immagine non esiste direzionalità, al contrario di qualsiasi disegno o pittura, che porta il segno della direzione con cui l’eventuale pennellata è stata tracciata. Il colore giallo traslucido dell’impronta sindonica non è dovuto ad alcuna sostanza: non ci sono pigmenti, colori, tinture o vernici. Non risulta nemmeno alcuna traccia di penetrazione di liquidi e i fili con cui è intessuto il lenzuolo non sono cementati tra di loro. Sono essi stessi a essere ingialliti, ma soltanto nella loro porzione più superficiale. L’analisi sulla densità dell’immagine ha evidenziato una uniformità cromatica a meno del due per cento. Che cosa significa? Sta a significare che se si tratta di un dipinto, bisognerebbe ipotizzare che l’autore abbia utilizzato un pennello con un’unica setola sottilissima e con questa abbia colorato ogni singola fibra di lino, impiegando un tempo infinitamente lungo. Ma così non è comunque accaduto, a causa dell’assenza di pigmento nelle zone più scure che determinano l’immagine. Anche i più decisi avversari dell’autenticità della Sindone ammettono che non si tratta di un dipinto. E a proposito della data, 1315, si può ricordare che già nel codice manoscritto Pray di Budapest, databile al 1192-1195, in una miniatura si scorgono due scene distinte: nella prima è raffigurata l’unzione di Cristo e il suo corpo ha l’esatta disposizione di quello sindonico: il corpo è interamente nudo, le mani che si incrociano sul basso ventre non hanno i pollici visibili. Nella seconda immagine della miniatura, che mostra le donne di fronte al sepolcro vuoto, si vedono dei piccoli cerchietti scuri, segni simmetrici delle antiche bruciature che ritroviamo sul telo sindonico, e in più un disegno che imita la struttura del tessuto della Sindone".
aggiornato al 7 giugno 2011 La cultura del
sospetto si domanda: "Come mai non è stato ripetuto l'esame del carbonio
in altri laboratori più qualificati dei tre interpellati a suo tempo?" Arcidiocesi di Torino, Sindone, le immagini 2000, Ed. ODPF, Torino 2002 A. C. Consolo, Sindone, il mistero che affascina, Gruppo Edicom, Cerro Maggiore (MI) 2003 R. Cook, Seizure, G.P. Putnam’s Sons, New York (USA) 2003 G. Fanti, E. Marinelli, La Sindone Rinnovata. Misteri e Certezze, Progetto Editoriale, Vigodarzere (PD) 2003 Flury Lemberg Mechtild, Sindone 2002. L'intervento conservativo, ODPF, Torino 2003 G. Ghiberti, Sindone le immagini 2002, Torino ODPF 2002 L. Gonnella e al., Il giorno più lungo della Sindone. Cronache e documenti sulle operazioni di prelievo dei campioni per la radiodatazione del telo sindonico, 1986-1988, editore 3M, Milano 2005 E. e M. Marinelli, La Sindone. Un incontro con il mistero, Editrice Delta 3, Grottaminarda (AV) 2002 R. Quaglia, La Sindone letta da uno psicologo, EDB, Bologna 2004 P. H. Wiebe, The Shroud of Turin: authenticity and significance for theology, Howard Publishing Company, Langley BC (Canada) 2001 Un elenco ampio dei libri sulla Sindone lo si può trovare presso il sito: libreriacoletti.it/libri/sindone Di grande importanza è poi il sito sulla Sindone: sindone.org aggiornato al 30 dicembre 2011 |