Gamete: cellula germinale.

Spermatozoo: cellula germinale maschile.

Ovocita: cellula germinale femminile matura che può essere fecondata dallo spermatozoo.

Fecondazione: unione del gamete maschile con il gamete femminile con la formazione di una nuova cellula (zigote), che costituisce un nuovo individuo con materiale genetico derivato da entrambi i genitori.

Fecondazione extracorporea o FIVET: l’incontro tra i gameti avviene in una provetta e, previa selezione, gli embrioni che si formano vengono trasferiti nell’utero della madre.

Fecondazione omologa: i gameti provengono dai due partner

Fecondazione eterologa: uno dei gameti proviene da donatore esterno alla coppia; o anche tutti i due donatori sono esterni alla coppia, alla quale resta solo l’impianto nell’utero.

Ootide: è l'ovulo appena fecondato, quando il gamete maschile è penetrato nella membrana pellucida 

Zigote: la cellula che si forma dall’unione dei due gameti.

Embrione: fase iniziale dello sviluppo dell’individuo che va dall’unione dei due gameti, che formano lo zigote, fino al termine della formazione degli organi: alla fine del secondo mese.

Blastocisti: embrione al 5°- 6° giorno di sviluppo.

Preembrione: alcuni chiamano così l’embrione nei primi 15 giorni; un termine non fondato sulla realtà, improprio ed equivoco.

Impianto: a cinque giorni dalla fecondazione l’embrione si impianta nella parete uterina.

Cellule staminali: cellule che conservano la proprietà di differenziarsi nel tessuto in cui vengono inserite, e possono avere valore terapeutico per riparare tessuti malati.




Clonazione: duplicazione del patrimonio genetico senza l’intervento della riproduzione sessuata, cioè per via agamica; naturale o artificiale di individui, geni o cellule.
La pecora Dolly è stata clonata con il trasferimento del nucleo di una cellula adulta al posto del nucleo di una cellula uovo. In particolare si sono utilizzate cellule prelevate dalla ghiandola mammaria di una pecora Dorset gravida, sono state messe in cultura e poi poste in uno stato di quiescenza che impediva la loro suddivisione. Queste cellule sono state poi introdotte nello spazio previtellino di ovociti enucleati, ai quali, cioè, è stato tolto il nucleo, presi da pecore Blackface e tramite una stimolazione elettrica hanno causato la fusione della cellula con l’ovocita e l’attivazione dello sviluppo, cioè la segmentazione dell’embrione. Su quasi 300 embrioni uno ha prodotto Dolly, una pecora Dorset con genoma identico a quello della madre e con genoma mitocondriale identico a quello della pecora Blackface dalla quale è stato prelevato l’ovocita enucleato da cui Dolly si è sviluppata. Nata in Scozia nel 1997 la pecora ha dato alla luce tre agnelli. Soppressa nel 2003 per problemi polmonari, non ha goduto di una perfetta normalità di pecora Dorset.
Clonazione terapeutica: è chiamata terapeutica quando praticata per ottenere un embrione che poi viene sacrificato per trarne cellule staminali per tentare la cura di particolari malattie.
21 Maggio 2005, si ha la notizia che a Seul un gruppo di ricercatori sud coreani guidati da Woo Suk Hwang è giunta ad un embrione umano per clonazione. Da 11 persone affette da malattie sono state prelevate cellule della pelle. I nuclei di tali cellule sono stati impiantati al posto dei nuclei rimossi di ovuli di “donatrici”. Gli ovuli così ottenuti sono stati attivati con un flusso di corrente elettrica. L’esperimento è partito da 185 ovociti, dei quali un centinaio hanno conosciuto il primo sviluppo per poi essere sacrificati allo stato di blastocisti, al quarto e quinto giorno. Il risultato di tutto questo sono 11 linee di cellule staminali. Moralmente questo procedere è inaccettabile perché comporta la distruzione di embrioni. Inoltre i risultati terapeutici concreti sono densi di incertezze. Questa via non è rispettosa per nulla dell’uomo, tanto più che si possono usare le cellule staminali di adulto con risultati terapeutici comprovati. La prospettiva di non avere il rigetto nel paziente, non è opponibile al valore di procedere nelle terapie con cellule staminali di adulto (dello stesso paziente, prelevate dal midollo osseo e anche dal fegato, nonché dagli annessi placentari) messe in cultura per la loro moltiplicazione.




20 Maggio 2005, si ha la notizia che a Newcaste (Inghilterra) si è giunti ad un embrione umano ottenuto per clonazione. I due ricercatori Alison Murdoch e Miodrag hanno prodotto l’embrione partendo da un ovocita di una donna “donatrice” dal quale è stato tolto il nucleo, al suo posto è stata messa una cellula staminale intera di adulto; quindi si è attivato l’ovulo con una corrente elettrica. Su 36 ovuli “donati” da 12 donne, si è arrivati a 10, e ancora si è sceso a tre ovuli che hanno prodotto blastocisti, ma non hanno raggiunto i 5 giorni di esistenza. Infatti le cellule staminali possono essere prese allo stato di blastocisti al 4° o 5° giorno. Chiaro che il giudizio morale su tale sperimentazione è negativo, sia per l’aberrazione della clonazione umana, sia per la distruzione di embrioni, che se impiantati in utero avrebbero probabilità di svilupparsi. Dal punto di vista terapeutico si deve notare che le cellule staminali prelevate da un embrione sono pluripotenti, cioè in grado di dare origine ai tessuti dell’organismo. Il problema che esse presentano, rispetto a quelle prelevate da soggetto adulto, è che nei tessuti nei quali verrebbero iniettate attuerebbero un “tumultuoso sviluppo”, di cui non si sa l’esito preciso, e si pensa fondatamente a situazioni tumorali. Sul New England è apparsa, lo stesso giorno in cui è stata lanciata la notizia dell’esperimento sud coreano, l’informazione che si sono ottenute, con staminali tratte dal cordone ombelicale, guarigioni di bambini affetti da una gravissima malattia neurologica: la sindrome di Krabbe. Secondo un documento dell’ufficio governativo di Washington, con le staminali adulte sono state guarite 58 malattie, per le quali le staminali embrionali avevano fallito..
Dal punto di vista dell’individualità di un essere umano clonato si deve dire che non solo il materiale genetico si trova nel nucleo dell’uomo, ma anche fuori (ribosomi), pur in misura limitata, per cui questo opererebbe la formazione non di una esatta fotocopia. Si ricordi che due gemelli monozigoti, cioè con identico patrimonio genetico sono due individui, che hanno delle piccole differenziazioni somatiche, e impronte digitali diverse, e individualità psichica; infatti, la prima divisione in due cellule che si ha nell’ovulo fecondato, non produce esattamente due cellule volumetricamente identiche, e questo perché esse sono in dialogo nell’unità per formare un unico individuo. La loro separazione è infatti biologicamente anormale. Detto questo restano gli orrori psicologici che un uomo clonato dovrebbe sopportare; per non parlare dei più che possibili problemi di salute. Quanto all’infusione dell’anima Dio è fedele al suo disegno creatore che vuole l’uomo suo collaboratore, ma in questo caso gelido e disumano collaboratore.

Selezione eugenetica: vengono scelti i gameti o gli embrioni in base a caratteristiche di cui sono portatori.

Aborto: interruzione della gravidanza; può essere provocato o spontaneo.

Aborto terapeutico: eliminazione dell’embrione che si presume possa mettere in pericolo la vita o la salute della madre.

Aborto eugenetico: l’aborto viene praticato per eliminare embrioni affetti da patologie o malformazioni o di caratteristiche che non sono volute.

Amniocentesi: prelievo di cellule amniotiche del feto per esaminarne le caratteristiche genetiche.

Diagnosi prenatale: viene praticata sul feto attraverso l’analisi dei villi coriali (presenti su un annesso placentare, il corion) o l’amniocentesi. Tale diagnosi non può essere orientata alla soppressione del feto in caso di malformazione, ma trova il suo valore solo se collegata all'attuazione di terapie sull'embrione.

Diagnosi preimpianto, PGD (Preimplantation Genetic Diagnosis): è finalizzata ad intercettare nell'embrione geni a cui viene riconosciuta un'alta probabilità di produrre ereditariamente un tumore. Attualmente l'attenzione è verso i geni BRCA 1 e BRCA 2, che possono favorire un tumore al seno in percentuale di rischio dal 50 all'80 %. Si stima che in Gran Bretagna il 5% dei tumori al seno risalga a questi due geni ereditari. L'eliminazione del gene responsabile non comporta nessuna certezza che per altra causa non si produrrà un tumore al seno.
Il procedimento è quello di prelevare da embrioni di tre giorni una cellula e sottoporla a PGD. Se nella cellula risulta presente il gene malformato l'embrione viene soppresso, altrimenti lasciato vivere e poi impiantato in utero. La fecondazione avviene in vitro e perciò si ha un numero considerevole di embrioni soppressi. Quelli sani eccedenti l'impianto in utero vengono lasciati ad un futuro incerto nel congelatore. Va detto che la sottrazione di una cellula all'embrione per la PGD non è esente da ipotesi di un qualche contraccolpo sull'embrione, come non lo è esente il congelamento dello stesso. In Italia la PGD è vietata dalla legge n. 40. La prospettiva corretta e terapeuticamente razionale non è la soppressione di embrioni, ma l'attuazione di un'osservazione sistematica delle donne che riscontrano nel loro passato ereditario l'insorgere del tumore al seno, e quindi passare alla ricerca dei geni responsabili, per terapie tempestive. E' utile fare periodicamente una mammografia, è altresì utile che la donna faccia, regolarmente, un autoesame (palpazione del seno) per riscontrare noduli o altre alterazioni prima non presenti.




Un bambino, di nome Javier, è nato da uno scrinnig preimpianto PGD per guarire il fratello di sette anni afflitto da beta talassemia, l'operazione di trapianto del midollo osseo è avvenuta il 23 gennaio 2009 in Spagna. Il risultato è stato conseguito attraverso l'utilizzo di cellule staminali del cordone ombelicale del fratellino nato per guarire il fratello maggiore. Il tutto è avvenuto utilizzando le tecniche di FIVET (fecondazione in vitro ed embryo transfert) detta anche IVF (in vitro fertilisation). Gli embrioni risultanti sono stati sottoposti allo scrinning genetico effettuato su di una o due cellule prelevate ad ogni embrione, al fine non solo che ci fosse un nato esente da beta talessemia, ma che tale nato avesse i geni delle informazioni per i prodotti HLA (human leukocyte antigen) compatibili con il fratello, il che vuol dire che sono stati eliminati non solo gli embrioni portatori della malattia, ma anche gli embrioni sani (circa uno su cinque, il 19% degli embrioni sani ha l'HLA compatibile con un fratello in modo che il rigetto sia gestibile, se non nullo). La beta talassemia o talassemia mediterranea è trasmissibile geneticamente, ma non tutti i nati ne possono essere colpiti. Chi ne è colpito (in Italia si hanno 6000 casi) non si trova in uno stato di malattia mortale, ma deve tuttavia sottoporsi a trasfusioni ogni 15 o 30 giorni. Esiste ormai una strada percorribile come hanno dimostrato ricercatori dell'Istituto S. Raffaele di Milano che utilizza cellule staminali emopoietiche del paziente. Tali cellule staminali vengono sanate geneticamente mediante un vettore virale (un semplice virus reso inattivo. Il vettore virale viene poi dissolto dalla cellula) che contiene una copia sana del gene della beta emoglobina. Le cellule trattate vengono poi iniettate nel midollo osseo e cominciano a produrre globuli rossi sani. Basta che il numero delle cellule sanate sia il 30/50% per avere il numero di globuli sani necessari. Tale tecnica è stata convalidata su cavie animali fin dal 2000, il passo verso l'uomo è imminente.

Diagnosi preconcepimento: Esiste già la diagnosi genetica preconcepimento dell'ovocita (ovulo). L'ovocita viene controllato se è portatore di una malattia genetica posseduta dalla donna (es. morbo di Charcot Marie Tooth). In tal modo la selezione non avviene sugli embrioni, con conseguente uccisione di quelli non sani, ma sugli ovociti ottenuti in numero sufficiente mediante stimolazione ovarica. Nel caso non si abbia da parte della donna una sufficiente reazione alla stimolazione ovarica ottenuta mediante ormoni, si pone il prelievo di ovociti non maturi che saranno fatti maturare in vitro (Ivm). Segue la crioconservazione (la tecnica più recente è vitrificazione, cioè un congelamento veloce che permette la non formazione di cristalli di ghiaccio dannosi per gli ovociti) e poi la fecondazione in vitro, essendo impossibile, per la stessa natura del processo della discesa dell'ovulo nelle tube, una ricollocazione dell'ovulo nelle tube. Resta così la carenza, che non può essere eticamente sorvolata, di un atto sessuale con la sua ricchezza affettiva. Comunque un tale procedimento applicato nel caso di una fecondazione in vitro risparmierebbe la vita di tanti embrioni.
La legge 40 (anno 2005) può essere migliorata eticamente, anche se non esaustivamente fino a farla diventare cattolica dalla vitrificazione degli ovociti e non degli embrioni, il cui numero dalla Consulta, che recentemente (1 aprile 2009) ha esaminato costituzionalmente la legge, non è stato più limitato al massimo di tre come già previsto dalla stessa legge. Come si vede, la giurisprudenza non è stata all'altezza di conoscere tutti i progressi della scienza ed è caduta in impatti etici negativi, che potrebbero con certezza essere evitati.

Partenogenesi: E’ il concepimento senza l’intervento del maschio. Ogni eventuale tentativo dei laboratori in questo senso è errato e pieno di esibizionismo.

Le chimere: La formazione di una chimera è un processo rivolto a far sì che elementi di un organismo vengano innestati in un altro di specie differente nei primi stadi dell'embrione. La prima sperimentazione avvenne ad Edimburgo, dove vennero innestate cellule di capra in cellule di pecora (le due specie non producono naturalmente degli ibridi) nella formazione di un embrione, con il risultato di ottenere un essere con la testa di capra e il corpo di pecora. Ora si vuole percorrere la strada di ibridi uomo-animale. Nel “Centro de Investigacion en Medicina Regenerative” di Barcellona (CIMRB) sono state impiantate delle cellule staminali umane in embrioni di topi. L'esperimento secondo, l'intendimento degli sperimentatori, dovrebbe fornire cognizioni sullo sviluppo delle cellule umane nell'embrione, cioè a quali tessuti avranno dato origine. La possibilità che l'embrione di una tale chimera possa svilupparsi e quindi a vivere è per i ricercatori inesistente, ma si sono vincolati a distruggere tale embrione chimerico a metà della gestazione. Un altro esperimento di chimere è stato condotto da un gruppo guidato da Irving Weissman della “Stanford University” della California. Il gruppo ha iniettato cellule di cervello umano in embrioni di topo, realizzando così topi che per l'1% sono costituiti di cellule umane. La Gran Bretagna ha dato il via (febbraio 2007) alla sperimentazione su chimere nel senso di innestare geni umani in cellule uovo animali per avere degli esseri umanoidi dai quali embrioni trarre cellule staminali. La "Camera dei Comuni" di Londra (19 Maggio 2008) ha dato il via a tale procedimento. Si avrebbero così esseri per il 99,9% umani. Lo scarto è piccolo, ma sufficiente per non avere un corpo umano, e quindi un essere umano. La promessa dei ricercatori è che un tale embrione verrà distrutto dopo 14 giorni di vita. Tutta l'utilità di mettere il DNA umano in un ovulo di animale privato del suo nucleo starebbe nell'approvvigionamento degli ovuli umani, che attualmente avviene dai trattamenti della fertilizzazione in vitro. Bisogna dire che i risvolti terapeutici di tali ricerche sulle chimere sono molto illusori e il vero scopo pare l'esercizio di una onnipotenza umana sulla vita, visto che le cellule staminali si possono prelevare dai tessuti adulti umani.



Riprogrammazione delle cellule adulte: (“Tecnologia & Scienza”, giugno 2007). Il professor Shinya Yamanaka dell'Università di Kioto è riuscito a riprogrammare delle cellule adulte di topo in cellule staminali embrionali, cioè in grado di formare tutti i tessuti. Il lavoro dello scienziato, pubblicato su “Cell Stem Cell”, è confermato da altri scienziati del Mit di Boston e di Harvard, che hanno eseguito il medesimo esperimento.In particolare, la via percorsa è stata quella di avere innestato mediante vettori virali (cioè virus resi inattivi) quattro geni in cellule connettive di un topo (Oc4, Sox2, c-Myc e Klf4). Iniettando tali cellule riprogrammate in un embrione di topo ai primissimi stadi le cellule riprogrammate hanno partecipato alla formazione dei tessuti del corpo del topo. Le generazioni successive scaturite dai topi così generati avevano anch'esse cellule riprogrammate, segno che le cellule riprogrammate avevano prodotto anche delle cellule germinali. Si è aperta una strada che non tocca problemi etici, ma che tuttavia deve essere ben verificata soprattutto riguardo all'insorgenza di tumori, secondo quanto avverte Maurilio Sanpaolesi impegnato nella ricerca per le cellule staminali (SCRI) presso “l'Istituto scientifico Universitario san Raffaele di Milano”, visto che i geni introdotti si autorinnovano. Resta che le staminali adulte sono più gestibili negli interventi terapeutici di quelle embrionali.

(9 novembre 2012) E’ sempre più inutile pensare di utilizzare cellule embrionali, di attuazione incerta poiché terapeuticamente non ben gestibili, ed eticamente scorretta. Un team di scienziati guidati da Carlo Ventura, professore di Biologia molecolare all’Università di Bologna, ha dichiarato che fibroblasti sottoposti a un’emissione bassissima di un campo radioelettrico si sono riprogrammati in modo tale da prendere poi la destinazione di formazione di vari tessuti (cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico). Il convogliatore che produce campi radioelettrici a bassissima intensità si chiama REAC (Radio Electric Asymmetric Conveyer); configurato come Bio Enhancer-Neuro Enhancer (B.E.N.E.). La ricerca condotta dal team guidato da Carlo Ventura ha ottenuto di non rimandare una cellula staminale adulta indietro nel tempo facendola diventare in sostanza embrionale per poi partire per la differenziazione verso i vari tessuti, ma di riprogrammare la cellula adulta per una strada in avanti come se si partisse da una staminale embrionale. In altre parole, si tratta di una riprogrammazione cellulare diretta partendo da una cellula adulta non staminale sottoposta a un’emissione bassissima di un campo radioelettrico, e condurla poi con le tecniche specifiche a più destini cellulari. Si ha così un meccanismo assolutamente generale di riparazione e rigenerazione per organi e tessuti danneggiati dalle più svariate patologie. Il risultato ottenuto presenta la stessa efficienza di trasformazione che si sarebbe avuta partendo da cellule staminali embrionali. A ciò si aggiungono risultati enormemente superiori a qualsiasi altra tecnica precedente, con produzione di linee cellulari immediatamente utilizzabili e sicure. Si tratta dell’evoluzione del lavoro iniziato dal Prof. Shinya Yamanaka, neo-Nobel per la Medicina.

Ingegneria dei tessuti: è un procedimento rivolto a formare organi antirigetto per trapianti nei quali non sia necessario la somministrazione di farmaci immunodepressori. La tecnica è stata messa a punto nel 2005 dopo 15 anni di sperimentazioni su maiali e venne pubblicata dalla rivista Transplant International. L'obiettivo era quello di ottenere una matrice acellulare di un tessuto di altro soggetto, privandolo delle sue cellule, che avrebbero prodotto il rigetto ad impianto avvenuto sul ricevente. Tale tecnica ha permesso un trapianto di trachea da un donatore morto ad una paziente afflitta da grave morbo. Il tratto di trachea è stato spogliato dalle sue cellule, che sono poi state sostituite da cellule staminali prelevate dal midollo osseo e dall'epitelio nasale dell'individuo ricevente. L'intervento è avvenuto nel giugno 2008 e pubblicato sulla rivista The Lancet. Prima di tutto la trachea del donatore è stata posta in un detergente-enzimatico che ha fatto “scoppiare le cellule” per poi demolirne le parti. Quindi si è liberato il tessuto dai residui di DNA mediante l'enzima Dnasi (desossiribonucleasi), enzima che catalizza l'idrolisi del DNA scindendone i componenti. Il risultato è che si ha una matrice tessutale acellulare nella quale vengono iniettate le cellule staminali moltiplicate in cultura. Tale procedimento è avvenuto mediante un “bioreattore”, una sorta di incubatrice per cellule, e alla fine si è avuto un tessuto ibrido incapace di produrre rigetto. Il procedimento non è applicabile per tutti i tessuti, ma si hanno grandi speranze di ottenere in tal modo nel futuro organi come cuore, fegato e reni. E' importante notare l'utilizzo vantaggioso delle cellule staminali adulte.


Brevi note di bioetica



+ E’ da tutelare la vita umana come bene di ogni persona, a partire dal suo concepimento fino al termine naturale dell’esistenza. Mai bisogna nuocere la vita.

+ L’uomo va trattato come soggetto e non come oggetto o cosa, va riconosciuto come fine e non come strumento.

+ Non si può compiere il male neppure per fini buoni . Non tutto quello che è tecnicamente possibile è perciò stesso moralmente lecito.

+ A partire dalla fecondazione c’è uno sviluppo continuo e programmato secondo l’informazione genetica che va rispettato.

+ Dalla fusione dei due gameti un reale individuo umano inizia la propria esistenza: E’ un essere umano non in potenza, ma nella realtà; è un essere umano in divenire, una persona in formazione.

+ L’embrione umano ha una sua dignità e diritti che vanno riconosciuti fin dal concepimento: “L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento” (Enc. Evangelium vitae, 60).

+ Alcuni chiamano pre-embrione l’essere umano nei primi 15 giorni, quasi che possa esserci una radicale differenza a partire dal 15° giorno. In questo modo potrebbe giustificarsi qualunque intervento sull’embrione nel primi 15 giorni. In realtà l’esame scientifico dice che non vi sono eventi genetici tali da indurre a riconoscere una discontinuità nello sviluppo embrionale. Pre-embrione è un termine non fondato sulla realtà, equivoco e ingannevole.

+ Il desiderio di un figlio è cosa buona, ma non può trasformarsi in diritto ad avere un figlio a qualunque costo, per appagare una propria esperienza senza tenere conto di un vero servizio alla vita.

+ La procreazione deve essere frutto dell’atto coniugale, non può ridursi ad una tecnica e il figlio diventare un prodotto.

+ La procreazione medicalmente assistita intesa come aiuto per superare difficoltà dovute alla sterilità non solleva problemi se il procedimento del prelievo del seme maschile non è lesivo della stretta connessione con l’atto coniugale e della dignità delle persone. Riguardo all’ovocita ha buon successo il monitoraggio ecografico per vedere il momento dell’ovulazione e quindi far seguire il coniugio. Si sta poi riscoprendo, in chiave di aiuto alla fertilità, il metodo sintotermico.

+ La FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione in utero), o fecondazione extracorporea, opera il passaggio dalla coppia ai biologi. Il coniugio viene accantonato e con ciò tutta quella realtà di unione corporea, di ricchezza psicologica e spirituale, che sono alla base per una vera accoglienza del nascituro. Il concepimento diventa il frutto dell’azione di un laboratorio. In questa procedura c’è sempre un sovrappiù di embrioni congelati, a rischio di essere soppressi o usati per la “sperimentazione” o per il prelievo di cellule staminali. L’uomo lontano da Dio costruisce distruggendo, poiché subordina la verità all’utilità.

Non vanno sottaciuti i rischi che comporta la FIVET: maggiore frequenza dei parti gemellari, nascite pretermine, malformazioni congenite rispetto alle gravidanze normali. Per tutto ciò La FIVET risulta moralmente inaccettabile.

+ Sul piano sociale La FIVET ha trovato una regolamentazione con la legge 40/2004, che non è una legge cattolica, ma che pur è un qualche cosa rispetto ad un Far West procreatico. Detto ciò, a distanza di anni la legge, nella pratica, non si è rivelata efficacemente applicata - almeno non sempre - negli aspetti di incoraggiamento a completare una gravidanza. Il mondo politico ora sta discutendo sulla necessità di più mature considerazioni. La Chiesa ha sempre affermato che la vita non può essere mai oggetto di trattativa: va sempre rispettata fin dal suo concepimento.

+ Se la fecondazione (fecondazione eterologa) avviene con un donatore (retribuito) si ha un ulteriore abbassamento morale.

+ La diagnosi preimpianto finalizzata in modo implicito o esplicito alla eliminazione dell’embrione eventualmente portatore di qualche patologia (pratica eugenetica), non è lecita.

+ La sperimentazione sugli embrioni che porti alla loro soppressione non può ammettersi neppure per ottenere cellule staminali. Non si può compiere il male per fini buoni, che sarebbero la cura di malattie. Le cellule staminali possono essere prelevate dai cordoni ombelicali, dalla placenta e dal midollo osseo, con risultati migliori. Le staminali embrionali, sicuramente dotate di maggiori possibilità di moltiplicazione ed elasticità, sono indeterminate e hanno una minore capacità di autoregolamentazione e di controllo del processo moltiplicativo. Questo implica un rischio potenziale documentato di degenerazione tumorale.

+ La clonazione non può mai essere approvata, neppure quella che prevede la soppressione dell’embrione per il ricavo delle cellule staminali.

+ La constatazione attraverso la diagnosi prenatale di malformazioni al feto non può condurre alla sua soppressione (aborto eugenetico promosso da motivazioni socio-economiche a livello di assistenza sociale, e forse anche di rifiuto edonistico). Si deve promuovere una medicina che intervenga terapeuticamente sul feto, e già ci sono i primi risultati.

+ Inaccettabile è anche ogni tentativo di procreatica umana attraverso la partenogenesi, che si trova in natura in piccoli insetti, ed è stata recentemente attuata da un’équipe nipponica nella produzione di una topolina. La notizia è stata data nell’aprile del 2004. Per ottenere il risultato l’équipe del Tokyo University of Agriculture, ha “fuso” due cellule riproduttrici femminili, costruendo 475 superovuli, dei quali uno solo ha dato l’esito cercato.

Negli anni 50 il settimanale inglese Sunday Victorial fece un curioso invito alle lettrici di presentarsi qualora avessero ritenuto di avere concepito un figlio per partenogenesi. Si presentarono 19 donne. L’esame venne fatto sui caratteri del sangue, non essendovi ancora l’esame del DNA. L’esaminatore ritenne di avere trovato tra le 19 donne un caso di partenogenesi e ne fece divulgazione clamorosa, cioè che si dava in natura il caso di partenogenesi umana. Ma l’esaminatore venne poi contraddetto poiché la pelle della figlia rivelava il patrimonio genetico paterno.

Lo studioso inglese Cristofer Graham, che si occupa da 30 anni di partenogenesi, l’ha esclusa. Oggi la cosa è del tutto scientificamente screditata, ma ogni tanto qualche femminista sprovveduta riesuma il caso del Sunday Victorial infilandolo nelle righe di un suo articolo.

Aggiornato il 14 Marzo 2014