La vita intelligente (extraterrestri) in altri pianeti: la scienza e la Parola  
 
  Il tema di altri mondi proviene dai filosofi greci promotori dell’atomismo, in particolare Leucippo (1metà sec.V a.C. - terzo quarto sec.V a.C), Democrito (460 a.C. - 370 a.C.) e Epicuro (342 a.C. - 270 a.C.), a cui bisogna aggiungere il romano Tito Lucrezio Caro (94 a.C. - 50/55 a.C.), seguace dell’epicureismo. I filosofi atomisti avevano ereditato da Talete e Anassimandro l’idea di un universo infinito, e di conseguenza infinitamente sufficiente a se stesso, così introdussero nell’infinito universo un dinamismo continuo determinato dal movimento degli atomi. Non sono i nostri atomi, ma particelle immaginarie indivisibili: atomo da àtomos, cioè indivisibile. La filosofia atomista non ha nulla a che fare con l’esistenza degli atomi. Gli atomi degli atomisti muovendosi nell’infinito in una infinità di incontri avrebbero prodotto in un divenire continuo altri mondi, con altri tipi di uomini e di animali, formati anch’essi dall’incontro di atomi. Platone e Aristotile si posero contro tale posizione, poiché entrambi concepivano l’Uno divino: il Demiurgo creatore per Platone, il primo motore immobile per Aristotele. Platone disse che il mondo è uno perché il suo esemplare - il Demiurgo - è uno. Aristotile partì dall’osservazione che tutte le cose sono in relazione ordinata, e quindi il mondo è uno, ma poiché l’ordine deve procedere da un atto intellettivo, Aristotele giunge al primo motore immobile, che muove, essendo causa prima di tutto, ma è immobile perché non causato da altro.

L’azione evangelizzatrice della Chiesa trovò, nel mondo greco e romano, i suoi interlocutori filosofici più predisposti al Vangelo, proprio tra i platonici e gli aristotelici.

Il tema di altri mondi e di altri esseri razionali rimase come forza corrosiva del messaggio cristiano, nel quale solo Dio è infinito, ed è il creatore di tutte le cose. La presenza di questa azione corrosiva lo dimostra l’intervento di papa Zaccaria.

Papa Zaccaria



In una lettera di papa Zaccaria (pontefice dal 741-752), indirizzata al vescovo Burchardus, cioè Burcardo di Würzburg (683 - 754/755), viene presa in visione la posizione di un presbitero chiamato Virgilio: (“Epistola XI ad Bonifacium”, Patrologiae Cursus Completus, Migne, PL: 89, 946-947).

"Nam et hac intimatur est a tua fraterna sanctitatae, quod Virgilius ille, et nescimus si dicatur presbyter malignatur adversum te, pro eo quod confundebatur a te erroneum se esse a catholica doctrina, immissiones faciens Otiloni duci Bajoariorum, ut odium inter te et illum seminaret, aieus quod et a nobis esset absolutos, ut unius defuncti ex quator illis episcopis, quos tua ille ordinavit fraternitas, dioecesim obtineret: quod nequaquam verum est, quia mentita est iniquitas sibi.

De perversa autem et iniqua doctrina ejus, qui contra Deum et animam suam locutus esta, si clarificatum fuerit ita eum confiteri, quod alius mundus, et alii homines sub terra sint, seu sol et luna, hunc, habito consilio, ab ecclesiae pelle, sacerdotii honore privatum. Attamen et nos scribentes praefato duci, evocatorias praenominato Virgilio mittimus litteras, ut nobis praesentatus, et subtili indagazione requisitus, si erroneus fuerit inventus, canonicis sanctionibus condemnetur. Qui enim seminat dolores, ipsi metunt eos. Sic enim scriptum est: “Perversas cogitaziones separant a Deo: probata autem virtus corripit insipiens” (Sap 1,3).


Infatti dalla tua fraterna santità è stato reso noto che quel Virgilio, che sappiamo si dice presbitero, ha malignato contro di te riguardo al fatto che è stato confuso da te con errori incompatibili con la dottrina cattolica, facendo insinuazioni ad Otilone comandante dei Bavari, per seminare odio tra lui e te, per ottenere la diocesi, cosa a noi già nota, di uno dei quattro vescovi defunti, che furono ordinati in fraternità con te: il che non è affatto vero, poiché è menzogna la sua iniquità. Riguardo poi la sua iniqua e perversa dottrina, poiché parla contro Dio e la sua anima, se sarà chiarita la sua posizione, cioè che esiste un altro mondo e che altri uomini siano agli antipodi della terra, o sul sole e sulla luna, tenuta una convocazione, caccialo dalla chiesa, privato dell'onore di sacerdote. Non di meno mossi anche noi, mandiamo al predetto Virgilio una lettera di convocazione, affinché una volta presentatosi e inquisito con dettagliata indagine, se sarà trovato nell’errore, sia condannato con canoniche sanzioni. Infatti chi semina dolori, a sua volta li raccolga. Così infatti sta scritto: “I pensieri perversi allontanano da Dio: la virtu' messa alla prova corregge gli stolti (Sap. 1,3)”.

Questo documento è del massimo interesse perché è l’unico pronunciamento di un Pontefice sull’esistenza di altri mondi e di vite razionali (uomini) su di essi.

Il presbitero Virgilio si presenta come un intrigante alla ricerca dell’episcopato. Per di più insegna una dottrina “perversa et iniqua”. La procedura disciplinare disposta da papa Zaccaria prevede una prima verifica della posizione di Virgilio, cioè accertare se sia vero che ha espresso la “perversa et iniqua” dottrina. Posto questo dato scatta subito la scomunica e la riduzione allo stato laicale. Quindi dovrà essere inviato a Roma per una approfondita indagine e se trovato eretico radicato saranno applicate le sanzioni canoniche previste.

Il carattere assolutamente deciso della lettera “perversa autem et iniqua doctrina ejus, qui contra Deum et animam suam locutus esta”, dice che papa Zaccaria vide che, compromessa l’unicità del genere umano e quindi la connessione tra Adamo e il nuovo Adamo, si apriva la prospettiva di un poligenismo spaziale. Va detto che la Chiesa esplicitamente rifiuta il poligenismo in terra riguardo l’uomo (Pio XII, “Humani generis” n° IV, 22 agosto 1950).

Se il presbitero Virgilio parlava di uomini sulla luna e sul sole, e ciò bastava per vedervi un condannabile poligenismo spaziale, papa Zaccaria, saggio e sottile, e di vasta cultura, non poteva pensare a uomini se non con diverse razze: Uomini sul sole o sulla luna non potevano avere le stesse sembianze dei terrestri.

Così aveva speculato Tito Caro Lucrezio (“De rerum natura”, Libro II): “Esse alios aliis terrarum in partibus orbis et varias hominum gentis et saecla ferarum”; “In altre parti dello spazio esistono altre terre, con diverse stirpi di uomini e specie di fiere”. Quello che bisogna notare è che Lucrezio parla di hominum, cioè di esseri razionali.

Papa Zaccaria voleva che si facesse una subtili indagazione, proprio perché intravvedeva nelle parole di Virgilio un forte potenziale destrutturante.

Alberto Magno



(Super Sententiarum, Lib I, dist. 39, art. 1): “Praeterea, Non est inconveniens dicere Deum posse facere novas species quas numquam fecit, et novos mundos nihil simile habentes cum isto: cum igitur illi non possint fieri sine ideis, erit idea illorum in mente divina”.

Inoltre non è sconveniente dire che Dio può creare nuove specie, che non ha mai creato, e nuovi mondi in nulla simili a questo: non potendo quelli essere creati senza idee, l'idea loro si troverà nella mente divina”.

Alberto Magno (1206 -1280) afferma che non può essere limitata l’onnipotenza di Dio, che può creare novos mundos, abitati da novas species.

Alberto Magno parla di altri mondi nel senso di altre terre, che Dio potrebbe creare, affermando che essi non avrebbero nessuna similitudine con il nostro: nihil simile habentes. Alberto Magno non è entrato nella questione di altri esseri razionali. Del resto non doveva essergli ignota la lettera di papa Zaccaria.

Étienne Tempier



Étienne Tempier vescovo di Parigi dal 1268 al 1279, rigettò (1277) la proposizione che negava a Dio la possibilità di poter creare altri mondi distinti dal nostro. Questa la proposizione condannata (art. 34): “La prima causa non potrebbe affatto produrre altri mondi”. Chiara la preoccupazione che, per affermare l’unicità del mondo, non venisse limitata la onnipotenza di Dio. Étienne Tempier non vuole però compromettere il dato biblico dell’esistenza di uno solo mondo.

Tommaso d’Aquino



Tommaso d’Acquino (1225 - 1274), basandosi sulla Scrittura (“Summa Teologica”, I, q. 47, a.3.) afferma che il mondo è uno solo. (Gv 1,10): “Mundus per ipsum factus est”. Prende poi argomenti da Aristotele e Platone per sostenere che questo mondo, essendovi unità, armonia, finalità, non è possibile altro che sia uno. San Tommaso non tocca il problema della pura possibilità di altri mondi creati dall’onnipotenza divina, e quindi non è in urto con Étienne Tempier (Cf. “Summa teologica” I, q. 25, a.5). San Tommaso passa poi ad affermare che in questo mondo - universo - si ha una sola terra - terram -, argomentando con quanto gli forniva la fisica medioevale dei quattro elementi - terra, acqua, aria e fuoco -, ognuno dei quali aveva il suo luogo naturale, cioè la terra. Tutti i quattro elementi nel cosmo avrebbero dovuto precipitarsi sulla terra, quale loro luogo naturale.
La conclusione sull’unicità della terra, non è solo data da ciò che poteva fornire la fisica medioevale, perché è anche teologica, cioè legata all’unicità dell’uomo, e quindi all’economia della grazia della elevazione dell’uomo a Dio, che ha come fonte e centro Cristo, nuovo Adamo.

Nicolò Cusano



Nicolò Cusano (1401 - 1464), cardinale, teologo, umanista, giurista, matematico e astronomo, trattò dell’esistenza di altri esseri come se ciò fosse certo, ma all’interno della dotta ignoranza, che non può affermare ciò che non si conosce, rimanendo paga, tuttavia, del supporre.

(Nicolò Cusano, “La dotta ignoranza”, Lib. II, c.12, pag. 152 - 153; Ed. Citta Nuova, trad. Graziella Federici Vescovini, 2011):
Perciò l’argomento della grandezza della terra non ci porta affatto alla conclusione di un minor valore (…). Neppure in relazione al luogo che occupa possiamo concludere per l’imperfezione della terra: cioè che il luogo di questo mondo sia abitato da uomini, da animali e da piante i quali sono di grado inferiore rispetto a quello degli abitanti delle regioni del sole e delle altre stelle (…). Per impedire che alcuni luoghi dei cieli e degli astri siano vuoti, e impedire che sia abitata solo questa terra; tuttavia non sembra che ci possa essere qualche natura più nobile e più perfetta della natura intellettuale che abita in questa terra come nella sua regione, anche se nelle altre stelle ci fossero abitanti che appartengono ad un altro genere. L’uomo infatti non desidera una natura diversa dalla sua, ma di essere perfetto nella propria (…). Gli abitanti delle altre stelle, quali che siano, non sono paragonabili con quelli del nostro mondo, sebbene la regione tutta quanta di questi si trovi in una certa qual proporzione, che a noi rimane celata, con la nostra regione per rispondere alla finalità dell’universo (…). Ma, siccome tale regione intera delle stelle ci resta sconosciuta, ci restano completamente ignoti anche i suoi abitanti (…). Meno ancora potremo sapere qualcosa degli abitanti di un’altra regione con cui non siamo in relazione: li immagineremmo nella regione del sole, più solari, luminosi e di intelligenza più illuminata, più spirituale di quelli della luna, dove sono più lunatici; sulla terra, invece, li immagineremmo più materiali e grossolani ".

Nicolò Cusano non si domanda se l’idea di altre esistenze intelligenti è valida al di là della filosofia che l’ha prodotta. Il Cusano si muove con vis intellettuale, che in lui è una fusione tra fede e conoscenza culturale umanista. A questa vis applica il correttivo della dotta ignoranza, così distante da quella ignoranza umile e nobile dei poveri in spirito. La vis intellettuale del Cusano, pur volendo rimanere nell’ortodossia, alla fine si rivela affetta da uno sfuggente misticismo venato di panteismo.
Il Cusano, pur trattando di altri mondi, non rinuncia a dire: “tuttavia non sembra che ci possa essere qualche natura più nobile e più perfetta della natura intellettuale che abita in questa terra”, cioè l’unicità dell’uomo. Tuttavia dovrebbe parlare di altre economie di Dio, per altri mondi e altri esseri razionali, ma la sua penna non vuole affrontare un tale percorso e le sue conseguenze, poiché tali economie dovrebbero essere centrate in Cristo, e bisognerebbe dire come; il Cusano sa benissimo, che Cristo è il fine di tutte le cose, ma tace. (“La dotta ignoranza”, pag. 190): “Gesù è dunque il fine di tutte le cose”.
Molto stimato dagli umanisti, il Cusano non è una personalità di riferimento per la teologia, e rimane un caso a sé.

Papa Francesco di sorpresa e a caldo



Papa Francesco ci consegna un risposta detta a caldo ad una domanda che lo ha sorpreso. Il valore della risposta sta tutta nella professione di fede che fa.
La domanda è di una giornalista di Paris Match, Carolina Pigozzi, la si trova pubblicata nell’Osservatore Romano del 15 ottobre 2015: “La Nasa ha annunciato lo scorso luglio (23 luglio 2015) la scoperta di un pianeta dalle dimensioni simili a quelle terrestri, Kepler 452 B, che assomiglia alla Terra. Ci saranno altrove altri esseri pensanti?

Non saprei davvero come risponderle: finora le conoscenze scientifiche hanno sempre escluso che vi sia traccia di altri esseri pensanti nell’universo. È vero, finché non venne scoperta l’America noi pensavamo che non esistesse, e invece esisteva. Ma in ogni caso credo che ci si debba attenere a quanto ci dicono gli scienziati, pur sempre coscienti che il Creatore è infinitamente più grande delle nostre conoscenze. Quello di cui sono certo è che l’universo, e il mondo in cui noi abitiamo, non è il frutto del caso né del caos, ma di un’intelligenza divina, dell’amore di un Dio che ci vuole bene, ci ha creati, ci ha voluti e non ci lascia mai soli. Quello di cui sono certo è che Gesù Cristo, il figlio di Dio, si è incarnato, è morto sulla croce per salvare noi uomini dal peccato, ed è risorto vincendo la morte”.

Papa Francesco, pur preso alla sprovvista, ci fa vedere tuttavia come sia distante dalle suggestioni ufologiche e si basi sulla scienza. La risposta del Papa non è Magistero, avendo un carattere di risposta personale e di getto, ma non concede di dire che ci siano altrove altri “esseri pensanti”, ma neppure lo nega. Il Papa palesemente non vuole alimentare una sfida tra scienza e fede. Così dice: “Ma in ogni caso credo che ci si debba attenere a quanto ci dicono gli scienziati, pur sempre coscienti che il Creatore è infinitamente più grande delle nostre conoscenze”. Il che vuol dire che la scienza non può arrivare a sapere tutto, ad avere tutte le conoscenze, con la conseguenza che la fede dovrebbe cedere di fronte alla scienza. Non è possibile, tuttavia, che si possa dire sulla base delle fede - di fede divina - che esistono in altre parti dell’universo esseri pensanti, al pari dell’uomo.

La risposta di Papa Francesco si conclude con una professione di fede, che è il punto di forza per le risposte teologiche circa altri esseri pensanti in altri pianeti. L’esempio dell’America è affrettato, non calzante, perché l’America non era un pianeta con extraterrestri, ma con uomini, della stirpe di Adamo, e Cristoforo Colombo voleva giungere alla terra estrema delle Indie, e si aspettava uomini, tanto che nel primo viaggio volle con sé un interprete pensando di trovare dei discendenti delle dodici tribù di Israele. Poi le cose furono diverse, ma erano uomini della stirpe di Adamo.

Le scoperte attuali
Con la scoperta di esopianeti, più di 4000 al presente, il discorso dell’esistenza della vita in altre parti dell’universo si presenta come una realtà possibile. L’attenzione a tale possibilità si chiama esobiologia.
La presenza in esopianeti, di acqua, metano, sostanze appartenenti alla chimica organica, è accertata dalle sonde spaziali. Recentemente si sono trovati circa una dozzina di esopianeti, che sarebbero, anche per situazione ambientale, dei candidati ad avere forme di vita. Questi i candidati maggiori, al presente:

L’esopianeta Kepler 452 B, scoperto dal telescopio spaziale Kepler con annuncio della NASA del 23 luglio 2015. L’esopianeta ha un basso grado di abitabilità della vita, perché indipendentemente da una gravità in superficie doppia di quella della terra, possiede una stella, attorno la quale ha un moto di rivoluzione di circa 285 giorni, che irraggia il 10% più del sole. Tale maggiore irraggiamento comporta un forte effetto serra, complicato dalla presenza di nubi vulcaniche, essendo l’esopianeta geologicamente molto attivo. Non è impossibile pensare a forme specifiche di vita batteriche sulla sua superficie, ma non è possibile pensare a forme di vita superiore, in tali condizioni ambientali.

Sono stati scoperti recentemente, con il telescopio orbitante Spitzer, una sequenza di sette esopianeti orbitanti attorno ad una stella nana con bassa potenza di irraggiamento, e quindi rapportabile al sole, in proporzione alla distanza dei sette esopianeti. La notizia della scoperta è stata dalla Nasa il 22 febbraio 2017. Tra i sette esopianeti tre sarebbero candidati a essere abitabili. La grandezza di questi esopianeti è riferibile alla terra. La differenza è che questi esopianeti hanno un moto di rivoluzione attorno alla stella di pochi giorni, da due in poi, il che abolisce ogni accenno di stagioni. Altro punto di diversità è che presentano sempre una sola faccia verso la stella, cioè come la luna non hanno moto di rotazione, quindi manca l’importante alternarsi giorno/notte. Le condizioni di abitabilità nei tre esopianeti si devono restringere a forme batteriche.

Nessuna difficoltà sulla esobiologia
I lanci mediatici circa la possibilità della vita, hanno a monte il presupposto della cultura dominante, che parla di autogenerazione e di autoevoluzione. Le cose non stanno così. La presenza della vita non è solo legata al riscontro degli elementi necessari e delle condizioni necessarie, ma alla effettiva formazione della vita, ed è qui il punto. La vita, anche nella forma elementare di un batterio è una realtà che non conduce al caso, ma a un’intelligente disegno, e qui non voglio dire che Dio ha creato il cosmo perché ad un certo momento si autoformi la vita, perché per fare una vita è necessario un intervento che organizzi la materia, la quale non ha in sé tale opportunità, data la complessità formidabile della realtà vita. Non basta la materia, l’acqua, la temperatura, la luce, ci vuole una mano che agisca, e questa mano è Dio.

Quando si parla di esobiologia, cioè di forme di vita vegetali e animali in esopianeti, noi possiamo essere senz’altro affermativi. Nicolò Cusano dava una ragione di proporzione spaziale all’esistenza di altre forme di vita, dicendo che altrimenti ci sarebbero parti di vuoto nell’universo, ma si può porre in maniera diversa il punto, partendo dal fatto che la presenza della vita è conforme alla infinita grandezza creatrice di Dio. Dio sarebbe un creatore molto misero se avesse creato la vita solo sulla terra. Questo asserto lo possiamo poi fondare sulla presenza nel passato di numerosissime specie vegetali e animali, che sono state sulla terra e che ora sono dei fossili, e l’uomo non c’era.

Quando si tratta però di altri esseri razionali la questione è molto diversa, poiché tocca l’economia della grazia in Cristo.

La suggestione circa le immani dimensioni dell’universo
Quando si parla di vita in altri pianeti, si includono molto spesso anche altri esseri razionali. Stupefatti dalle proporzioni immense dell’universo si conclude dicendo che non ci siamo solo noi, dimenticando con ciò parecchie cose, che non vanno dimenticate, poiché sono strutturali per la vita del cristiano.
Il 7 gennaio del 2002 il "Corriere della Sera" pubblicò un'intervista, redatta da Giovanni Caprara, dal titolo "Non possiamo essere un'eccezione", rilasciata dall'allora direttore della Specola vaticana di Castel Gandolfo, padre George Coyne, in cui dichiara di credere alla possibilità di vita su altri mondi: “Di fronte alla possibilità di vita su altri pianeti qual è il suo pensiero e la posizione della Chiesa?”. La risposta contiene il punto di legare la probabilità di esseri intelligenti con le immense dimensioni dell’universo. "È una prospettiva che appassiona, ma bisogna andarci cauti. Per il momento non c'è alcuna evidenza scientifica della vita. Ma stiamo accumulando osservazioni che indicano tale possibilità. L'universo è tanto grande che sarebbe una follia dire che noi siamo l'eccezione”.
L’argomento dimensioni dell’Universo non convince però per la ragione che la materia visibile (stelle, pianeti, nebulose, ammassi gassosi), è solo il 5-10% di quella globale dell’Universo. Un 90% della massa totale dell’universo è di materia oscura. La materia oscura la si postula composta di barioni (protoni e neutroni) le oro combinazioni, gli atomi ordinari non emittenti, i gas non luminosi, i buchi neri, le stelle di neutroni, le nane bianche, le stelle molto deboli e le nane brune, nonché gli esopianeti. Altri distinguono in 5% di materia visibile, in 20% di materia oscura e in 75% di energia oscura, che però è solo una pura ipotesi dettata da calcoli matematici circa l’espansione dell’universo, e di essa non si sa assolutamente niente; si pensa che dovrebbe essere una sostanza distinta dalla materia oscura. In conclusione, la terra ferma degli esopianeti è una molto piccola frazione dell’universo. Ma bisogna restringere ancora, infatti la stella nana, Trappist-1, con attorno gravitanti sette esopianeti (22 febbraio 2017), rappresenta la tipologia del 70-80% delle stelle. Tali stelle nane hanno attorno degli esopianeti. Tra i sette pianeti scoperti attorno a Trappist-1 solo tre sono candidabili a qualche forma di vita elementare. Ciò indica che la grande maggioranza degli esopianeti nell’universo non ha gradi di abitabilità, certamente di forme di vita superiore. Certo, anche questa piccolissima frazione è già tantissima per ospitare la vita, ma la suggestione data dalle dimensioni immense dell’universo è già molto meno incalzante. Le distanze siderali non sono state calcolate da Dio per determinate percentuali di vita: sono bellezza in se stesse.

Padre Guy Consolmagno, gesuita, direttore della Specola vaticana, si esprime non con un’affermazione dimensionale, ma di personale fede. (“Osservatore romano”, 24 febbraio 2017): “Non possiamo pensare che Dio sia così limitato da aver creato esseri intelligenti solo sulla Terra”; “La vita nell’universo è, finora, una questione di fede. Non abbiamo dati a indicare che una tale vita esista. Ma la nostra fiducia nel fatto che la vita esiste è abbastanza forte da renderci disponibili a fare lo sforzo di cercarla”. Per padre Guy credere nell’esistenza di altri esseri intelligenti è una questione mossa sì dalla scienza, ma preceduta dalla fede che vuole rendere onore a Dio onnipotente. Si deve dire che tale passione per il Signore a riguardo dell’esistenza di altri esseri intelligenti nel cosmo viene a rendere inadempiente Gesù, perché allora doveva dirci di altri esseri intelligenti nel cosmo, avendo anche detto che (Mt 24,25): “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

Ma già abbiamo dalla Rivelazione circa l’uomo della stirpe di Adamo, fatto stirpe di Dio in Cristo, dati quantitativi impressionanti. (Ap 7,9): “Dopo queste cose vidi: ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua (…): ‹Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello›”. Questa moltitudine immensa viene dalle generazioni passate - l’uomo è sulla terra da circa tre milioni di anni - e da quelle future. Il numero finale sarà formidabile. Bastano questi tre milioni di anni per non sentirci i soli: Siamo parte, invece, di un popolo immenso.

Come si può dire che siamo degli egoisti se vogliamo esserci solo noi nell’universo, quando siamo parte di moltitudini che non si contano? L’egoismo è strumentalizzare l’altro ai nostri fini, ma non si strumentalizza colui col quale non abbiamo in nessun modo a che fare, e che neppure, se ci fosse, conosciamo. Magari lo si va a cercare per strumentalizzarlo, per un colonialismo spaziale, prolungando quanto già si fa sulla terra. Ci si vanta di una “fraternità cosmica”, ma è una suggestione, perché sarebbe tra alieni, gli uni agli altri, con a capo - mi fa male a dirlo - un Alieno a tutti, per essere equo con tutti. Quale superbia possiamo avere se pensiamo di essere stati tratti dalla terra e per la nostra disobbedienza ci ritorniamo?. Senza avvedercene finiamo per pensarci in termini spaziali, dicendo che siamo stati posti sulla terra, mentre ne siamo stati tratti. Ma quale superbia di esserci solo noi di fronte alle innumerevoli schiere di angeli, alle quali chiediamo aiuto? La visione dell’Apocalisse presenta la Gerusalemme celeste, ma non è l’ultima tappa, perché i beati prenderanno possesso dei nuovi cieli e nuova terra (Ap 21,1-7), che emergeranno dalla catastrofe cosmica finale (Rm 8,21; 2Pt 3,10.1-13). Così lo spazio cosmico, diventato nuovi cieli e nuova terra, senza il mare, sarà posseduto da un immenso popolo glorioso in Cristo. Cieli e terra nuova saranno l’ultima forma dell’universo, quella gloriosa, degna dell’Agnello immolato e del popolo che si è conquistato. Le dimensioni non devono impressionarci. Forse i re di questa terra non si sono fatti regge con vastissimi parchi? E allora perché il Re dei re, il Signore dell’Universo, non dovrebbe avere, con il suo popolo regale, una sterminata e magnifica reggia cosmica? Una reggia a cui hanno accesso anche gli angeli. 


Angeli che sono esseri razionali, e che rendono nulla la domanda provocante: “Volete esserci solo voi?”. Solo noi certo di no, infatti ci sono nelle dimore celesti miriadi di miriadi di angeli. (Ap 5,11): “E vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia”.

Cieli e terra nuova…e il mare non c’era più”. La domanda è: Resteranno piante e animali? Assolutamente no, poiché la conflagrazione finale distruggerà ogni vita. Se dovessero rimanere dovrebbero essere fatte successivamente nuove specie, ma ciò non è più possibile perché gli animali e le piante dovrebbero vivere nelle condizioni loro proprie, ma ciò non ci sarà più nell’ultima forma del cosmo, quella gloriosa (Cf. San Tommaso d’Aquino, “Summa teologica”, Suppl. q. 91, a. 5).

Circa le forme di vita che si perderanno nella catastrofe finale, bisogna considerare che tante e tante forme di vita sulla terra sono finite: restano solo i fossili. Così in altri pianeti la vita, ora presente, può conoscere sia costante linearità, o catastrofi, come quella che portò all’estinzione dei dinosauri, poi la catastrofe cosmica. Si può azzardare che, data la caducità (Rm 8,20), che ha colpito tutta la creazione, non si danno nuovi interventi creatori di Dio, di nuove specie di piante e animali.

La Rivelazione non solo insegna chi è Dio, e come si fa a salvarsi in Cristo, insegna anche come l’uomo è in rapporto con tutto il cosmo, a partire dalla terra dalla quale l’uomo è stato tratto (Gn 2,7; 3,19).
L’uomo in Cristo è grande. Paolo ci dice, per nulla insegnandoci l’egoismo, ma facendoci vedere il dono di Dio (1Cor 3,22-23): “Il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.
Non siamo i soli, e sappiamo la grandezza degli angeli solo se si pensa che un angelo può percorre distanze immense in pochi istanti. Infatti, sicuramente un angelo custode arriverebbe molto, ma molto, tempo dopo la morte di colui al quale era stato inviato per assisterlo, invece non ci mette che pochi istanti per raggiungerlo dal cielo.
Cristo risorto salì subito al cielo dopo la risurrezione, come disse alla Maddalena (Gv 20,27): “Non mi trattenere perché non sono ancora salito al Padre mio”. Non è che negli intervalli tra una apparizione e un’altra rimanesse nascosto da qualche parte: saliva e scendeva in un battibaleno. L’ascensione avvenne lentamente, nel primo tratto, prima della nube, perché fosse ben percepita dagli apostoli.
I risorti avranno anch’essi il dono di spostarsi velocissimamente, così come Cristo è salito in pochi attimi al cielo. E’ il dono dell’agilità (1Cor 15,43). (San Tommaso d’Aquino, “Summa Teologica”, q. 84, a. 1, 2).
Le distanze siderali non saranno delle barriere.

Difficoltà statistica sulla presenza di altri esseri razionali in altre parti dell’universo
L’autoformazione della vita, o abiogenesi, e la sua evoluzione pongono dati nettamente a sfavore della presenza di esseri pensanti. Il famosissimo matematico e astrofisico



Stephen Hawking, che pur ateo è stato chiamato per le sue grandi competenze a far parte dell’Accademia pontificia delle scienze, in un articolo del 2012, che di ritrova in originale su hawking.org.uk/life-in-the-universe.html, presenta che esaminando la cronologia evolutiva e considerando come la formazione di una prima cellula sia un evento casuale, aleatorio, - Stephen Hawking professa l’abiogenesi, ma essa è del tutto impossibile per la complessità anche del più elementare essere vivente - si può vedere come l’intelligenza sia uno sviluppo improbabile, infatti il tempo evolutivo dalle prime forme di vita è stato enorme, circa 3,5 miliardi di anni, a partire da 500 milioni di anni dopo il raffreddamento della superficie della terra. Tale tempo evolutivo di 3,5 miliardi di anni, più 500 milioni, rappresenta una buona parte del tempo totale a disposizione della vita del Sole prima che esploda [9-10 miliardi di anni è la vita del sole: ora saremmo circa a metà]. L’autore considera pure che la vita per formarsi, dopo il raffreddamento del pianeta, potrebbe avere bisogno di miliardi di anni, essendo la cosa aleatoria. L’autore conclude che ci si potrebbe aspettare in altri pianeti molte altre forme di vita, ma sarebbe improbabile trovare vita intelligente: “We might expect to find many other life forms in the galaxy, but we are unlikely to find intelligent life”; “Potremmo aspettarci di trovare molte altre forme di vita nella galassia, ma è improbabile trovare vita intelligente”.

Questo dato statistico, formulato da un categorico “improbabile”, ha in sé gli errori dell’abiogenesi e dell’autoevoluzione, e quindi va preso come tale, tuttavia mostra il fallimento del materialismo evoluzionista, e di conseguenza conduce a dire che il problema di altri esseri razionali va visto sul versante della creazione di Dio.
Allora non bisogna essere dei teologi, che, per paura di essere sorpassati dall’ipotetica grande svolta della scoperta della vita razionale in altri pianeti, mettono le mani avanti, o addirittura ne fanno una passione di fede, senza ben vedere che è solo veduta personale. L’esistenza di altri esseri razionali, non è però solo un fatto rapportabile alla creazione, ma è da rapportare al disegno di Dio, e di quel disegno noi ne conosciamo il fulcro: Cristo. E, (Eb 24,35): “Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre”, il che vuol dire che Cristo non va mistificato secondo le nostre vedute personali.

Le soluzioni per armonizzare l’ipotesi di altri esseri razionali nello spazio con l’Incarnazione del Verbo
1) Sono come noi, ma non hanno peccato
Questa soluzione, che circolava negli anni 50/60, ha un apparente grado di accettabilità per il fatto che lega il mistero dell’incarnazione alla nostra salvezza, quindi gli esseri umani di altri pianeti, che sono come noi, non hanno avuto bisogno dell’Incarnazione, perché non hanno peccato. Tale soluzione, tuttavia, ha in sé la dottrina combattuta da papa Zaccaria, perché viene compromessa l’unità del genere umano, poiché si dice: “sono come noi”. Non si può sostenere, sul piano probabilistico, che abbiamo peccato solo noi della terra. Avendo peccato anche altri sarebbero necessarie più storie planetarie della salvezza.
Ma se non hanno peccato, neppure sono soggetti alla morte, con la conseguenza che, entrati nella gloria del cielo, potrebbero godere delle bellezze del creato, e perché, no; visitarci. Ma allora la caducità di cui parla Paolo non avrebbe toccato tutta la creazione (Rm 8,20). Tutto il creato, invece, secondo la Rivelazione, non ha più quella provvidenza speciale che investiva ogni sua parte. Così si deve dire che la vita vegetale e animale negli esopianeti ha a qualche livello la corruzione dovuta alla caducità, certamente non essendo paragonabile alla corruzione della terra, portata avanti dall’uomo (Cf. Ap 11,18).

La soluzione che gli “altri come noi” non avrebbero peccato, sarebbe stata adottata da padre Pio, ma ciò non è. Chi interloquì con padre Pio su questa cosa fu Cleonice Morcaldi, che un giorno gli disse: “Quando mi hanno detto che i pianeti sono abitati, la mia fede si è scossa”. Padre Pio rispose in maniera tranciante, e non riferendosi ad esseri razionali. “E che? Non vorresti che vi fossero altri esseri? Che l’onnipotenza di Dio si fosse limitata a questo nostro piccolo mondo” (Cleonice Morcaldi, “La mia vita vicino a padre Pio”, Ed. Dehoniane, Roma, 1997; pag 59). Questa è la formulazione autentica.

2) Ci sono state più incarnazioni
Per giustizia il Verbo avrebbe dovuto incarnarsi in più nature razionali nello spazio, altrimenti sarebbero rimaste fuori da lui. Più nature razionali perché non è pensabile a uguaglianza di forme, data la diversità dei pianeti.
Questa soluzione è possibile in chiave di infinità di potenza divina perché la Persona assumente è infinita, e quindi potrebbe assumere altre nature razionali, come dice san Tommaso (Summa Teologica III, q. 3, aa. 6, 7). Tuttavia, non è per nulla accettabile, poiché nella manifestazione finale, il Verbo apparirebbe in più nature razionali, con più volti, con più storie (in una crocifisso, in un’altra no, ecc.). Ci sarebbe certamente una sola Persona in più nature razionali, ma sarebbe una bizzarria, e non ci sarebbe affatto un unico capo visibile e storico per tutti, e quindi unità (Cf. Ef 1,10).

Non si dica che le diverse stirpi dello spazio, sono parallele alle razze, poiché le razze sono state delle differenziazioni dovute a una serie di fattori ambientali, di nutrimento, di comportamento, dentro l’unica stirpe di Adamo. Alla fine, nella risurrezione, le differenziazioni causate dalle conseguenza del peccato originale e del peccati di ogni uomo, scompariranno. Ognuno vedrà sottratte da sé quelle imperfezioni subentrate nella complessa storia genetica del genere, e ritornerà ad essere secondo il modello di Adamo, e sarà glorioso, secondo il nuovo Adamo: Cristo (Cf. “Summa teologica”, Suppl., q. 81, aa. 1-2).

3) C’è una sola incarnazione, ed essa ha valore inclusivo, per tutto il cosmo
E’ la posizione del teologo d’avanguardia Armin Kreiner, nel libro “Gesù, gli Ufo e gli alieni”, ed. Queriniana, 2012. Il proposito di Armir Krener è di preparare la teologia cristiana all’eventuale esistenza e incontro con extraterresti.
Non faccio una recensione del libro di Armin Kreiner, ma parto dalla sua posizione che si avvale della tesi, molto conosciuta e valida, che Cristo anche se non ci fosse stato il peccato si sarebbe incarnato, tesi che nasce dalle parole di Paolo, il quale afferma che Adamo è figura di Cristo (Rm 5,12-14); infatti non potevamo essere figli di Dio in Adamo, ma nel Figlio che “doveva venire”. Questa realtà dell’Incarnazione non legata al peccato - ecco la posizione di Armir Kreiner - toccherebbe tutto l’universo, e quindi anche altri esseri razionali in altri pianeti. La missione salvifica di Cristo sarebbe stata localizzata in specifico sulla terra. Come subito si vede si avrebbero due economie distinguibili in Cristo: il primo disegno valido per tutto il cosmo, e il disegno salvifico, contingente al peccato, attuato sulla terra. La realtà è invece che il disegno della salvezza è esattamente l’approfondimento misericordioso del primo disegno (Rm 5,20-21). Per liberarsi dalle suggestioni, bisogna aver ben chiaro che Adamo non è stato posto sulla terra, come un essere spaziale che vi trova dimora, ma che, invece, è stato tratto dalla terra. Cristo, nato da donna, non può avere relazione di carne e sangue con ipotetici altri esseri di altri pianeti, e potersi nel contempo dire il Figlio dell’uomo, espressione che dà il senso profondo dell’Incarnazione. Cristo, per via di madre, è della stirpe di Adamo (Cf. Lc 3,23-38), e Adamo è stato tratto dalla terra.

Cristo, allora, avrebbe dovuto assumere una natura razionale senza nascere da donna, un Cristo cosmico, quindi fuori della storia di ogni eventuale singola stirpe planetaria, senza alcuna terra, e coerentemente di materia cosmica, interstellare, per un significato più cosmologicamente unitivo. L’Incarnazione, come tale, fallirebbe il suo essere di comunione proprio perché si risolverebbe, per ciascuna stirpe cosmica, solo in un’apparenza, con il problema di quale apparenza prediligere. L’incarnazione diventerebbe addirittura ingiusta per quelle stirpi che non avrebbero fatto di modello alle sembianze del Cristo, oppure, che non fossero state prescientemente modellate sul modello del Cristo interstellare. Fuori dubbio che gli esopianeti non sono di massa uguale, ecc., e perciò si dovranno avere forme aliene diverse. Si avrebbe l’annullamento del significato partecipativo dell’Incarnazione e al suo posto, per dare un senso alle cose, si dovrebbero avere tanti avatar diversificati. Parlare di Cristologia inclusiva nel senso che Cristo riunisce a sé tutte le cose (Col 1,19; Ef 1,10) è vero, ma se ciò significa glissare la realtà dell’Incarnazione in una determinata stirpe e in una determinata storia, per includere poi tutte le stirpi diverse del cosmo, allora è solo verbosità, perché tale idea è resa fallimentare alla radice dalla potentissima realtà di comunione dell’Incarnazione.

L’ipotesi esobiologica porta a pensare in modo nuovo la posizione della terra nel cosmo. Si tratta di cogliere nell’universo un livello cosmobiologico, nel quale si trova la terra. La terra è così quella sviluppata e scelta da Dio per la creazione dell’uomo, il cui valore non sta nella posizione spaziale (passato geocentrismo), ma nel valore che l’uomo possiede in se stesso, quale immagine di Dio. Tutto l’Universo è ingranato in ogni suo elemento, e la terra trova le sue condizioni ambientali nella connessione a tutto il cosmo, secondo predisposizione di Dio.

I testi di Paolo non possono essere invocati per l’architettura verbale di Armir Kreiner. (Col 1,19-20): “È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato col sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli”.

Questo testo si riferisce non a una riconciliazione tra la terra e le terre del cosmo, ma tra le cose della terra, cioè l’uomo e le sue realtà, e le schiere degli angeli. Lo sdegno angelico, pur misericordioso in vista di Cristo, stava nel fatto che Dio aveva stabilito in Cristo un rapporto di comunione tra gli angeli e gli uomini. Tale rapporto di comunione era stato compromesso prima dalla prevaricazione di satana, poi dal peccato di Adamo. Ora in Cristo l’uomo è riabilitato e gli angeli vedono negli uomini l’opera redentrice ed elevante di Cristo.

Pensare a riconciliazione tra esseri di diversi pianeti in inimicizia tra di loro e quindi con contatti di odio, con armi, per mezzo di un Buono, che faccia da cosmico mediatore di pace, e quindi faccia ponti di pace, è solo fantasia, che non può appellarsi alla Rivelazione.

Lo stesso si ha per Efesini 1,10. “Ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra”.

4) Le astronavi per l’evangelizzazione
E’ la soluzione tecnologica fantascientifica che si è affacciata sulla scorta della corsa verso la Luna. Il quotidiano “Il Giornale d’Italia”, parlava di “missionari spaziali”, cioè preti astronauti, certamente in comunione con il Papa, vescovo di Roma, e che chiederanno ai convertiti dello spazio comunione con il vescovo di Roma. Tali annunciatori spaziali in realtà porterebbero un messaggio che sarebbe del tutto esotico per la storia di stirpi razionali planetarie, che dovrebbero convertirsi a Cristo facendosi battezzare.

La preoccupazione pastorale di essere pronti ad evangelizzare gli alieni che verrebbero a visitarci, anzi che già vengono a visitarci in modo occulto, è pensare che la terra abbia come destino quello di essere la Gerusalemme del cosmo, a cui prima o poi gli abitanti del cosmo devono giungere, visto che è sulla terra che si è compiuta l’Incarnazione e la salvezza. E sulla linea di tali astrali prospettive pastorali che si colloca il libro di Guy Consomagno: “Vuoi battezzare un extraterrestre?”; Crown Publishing Group, New York, 2014.

5) Gesù ce lo avrebbe detto



E’ la parola che ho udito da un anziano monaco Olivetano, dimorante presso il complesso di Santo Stefano a Bologna. Per lui bastava credere in Gesù, via verità e vita, per risolvere il problema dell’esistenza di altri esseri razionali in altri pianeti. Per l’anziano monaco, non poteva Gesù lasciarci nelle secche di questo problema dal momento che lui è il fine di tutto, e ce lo ha detto (Mt 11,27): “Tutto è stato dato a me dal Padre mio”; (Mt 28,18): “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra”. Tacere sarebbe come dirci: “Non sapete e non è necessario che sappiate”. Non quietando, ma accendendo un tormento mentale, dal momento che il problema era già stato posto dalla filosofia greca, e nel futuro si sarebbe ancora presentato nel progresso astronomico. Gesù, per chi vuole utilizzare le sue parole per le sue tesi astrali, ci avrebbe detto: “Ci sono, ma non ve lo dico”; proprio da alienazione mentale.
Quell’anziano padre Olivetano, dall’abito bianco, immerso nella contemplazione, aveva riflettuto sul tema di altri esseri pensanti in altri pianeti che circolava nel dopo guerra, e aveva trovato la risposta pacificante: “Gesù ce lo avrebbe detto”.

Gli UFO
La sigla UFO (Unidentified Flying Objects, cioè oggetti volanti non identificati) viene oggi, molto erroneamente, associata agli Extraterrestri (ET), per cui UFO è diventato sinonimo di disco volante, astronave..

Alcuni studiosi si avventurano nella tematica UFO con il metodo della ricerca scientifica scettica, esigendo prove irrefutabili, anche perché si parla di astronavi, alieni sbarcati a terra, rapimenti fatti da alieni, impronte su terra per atterraggi avvenuti, foto e filmati; cose tanto eclatanti dovrebbero lasciare tracce capaci di vincere qualsiasi resistenza, invece non è così.

Gli scienziati scettici vorrebbero prove certe come materiali di frammenti di astronavi per studiarne i metalli, che dovrebbero essere non uguali in tutto ai nostri. Abiti di alieni per studiare tracce di DNA. Materiali caratterizzati da proprietà del tutto inedite circa la conduttività o la duttilità. Le ricerche di segnali radar dal cosmo dovrebbero avere modulazioni cifrate, ma non si ha nulla. Altre cose, terreno smosso, foto, filmati, non sono elementi oggettivi, perché facili da falsificare. Gli aneddoti non sono controllabili e possono essere alimentati dallo stesso mito ufologico. Le traiettorie dei dischi volanti sono poi bizzarre e contro la dinamica, come virate ad angolo retto. La stessa forma dei dischi volanti non ha profilo di volo.

L’ufologia, oltre questi ricercatori che procedono con scienza scettica, pur contenti se avessero a trovare prove certe, ha ricercatori di scienza non scettica, che aderiscono decisamente ai termini dell’ufologia. Ci sono poi i “contattisti”, che si ritengono privilegiati di incontri ravvicinati con ET. Specialmente con questi ultimi, fornitori di abbondanti aneddoti, l’ufologia si presenta come una mitologia moderna, dove agli antichi idoli, non più proponibili nel tempo odierno, se ne sono sostituiti dei nuovi. Sono infatti circoli di marca teosofica, con reali addentellati e continuità con l’antecedente fenomeno dello spiritismo. Essi diffondono l’accattivante mito di una “fraternità cosmica” con gli ET, in via di realizzazione. In questo ambito mitologico trova posto la considerazione che accanto alle falsificazioni umane, ci siano anche inganni del demonio. Al demonio è possibile fare, con luminescenze, arrangiamenti fotografici o video. Può il demonio, sempre salve le allucinazioni di gente contagiata dal mito, apparire in forme aliene. Può riversare messaggi con la metafonia o scrittura automatica, oppure attraverso medium. Bisogna avere il coraggio di dirlo questo, poiché va detto.

I ricercatori oggettivi concludono che la maggioranza degli avvistamenti UFO (90-95%) porta a fatti noti (aerei, palloni sonda, fulmini globulari, nubi di gas, rifrazioni naturali, effetti ottici), mentre una piccola frazione è riconducibile a dei test segreti delle superpotenze, e un’altra piccola frazione (ca.1,6%) a falsificazioni, ed è qui, in questa frazione, che va pensata una sottofrazione data dagli inganni del demonio.