12 febbraio 2020. Esortazione post-sinodale “Querida Amazonia”.
 
 
87.   Il modo di configurare la vita e l’esercizio del ministero dei sacerdoti non è monolitico e acquista varie sfumature in luoghi diversi della terra. Perciò è importante determinare ciò che è più specifico del sacerdote, ciò che non può essere delegato. La risposta consiste nel sacramento dell’Ordine sacro, che lo configura a Cristo sacerdote. E la prima conclusione è che tale carattere esclusivo ricevuto nell’Ordine abilita lui solo a presiedere l’Eucaristia.[125] Questa è la sua funzione specifica, principale e non delegabile. Alcuni pensano che ciò che distingue il sacerdote è il potere, il fatto di essere la massima autorità della comunità. Ma San Giovanni Paolo II ha spiegato che, sebbene il sacerdozio sia considerato “gerarchico”, questa funzione non equivale a stare al di sopra degli altri, ma «è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo».[126] Quando si afferma che il sacerdote è segno di “Cristo capo”, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa «perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa».[127]
 
 
 
 
 
88.   Il sacerdote è segno di questo Capo che effonde la grazia anzitutto quando celebra l’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana.[128] Questa è la sua grande potestà, che può essere ricevuta soltanto nel sacramento dell’Ordine sacerdotale. Per questo lui solo può dire: «Questo è il mio corpo». Ci sono altre parole che solo lui può pronunciare: «Io ti assolvo dai tuoi peccati». Perché il perdono sacramentale è al servizio di una degna celebrazione eucaristica. In questi due Sacramenti c’è il cuore della sua identità esclusiva.[129]
 
 
89.   Nelle circostanze specifiche dell’Amazzonia, specialmente nelle sue foreste e luoghi più remoti, occorre trovare un modo per assicurare il ministero sacerdotale. I laici potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni Sacramenti, cercare varie espressioni per la pietà popolare e sviluppare i molteplici doni che lo Spirito riversa su di loro. Ma hanno bisogno della celebrazione dell’Eucaristia, perché essa «fa la Chiesa»[130], e arriviamo a dire che «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non assumendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia».[131] Se crediamo veramente che è così, è urgente fare in modo che i popoli amazzonici non siano privati del Cibo di nuova vita e del Sacramento del perdono.
 
 
90.   Questa pressante necessità mi porta ad esortare tutti i Vescovi, in particolare quelli dell’America Latina, non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia.[132] Nello stesso tempo, è opportuno rivedere a fondo la struttura e il contenuto sia della formazione iniziale sia della formazione permanente dei presbiteri, in modo che acquisiscano gli atteggiamenti e le capacità necessari per dialogare con le culture amazzoniche. Questa formazione dev’essere eminentemente pastorale e favorire la crescita della misericordia sacerdotale.
 
Con ciò il papa non ha accolto le conclusioni del Sinodo Amazzonico, ponendo la soluzione del problema della mancanza di sacerdoti non sul sacerdozio agli sposati, ma all’invio generosi di missionari in Amazzonia.

Alcuni commentatori hanno presentato come nella decisione di Papa Francesco abbia contribuito il libro “Dal profondo dei nostri cuori” del papa emerito Joseph Ratzinger e del Card Robert Sarah.

Ringraziamo Il Signore di questo immenso risultato. Una decisione diversa avrebbe creato grandi problemi nel popolo di Dio: diocesi europee avrebbero ben presto, per la ragione della scarsità dei sacerdoti, chiesto il medesimo trattamento. Ci sarebbe stato tra il popolo di Dio una selezione tra preti sposati e preti celibi, creando così divisioni profonde. Inoltre, sarebbe passata l’idea antropologica che non sempre si può chiedere il celibato a tutti i popoli, dando così alimento al razzismo. Giusto è che la Chiesa, che è missionaria, estenda se stessa con la generosità missionaria e non con soluzioni stanziali. I preti sposati avrebbero perso subito la carica missionaria propria della Chiesa, per la realtà stanziale delle coppie sposate, poiché include il campo dell’educazione dei figli, della loro frequentazione scolastica, dell’impiego di sé nel mondo del lavoro. Si tenga poi presente la conformità a Cristo e l’amore indiviso a Dio dei celibi (1 Cor 8,33 - 34).

Inserito il 12 Febbraio 2020
 

 

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