17 aprile 2019. Eutanasia: card. Ruini, “indispensabile ristabilire una positiva sinergia fra i politici cattolici e il loro naturale retroterra”
"Servizio Informazione Religiosa"
 
 
“L’argomento principale a favore della eutanasia è la rivendicazione della libertà, una dimensione essenziale. La croce di Cristo non ha senso se i peccati dell’uomo non sono atti di grande libertà. Perché dunque non consentire la libertà di eutanasia?”. A chiederlo è il card. Camillo Ruini, intervenuto alla presentazione del libro di Eugenia Roccella. “La risposta – ha detto – è che non si può separare la libertà dall’essere. L’uomo è un essere in relazione e quindi la nostra libertà non può prescindere dagli altri. Non potremmo essere liberi se all’origine non ci fosse la libertà creatrice di Dio. È questo il senso di parole antiche quali: la vita è sacra o la vita è un dono di Dio. Ora, nel dibattito pubblico sono difficili da spendere”. “Come è potuto avvenire in questi anni? – si è chiesto il cardinale – Si è allentata la collaborazione fra il mondo cattolico e i cattolici che operano in politica. I politici cattolici sono così isolati mentre il mondo cattolico e la stessa gerarchia rischiano di rinunciare con forza e chiarezza in materia di etica pubblica. Il risultato è l’irrilevanza che ha comportato la fine della cosiddetta eccezione italiana sui temi della vita e della famiglia. Dobbiamo tornare ad essere un interlocutore incisivo. È indispensabile ristabilire una positiva sinergia fra i politici cattolici e il loro naturale retroterra, compresi i vescovi. Si dovrebbe tentare almeno la possibilità della obiezione di coscienza per gli operatori sanitari. Riguardo al rapporto fra cultura e cristianesimo, siamo condannati come cristiani all’irrilevanza tale da paralizzare il nostro agire non solo nella sfera pubblica ma anche personale. C’è un grande lavoro da fare per recuperare il rapporto con la cultura”.


23 aprile 2019. In morte di Cristina: 38 anni in coma, amata dal padre. Ma non fa notizia
"Il Timone"



Lo spazio di una breve o poco più. Tanto le hanno dedicato i grandi media italiani. La maggior parte delle testate, a onor del vero, si limita a riprendere il trafiletto diffuso dall’Ansa il 10 aprile: «Cristina Magrini, la donna bolognese che da 38 anni viveva in stato di minima coscienza, è morta oggi all’età di 53 anni all’ospedale Maggiore di Bologna, dov’era ricoverata da alcuni giorni. La triste storia di Cristina e di suo padre Romano, 86 anni, che si è sempre battuto per il diritto all’assistenza, anche grazie al sostegno dell’associazione che porta il nome della figlia (Insieme per Cristina onlus), era cominciata il 18 novembre del 1981, quando l’allora 15enne venne investita sotto casa, a Bologna, finendo in coma vigile […]».
D’altra parte, per Cristina Magrini non c’è stata nessuna campagna dei Radicali per chiedere l’eutanasia e quindi, come si dice in gergo “non c’è la notizia”. La notizia c’era, e per settimane ha abitato gli spazi informativi, nel caso di deejay Fabo, perché lui ha chiesto di andare in Svizzera e ottenuto il suicidio assistito; la notizia c’era nel caso di Eluana Englaro il cui padre ha lottato perché la figlia morisse, e che è morta nel più atroce dei modi, di sete e di fame. Ma nel caso di Cristina Magrini? Non solo c’è stato un padre che non ha chiesto l’eutanasia per la figlia, ma Romano Magrini in questi quasi 38 anni dedicati notte e giorno alla figlia disabile ha soltanto chiesto, ripetutamente chiesto, una cosa: aiuti e assistenza per Cristina. E tutto questo ai media non interessa, tanto che il Corriere scrive: «Si può dire che in realtà Cristina Magrini, morta ieri a 53 anni, se ne fosse già andata quel drammatico 18 novembre 1981, quando appena 15enne venne investita sotto casa finendo in coma vigile, su una sedia a rotelle e assistita in tutto».
Ma Cristina era invece viva e amata, così come lo è Vincent Lambert, quarantaduenne tetraplegico francese sul cui capo pende una condanna a morte perché la sua vita è considerata non abbastanza degna: secondo i giudici continuare a curarlo, ad alimentarlo e idratarlo costituirebbe «ostinazione irragionevole» poiché «è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcuno stato di coscienza». Anche di Vincent Lambert non troverete che poche briciole sui media italiani: non è una storia funzionale alla narrazione che vuole automatizzare la relazione tra la sofferenza a un sedicente «diritto all’autodeterminazione», non è funzionale alla campagna già in atto che vuole portare anche il nostro Paese ad adottare una legge esplicitamente eutanasica; e dunque queste storie non vanno raccontate
Significative le parole che l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi ha pronunciato poco dopo la nascita al cielo di Cristina Magrini: «Nessuno sia alleato della morte, Gesù ci chiede di credere sempre nella luce della vita, di amarla e difenderla per chiunque, perché l’amore non scappa, non si rassegna, non si perde. Oggi è Pasqua per Cristina. E noi vediamo con ancora più chiarezza la forza della luce, forza che libera dalla morte».

Inserito il 23 Aprile 2019
 
 

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