3 Dicembre 2016: Il Card. Mϋller in un'intervista all'agenzia austriaca Kathpress. Pubblicata da Avvenire.
 
 
La Congregazione per la dottrinja della fede non può dare risposta ai "dubia" inviati da 4 Cardinali al Papa, in quanto la Congregazione si muove e parla "con l'autorità del Papa" e non può "partecipare alla diatriba delle opinioni". Il Papa potrebbe incaricare il dicastero a risolvere i "dubia", solo così il dicastero potrebbe intervenire. Così, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. Gerhard Ludwing Mϋller, in un'intervista all'agenzia austriaca Kathpress. Il Card. Mϋller invita tutti a una discussione serena sulla Lettera Apostolica "Amoris Laetizia": "In questo momento è importante che ognuno di noi rimanga obiettivo e non si lasci trascinare in una sorta di polarizzazione e meno ancora contribuisca a rinfocolarla". Il Card. Mϋller ha sottolineato che il documento "Amoris Laetizia" non deve essere interpretato come se le affermazioni dei Papi precedenti e della Congregazione per la dottrina della fede non siano più valide, e ha citato espressamente la risposta ufficiale del dicastero alla lettera pastorale di tre vescovi dell' Alta Renania del 1993, in cui il Card. Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione, aveva respinto la richiesta dei presuli di fare un'eccezione sulla Comunione ai divorziati risposati. Così come l'indissolubilità del matrimonio deve essere il "fondamento inamovibile per ogni accompagnamento pastorale". Il Card. Mϋller ha detto anche che papa Francesco vuole aiutare le famiglie in crisi "a trovare una via che sia in corrispondenza con la volontà misericordiosa di Dio".
 
Questo articolo segue a quello relativo al vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei Cardinali, Marcello Semeraro, del 2 Dicembre 2016, sempre su Avvenire. Il presule con tono poco calmo dice che l'interrogativo sulla Comunione ai risposati è "stucchevole". Comunque non si fa portavoce del Papa, e dice che per il Papa rispondere ai "dubia" espressi dai 4 Cardinali, non è un obbligo, e "almeno per ora, decide di non rispondere". [Certamente una risposta personale il Papa non è obbligato a darla, ma di prassi dovrebbe darne l'incarico alla Congregazione per la dottrina della fede].

Personalmente voglio dire che il Card. Carlo Caffarra, già arcivescovo della diocesi Bolognese, non è un improvvisatore sulla materia, essendo, insieme al Card. Angelo Scola, il primo presule del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, fondato nel 1981 da Giovanni Paolo II, per gli studi su Matrimonio e Famiglia. Neppure gli altri tre Cardinali sono di basso spessore.

Inserito il 23 dicembre 2016
 
 
Fedeli nella castità pubblicato su "In Terris" 22 maggio 2016
 
L’esortazione apostolica Amoris Laetitia gode di presentazioni favorevoli riguardo alla parte relativa al matrimonio cristiano, alla sua bellezza, ecc. Circa la parte che riguarda i divorziati risposati in civile non mancano però appunti.

Ho seguito il percorso sinodale (primo e secondo) e ho accolto e meditato alla luce della grazia del confessionale – certo, perché nel confessionale il sacerdote, in stretta comunione con il magistero, è nel flusso della grazia del sacramento, per questo Gesù alitò lo Spirito Santo sugli apostoli nel cenacolo prima di dare loro la facoltà di rimettere o non rimettere i peccati – e mi sono confrontato con le giuste ammonizioni a non fare del confessionale un luogo di tortura, ecc. Ora qualcosa posso dire, oltre le prime impressioni.

Ecco, l’esortazione non ha posto alcuna norma, come è esplicitamente dichiarato, e non ne ha abrogata nessuna, nello specifico sul vivere da fratello e sorella, soluzione connessa con l’indissolubilità del matrimonio. Il vivere da fratello e sorella è punto espresso nella Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II e nell’esortazione post-sinodale di Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis.

Solo nella nota (329) dell’Amoris Laetitia, in qualche modo, è ridiscussa - non abrogata - la norma del vivere da fratello e sorella. Ciò, citando l’autorità della Gaudium et Spes, n° 51; un’autorità conciliare e quindi forte. Il testo della G.S. n° 51 riguarda però la fedeltà coniugale (matrimonio sacramento) nella vita complessa di oggi, dove il lavoro, le distanze, gli orari, portano difficoltà alla vita familiare ponendo a rischio la fedeltà, e anche l’accoglienza di nuovi figli. La fedeltà disattesa, per la non possibilità di una regolare intimità coniugale, comporta delle ripercussioni sui figli. La soluzione è posta, sempre al n° 51, nel coltivare “con sincero animo la virtù della castità coniugale”, intendendo con ciò chiedere un supplemento di generosità quando non è possibile l’intimità coniugale, comprendendo in questa anche la sessualità.

Tale punto della G.S. n° 51 è trasportato dalla nota (329) su di un piano diverso, quello dei divorziati risposati, stralciando il passo: “Là dove, infatti, è interrotta l’intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli”. Tale traslazione non è però proprio pertinente perché sia le coppie legate dal matrimonio sacramento, sia quelle in civile, vivono il problema della fedeltà nello stesso contesto sociale di oggi, contesto cui si riferisce la G.S n° 51, e poiché le coppie unite in matrimonio sacramento sono invitate ad un supplemento di generosità nell’ambito della castità coniugale - che vuol dire uso dei metodi naturali -, non si vede perché non si debba invitare alla generosità di vivere da fratello e sorella chi non è unito in matrimonio sacramento.

Ma il punto preciso posto dalla nota (329) è chemolti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che se mancano alcune espressioni di intimità, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli”. A ciò si risponde che, se si accetta di vivere da fratello e sorella, le cadute, data la debolezza umana, potranno esserci, ma devono restare tali, e non possono essere trasformate nella linea da percorrere. Inoltre, è pur possibile con l’aiuto della grazia, una vita arricchente, anche affettivamente, tra uomo e donna, nella castità; e tale arricchimento indubbiamente si riversa sugli eventuali figli avuti. La croce non mancherà a nessuno, neppure a noi sacerdoti, ma se accettata sarà vittoria in Cristo. Nell’Amoris Laetitia è ben presente la croce, nominata 11 volte.

Accompagnare: indubbiamente ponendo luce come Gesù ai discepoli di Emmaus, e pregare. Illuminare la legge, non offuscarla, poiché non può esserci nell’accompagnamento gradualità della legge, ma legge della gradualità (Pontificio consiglio per la famiglia: Vademecum per i confessori su alcuni temi morali attinenti alla vita coniugale, n° 9), a partire dalle varie situazioni, già sottolineate nella Familiaris Consortio. Va tenuto molto presente che la legge (in questo caso la legge neotestamentaria dell’indissolubilità e ciò che strettamente ne segue) è carica di pedagogia, come si ricava, circa la legge veterotestamentaria, da san Paolo (Gal 3,24), per cui non va nascosta nell’accompagnamento.

Discernere: indubbiamente vedere i passi compiuti verso la norma, vista non quale puro ideale, ma con impegno di vita e desiderio, perché essa è verità, fa liberi, e la verità è misericordia data da Dio agli uomini. Presentando il vivere da fratello e sorella, ci possono essere difficoltà, e non si deve misconoscere che ci vuole un cammino per arrivarci, e con ciò avere accesso alla Confessione e all’Eucaristia. L’approdo alla decisione sincera di vivere da amici, potrà conoscere dei momenti di cedimento, data la fragilità umana, ma tali momenti di cedimento saranno portati alla Confessione, dove di certo non ci sarà nessuno che voglia aggiungere pietre pesanti alla navicella facendola del tutto affondare, ma che vuole togliere, con amore pastorale, quelle pietre che la rendono pesante nel procedere. Vero è che ci sono situazioni oggettive di peccato, che soggettivamente non lo sono, per condizionamenti, fragilità psicologiche, ignoranze, ma è pur vero che tale situazione di non colpa soggettiva, di foro interno, non può essere percepita dal confessore: una speciale ispirazione dovrebbe anch’essa avere qualcosa di oggettivo su cui verificarsi, ma l’Amoris Laetitia non ne dà. In ogni caso sempre la persona dovrà ricevere stima e accompagnamento, soprattutto di preghiera e di sacrifico offerto al Signore.

Integrare: indubbiamente, non bisogna escludere, anzi seguire, anzi cercare.

Padre Paolo Berti, cappuccino, membro del GRIS

Inserito il 5 Giugno 2016
 
 
 
Papa Francesco propone la costituzione di una commissione che studi il ruolo preciso delle diaconesse nella Chiesa primitiva - 12 Maggio 2016
 

Una prima informazione sulla ricerca Dal Dizionario enciclopedico di AB. BERGIER tradotto in italiano, corretto e accresciuto da P. CLEMENTE BIAGI Camaldolese. Tomo III; Venezia 1828.
 
               

Va precisato, contro equivoci giornalistici, che l’ordinazione sacerdotale è conferita ai soli uomini, e questa è una verità definita e irreversibile. Nella lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis" (22 maggio 1994) Giovanni Paolo II scrive: “Il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli Apostoli né il sacerdozio ministeriale mostra chiaramente che la non ammissione delle donne all'ordinazione sacerdotale non può significare una loro minore dignità né una discriminazione nei loro confronti, ma l'osservanza fedele di un disegno da attribuire alla sapienza del Signore dell’universo”.
Poi Giovanni Paolo II, nella stessa lettera, ha un pronunciamento ex cathedra in cui pone con chiarezza inequivocabile il suo carisma di infallibilità: “Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della chiesa”.

Papa Francesco ha posto la ricerca solo sul profilo preciso delle diaconesse nella chiesa primitiva, senza dire altra parola. Lo studio importante sarà condotto da una commissione apposita.
Il pronunciamento ex cathedra di Giovanni Paolo II riguarda solo il presbiterato e l’episcopato (sacerdozio), non estendendosi quindi al diaconato, che è finalizzato quale aiuto e servizio al sacerdozio (Cf. CCC 1554).

Inserito il 13 Maggio 2016
 
 
Esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco - 8 aprile 2016
 
 
Il nuovo documento “Amoris Laetitia” di Papa Francesco è un’esortazione apostolica post-sinodale, cioè a seguito dei lavori dell’ultimo Sinodo sulla Famiglia. Non è magistero infallibile, cioè ex cathedra e quindi con valore vincolante in assoluto, ma solo magistero autentico, che come tale rimane nei confini della dottrina della Chiesa. La singolarità è però l’invito a un atteggiamento genericamente più aperto nei confronti dei divorziati risposati, con una valutazione affidata al discernimento personale e pastorale dei sacerdoti, senza una regola che possa essere di base ad un’oggettività comune tra i sacerdoti. La regola o le regole, che fanno sempre da base comune, avrebbero dovuto essere espresse e quindi legiferate - canoniche -, ma ciò il documento lo esclude.

E’ comprensibile che non si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi. E’ possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi”.

Esprimo queste considerazioni:

1) Può essere che una coppia di risposati che aveva scelto di vivere da fratello e sorella, secondo la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II e l’Esortazione post-sinodale di Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, per amore dell’Eucaristia, ora, disinformata, ritorni a considerare il proprio rapporto.
Prima se succedeva un cedimento dell’impegno lo si andava a confessare; ora si arriverebbe a non farlo più.  

2) Coppie che presentavano la loro coerenza matrimoniale si potranno trovare di fronte ad un indebolimento della loro testimonianza-invito alla fedeltà, e avvilite da chi sommariamente e in modo disinformato conclude che poi alla fine in qualche modo si arriva a regolarizzare tutto..

3) Coppie che erano sul punto di divorziare per altra unione possono rinunciare ai loro sforzi di rappacificazione.

4) Un confessore può avere un discernimento in un determinato caso, ma un altro, ugualmente onestamente, lo può avere diversamente, come nel caso che a un parroco succeda un altro parroco, cosa che oggi avviene nei termini di nove anni. Resterà che la coppia di risposati andrà dal sacerdote inviato in altra parrocchia. Questo sarà un grave male se non ci sarà informazione corretta.

5) I religiosi nei santuari non potranno fare un discernimento adeguato, che richiede un cammino, per la provvisorietà dell’incontro, se si accantonasse per i risposati in civile il criterio di vivere da fratello e sorella.

6) Nasce tra i fedeli il confronto tra sacerdote e sacerdote, e ciò non è un bene.

7) Nasce che coppie di sposati divorziati che non frequentano regolarmente la celebrazione Eucaristica e la vita parrocchiale vorranno avere accesso anch’esse all’Eucaristia, e faranno molta fatica a vedersi esclusi.

E’ certamente da sottolineare che in nessuna parte dell’Esortazione Papa Francesco dice che i divorziati risposati possono accedere all’Eucarestia senza la condizione di vivere da “fratello e sorella, ovvero da amici”, secondo quanto dice la Familiaris Consortio 84 e la Sacramentum Caritatis 29 di Benedetto XVI.

Va detto che riguardo le offese alla castità il Catechismo al n. 2351 (Cf. CCC 1735) afferma che pur sotto condizionamenti psichici, ambientali, d’abitudine, resta pur ridotta - addirittura - al minimo “la colpevolezza morale”. Ne segue che un cedimento sessuale non può essere trasformato in un fatto connaturale ad una situazione, così che non sia richiesto il riferimento alla confessione, indubbio luogo di misericordia e di attenzione pastorale.

Resta che il vivere da fratello e sorella è un ben costante cammino di generosità, sicuramente oggettivo. E il discernimento delle intenzioni del penitente ha bisogno di verificare l'esistenza di fatti oggettivi per non cadere nel relativo o in un fare carismatico senza controllo.
Vivere da fratello e sorella è verità che non danneggia. Altro discorso è la sessualità nel matrimonio sacramento dove i due sono una carne sola. Vivere da fratello e sorella con l'aiuto di Dio è per i divorziati risposati in civile non giogo di schiavitù, ma cammino di libertà; ed è la verità che rende liberi (Gv 8,32-36), e la verità ha come luce folgorante la misericordia di Dio manifestatasi nella croce del Figlio, poiché siamo stati riscattati a caro prezzo (1Cor 6,20; 7,23; 1Pt 1,18-19).

La nota (329) della Amoris Laetitia contiene una citazione della Gaudium et Spes n. 51. Tale citazione è però la traslazione di un’osservazione fatta circa la fedeltà coniugale nel matrimonio sacramento nella vita complessa di oggi a un tema diverso, quello dei risposati in civile. In corsivo il punto stralciato: “Il Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre armoniosamente la loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali non si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli; non senza difficoltà allora si può conservare la pratica di un amore fedele e la piena comunità di vita. Là dove, infatti, è interrotta l'intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli allora corrono pericolo anche l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri [...]. [...]; risulterà impossibile (ndr. la fedeltà) se non viene coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale".

Tale traslazione viene posta dal testo come una obiezione al vivere da fratello e sorella. Ma il fatto è che sia le coppie unite nel sacramento del matrimonio, sia quelle risposate in civile vivono lo stesso contesto sociale. Così la traslazione presente nella nota (329) non suona a sfavore della vita condotta da fratello e sorella come indica il Magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.

E’ importante snellire i procedimenti canonici circa il riconoscimento dello stato di nullità di un matrimonio, e Papa Francesco non ha omesso di farlo.

Inserito il 9 Aprile 2016
 
Testo completo dell'intesa sottoscritta a Cuba da Papa Francesco e dal Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia - L'Avana, 12 febbraio 2016
 
 
"La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2Cor 13,13).

1. Per volontà di Dio Padre dal quale viene ogni dono, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto dello Spirito Santo Consolatore, noi, Papa Francesco e Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, ci siamo incontrati oggi a L’Avana. Rendiamo grazie a Dio, glorificato nella Trinità, per questo incontro, il primo nella storia.

Con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per "parlare a viva voce" (2Gv 12), da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana.

2. Il nostro incontro fraterno ha avuto luogo a Cuba, all’incrocio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest. Da questa isola, simbolo delle speranze del “Nuovo Mondo” e degli eventi drammatici della storia del XX secolo, rivolgiamo la nostra parola a tutti i popoli dell’America Latina e degli altri Continenti.

Ci rallegriamo che la fede cristiana stia crescendo qui in modo dinamico. Il potente potenziale religioso dell’America Latina, la sua secolare tradizione cristiana, realizzata nell’esperienza personale di milioni di persone, sono la garanzia di un grande futuro per questa regione.

3. Incontrandoci lontano dalle antiche contese del “Vecchio Mondo”, sentiamo con particolare forza la necessità di un lavoro comune tra cattolici e ortodossi, chiamati, con dolcezza e rispetto, a rendere conto al mondo della speranza che è in noi (Cf. 1Pt 3,15).

4. Rendiamo grazie a Dio per i doni ricevuti dalla venuta nel mondo del suo unico Figlio. Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo. Tra loro ci sono innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo e sono diventati “seme di cristiani”.

5. Nonostante questa Tradizione comune dei primi dieci secoli, cattolici e ortodossi, da quasi mille anni, sono privati della comunione nell’Eucaristia. Siamo divisi da ferite causate da conflitti di un passato lontano o recente, da divergenze, ereditate dai nostri antenati, nella comprensione e l’esplicitazione della nostra fede in Dio, uno in tre Persone - Padre, Figlio e Spirito Santo [1]. Deploriamo la perdita dell’unità, conseguenza della debolezza umana e del peccato, accaduta nonostante la Preghiera sacerdotale di Cristo Salvatore: "Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola" (Gv 17,21).

6. Consapevoli della permanenza di numerosi ostacoli, ci auguriamo che il nostro incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato. Possa il nostro incontro ispirare i cristiani di tutto il mondo a pregare il Signore con rinnovato fervore per la piena unità di tutti i suoi discepoli. In un mondo che attende da noi non solo parole ma gesti concreti, possa questo incontro essere un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà!

7. Nella nostra determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche che abbiamo ereditato, vogliamo unire i nostri sforzi per testimoniare il Vangelo di Cristo e il patrimonio comune della Chiesa del primo millennio, rispondendo insieme alle sfide del mondo contemporaneo. Ortodossi e cattolici devono imparare a dare una concorde testimonianza alla verità in ambiti in cui questo è possibile e necessario. La civiltà umana è entrata in un periodo di cambiamento epocale. La nostra coscienza cristiana e la nostra responsabilità pastorale non ci autorizzano a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune.

8. Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione. In molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere. Le loro chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti. In Siria, in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente, constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose.

9. Chiediamo alla comunità internazionale di agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente. Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose diventati anch’essi vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica.

10. In Siria e in Iraq la violenza ha già causato migliaia di vittime, lasciando milioni di persone senza tetto né risorse. Esortiamo la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile. È essenziale assicurare un aiuto umanitario su larga scala alle popolazioni martoriate e ai tanti rifugiati nei paesi confinanti.

Chiediamo a tutti coloro che possono influire sul destino delle persone rapite, fra cui i Metropoliti di Aleppo, Paolo e Giovanni Ibrahim, sequestrati nel mese di aprile del 2013, di fare tutto ciò che è necessario per la loro rapida liberazione.

11. Eleviamo le nostre preghiere a Cristo, il Salvatore del mondo, per il ristabilimento della pace in Medio Oriente che è "il frutto della giustizia" (Cf. Is 32,17), affinché si rafforzi la convivenza fraterna tra le varie popolazioni, le Chiese e le religioni che vi sono presenti, per il ritorno dei rifugiati nelle loro case, la guarigione dei feriti e il riposo dell’anima degli innocenti uccisi.

Ci rivolgiamo, con un fervido appello, a tutte le parti che possono essere coinvolte nei conflitti perché mostrino buona volontà e siedano al tavolo dei negoziati. Al contempo, è necessario che la comunità internazionale faccia ogni sforzo possibile per porre fine al terrorismo con l’aiuto di azioni comuni, congiunte e coordinate. Facciamo appello a tutti i paesi coinvolti nella lotta contro il terrorismo, affinché agiscano in maniera responsabile e prudente. Esortiamo tutti i cristiani e tutti i credenti in Dio a pregare con fervore il provvidente Creatore del mondo perché protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale. Affinché la pace sia durevole ed affidabile, sono necessari specifici sforzi volti a riscoprire i valori comuni che ci uniscono, fondati sul Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.

12. Ci inchiniamo davanti al martirio di coloro che, a costo della propria vita, testimoniano la verità del Vangelo, preferendo la morte all’apostasia di Cristo. Crediamo che questi martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza, sono un pegno dell’unità dei cristiani. È a voi, che soffrite per Cristo, che si rivolge la parola dell’apostolo: "Carissimi, ... nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della Sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare" (1Pt 4,12-13).

13. In quest’epoca inquietante, il dialogo interreligioso è indispensabile. Le differenze nella comprensione delle verità religiose non devono impedire alle persone di fedi diverse di vivere nella pace e nell’armonia. Nelle circostanze attuali, i leader religiosi hanno la responsabilità particolare di educare i loro fedeli in uno spirito rispettoso delle convinzioni di coloro che appartengono ad altre tradizioni religiose. Sono assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi. Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, "perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace" (1Cor 14,33).

14. Nell’affermare l’alto valore della libertà religiosa, rendiamo grazie a Dio per il rinnovamento senza precedenti della fede cristiana che sta accadendo ora in Russia e in molti paesi dell’Europa orientale, dove i regimi atei hanno dominato per decenni. Oggi le catene dell’ateismo militante sono spezzate e in tanti luoghi i cristiani possono liberamente professare la loro fede. In un quarto di secolo, vi sono state costruite decine di migliaia di nuove chiese, e aperti centinaia di monasteri e scuole teologiche. Le comunità cristiane portano avanti un’importante attività caritativa e sociale, fornendo un’assistenza diversificata ai bisognosi. Ortodossi e cattolici spesso lavorano fianco a fianco. Essi attestano l’esistenza dei fondamenti spirituali comuni della convivenza umana, testimoniando i valori del Vangelo.

15. Allo stesso tempo, siamo preoccupati per la situazione in tanti paesi in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente ad esse. In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica.

16. Il processo di integrazione europea, iniziato dopo secoli di sanguinosi conflitti, è stato accolto da molti con speranza, come una garanzia di pace e di sicurezza. Tuttavia, invitiamo a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane. Chiediamo ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana.

17. Il nostro sguardo si rivolge alle persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà, che vivono in condizioni di estremo bisogno e di povertà mentre crescono le ricchezze materiali dell’umanità. Non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi. Il consumo sfrenato, come si vede in alcuni paesi più sviluppati, sta esaurendo gradualmente le risorse del nostro pianeta. La crescente disuguaglianza nella distribuzione dei beni terreni aumenta il sentimento d’ingiustizia nei confronti del sistema di relazioni internazionali che si è stabilito.

18. Le Chiese cristiane sono chiamate a difendere le esigenze della giustizia, il rispetto per le tradizioni dei popoli e un’autentica solidarietà con tutti coloro che soffrono. Noi, cristiani, non dobbiamo dimenticare che "Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio" (1Cor 1,27-29).

19. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli.

20. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica.

21. Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (Cf. Gn 4,10).

Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale.

Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore.

22. Oggi, desideriamo rivolgerci in modo particolare ai giovani cristiani. Voi, giovani, avete come compito di non nascondere il talento sotto terra (Cf. Mt 25,25), ma di utilizzare tutte le capacità che Dio vi ha dato per confermare nel mondo le verità di Cristo, per incarnare nella vostra vita i comandamenti evangelici dell’amore di Dio e del prossimo. Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre.

23. Dio vi ama e aspetta da ciascuno di voi che siate Suoi discepoli e apostoli. Siate la luce del mondo affinché coloro che vi circondano, vedendo le vostre opere buone, rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (Cf. Mt 5,14-16). Educate i vostri figli nella fede cristiana, trasmettete loro la perla preziosa della fede (Cf. Mt 13,46) che avete ricevuta dai vostri genitori ed antenati. Ricordate che "siete stati comprati a caro prezzo" (1Cor 6,20), al costo della morte in croce dell’Uomo-Dio Gesù Cristo.

24. Ortodossi e cattolici sono uniti non solo dalla comune Tradizione della Chiesa del primo millennio, ma anche dalla missione di predicare il Vangelo di Cristo nel mondo di oggi. Questa missione comporta il rispetto reciproco per i membri delle comunità cristiane ed esclude qualsiasi forma di proselitismo.

Non siamo concorrenti ma fratelli, e da questo concetto devono essere guidate tutte le nostre azioni reciproche e verso il mondo esterno. Esortiamo i cattolici e gli ortodossi di tutti i paesi ad imparare a vivere insieme nella pace e nell’amore, e ad avere "gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti" (Rm 15,5). Non si può quindi accettare l’uso di mezzi sleali per incitare i credenti a passare da una Chiesa ad un’altra, negando la loro libertà religiosa o le loro tradizioni. Siamo chiamati a mettere in pratica il precetto dell’apostolo Paolo: "Mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il vangelo se non dove ancora non era giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui" (Rm 15,20).

25. Speriamo che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi. Oggi è chiaro che il metodo dell’“uniatismo” del passato [2], inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità. Tuttavia, le comunità ecclesiali apparse in queste circostanze storiche hanno il diritto di esistere e di intraprendere tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze spirituali dei loro fedeli, cercando nello stesso tempo di vivere in pace con i loro vicini. Ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili.

26. Deploriamo lo scontro in Ucraina che ha già causato molte vittime, innumerevoli ferite ad abitanti pacifici e gettato la società in una grave crisi economica ed umanitaria. Invitiamo tutte le parti del conflitto alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace. Invitiamo le nostre Chiese in Ucraina a lavorare per pervenire all’armonia sociale, ad astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto.

27. Auspichiamo che lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina [3] possa essere superato sulla base delle norme canoniche esistenti, che tutti i cristiani ortodossi dell’Ucraina vivano nella pace e nell’armonia, e che le comunità cattoliche del Paese vi contribuiscano, in modo da far vedere sempre di più la nostra fratellanza cristiana.

28. Nel mondo contemporaneo, multiforme eppure unito da un comune destino, cattolici e ortodossi sono chiamati a collaborare fraternamente nell’annuncio della Buona Novella della salvezza, a testimoniare insieme la dignità morale e la libertà autentica della persona, "perché il mondo creda" (Gv 17,21). Questo mondo, in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana, aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Dalla nostra capacità di dare insieme testimonianza dello Spirito di verità in questi tempi difficili dipende in gran parte il futuro dell’umanità.

29. In questa ardita testimonianza della verità di Dio e della Buona Novella salvifica, ci sostenga l’Uomo-Dio Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, che ci fortifica spiritualmente con la sua infallibile promessa: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno" (Lc 12,32)!

Cristo è fonte di gioia e di speranza. La fede in Lui trasfigura la vita umana, la riempie di significato. Di ciò si sono potuti convincere, attraverso la loro esperienza, tutti coloro a cui si possono applicare le parole dell’apostolo Pietro: "Voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia" (1Pt 2,10).

30. Pieni di gratitudine per il dono della comprensione reciproca espresso durante il nostro incontro, guardiamo con speranza alla Santissima Madre di Dio, invocandola con le parole di questa antica preghiera: “Sotto il riparo della tua misericordia, ci rifugiamo, Santa Madre di Dio”. Che la Beata Vergine Maria, con la sua intercessione, incoraggi alla fraternità coloro che la venerano, perché siano riuniti, al tempo stabilito da Dio, nella pace e nell’armonia in un solo popolo di Dio, per la gloria della Santissima e indivisibile Trinità!

1] Ndr. E’ la questione del Filioque, che è un retaggio delle discordie passate e non un ostacolo dogmatico. Il Filioque nel Concilio ecumenico di Firenze (1439) venne presentato - consenzientibus Graecis - come espressione di maggiore chiarezza della verità trinitaria, ma non venne loro imposta, come neppure oggi è imposta alle chiese orientali in comunione con Roma.

http://it.cathopedia.org/wiki/Filioque

2] http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/02/meglio-uniti-che-uniati-con-gli-ortodossi-francesco-vuole-cambiare-strada/

3] http://www.ucesm.net/pdf_IT/CHRISTENTUMINDERUKRAINEIT.pdf

Inserito il 13 Febbraio 2016
 

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