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Trasfigurazione del Signore I
Lettura (Dn 7,9-10.13-14) Dal
libro del profeta Daniele Io continuavo a guardare, Rit. Splende sul suo volto la gloria
del Padre. Il
Signore regna, esulti la terra, II
Lettura (2Pt 1,16-19) Dalla
seconda lettera di san Pietro apostolo Carissimi, non per essere andati dietro a favole
artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta
del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della
sua grandezza. Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori. Rit. Alleluia,
alleluia. Rit. Alleluia. Vangelo
(Mc 9,2-10) Dal
vangelo secondo Marco In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e
Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si
trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime:
nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro
Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù. Omelia I
due processi contro Gesù - quelli del Sinedrio e di Pilato - non si esaurirono
nella condanna di Gesù, poiché lanciarono un influsso negativo sulla gente; il
processo intentato dalla menzogna contro la Verità continuò più o meno violento
contro chiunque volesse smentirlo. Ma ecco Pietro presentarsi con il suo
annuncio come testimone oculare dei fatti: ”Siamo stati testimoni oculari
della sua grandezza”. La testimonianza di Pietro è sulla divinità di Gesù,
sul suo essere il Figlio di Dio: “Egli ricevette infatti onore e gloria da
Dio Padre quando gli fu rivolta questa voce: <Questi è il Figlio mio
prediletto, nel quale mi sono compiaciuto>”. Parole queste che Pietro,
insieme a Giovanni e Giacomo, udì sul Tabor, “sul santo monte”. La
manifestazione di Cristo sul Tabor non fu dunque solo un'esperienza per
preparare i tre a reggere nella fede di fronte alla condanna a morte di croce
di Gesù, ma divenne elemento forte dell'annuncio, così come Gesù aveva voluto:
“Ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo
che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato di morti”. Bisogna
notare che Pietro non presenta solo il suo titolo di testimone oculare, del
massimo valore, ma anche afferma che ciò che dice lo si ritrova annunciato dai
profeti. La prima lettura scelta dalla liturgia tiene conto di quanto disse Pietro, e non senza profonda ragione ci presenta due grandi visioni di Daniele. La
prima visione riguarda il Padre, seduto in trono per emanare un giudizio di
condanna. Non si tratta del giudizio universale, che verrà fatto dal Cristo, ma
di un giudizio contro coloro che si oppongono al Cristo al tempo di Daniele
atteso, per noi vissuto nella Chiesa e annunciato. Il giudizio è contro coloro
che avversano Cristo, contro coloro che continuano, con errori sempre più
astuti e micidiali, il tribunale della menzogna dal quale procede la condanna
contro coloro che testimoniano Cristo, cioè contro la Chiesa. L'Antico
di giorni siede su di un trono ed è circondato da un emiciclo di troni minori,
sui quali sono seduti i santi. Davanti a lui scorre un fiume di fuoco
costituito da un densissimo guizzare di fulmini, segno della sua potenza contro
gli empi. Gli empi sono dispersi ed ecco che si instaura sulla terra il regno
di Cristo sulle nazioni. E' la seconda visione, e riguarda precisamente Cristo.
Cristo glorioso che è sulle nubi del cielo, vincitore intangibile. L'essere
sulle nubi del cielo è un'immagine indicante il suo stato glorioso. Indicazione
che presenta anche l'apostolo Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi (4,7),
e che è presente nell'Apocalisse (1,7; 14,14). Ma lo stesso Gesù usa l'immagine
dello stare sulle nubi per indicare la sua gloria di risorto, e il suo essere
re del cielo e della terra (Mt 24,30; 26,64). Nessuno di noi, dunque, può
esitare nel riconoscere in quell'uno “simile a un figlio di uomo” il
Cristo glorioso; “simile”, per indicare che quel personaggio possedeva
un aspetto divino. La
visione di Daniele presenta il Cristo che va verso il Padre e a lui è
presentato, secondo un rituale di corte, dalle schiere angeliche. E'
precisamente una presentazione trionfale del Cristo vincitore, a cui il Padre
consegna il dominio su tutte le genti: “Gli diede potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano”. La visione presenta in sé
due momenti: quello della consegna del potere al Cristo, e il momento in cui
tutte le nazioni lo servono. Al giudizio del Padre contro gli empi, che ostacolano il cammino dei testimoni di Cristo, segue la loro sconfitta, e poi l'avvento sulla terra, su tutte le nazioni della civiltà dell'amore. Il profeta Daniele aveva visto cose riguardanti fatti molto lontani; fatti che altri avrebbero visto e vissuto, ma intanto era importante che venissero annunciati, cosicché avvenuti fossero riconosciuti. Dalla
nube, che Matteo (17,5) presenta luminosa, uscì una voce: “Questi il mio Figlio prediletto: ascoltatelo”.
La nube disse ai tre discepoli che la visione non svelava tutto il mistero di
Dio; essi rispetto alla piena rivelazione della gloria del Cristo alla destra
del Padre quale l'avrebbero in cielo, erano ancora come in una nube. Dovevano
camminare nella fede. Credevano di essere giunti all'apogeo glorioso di Cristo,
all'investitura suprema del Padre, superiore a quella del Giordano, quale re di
Israele, e allora ecco tre tende, una per Mosè, una per Elia e una per Gesù,
per poi partire trionfalmente verso Gerusalemme. Idee di Pietro preso da
spavento di fronte alla potenza di ciò che aveva visto. Ma
l'itinerario di Cristo era diverso: “Il Figlio sarebbe dovuto risuscitare
dai morti”, dunque sarebbe dovuto morire. Non una presa di possesso
trionfale di Gerusalemme, ma una condanna da Gerusalemme. Non degli osanna di
vero riconoscimento di lui, ma dei “sia crocifisso”. Non l'applauso, ma
la condanna e la denigrazione. Un tribunale, anzi due, lo aspettavano per
esercitare su di lui la loro iniquità. Gesù fu di fronte all'uno e all'altro
tribunale; non si difese, ma annunciò (Mt 26, 64): “Anzi io vi dico: d'ora
innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle
nubi del cielo”. Egli glorioso verrà sulle nubi del cielo, perché, investito
di ogni potere in cielo e in terra. Egli è il re che viene incessantemente a
sostenere la Chiesa nelle difficoltà e a renderla feconda nella storia. Lo
vedranno venire sulle nubi del cielo, imprendibile nella sua gloria, nelle
feconde vittorie della Chiesa. Egli è colui che viene; è colui che
risponde all'invocazione della Chiesa (Ap 22,20): “Vieni Signore Gesù”;
e la Chiesa non chiede la fine del mondo, ma l'avvento della civiltà
dell'amore. Poi verrà la fine del mondo, ma la Chiesa non la domanderà mai. La
fine del mondo avverrà quando gli uomini rifiuteranno ogni effetto della
preghiera della Chiesa, cioè la grazia del Signore. Ma la Chiesa terminerà la
sua corsa come Cristo, che non invocò distruzione, che non invocò un fuoco da
cielo. Sarà la giustizia del Padre a dichiarare la fine del mondo (At 1,7). Poi
Cristo opererà il giudizio dei vivi, cioè dei risorti nella vita,
e dei morti, cioè dei risorti nella morte. Allora
diciamo anche noi: “Vieni, Signore Gesù”. Vieni ad attuare nella storia
la civiltà dell'amore, che avrà come cuore pulsante la Chiesa. Voglio
raccogliere l'invito di Pietro a considerare la parola dei profeti: “Alla
quale fate bene a volgere l'attenzione”. Siamo in un tempo in cui si
ricorre sempre più a maghi e indovini; c'è una vera frenesia di conoscere il
futuro, ovviamente per sapersi orientare nelle scelte e premunirsi nelle
difficoltà; frenesia comprensibile dal momento che si sono scartate le profezie
che la Sacra Scrittura ci presenta, e che invece occorre considerare perché sono
“come una lampada che brilla in luogo oscuro”. Amen. Ave Maria. |