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Natale
del Signore Messa della notte Is 9,1-3.5-6 Salmo 95 Tt 2,11-14 Lc 2,1-14 Messa dell'aurora Is 62,11-12 Salmo 96 Tt 3,4-7 Lc 2,15-20 Messa del giorno Is 52,7-10 Salmo 97 Eb 1,1-6 Gv 1,1-18 I Lettura (Is 9,1-3.5-6)Dal libro
del Profeta Isaia
Il
popolo che camminava nelle tenebre
Rit.
Oggi è nato per noi il Salvatore. Cantate
al Signore un canto nuovo
cantate
al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate
al Signore, benedite il suo nome. Rit. Annunciate di
giorno in giorno la sua salvezza. In
mezzo alle genti narrate la sua gloria, a
tutti i popoli dite le sue meraviglie. Rit. Gioiscano
i cieli, esulti la terra,
risuoni
il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
Davanti al Signore che viene: II Lettura (Tt 2,11-14) Dalla
lettera di san Paolo apostolo a Tito Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che
porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i
desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con
pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del
nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Rit.
Alleluia, alleluia. Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore. Rit.
Alleluia. Vangelo (Lc 2,1-14) Dal
vangelo secondo Luca In
quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di
tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore
della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Omelia Dopo il lungo cammino
dell'Avvento eccoci a vivere la solennità del Natale. Una solennità che
ha per centro il mistero dell'Incarnazione, manifestazione
dell'amore infinito di Dio per il genere umano, inizio della redenzione, il via
a tutte le manifestazioni dell'amore del Cristo per noi, fino al vertice
d'amore della sua morte in croce. Questo giorno è la proclamazione dell'amore
del Padre, che ha inviato il Figlio; è
la proclamazione dell'amore del Figlio, che ha obbedito al Padre e ha preso
carne nel grembo di Maria; è la proclamazione dell'amore dello Spirito Santo,
che da sempre, da tutta l'eternità, ha palpitato amore presso il Padre e il
Figlio per l'eterno decreto dell'Incarnazione, e nel tempo con la sua potenza
ha reso fecondo il grembo verginale e immacolato di Maria dell'umanità del
Cristo. Tutto questo noi oggi
consideriamo con gioia e gratitudine, e da ciò ci sentiamo invitati a
migliorare nella carità verso Dio e verso tutti. Ma, sappiamo che la carità si
alimenta di umiltà. L'uomo non può avere la carità senza l'umiltà. E questa
solennità altamente salvifica ci offre una illimitata lezione di umiltà. Cristo non è nato in una reggia, ma in
una capanna povera, fredda. Un re che nasce in una capanna ribalta tutto
quello che noi pensiamo di un re e ci dona una novità soave, che l'anima
avverte. Un re avvicinabile, la cui corte è fatta di pastori. Un tale re non fa
paura. Da un tale re non si temono balzelli, non arruolamenti per le guerre,
non pesi per il suo sfarzo di corte. Tutti questo lo percepiscono. Il mondo
negatore dell'Amore dice che si tratta solo una novella. Il mondo odia l'Amore, e per
questo nega l'Incarnazione; ma ugualmente subisce il fascino del Natale, magari
come fiaba, come fiaba dell'irrealizzabile, ma intanto se ne guarda dal negare
la fiaba. La fiaba frutta soldi, dice il mondo. Il commercio si ripromette molto
dal Natale e non trascura di creare l'atmosfera
del Natale consumistico, che ha come anima solo un riflesso lontano, lontano, del
vero vivere il Natale. Un riflesso che fomenta solo un aumento di calore umano,
di scambio di auguri, in una vaga nostalgia di riconciliazione e di
pace. Quella capanna non è
una cornice scenica che Cristo si è voluto dare. Fu la realtà nella quale si
trovarono Giuseppe e Maria, due giusti, che non trovarono posto nell'albergo
perché non erano ricchi a sufficienza per sostenere la legge della domanda e
dell'offerta. La legge commerciale della domanda e dell'offerta spinta fino
all'avidità li tagliò fuori. La domanda di alloggio a Betlemme era certamente
altissima, dato il censimento di Cesare Augusto. La società consumistica basata
sulla domanda e l'offerta e l'incentivazione parossistica dei consumi, ha
bisogno di essere redenta dal Natale, deve dare posto al Bambino, non
assimilarlo a sé come puro richiamo commerciale. Per viceversa, chi
lotta contro la legge della domanda e dell'offerta spinta all'estremo, e vuole
un mondo dominato dalla solidarietà, animandosi alla lotta per ribaltare i
potenti, potrebbe vedere nella capanna e nei pastori il segno di una riscossa
dei poveri contro i ricchi. Ma i pastori non si
sentirono animati dal re Bambinello contro i re, non assorbirono da Maria e
Giuseppe odio verso i potenti. Nulla di tutto ciò suggeriva la visione del Potente,
diventato debole. Quella capanna,
fratelli e sorelle, ci parla di un re che regnerà diversamente dai potenti. Un
re portatore di un regno che lievita i regni della terra, li purifica, li eleva
orientandoli a sé. Il fascino del Natale
è qui: il Potente che si fa debole per vincere; il Ricchissimo che si fa povero
per arricchire; il Re che si fa servo per far regnare; il Creatore che ha
assunto una realtà creata per risollevare la creazione; l'Offeso che è venuto a
liberare l'uomo suo offensore; l'Eccelso è sceso per raggiungere l'uomo
tiranneggiato dall'Abisso e farlo salire al cielo. Tutti gli ideali
nobili dell'uomo, tutto l'incanto delle nostalgie al bene, tutta la voglia di
pace, di concordia, tutto il desiderio di sentire la trascendenza in comunione
con l'immanenza per trasformarla, tutti i desideri più profondi dell'uomo trovano
una inaspettata risposta nel Bambinello. Tutti la avvertono, anche quelli che
con durezza sopprimono la parola del Natale; anche quelli che la
deridono, che la trovano impossibile. Sì, anche loro perché non possono
sopprimere l'uomo che è in loro. Ma noi, fratelli e
sorelle, la parola del Natale, l'accogliamo; vogliamo che essa si imprima in
noi. Un altro Natale! Non
ne abbiamo poi tanti da vivere; è bene ricordarcelo, noi, che coinvolti nella
terra, nelle faccende della terra, spesso ci dimentichiamo che c'è un cielo
aperto che ci aspetta. In mezzo a un mondo che ha voglia di segnare di sé le
cose, per farle tacere nel loro annunciare Dio, corriamo il rischio di non
ascoltare. Corriamo il rischio di dimenticare il cammino verso il cielo. Il
cielo pare a tanti che ormai sia scalato, con i satelliti, le sonde, i
telescopi. L'incanto del cielo ci pare profanato dalle impronte dell'uomo sulla
Luna, su Marte, su Giove; ma non è così. Guardiamo la volta stellata, dopo le
stelle che vediamo, ci sono altre stelle, poi altre ancora, infine, oltre ogni
cielo delle stelle e dei pianeti, c'è il cielo al quale tendiamo, c'è la
Gerusalemme celeste. A un cielo segue il panorama di un altro cielo, poi di un
altro cielo; infine si ha l'ingresso nel cielo: quello degli angeli e dei
santi. Questo percorso un giorno lo faremo quando le nostre anime come frecce di
fuoco saliranno a Dio, condotte da schiere di angeli in festa. Ora rimaniamo
serenamente su questa terra, col cuore unito a Signore, che abita in noi, e che
ha fatto dei nostri cuori un cielo con la sua presenza. Non facciamoci prendere
da chi crede che sta scalando il cielo, ma che solo ghermisce lo spazio. Anche
in altre epoche gli uomini di Dio hanno visto tentativi di scalare il cielo.
Oggi non capita niente di nuovo. Pensate ad Israele di fronte ai faraoni che
costruivano le immani piramidi. Pensate a Babilonia con le sue Ziggurat, che
pretendevano di arrivare al cielo. Non voglio negare le giuste conquiste del
progresso; non voglio dire che i satelliti non abbiamo migliorato le
telecomunicazioni, voglio solo dire che tutto ciò non deve essere letto come un
possedere il cielo, che ciò non è. Noi, fratelli e sorelle, lasciamoci
affascinare dalla capanna di Betlemme, dal Bambinello, allora saliremo al
cielo. Ma non solo saliremo
al cielo, renderemo migliore il mondo. Quanto la scienza vera ha da dirci! Aspettiamo
scienziati che sappiano unire la scienza all'amore, alla lode di Dio e
all'elevazione spirituale dell'uomo, al rispetto dell'uomo. Aspettiamo una vera
scienza che abbia come fondamento la scienza d'amore che il Bambinello è venuto a portarci. Una vera e umile
esposizione della scienza, che non sia delirio contro la retta filosofia, e
negazione di Dio. “Sulla terra pace agli uomini, che egli ama” dice il canto angelico. “Pace agli uomini che egli ama”; cioè ai giusti, a quelli che cercano di migliorare. Pace anche a quelli travolti dalla debolezza. Ma non pace per quelli che hanno scelto scelto quale loro re il re nero dell'odio, e per questo, anche se parlano di pace, hanno nel loro cuore la malizia (Ps 27,3). Non pace, perché rifiutano la pace, quella che è incontro con Dio. Pace, invece, a quelli che vedono nel Bambinello della capanna di Betlemme il vero re; il Potente che si è fatto debole; l'Eccelso che è sceso tra gli uomini, incarnandosi in una natura umana nel grembo verginale e immacolato di Maria, affinché uomini salgano a lui. Amen. Ave Maria. Vieni, Signore Gesù.
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