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Solennità di Cristo Re; XXXIV Domenica del tempo ordinario I Lettura (Dn 7,13-14) Dal libro del
profeta Daniele Guardando nelle visioni
notturne, Rit. Il Signore regna, si riveste di splendore.
Il Signore regna, si riveste di
maestà: II Lettura (Ap 1,5-8) Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo
Gesù Cristo è il
testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra.
Rit. Alleluia, alleluia. Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Rit. Alleluia.
Vangelo (Gv 18, 33-37) Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo,
Pilato disse a Gesù: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose: "Dici questo da
te, oppure altri ti hanno parlato di me?". Pilato disse: "Sono forse io Giudeo?
La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai
fatto?". Omelia Era chiaro per tutti gli Ebrei, e lo è ancora, che il Messia sarebbe stato Re; ma il Messia-Re, come Gesù lo rivelò con la sua parola e con sua la vita, fu rifiutato. Pilato notò che la ragione della consegna a lui di Gesù era l'invidia del Sinedrio. Questa la ragione profonda, ma quello che venne presentato da Caifa fu la concezione terrena del Messia-Re, capo di un movimento di liberazione da Roma. Proprio così, quando Caifa disse che Gesù avrebbe portato la nazione alla rovina, presentò ancora la concezione che il Messia da loro atteso non avrebbe portato alla rovina la nazione, ma l'avrebbe fatta vincere con le armi (Cf. Gv 11,50) Venne rifiutato come pericoloso per la nazione e venne crocifisso tra due ladri: una morte infamante e di strazio. Sulla croce venne affisso il cartello della condanna: "Gesù Nazareno Re dei Giudei". Terribile, beffarda, la scritta di Pilato, che diceva che i Giudei avevano consegnato il loro re perché venisse crocifisso. Un lealismo con Roma assurdo, falso, in piena contraddizione con tutta la loro volontà di liberarsi dal giogo di Roma. La scritta di Pilato non poteva che disturbare i Giudei, che la vollero mutata in "che ha detto di essere il Re dei Giudei", ma Pilato non la mutò perché era la ragione giuridica della condanna nella quale si era avventurato. Anche lui era in contraddizione, poiché non aveva trovato nulla di colpevole in Gesù. Del resto uno che dice di essere un Re senza avere un seguito armato non era indubbiamente reo di morte; un Re che entra a Gerusalemme seduto su di un asinello non faceva certo paura. La formula di condanna espressa da Pilato circoscriveva il Cristo quale Re dei Giudei, ma proprio quella condanna facilitava l'ingresso dei pagani al Cristo, perché con facilità potevano superare l'umano pensiero che il Cristo fosse solo patrimonio nazionale di Israele e non del mondo intero.
Il Cristo sulla croce era il
Re universale, e cadeva quindi ogni spunto di rivendicazione di supremazia
nazionalista di Israele sulle altre nazioni. San Paolo dirà (Col 3,11): "Qui
non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita,
schiavo, libero, ma Cristo è tutto in tutti". Le nazioni restano, ma c'è
un'unità in Cristo che non è condizionabile da nazioni, razze, etnie: è la
“fraternitas universale” dei figli di Dio. Il profeta Daniele aveva intravisto questo ingresso trionfale. Vide, in una visione notturna, uno simile ad un figlio d'uomo - simile, e dunque con un'identità misteriosa, particolare - andare verso il Vegliardo. E' il Cristo che presentato dalla corte celeste riceve dal Padre ogni potere in cielo e in terra. E il Vegliardo gli diede potere, gloria e regno. Dal Padre, Cristo, ha ricevuto ogni
potere. Non ha soltanto quello relativo alla Chiesa di cui è Fondatore,
Capo, Sposo, Re, Maestro, Salvatore, Sommo pontefice, ma anche ha potere sui
regni della terra, poiché egli, è il Principe dei re della terra (Ap17,14): "Il
Signore dei signori e il Re dei re"
; (Ap 11,15) "Il regno del
mondo appartiene al Signore nostro e al
suo Cristo" . Egli, Re del regno dei cieli, che costituisce
la Chiesa, è, anche, Re del regno del mondo, è il Re dei re. Egli che vive nella Chiesa, che estende nel mondo la
conoscenza di sé mediante la Chiesa, che opera per mezzo dello Spirito Santo
nella Chiesa e anche fuori della Chiesa per preparare le genti all'incontro con
lui, viene con le nubi del cielo come Re trionfatore, a cui nulla
sfugge. Re dei re, che governa il mondo permettendo situazioni e
provocando situazioni, secondo la sua infinita sapienza. Re della Chiesa, sua Sposa, e Re dei re,
che agisce nella storia, ed è testimoniato e annunciato nella storia dalla
Chiesa. Non ci sarà potere temporale della Chiesa sui regni
del mondo, ma sarà servizio della Chiesa ai regni del mondo col suo potere
spirituale. I re "del regno del mondo" accoglieranno
vitalmente la Chiesa e nella loro autorità temporale, aperta al Re dei re, la
riconosceranno lievito di fecondità sociale. Nessuna potenza della terra potrà mai togliere a Cristo il potere di Re dei re, datogli dal Padre. Quando Satana sarà oltremodo rabbioso dell'accoglienza di Cristo da parte del regno del mondo, si adopererà con ogni sforzo nel moltiplicare gli anticristo; ma Cristo, sconfiggerà i suoi nemici, come si legge nel salmo 109: "Oracolo del Signore al mio Signore: <Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi>". Passo ripreso da san Paolo (1Cor 15,25): "E' necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi”; passo ripreso dalla lettera agli Ebrei (10, 12-13): "Si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai solo che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi".
Sempre Cristo sarà vincitore. Nella storia non ci
sono solo gli uomini induriti che si ribellano a lui, ma anche gli eroi
dell'amore, che rendono splendida la Chiesa. Alla fine del mondo non ci sarà
solo l'annientamento dei nemici di quell'ora, satanicamente induriti, ma ci sarà
anche lo splendore della Chiesa. Ci sarà grande mietitura, perché molti
nell'incalzare della fine del mondo si ravvederanno; infatti sta scritto (Mt
24,30): "Allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra". |