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II Domenica di Pasqua I
Lettura (At 4,32-35) Dagli
Atti degli Apostoli La moltitudine di coloro che erano
diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua
proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Rit. Rendete grazie al Signore perché è
buono: Dica Israele: II
Lettura (1Gv 5,1-6) Dalla
prima lettera di san Giovanni apostolo Carissimi, chiunque crede che Gesù è il
Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi
da lui è stato generato.
Rit. Alleluia,alleluia. Perché mi hai
veduto, Tommaso, tu hai creduto; Rit. Alleluia. Vangelo
(Gv 20,19-31) Dal
vangelo secondo Giovanni La
sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del
luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in
mezzo e disse loro: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il
fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Omelia Avevano
paura di essere catturati e messi a morte quali complici di Cristo gli
apostoli, per questo restavano nel cenacolo, a porte chiuse. Tommaso
con un gesto di rottura con gli altri apostoli era uscito. Gli pareva che nel cenacolo
non ci si potesse stare poi più di tanto. Le notizie che Gesù era risorto l'avevano
persuaso che stando in quella situazione tutti avrebbero perso la testa. E così
era uscito. Quando ritornò e sentì che Gesù era entrato nel cenacolo pensò che
tutti i dieci fossero più o meno ammattiti. L'unico esente da allucinazioni,
con i piedi per terra, si sentì lui. Il fatto che i dieci dicevano che Gesù
fosse entrato a porte chiuse era per lui la prova che aveva davanti a sé degli
ammattiti. Ma
non era così. Era risorto; è veramente risorto! Vediamo
ora di precisare in che cosa consiste la risurrezione gloriosa; quali i
passaggi del corpo dissanguato, inerte, ricoperto di bende, a corpo vivo,
glorioso. Prima di tutto, il corpo ritornò ad essere atto a ricevere l'anima.
Così si ricompose il sangue, il cuore cominciò a battere, la circolazione
sanguigna cominciò di nuovo ad essere. Rimase la ferita nel costato, nelle
mani, nel cuore, senza che ci fosse dissanguamento. Nessun dissanguamento,
perché il corpo mentre ritornava ad essere atto a ricevere l'anima venne reso
immortale, cioè posto sotto l'azione divina che lo sottraeva eternamente ai
bisogni del nutrimento, dell'ossigeno; lo sottraeva eternamente alla morte
senza alterarlo in quanto corpo fisico. L'anima ridondò nel corpo la
beatitudine dell'essere nella gloria, a cui si
aggiunse la beatitudine di avere di nuovo il corpo, un corpo sottratto
ai limiti terreni; un corpo immortale, da vincitore degli urti crudeli della
terra. Un corpo da vincitore della morte. Cristo risorto mangiò e bevve (Lc
24,42) davanti ai discepoli, ma non perché avesse bisogno di cibo o di bevanda,
ma per attestare ai discepoli che realmente era lui. Qualcuno si potrà
domandare quale fine fece il cibo preso da Gesù. La risposta è che venne
ridotto al nulla. Se infatti fu capace di moltiplicare pani e pesci vincendo il
nulla, poteva ben riportare tutto nel nulla. Il miracolo nella situazione della
gloria non è più l'eccezione. La
luce sfolgorante che emanava il corpo del Risorto, non era inerente di
necessità al corpo, ma era il riflesso visibile della gloria che il Padre
dava al Risorto. Gesù, infatti, quando si fece vedere dalla Maddalena al sepolcro
non radiava luce, e neppure quando si accompagnò ai discepoli di Emmaus. Il
passare attraverso una parete non è poi proprio di un corpo, ma è un miracolo
che Dio operò per far vedere che il Risorto era sottratto ai vincoli della
terra. L'innalzarsi
nel cielo di Gesù non è dovuto in sé al corpo, ma era inerente alla gloria che
il Padre dava al Figlio. Tommaso
non credette ai dieci apostoli, afferrato dalla sua presa di posizione. “Metti qui il tuo dito e guarda le mie
mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo,
ma credente!”, gli disse Gesù di nuovo apparso nel cenacolo. Tommaso non
allungò la mano, non esaminò col tatto, disse solo: “Mio Signore e mio Dio!”. Non
era nel cenacolo Tommaso quando i dieci ricevettero lo Spirito Santo in ordine
alla remissione dei peccati; lo ricevette in quel momento, ma senza alcun gesto
di insufflazione; lo ricevette per la ripresa della comunione con gli altri
apostoli. Tommaso credette alla risurrezione e si ricredette riguardo la testimonianza
data dagli altri apostoli. “Beati
quelli che non hanno visto e hanno creduto!”, affermò Gesù a conclusione.
Beati perché lo sanno vedere nei credenti, nei testimoni di Cristo, stabilendo
con questi un vincolo di appartenenza reciproca in lui, nel dono dello Spirito
Santo. La fede non è solo mossa dal vedere, ma dall'amare. Accogliere la
testimonianza dei credenti è credere ed è amare. Se mancasse l'amore non ci
sarebbe il credere. La fede si mantiene mantenendo il vincolo di carità che
lega il battezzato alla Chiesa. La mancanza di carità ottunde la fede, e la
fede indebolita porta allo spegnimento della carità. La viva appartenenza alla
Chiesa è verificabile da ciascuno, come ci dice san Giovanni: “Da questo
conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i
comandamenti”. Amare Dio è inscindibilmente connesso all'obbedienza a Dio,
che comanda l'amore. Senza l'obbedienza alla Parola non c'è amore, non c'è
carità, cioè l'amore dono dello Spirito Santo (Cf. Rm 5,5). La Parola comanda
un amore che non è semplicemente umano, ma soprannaturale; e tale amore non può
essere vissuto senza l'obbedienza alla Parola che lo comanda e senza il dono
dello Spirito Santo che lo permette. Senza obbedienza non c'è l'amore, non c'è
vera fede. C'è solo un procedere usando del calore umano unito ad un credere
vuoto, intellettuale, che non coinvolge il cuore. E'
la forza della testimonianza che diffonde la fede; Tommaso lo capì, e lo
capirono gli altri apostoli udendo le parole di Gesù: “Beati quelli che pur
non avendo visto crederanno!”. Ci sarebbe da rimanere scoraggiati, inerti,
se non sapessimo che la testimonianza e l'annuncio sono la via alla fede; se
non sapessimo che all'annuncio di Cristo crocifisso e risorto, alla
testimonianza autentica di lui mediante l'imitazione, si accompagna l'azione
della grazia, e che da ciò nasce la fede. La
Chiesa si è diffusa per mezzo della testimonianza. Abbiamo ascoltato nella
prima lettura che gli apostoli “Con grande forza rendevano testimonianza
della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima”.
Nessuno di loro era pensato come un esaltato; la loro testimonianza si
traduceva in concretezza d'amore. Gesù ci dice che chi offende il suo fratello
dandogli del pazzo è nel male, non solo perché manca di carità, ma perché mira
ad annullare la testimonianza di Cristo che il fratello dona (Cf. Mt 5,22); “Sarà
sottoposto al fuoco della Geenna”, ci dice il Signore. La
comunità fondata nella fede nel Risorto è una comunità animata dalla carità,
dono dello Spirito Santo. Nel brano degli Atti che abbiamo ascoltato non c'è
nessun collettivismo, ma solo solidarietà. Non c'è espropriazione dei beni, ma
offerta libera dei beni. I beni non finiscono come proprietà degli apostoli, ma
vanno ai poveri, ai bisognosi della comunità. Non c'è un regime di
concentrazione dei beni nelle mani degli apostoli per un governo temporale sui
fedeli. Questo lo pensarono Anania e Saffira (At 5,4); lo pensò Simon mago (At
8,18), che credette che avrebbe fatto affari dando come gli apostoli lo
Spirito. Amen. Ave Maria.
Nuova omelia in video
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